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	<title>Fuori le Mura &#187; Andrea Scutellà</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Quando nevica a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando nevica a Roma il tipico abitante della città se ne va in giro sprezzante affermando con decisione “Ma che nun lo vedi che è acqua, questa nun attacca!” Quando nevica a Roma tutti i lavoratori dicono “Vabbè e che sarà mai, sta affà ‘na spruzzatina, ma te pare che  mo nevica davero!”. Dopo cinque minuti corrono a prendere la macchina per volare a casa prima di restare imbottigliati nel traffico. Ed è proprio così che resteranno fatalmente imbottigliati nel traffico. Quando nevica a Roma gli stessi lavoratori, il giorno dopo l&#8217;epopea, si affacciano alla finestra, prendono cellulari e macchine fotografiche e con un risolino idiota cominciano a fare la stessa foto da mille angolazioni diverse. Poi, spinti da una forza misteriosa, si ritrovano in strada -  dove nel giorno precedente erano rimasti intrappolati per quattro ore &#8211; a passeggiare da soli e con lo stesso ghignetto becero tornano bambini pieni di meraviglia e stupore. Quando nevica a Roma i pedoni si riappropriano delle strade e le macchine procedono timorose. I bambini costruiscono pupazzi di neve agli incroci più pericolosi, sfidano tir, bus e altri mostri sacri dell’asfalto a suon di pallate. Quando nevica a Roma per strada si comincia [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;elogio del fannullone</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:10:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Senza pretesa di voler strafare io dormo al giorno quattordici ore, è anche per questo che nel mio rione godo la fama di fannullone&#8221; (Fabrizio de Andrè, il fannullone) C&#8217;era una volta l&#8217;otium, il dolce far nulla propedeutico alla riflessione, in cui l&#8217;elemento riflessivo stesso trovava il suo spazio, la sua alcova segreta e riparata, permettendo così le più grandi scoperte, i progressi più impensati in campo scientifico, tecnico, filosofico, artistico e chi più ne ha più ne metta. Cosa stava facendo Newton quando ha scoperto la legge di gravità? Oziava sotto un albero, non doveva certo combattere le affollate segreterie didattiche de La Sapienza di Roma, tanto per dirne una. Avrete già capito dove voglio andare a parare: ho personalmente accolto con un sorriso amaro le recenti dichiarazioni del viceministro Martone sugli studenti fuori corso. Non tanto perché &#8211; come tutti hanno immancabilmente e giustamente sottolineato &#8211; ogni studente ha una sua storia personale e una fredda statistica non può certo renderle giustizia. Nemmeno perché la colpa del ritardo di alcuni studenti nel portare a termine il ciclo che hanno iniziato si possa ascrivere alla disorganizzazione del sistema universitario, che sta proprio a  individui come Martone &#8211; li si [...]]]></description>
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		<title>Caterina fu gettata</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:05:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Consigliamo al lettore che voglia approcciarsi a questo romanzo di non leggere l&#8217;avvertenza, che l&#8217;autore ha giustamente ribattezzato come un &#8220;mettiamo le mani avanti&#8221;. Infatti Carlo Sperduti prima di cominciare la sua narrazione &#8211; perchè di narrazione si tratta &#8211; ci tiene a chiamarsi fuori dalle possibili incongruenze riscontrabili nella storia e dichiara, così en passant, che quello che ha scritto non è affatto un romanzo. Quell&#8217;avvertenza però ha il fastidioso effetto di trascinare il lettore a forza fuori dalla storia sin dall&#8217;inizio. Un effetto rinnovato dalle divertenti note che l&#8217;autore mette a piè di pagina segnalando le incongruenze nella trama da parte di un onnipresente detrattore, evidente parodia del classico lettore rompicoglioni (e non è una parolaccia, ma la definizione più calzante), che guarda alla storia come ad un&#8217;accozzaglia di particolari che devono combaciare tra di loro, perdendo così l&#8217;effetto del tutto. Il problema è che queste critiche, in una narrazione, dovrebbero emergere dalla lettura, da alcuni accorgimenti formali, non dalla dichiarazione d&#8217;intenti o dalla nota a piè pagina dell&#8217;autore, che ha il difetto, come già detto, di sbalzare il lettore fuori dalla storia. Ma Caterina fu gettata, è o non è un romanzo? Di certo non è un [...]]]></description>
