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Il mistero di Edwin Drood

2 aprile 2012 | By More
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Sono trascorsi esattamente duecento anni dalla nascita dello scrittore inglese più importante del XIX secolo, Charles Dickens. Per commemorare l’evento, Gargoyle ha deciso di proporre, in un’edizione aggiornata, la prima traduzione italiana in assoluto curata da Stefano Manferlotti e pubblicata per la prima volta nel 1983 dalla casa editrice napoletana Guida, l’ultima e incompiuta opera del maestro inglese, Il mistero di Edwin Drood. Un lavoro a lungo studiato e analizzato, attraverso ricerche con le quali poter ricomporre i tasselli mancanti di questa avvincente storia che è a ragione uno dei romanzi più cupi dell’autore, che in quel momento era arrivato in una fase ancora più drammatica della sua già molto complessa esistenza. Attraverso la storia della scomparsa repentina di Edwin Drood, un giovane facoltoso in procinto di sposare la bella Rosa,  e delle indagini intraprese dall’ambiguo zio Jasper per ritrovare il ragazzo, si raccontano gli oscuri segreti e le contraddizioni di un’intera società, quella vittoriana, così presa a dimostrare la sua rettitudine morale da dimenticarne il vero significato.

Dickens, rispetto alle sue opere precedenti, confeziona un lavoro molto più oscuro e pessimista, che si intreccia con la consueta capacità di concentrasi sui dettagli psicologici dei personaggi da lui creati, in particolare quelli minori, che divengono specchio di un’umanità ricca di comportamenti disparati e differenti, dalla inettitudine alla cialtroneria, dalla meschinità alla goliardia. Il mondo dickensiano si sintetizza in Il mistero di Edwin Drood perché vengono portati all’ennesima potenza le peculiarità delle sue opere precedenti, dove il male era sempre sviluppato attraverso la caratterizzazione dei personaggi più che dagli eventi e dagli ambienti.

L’edizione proposta da Gargoyle, curata da Manferolotti, risulta fra quelle italiane la più accurata, arricchita dal Il frammento Sapsea, una parte non ancora inclusa nel testo di Dickens e che introduce e descrive il personaggio di Mr. Sapsea. Manferlotti prende in esame tutti gli studi fatti intorno al testo, a partire dal volume originale, esposto al Victoria and Albert Museum a Londra, e dalle ricostruzioni dell’amico e biografo di Charles Dickens, John Forster, al quale Dickens aveva raccontato per lettera come intendeva sviluppare l’opera e che lo scrittore riportò nella biografia che gi dedicò qualche anno dopo la morte. Una biografia a lungo oggetto di critiche dagli studiosi successivi.

Il mistero di Edwin Drood rimane a conti fatti un’opera mista tra fantasy, giallo e horror, che rientra a ragione nel filone narrativo più classico di altri colleghi dell’epoca, ai quali è accreditabile lo sviluppo degli schemi stessi di questi generi narrativi. Il lavoro di Dickens, infatti, non rinnega una certa estetica gotica richiamante le opere di Ann Radcliffe, ma non dimentica nemmeno autori del calibro di Carroll, Poe e Lovecraft. Per il finale dobbiamo fare riferimento alla nostra fantasia o alle proposte di scrittori, fumettisti e registi, che nelle varie citazioni, omaggi e adattamenti dell’opera hanno tentato di risolvere l’enigma del caso proposto dal romanzo – anche se Dickens già all’interno della parte che aveva scritto lascia intendere la colpevolezza dello zio Jasper, follemente innamorato della bella Rosa -, tra i  quali ricordiamo La verità sul caso D. dei nostri Fruttero e Lucentini e non ultima la miniserie della BBC trasmessa in febbraio, scritta da Gwyneth Hughes e diretta da Diarmuid Lawrence.

Il mistero di Edwin Drood
The Mystery of Edwin Drood
Autore: Charles Dickens
Traduzione e cura: Stefano Manferlotti
Casa editrice: Gargoyle, 2012
Pagine: 336
Prezzo: 18 €

 

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Category: Libri

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