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Pesca al salmone nello Yemen

14 maggio 2012 | By More
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Un mosaico di forme di scrittura per raccontare i paradossi della scienza che diventano paradossi della vita. Accade al timido e sonnolento dottor Jones, ittiologo londinese con un matrimonio noioso e infelice con una donna insensibile tutta presa dal lavoro, dal successo e dall’accumulare soldi. Un giorno, quale esperto e studioso dell’universo dei pesci, gli viene chiesto dalle alte sfere politiche di introdurre il salmone, che vive nei mari freddi del nord perché ha bisogno di basse temperatura e una buona ossigenazione, nel torrido Yemen, posto nell’estremo sud della penisola araba. A volere questo progetto c’è un ricchissimo ed eccentrico sceicco, che con questo capriccio vuole in qualche modo sanare i dissidi fra Oriente e Occidente. Ma la paradossale iniziativa non può che rivelarsi difficile per il povero dottore e per la bella assistente Harriet, una giovane donna elegante e raffinata, brillante e affettuosa.

Con Pesca al salmone nello Yemen (fonte del film di Lasse Hallström, Il pescatore di sogni, con Ewan McGregor, Emily Blunt e Kristin Scott-Thomas, dal 18 maggio in sala, ma che sembra tutt’altra cosa), Paul Torday, grande umorista di narrativa britannica che affonda nella tradizione di P.G. Wodehouse (di cui questo libro ha vinto alla sua uscita nel 2007 proprio il premio a lui dedicato, il Bollinger Everyman Wodehouse Prize) ed Evelyn Waugh, costruisce un’opera di grande ironia sui meccanismi del potere e di chi vi ruota intorno, da sceicchi a Primi Ministri, da addetti stampa ad assistenti passando per poveri malcapitati. L’autore sviluppa il romanzo attorno ad un puzzle composto di differenti forme narrative che vertono sui punti di vista di vari personaggi attraverso la raccolta delle loro interviste, mail, autobiografie, diari e lettere.

Diversi registri e diverse formule di scrittura, punti di vista per raccontare le varie facce della medaglia del progetto e i meccanismi di comunicazione fra gli alti ranghi e non; ma fra tutti questi quello che è più interessante è sicuramente il piccolo mondo di Fred Jones, che vede tutto con una prospettiva ingenua e pura, poco incline alle meschinità del mondo politico. L’unico che riesce a cogliere la bellezza di un progetto che per quanto surreale può definirsi alla fin fine possibile. E lui povero impiegato statale dell’ENPI, acronimo di Ente Nazionale per la Tutela e lo Sviluppo del Patrimonio Ittico, che guadagna troppo poco secondo la gelida moglie, saprà ritrovare la fiducia in se stesso e riuscire a venir fuori dalla sua solitaria e monotona dimensione. Grazie anche all’affetto di e per Harriet, il cui rapporto amoroso viene narrato con grande pudore, e all’amicizia con lo sceicco, datato di uno spirito altrettanto puro e di una saggezza antica, molto poco avvezza al putrido mondo della politica occidentale.

Tutto il formulario della comunicazione scritta e non per raccontare con grande ironia il mondo contemporaneo dove c’è la guerra in Medio Oriente, soldati che muoiono, terroristi che sono in fondo dei poveri diavoli, matrimoni composti sull’indifferenza, vite vuote, percentuali, numeri, indici di gradimento e soprattutto soldi, il motore del mondo (in fondo il progetto è finanziato senza badare a spese dallo sceicco). E introdurre la pesca al salmone nello Yemen distruggerà e modificherà non solo gli equilibri marini, ma soprattutto quelli umani e politici sul pianeta Terra. Esilarante, fresco e divertente; i massimi punti di ironia e leggerezza sono nascosti proprio nei pensieri di Fred Jones, che con grande lucidità fotografa la boria di addetti stampa e la cretineria di Primi Ministri e in questo Paul Torday si rivela maestro di una scrittura raffinata ed elegante dove i registri dell’umorismo si nascondo dietro il non detto.

Pesca al salmone nello Yemen
Salmon Fishing in the Yemen
Autore: Paul Torday
Traduttrice: Annamaria Raffo
Casa editrice: Elliot, 2012
Collana: Scatti
Pagine: 256
Prezzo: 16,50 €

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Category: Libri

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