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		<title>Sono Pulp perché mi chiamo Bukowski</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:05:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il più dritto detective di Los Angeles&#8221; lascia le pagine del vecchio Hank per approdare sulla scena teatrale. Pulp (pasticcio) è la storia di Nick Belane, un investigatore beone con il conto sempre in rosso, che si caccia in guaio dopo l&#8217;altro, perfetta esemplificazione di quello che l&#8217;autore chiama il suo &#8220;pessimismo ottimistico&#8221;: &#8220;Voglio dire, mettiamola così: voi immaginate che niente abbia senso, ma non può essere che tutto sia così, perchè vi rendete conto che non ha senso e questa vostra consapevolezza gli da quasi un senso. Avete capito quello che intendo? Un pessimismo ottimistico&#8221;. Un piccolo capolavoro di ironia surreale, che Valerio Molinaro, adattatore e regista, e la sua compagnia cercano di portare in scena. L&#8217;investigatore non si chiama più Nick Belane, ma Chuck Malone, modifica probabilmente d&#8217;obbligo per evitare le morse delle siae, perchè i due nomi suonano in modo pressoché identico. Inoltre l&#8217;investigatore non è più alla ricerca di Céline, scrittore francese amatissimo dal vecchio Hank, ma di Bukowski stesso, che, proprio come nel libro, si dice abbia ingannato la morte. Lo scrittore americano voleva rendere omaggio a uno dei suoi maestri &#8211; e sono veramente pochi, con lui solo Hemingway e John Fante si salvano [...]]]></description>
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		<title>Lo strano caso della famiglia Dupont</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 23:00:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un fiume di parole senza significato, segni senza alcun referente, un&#8217;allegria forzata, immotivata coprono l&#8217;orrore che si agita dentro uno strano condominio, sempre negato, rifiutato, respinto, ricacciato al piano inferiore. La famiglia Dupont vive in un palazzo fatiscente affetto da un rumore stridente e misterioso &#8211; anche questo un misero segno, un avvertimento che non descrive affatto il mostruoso che si avvicina &#8211; ed è costretta a spostarsi di volta in volta al piano superiore. Ad ogni trasloco però la loro casa, il loro spazio vitale, si restringe sempre di più e diventa ogni volta più misero e spoglio. Tra un trasloco e l&#8217;altro viene sempre dimenticato un pezzo, a partire da una radio, una banalità. Una volta cambiato alloggio, tuttavia, la vita precedente al piano inferiore viene del tutto rimossa, solo le due ragazze, Zeno e Bia, conservano il ricordo degli altri appartamenti e di tutto ciò che vi ruotava intorno. I genitori, il vicino, la cameriera, tutti gli adulti insomma, oscillano tra smemoratezza e finzione di non ricordare quello che è successo in precedenza. Inoltre fa parte della famiglia una sorta di bestia umana che i familiari picchiano, rinchiudono, ma fingono di non vedere, come se non avesse [...]]]></description>
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		<title>Natale a Capracotta</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:01:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una commedia leggera che scivola a tratti nello psicodramma: così si potrebbe riassumere l&#8217;anti-cinepanettone pensato da Francesca Nunzi. Tre sorelle si ritrovano quasi per caso a condividere il cenone natalizio: Betta (Maria Lauria), la maggiore &#8211; madre e moglie modello &#8211; abbandonata dal marito sul letto di morte e dal figlio che vive in America; Sandrina (Francesca Nunzi), attrice di vanzinesca memoria sul viale del tramonto; Raffaella (Loredana Piedimonte) maniaca della pulizia e dei cibi biologici, appartenente all&#8217;alta borghesia romana. A loro si aggiunge il segretario dell&#8217;attrice, Rino (Mauro Serio), umidiccio, calabro-triestino e innamorato che segue ovunque la sua assistita e che per lei ha rinunciato al suo sogno di fare l&#8217;attore. Lo spettacolo è un coacervo di sogni irrealizzati, di ansie e di dissidi destinati esplodere nella sera di Natale, accompagnati dalla verve cinico-comica dei protagonisti, che non risparmiano battute al veleno ai loro parenti e amanti, come da miglior tradizione familiare. In particolare è il personaggio di Sandrina a offrire alla Nunzi l&#8217;occasione di far eruttare un vulcano di comicità esplosiva. Bene si comportano anche gli altri interpreti: la Piedimonte nel ruolo della ricca psicopatica, la Lauria in quello della casalinga depressa e Mauro Serio (che quelli della [...]]]></description>
