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La regista prediletta di Hitler: Leni Riefenstahl

26 marzo 2012 | By More
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Adolf Hitler e Leni Riefestahl sul set di Triumph des Willens

È il marzo 1933. Adolf Hitler non sembra entusiasta della decisione del Comitato Olimpico Internazionale di affidare alla Germania l’organizzazione dell’XI edizione dei Giochi. Lo ritiene un evento di poco conto, un ostacolo alla realizzazione del progetto nazista. In riunione privata, Joseph Goebbels illustra al Fuhrer, invece, la notevole utilità che i Giochi possono avere per l’esaltazione della razza ariana. Inizialmente renitente, Hitler si fa convincere dalle parole del Ministro. D’altronde Goebbels è stato circuito proprio per il suo cinismo e intuito.

Il culmine della trasformazione delle Olimpiadi in strumento di propaganda sarebbe la realizzazione di un film. A chi affidare il delicato e prestigioso compito di riprendere e decantare la retorica nazista?

È il 1935, i lavori del nuovo Olympiastadion procedono regolarmente. Carl Diem ha già annunciato l’introduzione di una nuova tradizione, la torcia olimpica.
Goebbels è alla ricerca di un regista. Passa in rassegna tutti i nomi finanziati dalle tre case di produzioni tedesche maggiori: UFA, Tobis e Bavaria. Visiona oltre 100 film (era un noto amante di cinema).

Poi un nome. Leni Riefenstahl. La conosce bene. Ha già lavorato per il Ministero della Propaganda, riprendendo il V e il VI congresso del Partito Nazionalsocialista, per dar vita ai film La vittoria della Fede (Der Sieg des Glaubens) e Il trionfo della volontà (Triumph des Willens). Inoltre Hitler la apprezza sin da La bella maledetta (Das blaue Licht).

In quel periodo sta girando Il giorno della libertà, il nostro esercito (Tag der Freiheit – Unsere Wehrmacht). Sarà Hitler in persona a contattarla e a spiegarle i propositi del progetto affidatole. La Riefenstahl accetta. Ad un patto, però: la produzione non deve spettare al Ministero. Nell’ultimo periodo i rapporti con Goebbels si sono incrinati, e la regista vive la sua presenza come un incudine che opprime la sua creatività e la piega a puro strumento propagandistico. Hitler è accondiscendente con la giovane Leni. Il film sarà prodotto dalla FilmGmbh.

Leni Riefenstahl in La Bella Maledetta

Ha solo 26 anni Leni Riefenstahl, ma ha già dimostrato di avere qualità e un occhio particolare per la fotogenia. Abile ballerina, dovette abbandonare la danza per un infortunio al ginocchio. Bella e atletica, iniziò la carriera da attrice lavorando spesso per il regista Arold Fanck, il quale influenzerà molto lo stile di Leni.
Il sodalizio con il Partito Nazionalsocialista iniziò nel 1933 quando girò, il già citato, La vittoria della fede. Già allora mise in mostra una pellicola ricca di lirismo, epicità, magniloquenza. Aspetti della sua regia che calzavano a pennello con la retorica nazista.

Le Olimpiadi hanno inizio. Leni riesce ad ottenere una troupe di circa 80 elementi; piazza 14 telecamere all’interno dell’Olympiastadion; si avvale di sommozzatori per le riprese subacquee e azzarda delle innovative inquadrature aeree.
Il titolo del docu-film è Olympia. Un capolavoro della cinematografia, diviso in due parti Festa dei Popoli e Festa di bellezza, per una durata totale di quattro ore.
Le immagini degli atleti impegnati nelle gare sono alternate a danzanti corpi nudi di ragazze e ragazzi, accompagnati da una colonna sonora che riempie di solennità il fluire dei fotogrammi. Lo splendore della pellicola e dell’arte di Leni Riefenstahl lo si può apprezzare già dal prologo. La regista rispolvera il mito, si reca ad Olimpia e riprende le rovine. Di lì parte il tedoforo, che attraverserà colline e spiagge (non è un modo di dire, vedere per credere). Il gesto, l’atleticità, la gioventù vengono esaltate. La prestanza fisica è una virtù. Si riscopre in pieno il connubio dell’antica Grecia tra sport e arte.
Olympia è ben lontano dai film precedenti. Esaltazione nazista e dalla figura di Hitler vengono a mancare, al Fuhrer sono dedicati solo un paio di minuti ripresi nel discorso di inaugurazione. Gli intenti propagandistici cedevano il posto a una rappresentazione entusiastica della gioventù e dello sport, osservati come emblemi di una umanità perfetta al di sopra delle differenze razziali e sociali.

Leni in Sudan durante un reportage fotografico

Chi ha visto una simpatia al nazismo, sbaglia. Lo svincolarsi dalla morsa di Goebbels è proprio un gesto verso l’amore per l’arte, scevro dalla faziosismo. La libertà creativa che la Riefenstahl pretende durante la realizzazione del film le permette di dedicare all’afro-americano Jesse Owens, atleta più rappresentativo dei giochi del 1936, una cospicua sezione del filmato. Hitler è, addirittura, ripreso in una smorfia di disappunto al terzo oro dell’atletica americano.

Dopo Olympia, Leni Riefenstahl non riuscirà a ripetersi. Iniziata la guerra girò solamente, tra il 1940 e il 1945, Tiefland, confiscato dai francesi e poi uscito nel 1954. Il cinema è cambiato, il neorealismo si sta affermando e diffondendo, e Leni non riesce ad aggiornarsi. Lo stesso Tiefland risulta antiquato. La regista si mostra incapace di tratteggiare caratteri e personaggi, di narrare storie drammaticamente rilevanti. Già in La bella maledetta fu la sua collaboratrice Bèla Balàzas a curare il grosso della sceneggiatura.
Abbandonata l’attività cinematografica, Leni seppe reinventarsi come fotografa. Il lavoro la portò principalmente in africa dove curò un reportage sul popolo Nubain in Sudan.
Muore a 101 anni, l’8 settembre 2003. Un anno prima aveva diretto e montato il suo ultimo documentario, Meraviglie sott’acqua (Impressionen unter Wasse).

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Category: Cinema

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