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Rapporto annuo di “Rondine Cittadella della Pace”

12 marzo 2012 | By More
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Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi
Marcel Proust

Nuovi sono gli occhi di “Rondine Cittadella della Pace; nuovi lo erano già nel 1997, quando la sua esperienza ebbe inizio, ancor più nuovi lo sono oggi, momento in cui l’Associazione punta il suo sguardo sulla “Sponda Sud” del Mediterraneo, scenario tanto complesso quanto affascinante.

Di Rondine avevamo già parlato ad agosto, a proposito del Progetto “Building Bridges” , in cui ne avevamo ripercorso la storia e presentato la missione; torniamo a parlarne ora, in occasione della presentazione del Rapporto Annuo 2011, tenutasi mercoledì 7 febbraio presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati.

In un contesto nuovo, quello della Capitale, Rondine intreccia il suo passato con il suo futuro, presentando insieme alle esperienze dell’anno appena conclusosi le nuove sfide che si accinge ad affrontare. Ad aprire la conferenza l’ “abbraccio istituzionale” di Rosy Bindi, che qualche anno fa aveva inaugurato lo studentato femminile e che ringrazia Rondine di saper sempre cogliere le attualità, come dimostra la scelta della “Sponda Sud” del Mediterraneo.

A seguire l’intervento di Franco Vaccari, Presidente dell’Associazione che, con l’energia e la passione che lo contraddistingue, parla della fiducia e di come si costruisca. Protagonisti di questo processo i giovani dello Studentato Internazionale di Rondine, nel difficile tentativo di ricostruire la fiducia laddove è stata spezzata. Processo che sarebbe impensabile senza l’aiuto esterno degli adulti; quegli stessi adulti nei cui confronti oggi i giovani sembrano aver perso un po’ la fiducia, Vaccari ricorda che sono sempre lì, che le loro mani sostengono i giovani, li lanci ano verso il futuro.

Un momento commovente, poi, quello della consegna della Rondine d’Oro ai tre ragazzi dello Studentato ch e h a n no ap pe na concluso il loro percorso formativo e si preparano a rientrare nei rispettivi Paesi d’origine: Kameliah Alqam (Palestinese), Sevak Harutyuanyan (Armeno) e Guy Frishman (Israeliano). Presentati da Lelia Della Scala, direttrice dello Studentato, ognuno di questi ragazzi racconta frammenti della su a esperienza a Rondine e condivide il messaggio più vero, quello che porterà sempre con sé.
Kameliah ricorda di quando, appena giunta a Rondine, si era trovata a pranzo con un Israeliano, che le aveva preso la forchetta e lei aveva subito esordito: “Ci avete rubato la terra, ora anche la forchetta?”. Quello stesso israeliano, poi, è diventato suo amico, quel muro è stato rotto a Rondine e Kameliah adesso spera si possa rompere anche a casa sua.

Sevak dice che prima per lui Italia voleva dire Totti, Celentano, Benigni; adesso Italia vuol dire Rondine: l’Italia, per lui, inizia da Rondine. Qui ha imparato che un’azione vale molto più di migliaia di parole e il suo più grande grazie all’Associazione può esser solo quello di custodire questo messaggio per tutta la vita.
Guy a Rondine per la prima volta ha iniziato a vedere le persone in quanto tali, non più come Paesi. È adesso convinto che il “metodo Rondine” funziona, perché poggia su quello che nella sua lingua si chiama tikun olam (alla lettera: riparazione del mondo), concetto che porta in sé quello di senso di responsabilità, responsabilità di dover lasciare un mondo un po’ migliore di quello in cui ci si è trovati a vivere. È proprio questo senso di responsabilità che Rondine si sforza di seminare in ogni studente.

La seconda parte della Conferenza è stata interamente dedicata al Progetto “Sponda Sud” che trae origine dalla riflessione sulla Primavera Araba, dalla quale è emersa la volontà dei popoli della Sponda Sud del Mediterraneo di aprirsi a un nuovo futuro e, conseguentemente, di dotarsi di una nuova classe dirigente. Conscia che la “Sponda nord” del Mediterraneo non possa sottrarsi dal dare il proprio contributo in questo difficile percorso di costruzione/ricostruzione di fiducia e dialogo, Rondine propone per la “Sponda Sud” il suo originale metodo formativo, incentrato sulla convivenza tra culture diverse e Paesi in conflitto. Il progetto, che conta sul contributo del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, della Regione Toscana, della Provincia Autonoma di Trento, della Provincia di Sassari, della Camera di Commercio di Sassari, della Caritas Italiana e dell’ACLI nazionale partirà a giugno di quest’anno e consisterà in un percorso formativo di sei mesi, replicato per tre anni consecutivi, parallelo e integrato a quello dello Studentato Internazionale, rivolto a giovani provenienti da Tunisia, Libia ed Egitto, con il coinvolgimento in prospettiva di Algeria e Marocco. I primi tre mesi avranno luogo a Rondine, dove gli studenti seguiranno un corso di lingua italiana e prenderanno parte a un percorso individuale incentrato sui temi di gestione dei conflitti e leadership; i successivi tre mesi si svolgeranno in Trentino, presso il “Centro per la Formazione della Solidarietà Internazionale” di Trento, dove i partecipanti apprenderanno tecniche di gestione delle amministrazioni locali.

In questa seconda parte della Conferenza hanno preso la parola persone come Alessandra Giudici (Presidente della Provincia di Sassari), , Vincenzo Ceccarelli (Consigliere della Regione Toscana), Francesco Antonio Soddu (Direttore della Caritas Italiana), Mario Sammartino (Vice Direttore della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri), Antonio Ferrari (giornalista, editorialista e inviato speciale del Corriere della Sera) e Riccardo Fontana (Arcivescovo della Diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro), che ha chiuso la Conferenza.

Ferrari, citando Steve Jobs, secondo il quale “senza sogni e senza rischi non si va da nessuna parte”, sottolinea come in queste parole sembra leggersi il programma di Rondine, che con la scelta della “Sponda Sud”  osa ancor più che in passato. Il suo osare è, però, nelle parole di Ferrari “un azzardo calcolato”:  trae forza dalle vittorie conseguite finora e si nutre di quel pizzico di utopia senza la quale non si potrebbe, appunto, sognare.

Un’altra tappa importante del “viaggio” di Rondine, dunque, quella di mercoledì scorso. Nuovi occhi quelli con i quali Kameliah, Sevak e Guy torneranno nelle loro terre; sempre pronti a rinnovarsi quelli di tutti coloro che a Rondine lavorano, dedicano energie, danno senso.

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Category: Attualità, Roma

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