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		<title>A rischio il Servizio Civile 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:08:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultima, sconsiderata, sciabolata del vecchio Premier colpisce al cuore un istituto nevralgico del corpo sociale italiano. Nella famosa Legge di Stabilità del 2012, atto finale del Governo Berlusconi, le già scarse risorse destinate al Servizio Civile per il 2012 passano da 113 milioni a 68 milioni, una riduzione di oltre il 40% dei fondi previsti. Se si considerano i 299 milioni investiti nel 2008, invece, la percentuale di taglio subisce un&#8217;inquietante impennata al 400%. Come a dire che negli ultimi quattro anni, allo scoccare dei dodici mesi la scure del Governo si è abbattuta su quei finanziamenti dimezzandoli con precisione scientifica. La legge n.64 del 2001, concernente l&#8217;istituzione del Servizio Civile Nazionale, indica tra i principi fondamentali quelli di &#8220;promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli (&#8230;) contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani mediante attività svolte anche in enti ed amministrazioni operanti all&#8217;estero&#8221;. Una diminuzione così drastica di finanziamenti a questo istituto si configura come un vero e proprio attacco ai suoi principi fondatori, tanto cari anche al Presidente della Repubblica Giorgio [...]]]></description>
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		<title>Il mito del buon selvaggio tra Thuram e Derrida</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:15:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal 29 novembre 2011 al 3 Giugno 2012 è di scena, al Musée du Quai Branly, Exhibitions. L&#8217;invention du Sauvage che racconta una storia rimossa dalla buona coscienza del cristianissimo occidente. Si tratta di uomini e donne esposti come se fossero merce per il colore della pelle, o per evidenti difetti fisici. Avidi impresari e folle di pubblico morbosamente curiose, furono i responsabili di quella che fino agli Quaranta del secolo scorso fu la più grande esposizione di esseri umani, rinchiusi in gabbie, tanto fisiche quanto culturali. Sotto l&#8217;imperativo del busisness i cosiddetti &#8220;selvaggi&#8221;, solleticavano l&#8217;immaginazione di una massa informe che mai aveva messo piede fuori dal continente, fino ad allora. Così, quei negri vestiti in maniera esotica, che in tutto e per tutto rispettavano i canoni d&#8217;esotismo dettati dalle folle stesse, stupivano i propri aguzzini. In quel periodo nacque l&#8217;invenzione del selvaggio come ha recentemente dichiarato Lilian Thuram, ex giocatore di Juventus e Parma. Lui che è tra i curatori di questa mostra si dice sicuro che lo stesso razzismo sia un&#8217;invenzione culturale. In realtà i &#8220;selvaggi&#8221; erano trattati come veri e propri fenomeni da baraccone, fu quello infatti il periodo dove nacquero i freak shows, che tanti soldi [...]]]></description>
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		<title>Il debito del vivente: la genalogia del capitalismo di Elettra Stimilli</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:04:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I discorsi genealogici sono i discorsi inattuali per eccellenza. Ne sanno qualcosa Friedrich Nietzsche e Michel Foucault, proprio perché il metodo comune ai due grandi filosofi procede a ritroso nelle pieghe della storia, animato dal motore del sospetto, fino all&#8217;origine dei concetti (che spesso si rivela meno nobile di quel che ci si attende, o quantomeno sorprendente). Così, per risolvere problemi di scottante attualità, c&#8217;è bisogno di calarsi nella più profonda inattualità. Magari retrocedendo fino alle prime comunità cristiane e al loro modo di interpretare il messaggio di Cristo, fino a rinvenire nella patristica e nel monachesimo gli inizi di quella che Elettra Stimilli chiama &#8220;economia della salvezza&#8221;. Il cristianesimo non viene concepito dall&#8217;autrice come antitetico al capitalismo. Potremo anzi dire che gli spiana la strada. La sua analisi si pone in continuità con quella, attualmente meno citata rispetto al secolo scorso, di Max Weber, il cui concetto di ascesi intramondana costituisce il vero leit-motiv del libro della Stimilli. Nel suo L&#8217;etica protestante e lo spirito del capitalismo l&#8217;autore tedesco mette in relazione l&#8217;etica del lavoro calvinista e il modo di produzione capitalista servendosi del concetto di ascesi intramondana.  Il seguace di Calvino non attende la fine dei tempi per [...]]]></description>
