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Primo maggio: l’Europa ci chiede i soldi, e noi gli diamo la musica

7 maggio 2012 | By More
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Otto ore di musica per la Festa dei lavoratori che in questa 22esima edizione ha avuto come tema “La musica del desiderio. La speranza, la passione, il futuro”. 750mila in piazza San Giovanni, per cantare, ballare, ascoltare musica e per ribadire che la disoccupazione è l’emergenza prioritaria del Paese così come la sicurezza sul lavoro. Dopo l’anteprima condotta da Enrico Capuano che ha visto come protagonisti Taranproject, Blastema, Mamamarjas, Autoreverse e Fabrika, la maratona entra nel vivo con la P-Funking Band, che offre al pubblico una versione dell’Inno di Mameli: e compaiono, sulle assi di piazza San Giovanni, i presentatori Francesco Pannofino e Virginia Raffaele che fanno gli onori di casa e aprono “il primo Concertone dell’era tecnica”, e aggiungono “L’Europa ci chiede i soldi, noi invece le diamo la musica”, per poi ridare presto la scena agli ottoni della P-Funking, che suonano Bella Ciao e fanno ballare tutta la piazza. Rimangono alti i toni con i britannici Stomp, l’ensemble musical-teatrale che sfrutta materiali di recupero per costruire gli strumenti utilizzati in scena.

Cambia decisamente musica con gli A Toys Orchestra, Nobraino, Dente e ‘A67 che menzionano l’articolo 18 e omaggiano Fabrizio De Andrè con Don Raffaé. Toccante il ricordo di Lucio Dalla, con le parole del testo di Henna e il momento di poesia con A futura memoria (Se la memoria ha futuro n.d.r.) di Leonardo Sciascia  riletti da Pannofino. Seguono i Sud Sound System (tra i più applauditi), che partono con Radici ca tieni e Sciamu a ballare che seguono a ruota.

Non mancano sketch al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero, dove i conduttori offrono una rilettura delle fiabe con una regina cattiva che si chiama Elsa, che sogna un mondo in cui i sette nani sono esodati e Hansel e Gretel devono pagare l’Imu sulla casa di Marzapane. E tanti fischi si alzano quando viene citato il premier Mario Monti in uno sketch sulla segreteria telefonica del ministro del Welfare. Segue l’appello contro la violenza sulle donne, che sotto  il nome “Se non ora quando?”, iniziativa sottoscritta da Nicola Zingaretti, Renata Polverini, Roberta Saviano, Livia Turco, Anna Finocchiaro e che ha già centinaia di adesioni. “Dall’inizio dell’anno ci sono state 54 donne uccise da mariti, amanti e sconosciuti, – ricorda la Raffaele – è un paese che consente la morte delle donne e un paese che si allontana dalla civiltà”.E a proposito di donne, continua Marina Rei che ricorda i detenuti di Rebibbia e intona le note di Move Over della grande Janis Joplin. Seguono Il Teatro degli Orrori, i quali propongono tre brani molto significativi della loro discografia e poi spariscono veloci al di là del palco per dare spazio al nuovo rock californiano degli Young The Giant (unici ospiti internazionali) che chiudono la prima parte del concertone e più fa notte, più la piazza assomiglia a se stessa, più musica che protesta, più voglia di abbracciarsi che di dichiararsi arrabbiati, feriti, delusi da chi governa e da chi comanda.

Area Stampa, Noemi

Finita la pausa, si riprende per la seconda parte della lunga maratona: dopo l’omaggio di Stefano Di Battista all’Inno di Mameli, rivisto in un chiave jazz, sul palco l’Orchestra Roma Sinfonietta diretta dal Maestro Cosma, che sceglie di ossequiare i Beatles con una suite ispirata a Yellow submarine. Chiuso l’intervento della Sinfonietta con una citazione da parte della presentatrice Virginia Raffaele di Rino Gaetano, il palco è tutto di Nina Zilli, che attacca con una splendida 50mila lacrime per poi continuare con La casa sull’albero, L’amore è femmina, Per sempre, chiudendo con la famosa Ain’t got no… I got life di Nina Simone. Controtendenza, contro il perbenismo e il  conformismo, è Alessandro Mannarino, che sferza una critica contro l’intera società e ricorda “i giovani, a cui stanno veramente rubando il lavoro, la dignità, il lavoro e che hanno la certezza di cambiare questo cazzo di Paese… santi subito!”.

