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Abbi fede, tutti i sogni si realizzano

14 maggio 2012 | By More
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Dopo il debutto drammatico nel 2006 con Animanera, in uscita l’11 maggio 100 metri dal Paradiso, opera seconda del regista Raffaele Verzillo (all’attivo una lunga carriera televisiva). 150 sale (e non è poco di questi tempi) per una produzione Scripta in collaborazione con Rai Cinema e 01 Distribuzione e con il sostegno di Apulia Film Commission. Una commedia scanzonata che mescola i valori dello sport agli ideali religiosi confrontandosi con la scelta di un figlio (Tommaso, il giovane Lorenzo Richelmy, I Liceali, al suo debutto sul grande schermo) che si rifiuta di seguire i progetti che il padre (lo spagnolo Jordi Mollà), ex atleta, ha in serbo per lui. Tommaso ha ricevuto la chiamata del Signore e vuole farsi frate a dispetto del sogno Olimpico dell’altro. Poi, per la serie un compagno Monsignore fa sempre comodo, arriva l’amico di infanzia Angelo Paolini (Domenico Fortunato) con la soluzione originale nell’abito talare: mettere insieme la Nazionale Olimpica del Vaticano e partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012. Unire così l’utile al dilettevole, diffondendo la parola di Dio e dedicandosi a un’impresa davvero eccezionale.

Nessun riferimento a fatti reali”, esordisce Verzillo, “Il film nasce un pò per caso. Con Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola (co-sceneggiatori, ndr), siamo partiti da un progetto folle e abbiamo iniziato a scrivere la storia senza interessare inizialmente il Vaticano. Una volta scritto il soggetto ci siamo rivolti al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, per farglielo esaminare. Ci siamo avvalsi di consulenti che si sono dimostrati sempre sereni durante le varie fasi della lavorazione, lasciandoci liberissimi di scrivere. Per questo motivo posso affermare che nonostante la delicatezza di approccio che le realtà coinvolte esigevano, il nostro è un film libero e indipendente nelle idee, privo di condizionamenti e mai eterodotto, che ha potuto sempre contare sul supporto collaborativo di tutti. Un racconto fresco e divertente che coniuga sport e religione e che va goduto come storia a sé senza affondi nel contesto attuale”.

100 metri dal Paradiso è anche un film sul rapporto fratello-sorella, e sul legame padre-figlio”, interviene Jordi Mollà, che ci tiene a ringraziare Verzillo per avergli dato l’opportunità di fare un film diverso da quelli girati finora. “Soltanto un regista italiano poteva offrirmi un ruolo da commedia scucendomi di dosso quello del bel tenebroso! Mario Guarrazzi è un uomo che non è arrivato dove voleva, ha un sogno incompiuto e carica Tommaso di tutte le sue frustrazioni e aspettative, desiderando per lui il destino che non ha mai avuto. È folle, disperato, ma progressivamente si dedica all’ascolto e alla scoperta della reale natura del figlio. 100 metri è un film di sorriso, non di risate a tutti i costi, in cui entrano in gioco tanti altri sentimenti, prende le mosse da un’idea paradossale e ci sono molti richiami tra lo sport e la religione. La fede è come la disciplina, l’allenamento come la preghiera. Prima di arrivare a vedere i propri sogni materializzarsi occorre avere fede, pazienza e non mollare mai. L’atleta è sempre in attesa, mette tutta la speranza e le forze al servizio della sua corsa, del suo cammino. Una linea retta e un’abnegazione che è la stessa dell’uomo di chiesa. E qui le linee si intersecano per poi viaggiare fianco a fianco”.

Girato in 7 settimane tra Roma e la Puglia, il film si muove tra Città del Vaticano, le Missioni dove vengono reclutati i sacerdoti atleti (Brasile, Colombia, Africa) e l’Italia. “Il Vaticano è accessibile solo ai documentaristi”, riprende il regista, “Ci siamo trovati di fronte alla difficoltà di ricostruire tutto altrove. Beneficiando dell’ospitalità della regione Puglia, abbiamo trovato a Bari l’antico edificio della Provincia, l’Università degli Studi e Palazzo Fizzarotti, nel cuore del Salento le location per le Missioni. Gli altri esterni sono stati girati a Roma”.