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		<title>Stato di morte apparente</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Devi Cambiare la tua vita a Stato di morte apparente il passo è breve. Si tratta della stessa distanza che separa appunto la vita dalla morte. Peter Sloterdijk, dopo la sua opera monumentale torna a concentrarsi sugli esercizi tramite cui l&#8217;umanità, che non possiede un&#8217;essenza predefinita, produce sè stessa. Le antropotecniche sono proprio questo continuo lavoro dell&#8217;uomo sulla propria interiorità, un training autogeno &#8211; nel vero senso della parola: allenamento autoprodotto &#8211; che l&#8217;essere umano ha da sempre usato per costruire un&#8217;efficace sistema che lo immunizzi dai pericoli dell&#8217;esterno. Le antiche culture dell&#8217;esercizio &#8211; come dimenticare quella stoico-cristiana descritta da Michel Foucault in Tecnologie del sè? - e le stesse religioni vengono caratterizzate dal filosofo tedesco come &#8220;sistemi di autotrasformazione etica&#8221;. Si tratta di una serie di regole di condotta da seguire, tanto per intenderci, tramite cui l&#8217;uomo produce ciò che ha di più intimo e interno: la sua essenza, sempre aperta e modificabile, mai configurabile definitivamente. Il concetto sui generis di esercizio si pone come intermedio tra vita e pensiero e non riducibile in definitiva a nessuna delle due alternative. Così dopo aver definito la filosofia come il personal trainer dell&#8217;umanità in Devi Cambiare la tua vita a Sloterdijk [...]]]></description>
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		<title>Il legame tra colpa e debito secondo Elettra Stimilli</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 22:30:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della III Edizione del Salone dell’Editoria Sociale! Due lunghi interventi, intrisi di tecnicismi, di Adalgiso Amendola e Paolo Virno, precedono le parole di Elettra Stimilli che presenta il suo libro con il giusto piglio: cercando di esplicitare le esigenze da cui Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo è nato. Questa è la chiave di volta per rivolgersi a un pubblico variegato, non composto da soli addetti ai lavori, come quello del Salone dell&#8217;editoria sociale. Perché il contributo della filosofia può essere determinante in questo momento storico di particolare confusione, dove c&#8217;è un sistema economico che mostra tutte le sue carenze strutturali, ma non esiste ancora un modello alternativo che lo possa sostituire. Per ricominciare occore notare con rigore metodologico il gioco perverso che anima la struttura del capitalismo finanziario, ma c&#8217;è la necessità, nelle occasioni in cui si parla a un pubblico più vasto, di farsi capire da chi ha orecchie per intendere. Così la Stimilli durante la presentazione si rivolge ai presenti evitando ogni abuso del linguaggio tecnico &#8211; che pure resta essenziale per assicurare il rigore metodologico di cui sopra &#8211; e concentrandosi sui motivi che l&#8217;hanno spinta a scrivere questo libro: questioni [...]]]></description>
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		<title>Bauman e l&#8217;interregno del capitale</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:00:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della III Edizione del Salone dell&#8217;Editoria Sociale! Alla domanda &#8220;Quali sono i problemi sociali, oggi?&#8221;, che dà il nome alla lectio magistralis di sabato scorso, il pensatore polacco risponde partendo da Antonio Gramsci e dal concetto di interregno. La sua critica infatti si scaglia verso chi parla dell&#8217;attuale momento socio-economico come di una situazione di transizione da un sistema all&#8217;altro. La differenza tra transizione e interregno è che mentre nel primo caso sono conosciuti sia il punto di partenza che il punto di arrivo, nel secondo si sa solo da dove si parte, ma la meta è del tutto sconosciuta. Sappiamo che il nostro sistema economico è agli sgoccioli, solo che nessuno ha ancora pensato un&#8217;alternativa valida. Così, l&#8217;individuo si sente perso. Ma da cosa è stato prodotto tutto questo? Da circa trent&#8217;anni di deregolamentazione non solo economica, ma di tutti gli aspetti della società: abbiamo pensato che allentando la cinghia e lasciando al Mercato il compito di governare il mondo si sarebbe prodotta una maggiore ricchezza di cui avrebbero beneficiato tutti. Questo però non è successo perchè è una ristretta minoranza a detenere la maggior parte della ricchezza mondiale, come il movimento degli indignati, in [...]]]></description>