Ma la platea si scalda quando per la sesta volta sul palco di San Giovanni, arriva Caparezza che infiamma la piazza in un lungo set sfrenato. “Dobbiamo alzare tutti il dito medio, non come insulto, ma come simbolo di conoscenza”, afferma ricordando gli operai barricati nella torre della stazione centrale di Milano. Presa di mira dal rapper anche Equitalia il quale invoca il “dio Equitalac”: “Perchè ci fai questo? Perché estingui noi e non i nostri mutui”. L’artista ha quindi sfoderato, Sono il tuo sogno eretico, Il dito medio di Galileo, Vengo dalla luna, La ghigliottina, La fine di Gaia e Vieni a ballare in Puglia, producendo una mezz’ora di fuoco smorzata soltanto da un contestato spazio pubblicitario. Se dovessi solidarizzare con tutti i lavoratori che hanno subito ingiustizie non basterebbe l’intero primo maggio – grida Caparezza – , anzi non basterebbe tutto maggio”.
Dal ricciuto musicista ai Subsonica che ricordano il difficile momento economico che attraversa L’Italia:La nostra forza, la nostra dignità ed anche la nostra creatività ci aiuteranno a superare questo momento”, parole del leader, Samuel, che si cimenta in Per un’ora d’amore, Discolabirinto, Nuova Ossessione e Up Patriots to arms.

E intanto a metà serata le luci si spengono per ricordare le vittime sul lavoro, durante un commovente minuto culminato con un lungo applauso. La manifestazione prosegue e a deludere la piazza ci pensano gli Aftherhours, i quali decidono deciso di non esibirsi, lasciando a bocca asciutta i tanti fan accorsi a Roma per tornare a vederli dal vivo, subito dopo l’uscita del loro Padania. E mentre la kermesse si avvia al desio, si susseguono gli Almagretta con Nun te Scorda riportando la band napoletana nei ranghi del passato e Pannofino che rilegge una poesia di Trilussa. Un risultato azzeccato quello ottenuto dal Concertone di quest’anno, che si afferma per esser riuscito a presentare “cose nuove”, pensate e fatte apposta per il palco di piazza San Giovanni. In primis ‘La cultura’, le parole e la musica nelle sue varie accezioni, come spazio di impegno, di pensiero e soprattutto, laboratorio di nuove forme musicali.

Dieci brani della storia del rock – La lunga maratona quest’anno ha omaggiato la storia rock atttraverso La Musica del Desiderio il progetto curato da Mauro Pagani con la sua ‘resident band’ e l’Orchestra Roma Sinfonietta. Dieci capolavori della musica rock sono stati eseguiti, affiancati da clip inediti, ideati per l’occasione da dieci filmakers. Questi i brani che si sono susseguiti sul triplice palco: Kashmir dei Led Zeppelin riproposta fedelmente da Raiz e accompagnato dal visual diretto da Riccardo Grandi, Jumping Jack Flash dei Rolling Stone cantato da Elisa con visual di Piccio Raffanini, Purple Haze di Jimi Hendrix interpretato da Mauro Pagani (perfomance apprezzata grazie agli inserti di violino che hanno dato epicità alla canzone) con un visual diretto da I Broz, Karma Police dei Radiohead cantato da Manuel Agnelli accompagnato dal visual di Alex Infascelli, Heroes di David Bowie cantato Samuel con visual diretto da Aureliano Amadei, We won’t get fooled again degli Who interpretato da Manuel Agnelli con visual di Pier Belloni, Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd cantato da Raiz con visual diretto da Stefano Sollima, Like a Rolling Stone di Bob Dylan cantato da Eugenio Finardi con visual di Riccardo Milani, Strawberry Fields Forever dei Beatles cantato da Elisa con visual di Giacomo Martelli, e Hey Jude dei Beatles interpretato da Noemi con visual diretto da Luca Lucini in collaborazione con Cristina Seresini e Carlotta Cristiani. Per la prima volta in assoluto sul palco del Concertone, musica ed immagini si sono legate in uno unico spettacolo scenografico, con le dieci clip proiettate su un grande led che ha sovrastato l’imponente struttura del palco ideata da Rocco Bellanova e composta da un triplice “carro”, ulteriore novità di questa edizione.

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Category: Musica, Roma

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