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Il Banco del Mutuo Soccorso incanta il pubblico

7 maggio 2012 | By More
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“Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo, e sfrena il tuo volo dove più ferve l’opera dell’uomo.
Però non ingannarmi con false immagini ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto.
Da qui, messere, si domina la valle ciò che si vede, è”.
In volo

Francesco Di Giacomo “Grazie di essere così tanti, ci siamo abituati ma ci piace”. Un live intenso ed energico che ha mietuto consensi. Boom di presenze per il concerto del Banco del Mutuo Soccorso che si è svolto lo scorso 28 aprile a Stazione Birra dove si sono accalcate 1.200 persone. Un pezzo di storia durato quasi due ore, dove il gruppo ha riproposto fedelmente i pezzi più famosi della quarantennale carriera. A fare da sfondo la splendida location Stazione Birra, uno dei locali della Capitale più consoni per assaporare il piacere della musica dal vivo. Lo show entra nel vivo poco prima delle 22.30: sul palco il cantato potente di Francesco Di Giacomo (che rischia di fare un capitombolo  prima di iniziare), il maestro Vittorio Nocenzi alle tastiere, Tiziano Ricci al basso, Maurizio Masi alla batteria, Filippo Marcheggiani alla chitarra e Alessandro Papotto ai fiati. A gran sorpresa anche Rodolfo Maltese, chitarrista storico della band, che negli ultimi mesi è stato assente per via di una grave malattia che lo ha bloccato quasi per un anno.  Dopo una breve intro con Nudo II e un incitamento a “liberarsi da troppo ingenuità” si parte subito con la possente Cento mani e cento occhi tratta da Darwin (Dischi Recordi), concept – album del 1972 incentrato sul tema dell’evoluzione della vita sulla Terra. Sempre di Darwin, La conquista della posizione eretta e 750 mila anni fa… l’amore con lo splendido incipt: “Già l’acqua inghiotte il sole / ti danza il seno mentre corri a valle / con il tuo branco ai pozzi / le labbra secche vieni a dissetare / Corpo steso dai larghi fianchi / nell’ombra sto, sto qui a vederti / possederti, si possederti… possederti.”

Rodolfo Maltese e Vittorio Nocenzi

Dall’orologio evolutivo di Darwin si passa al Ragno intonata insieme a Vittorio Nocenzi nel ritornello e contenuta nel fortunato Come in ultima cena (Manticore, 1976). Dai grandi classici ai più recenti: Moby Dick e Lontano da dove le parole sono bellissime e l’emotività è altissima. E poi di nuovo indietro con R.I.P (Requiescant in pace, brano che narra delle violenze della guerra, sottolineando quanto sia riprovevole misurare le vittorie sulle morti altrui), che attacca con un ritmo molto veloce e trascinante,  per scemare sul finale in un ritmo lento, quasi triste e solenne: “Su cumuli di carni morte, hai eretto la tua gloria, ma il sangue che hai versato, su te è ricaduto, la tua guerra è finita, vecchio soldato. Ora si è posato il vento, il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo, negli occhi c’è il sole, nel petto ti resta un pugnale”.

Segue Traccia, finale dell’omonimo album (Dischi Recordi) del 1972 (definito il capolavoro del Prog italiano) la cui celebrazione del quarantennale ricade quest’anno. E per finire, il grande bis con Fino alla mia porta e Non mi rompete i quali riportano la band nei ranghi del passato e risvegliano vecchie emozioni tra i fan più veterani. Una perfomance carica di energia sospesa tra la magia e le parole, forte, coinvolgente quella di sabato scorso, per gruppo che a distanza di quarant’anni viaggia ancora spedito.

 

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Category: Musica, Roma

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