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Open House Roma, una città più accessibile è una città più tua

9 aprile 2012 | By More
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OHR organizza percorsi ciclo-pedonali prenotabili dal 12 aprile

Non c’è dubbio: siamo nell’era dei sei gradi di separazione, della connessione a tutti i costi e della sempre più facile opportunità di esprimersi, farsi ascoltare, muoversi, incontrarsi, instaurare legami che neanche troppi anni fa erano impensabili.
Il mondo, improvvisamente, grazie allo sviluppo tecnologico e a quel guru che è internet è diventato allo stesso tempo molto più grande – niente, con un po’ di applicazione e fortuna sembra esserci precluso – e infinitamente più piccolo – le distanze, finalmente tutte percorribili, somigliano più a lunghe strade che ad alte barriere. È il tempo dell’accessibilità.

L’essere “aperti” è una forma mentis, un approccio che inizia con la condivisione del sapere e si conclude (apparentemente) con la costruzione sociale dello stesso. Quel che è “open” appartiene a tutti ed è da tutti gratuitamente modificabile. Tutti possono esperirne.

A volte, tuttavia, questa “apertura” sembra relegata a microsocietà stigmatizzate, a paradisi immateriali (e quindi ignorabili) abitati da nerd occhialuti che passano le giornate a sharare (condividere), twittare, scrivere in linguaggi considerati inutili dalle persone che vivono nel mondo, quello “reale”, solo perché non collegati alle proprie esigenze dirette.

Niente di più sbagliato: se questa mollezza della realtà, finalmente così autonomamente esplorabile, è un vantaggio enorme per chi di curiosità e fame di conoscenza ne possiede fin troppa, può considerarsi un deterrente per coloro i quali si sentono estranei a concetti più tradizionali, come l’appartenenza. Un fenomeno, questo, tutt’altro che di nicchia.
La mia generazione (ho 26 anni suonati) e ancor più quella successiva, a fronte del potere di gestire distanze e relazioni con un semplice click e di partecipare alla costituzione di una conoscenza di tutti e di nessuno, sta crescendo in seno ad un equivoco gigantesco: appartenere a qualcosa – una nazione, una regione, una comunità e perfino una famiglia – può essere una catena troppo resistente da recidere e un ostacolo per divenire “cittadini del mondo”.
Perché, mi chiedo, continuiamo a credere che questo fantomatico “mondo” sia tutto fuorché il luogo dove siamo e di cui non siamo mai stanchi di lamentarci? Non è forse il caso di abbandonare gli status symbol, le facili generalizzazioni e porsi in modalità “open” anche nei confronti delle nostre case, senza tuttavia rinunciare ad un sano approccio critico?

© Francesco Cicconi

C’è un’iniziativa, in questo senso importantissima, che ha tutta l’intenzione di scardinare questo pregiudizio e connettere l’idea di appartenenza con quelle di accessibilità e apertura: si tratta di Open House, progetto internazionale con sede centrale a Londra (dove è nato nel 1992) e oramai evento di importanza mondiale grazie all’organizzazione OH World Wide, con sedi indipendenti in Europa, America, Medio Oriente e Australia.
I prossimi 5 e 6 maggio sarà la volta di Roma.

Il nome la dice lunga; innanzitutto identifica in modo sintetico il concept: un weekend in cui cantieri e edifici di recente costruzione, del XX secolo e storici saranno aperti gratuitamente al pubblico e introdotti da guide esperte e/o dagli stessi progettisti. La prima edizione romana abbraccerà più di 80 stabili di differenti dimensioni e collocazione, 6 studi di architettura e 4 aree: Centro Storico, quartieri Olimpico – Flaminio, EUR , zona della Stazione Tiburtina. In più workshop per bambini e percorsi ciclo-pedonali, alcuni dei quali organizzati in collaborazione con dearoma, per “respirare” quel museo a cielo aperto che è Roma. Ancora mostre fotografiche, eventi, tour e concerti per una sperimentazione dello spazio urbano a tutto tondo.

Es Hotel

Facendo un passo indietro e osservando il brand con obbiettività si può ritrovare la dialettica di cui sopra: da un lato la “casa”, ventre rassicurante per antonomasia, topos del calore e del ritorno, stretta, spesso soffocante, che si apre solo per volontà di chi la abita; dall’altro l’aggettivo del millennio: “aperto”. Una casa aperta non è un porto di mare, dove gli sconosciuti possono fare quel che vogliono, piuttosto una potenzialità messa nero su bianco, un fare di ciò che è proprio un valore condivisibile con tutti. In quest’ottica, Open House è un’ottima occasione per riscoprire Roma o visitarla per la prima volta, sentirsi ospiti e ciceroni.

© Francesco Cicconi - Biblioteca Casanatense

© Francesco Cicconi - Biblioteca Casanatense

L’architettura è la lente d’ingrandimento d’elezione per valutare il proprio rapporto con la città: in un tempo in cui la “casa” è un sogno agognato dai giovani e un bene prezioso che gli adulti ancora saldano ogni mese a suon di sacrifici, quale ruolo possono avere l’opulenza e la presunta inutilità delle grandi opere?

Intesa come forma d’arte (perché è così che Fuori le Mura e Open House hanno intenzione di considerarla), l’architettura consapevole può assumersi il compito di armonizzare lo spazio urbano con l’ambiente naturale, piuttosto che porli in contrasto. Lodevole, di conseguenza, l’apertura di “edifici nuovi o ristrutturati che rappresentano degli esempi di integrazione di qualità costruttiva e sostenibilità ambientale” per fare del pensiero “verde” un caposaldo imprescindibile delle capitali del futuro, inevitabilmente attuale se connesso ai danni della mobilitazione di massa e delle emissioni nocive dei carburanti.

Fuori le Mura non poteva certo ignorare l’evento. Parlare di Roma è, per noi, dire di spazi pubblici mal sfruttati, dell’immobile problema della prima abitazione (a cui abbiamo già dedicato un’inchiesta), di investimenti mal gestiti (di prossima pubblicazione uno speciale sull’apertura della metro b1, di cui questa settimana vi proponiamo un assaggio), di opere incomplete e di cantieri eternamente aperti. Significa anche, volgendo lo sguardo indietro, raccontare una tradizione architettonica e artistica mutevole ed eccellente in molte delle sue declinazioni (a cui consacriamo, con cadenza più o meno settimanale, la nostra rubrica di Arte).

© Arianna Scaglione - Edificio per uffici

© Arianna Scaglione - Edificio per uffici

Siamo convinti che Open House possa essere un modo per svelare una modalità virtuosa di fruizione dello spazio in cui viviamo; per questo seguiremo l’evento con interviste e approfondimenti, proponendo da qui al primo week end di maggio articoli e itinerari consigliati.
Prendere le misure con il territorio e connettersi con esso semplicemente conoscendolo è aprirsi senza fuggire, capire che l’esistenza di un luogo a cui affidare le nostre radici non ci preclude la cittadinanza mondiale. Piuttosto ce ne concede il diritto.

Open House Roma
5-6 maggio 2012
www.openhouseroma.org
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Category: Attualità, Roma

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