100 metri dal Paradiso è tra i film italiani di quest’anno con il maggior numero di interventi digitali. “Sono presenti 135 sequenze rielaborate al computer”, precisa Verzillo, “Anche con l’ausilio di effetti 3D. Il digitale è stato usato per i viaggi nel mondo, per il campo di atletica ricostruito alle terme di Caracalla, ci siamo divertiti con il 3D della Cupola di San Pietro in rotazione, con il cartoon, lasciandoci tentare anche da una certa commistione di generi. Abbiamo voluto realizzare un’opera che strizzasse l’occhio alla commedia sofisticata degli anni ’60, trovare una storia e raccontarla, declinandola col sorriso, semplicemente, senza volgarità. La convergenza con Habemus Papam di Nanni Moretti è assolutamente casuale. Sono due film del tutto diversi e non avremmo neanche potuto accennare al paragone. Il nostro spirito era quello di Full Monty, dell’Armata Brancaleone, era il gruppo, la sua gioia a prevalere sull’evento sportivo. Questo non ci ha impedito però di avere a che fare con atleti reali che si sono lasciati simpaticamente coinvolgere nel progetto, il wrestler austriaco Christoph Raaber che interpreta Padre Thorvald, Suor Adele che è Chiara Rosa, primatista italiana di lancio del peso e Lucas Lanthaler decatleta nel giro della nazionale, nel film guardia svizzera che si cimenta nel salto in alto”.

Poi il ricongiungimento di Verzillo dopo Animanera con Domenico Fortunato, stavolta Monsignore dall’animo pop e con Luis Molteni nella parte di un industrialotto col dono dell’ubiquità. “Il rapporto con Raffaele è piuttosto antico”, confessa l’attore, “Risale ai tempi in cui era un giovane assistente alla regia alle presa con una lunga gavetta. Mi ha affidato un ruolo diverso, brillante. Angelo è uomo gioioso e determinato, crede nelle sue idee, nella volontà di cambiare il modo di comunicare della chiesa. Un anno e mezzo prima di fare il film lessi Benvenuti al ballo della vita, scritto da Don Giulio Dellavite. Non avrei mai pensato che fosse proprio lui ad illuminarmi durante questo percorso con i suoi preziosi consigli. Mi sono divertito e nel film c’è tanto amore”.

Ritroviamo anche il giovane Lorenzo Richelmy e Giorgio Colangeli in ottima forma sui toni della commedia. “Ho una concezione infantile di questo mestiere”, spiega l’attore, “Offre la possibilità di fare tutto quello che vedi fare agli altri per un periodo di tempo che piace a te. Ho alle spalle tanto teatro brillante, ma avere le responsabilità della battuta comica mi spaventava un pò. Verzillo mi ha rassicurato e tutto il gruppo ha vissuto ques’esperienza in amicizia e cordialità. C’è una specie di rumore di fondo di felicità nel film”. “È stato abbastanza complicato prepararsi, anche fisicamente”, confessa Rachelmy, “Dovevo essere non solo un seminarista, ma anche un velocista e i professionisti che mi hanno affiancato erano davvero competivi. Il ruolo di Tommaso racchiude il senso profondo e sincero del film, la genuinità, l’apertura, l’assenza di malizia. All’improvviso il ragazzo si accorge della bellezza del mondo nascosta nel piano di Dio e vive tutta la difficoltà del padre di fronte a questa situazione. Era proprio quest’onestà che il film doveva restituire al pubblico”.

Una storia per tutti, laici e cattolici. E le reazioni del mondo ecclesiastico sono state decisamente positive. “Il film tiene sempre in buon equilibrio le tematiche proposte”, commenta Monsignor Giulio Dellavite, “Ne esce una chiesa radicata nei valori della tradizione, ma anche intenta a crescere, a guardare avanti, misurandosi con i 100 metri della quotidianità. Un film che recupera le pareti di luce di questa istituzione e non più solo le zone d’ombra, non può che ricevere plauso e accoglienza da parte nostra”.

 

 

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Category: Costume

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