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Maurizio De Giovanni ci presenta i suoi fantasmi

28 maggio 2012 | By More
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La disperazione di un’anima persa difficilmente riesce a trovar pace. In un continuo limbo tra la vita e la morte, i fantasmi sono alla costante ricerca di una quiete mai raggiunta, travolti dalla rabbia e dallo sgomento che li ha tormentati in vita. E sono proprio i fantasmi i protagonisti della nuova fatica letteraria di Maurizio De Giovanni, scrittore napoletano noto per aver creato il personaggio del commissario Ricciardi. Gli altri fantasmi, edito da Edizioni Spartaco, propone tre testi teatrali (rispettivamente due monologhi e un dialogo) in cui le anime perse si raccontano, emozionando e scuotendo la sensibilità del lettore, all’interno di una dimensione senza spazio e senza tempo.

La Canzone di Filomena è il monologo di apertura della trilogia. Filomena è una bambina costretta ad una vita adulta, a causa della perdita della madre; la freschezza e la spensieratezza dell’età preadolescenziale lasciano il posto a sacrifici e doveri imposti dall’amaro destino che ha il sopravvento sulla protagonista. Storia di Papo e Bimbomio, monologo dai toni estremamente forti, narra il tenero rapporto tra padre e figlio, rafforzato dall’abbandono della figura materna. La grave malattia di Bimbomio conduce Papo nello sconforto, e il triste epilogo del racconto rafforza la consapevolezza che un genitore non dovrebbe mai sopravvivere al proprio figlio. Una coppia di sposi napoletani sono i protagonisti di La casa è il mio regno, unico dialogo della raccolta. L’amore si trasforma in odio e, attraverso richiami alle migliori tradizioni napoletane, il testo si sviluppa armonicamente confluendo in un preannunciato finale.

Promosso dall’introduzione di Francesco Saponaro e le postfazioni di Chiara Baffi e Tony Laudadio, Gli altri fantasmi si presenta con una convincente formula stilistica che consolida e afferma l’arte di De Giovanni.

Noi di Fuori le Mura abbiamo raggiunto lo scrittore partenopeo per una breve intervista sul libro.

Gli altri fantasmi è pensato appositamente per il teatro. Quale è stato l’ostacolo stilistico maggiore che hai incontrato passando dallo scrivere romanzi alle sceneggiature?

Anzitutto grazie per l’attenzione che avete riservato a un testo al quale tengo davvero moltissimo. La mia scrittura è molto realistica, almeno cerco di mantenerla tale, con una grande attenzione ai dialoghi: provo a immedesimarmi fortemente in chi parla, riportandone cultura, formazione, inserimento nel suo tempo e nel suo spazio. Credo che questa sia la premessa necessaria per la scrittura teatrale, che è molto contestualizzata; a dire il vero, a me viene più facile scrivere per il teatro che per la narrativa vera e propria.

In ogni racconto le anime sono presentate come normali personaggi durante tutta la narrazione, ed è attraverso loro che si definisce la trama di ciascun testo teatrale. Da dove nasce (e perché) l’idea di utilizzare i fantasmi come stratagemma letterario per raccontare?

Ne Gli altri fantasmi le anime non sono affatto un pretesto o uno stratagemma; sono personaggi veri e propri, coesistono coi vivi e ne costituiscono un’interfaccia al rovescio, come uno specchio. In una città come la nostra, in cui in spazi ristretti le generazioni si alternano velocemente e dove il rapporto con la morte è costante e fortissimo, la presenza delle anime è qualcosa con la quale siamo abituati convivere. Questa è l’idea centrale del mio testo.

Povertà e violenza si intrecciano in La Canzone di Filomena. Nel testo, però, la protagonista riesce ad emergere dalla sofferenza grazie alla speranza. Quali sono, secondo te, gli elementi narrativi indispensabili per un lieto fine? Quand’è che un personaggio può dirsi “soddisfatto”?

Non sono proprio uno specialista del lieto fine, in considerazione di quello che scrivo abitualmente. Credo però che proprio il concetto di “fine” sia da tenere lontano dalla narrativa, confinando questo tipo di conclusione alle favole; la vita, e la non-vita, continuano e non si chiudono mai. L’unica possibilità che un narratore può concedere ai propri personaggi è appunto la speranza, e La Canzone di Filomena apre appunto a un futuro molto migliore del presente, seppure con molte cicatrici.

Storia di Papo e Bimbomio … dell’uomo con il cappello e del ponte custodisce fragilità ed emozioni intense e la figura dell’uomo con il cappello appare controversa. Come sono nati i personaggi e l’idea del monologo?

Il testo nasce come racconto per un’antologia. Mi sono affacciato sull’abisso del dolore estremo, quello senza ritorno e senza catarsi, quello che non lascia spazio al respiro e alla sopravvivenza. E’ un testo al quale sono molto affezionato, e credo che il mio dolore da immedesimazione, per fortuna solo narrativo, arrivi al lettore intatto se è vero come è vero che perfino il Grandissimo Toni Servillo me ne ha chiesto una versione in dialetto per il suo spettacolo Servillo legge Napoli.

In La casa è il mio regno una coppia apparentemente felice nasconde insidie e problematiche mai discusse e risolte. In entrambi, però, persiste la volontà di non abbandonare la propria casa, il luogo a cui devono, nel bene e nel male, la propria identità. In questo senso, dov’è per te “casa”?

La casa è un momento felice; un lampo di luce che trafigge le nuvole per un attimo bellissimo e transitorio, per poi lasciare il posto al suo indelebile ricordo. E anche il luogo in cui aleggia quello spirito impalpabile, quel fantasma dalle mille forme che chiamiamo amore.

Gli altri fantasmi
Autore: Maurizio De Giovanni
Casa Editrice: Edizioni Spartaco, 2012
Pagine: 72
Prezzo: € 7,00

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Category: Libri

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