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Rifondazione umoristica riuscita in “Confessioni di un cabarettista di m.”

28 maggio 2012 | By More
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Se il cielo è terzo
chi è arrivato primo e secondo?

Paolo Rossi

 

Finalmente è sbarcato in TV il nuovo programma di Paolo Rossi Confessioni di un cabarettista di m. su Sky Uno HD,  andato in onda il 24 maggio, proseguirà con la tappa del 31 maggio e si concluderà con quella del 4 giugno alle ore 21.10.
L’attore friuliano rimane fedele alla sua comicità stranulata, gigioneggiante, surreale ed anarchica che ha caratterizzato il suo debutto. La prima puntata è stata realizzata a Rubiera in provincia di Reggio Emilia dopo il terremoto.

Il programma che sembra sospeso tra un circo e un monastero esordisce con una riflessione illuminata nella selva oscura: ” I politici fanno i comici, i comici fanno i politici [...]“, insomma nessuno al suo posto, in una lieve denuncia a certi colleghi che hanno barattato la potenza sovversiva della satira per il potere politico. D’altronde il piccolo comico ci aveva provato in tempi non sospetti a fare la rivoluzione ma gli era andata male, dato che l’autobus che doveva dirottare, in nome appunto della rivoluzione, in realtà era un filobus. Senza dimenticare i suoi fantozzeschi insuccessi alle feste dell’Unità.

Le battute non mancano contro il buffone di corte per eccellenza Silvio Berlusconi, senza risparmiare nemmeno il governo dei tecnici che hanno messo in ginocchio l’Italia con la mucca che fa “IMU” nella “nuova fattoria” modificata dagli OGM di un alquanto atipico zio Tobia che ha fatto l’uovo e la rana è una spacciatrice di crack. Rossi si immola come un visionario fool shakesperiano nel recupero delle barzellette rovinate da Berlusconi (identificato come il maiale nella Arcore fattoria), anche se all’inizio della puntata il comico premette che non verrà nominato nessun politico ma ci saranno tracce elevate di torpiloquio.  In realtà niente di tutto questo: ci saranno nominati, innominati ma sottintesi; comunque la comicità simil scurrile viaggia in modo aggraziato, non volgare, con un comico italiano che dichiara di aver distrutto i “soldi di satana” guadagnati a Mediaset in un viaggio in Polinesia. Criticando una vita da salutisti in favore di una più dissipata, in quanto come sosteneva Enzo Jannacci: “a che serve fare una vita da malati se poi uno muore sano”.

Nei voli pindarici di Rossi vi sono perlopiù delle confessioni, infatti egli dichiara che la colpa delle stragi italiane è la sua che ha fatto tutto da solo arrivando anche ad autointercettarsi, tanto qualche nome deve pur venir fuori, no?

Esilarante la performance dell’attore friulano sulla rigida e quasi robotica caduta del Papa con le scarpe di Prada e il peso della tiara, nella comica Chiesa in cui la causa della morte dell’eretico Giordano Bruno è stata così registrata: “perito in un incendio”.
E l’ospite Evaristo Beccalossi, passato alla storia come l’uomo che sbagliò due rigori in cinque minuti, ci segnala che siamo nella zona critica della televisione, quella in cui sotto i riflettori ci sono i presunti “perdenti”, i fenomeni da circo e gli autsider in uno sberleffo leggiadro, in comiche ingenue in cui un frate d’improvviso può assomigliare a un boia, perché vai a spiegare al Ministro della cultura nella penisola dei fondi tagliati cosa è un teatro, ma cosa sarà mai un teatro? “Uno strano luogo dove delle persone si incontrano con altre persone”. Come nelle movenze dei bambini da cui i teatranti hanno tanto da imparare, dalle quali d’improvviso si potrebbe scorgere l’Italia qualunquista, leghista, populista, rozza, che può far veramente paura, perché in questa può non esserci più posto per il teatro, per la satira, per l’innocenza e la spontaneità e soprattutto un Italia in cui purtroppo “quando gli ‘zingari’ verranno dal mare brucieranno per restare”.

 

 

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Category: Costume

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