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		<title>Chi ha paura dell&#8217;uomo nero?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:29:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Tra fuoco e acqua, Roma in ginocchio di A. Palazzo Il prezzo del potere di A. De Angelis Esplode la rabbia di Polizia, Esercito e Carabinieri contro i tagli del Governo di A. D&#8217;Angelo L&#8217;altra faccia del 15 ottobre di E. Pochi &#160; Siamo assediati dalla mediocrità. Un brusio indistinguibile di opinionisti della domenica travolge come un fiume in piena chiunque accenda (colpevolmente) la televisione, chiunque punti il proprio mouse sulle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani, chiunque sfogli il proprio giornale di fiducia, appena comprato in edicola. Freddi dati sono quanto di meglio ci possiamo aspettare da chi dovrebbe rappresentare il ceto intellettuale della nostra società, da chi dovrebbe fornire una chiave di lettura per gli avvenimenti. Ricordiamo, a questi signori, quale dovrebbe essere il loro mestiere secondo Pier Paolo Pasolini: &#8220;Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l&#8217;arbitrarietà, la follia [...]]]></description>
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		<title>Apologia di Lars Von Trier</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:26:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Melancholia (Recensione) di M. Fratantonio Lars Von Trier non rilascerà più interviste. Grazie a dio, aggiungerei. Perché se c&#8217;è una cosa su cui più o meno tutti concordano è che spesso non è capace di gestire al meglio la connessione tra il cervello e le corde vocali. Tutti ricorderete quando con l&#8217;innocenza d&#8217;un bambino, durante l&#8217;ultimo Festival di Cannes, l&#8217;artista ha dichiarato di riuscire a comprendere Hitler, aggiungendo poi battute di dubbio gusto e facilmente strumentalizzabili come &#8220;Io sono a favore degli ebrei, via, non troppo perché sono veramente un dito nel culo&#8221;. Il tutto gli è costato un&#8217;indagine da parte della polizia francese, per scoprire se nelle sue parole vi fosse un&#8217;apologia dei crimini di guerra. Lo scorso 6 ottobre, al termine di un interrogatorio di un&#8217;ora, Von Trier ha diffuso un comunicato stampa in cui ammette: &#8220;ho preso coscienza di non essere in grado di esprimermi in maniera inequivocabile&#8221;, di qui il conseguente rifiuto di concedere nuove dichiarazioni ai media. Da persona non gradita a Cannes, il regista danese diventa in qualche modo persona non gradita a sè stesso, visto che arriva a vietarsi di parlare in pubblico. Eppure, mi prendereste per matto se affermassi di [...]]]></description>
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		<title>La scienza celebra i suoi gioielli: dai Nobel ortodossi a quelli &#8220;alternativi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:23:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Di energia oscura e accelerazione dell&#8217;universo di C. Spinelli Supernovae ed energia oscura, cristalli disordinati e maggiore comprensione del sistema immunitario: basterebbero queste poche parole per descrivere le scoperte dei vincitori dei Nobel 2011 in campo scientifico, rispettivamente per la Fisica, per la Chimica e per Medicina e Fisiologia. Due equipe concorrenti di astrofisici, nel 1998, sono giunte allo stesso sorprendente risultato che ha contraddetto, proprio come nel caso dell&#8217;esperimento sui neutrini (e del tunnel dove sguazzano fino al Gran Sasso in compagnia dei telubbies), tutte le previsioni degli scienziati. Infatti da una parte la squadra di Saul Perlmutter, del Lawrence Berkeley Laboratory dell&#8217; Università della California, dall&#8217;altra quella di Brian P. Schmidt della Australian National University e di ad Adam G. Riess della Johns Hopkins University, hanno riscontrato lo stesso straordinario fenomeno: la velocità d&#8217;espansione dell&#8217;Universo è in continuo aumento. E la cosa, vi assicuro, si è rivelata alquanto scioccante. Basta pensarci un secondo: la gravità del contenuto dell&#8217;Universo dovrebbe diminuire costantemente la velocità d&#8217;espansione del cosmo stesso. Questa era fino al 1998 la teoria dominante. Tutto è cambiato tramite lo studio delle Supernovae di tipo 1a: queste infatti sono fonti di luce di cui si conosce [...]]]></description>
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		<title>Vola, vola: De Gregori e Sparagna celebrano l&#8217;ottobrata romana</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:25:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Siccome Testaccio stà vvicino a Roma, l’ottobbere ce s’annava volentieri, in carozza e a piedi. Arivati llà sse magnava, se bbeveva quer vino che usciva da le grotte che zampillava, poi s’annava a bballà’ er sartarèllo o ssur prato, oppuramente su lo stazzo dell’osteria der Capannóne, o sse cantava da povèti, o sse giôcava a mmòra. La sera s’aritornava a Roma ar sóno de le tammurèlle, dde le gnàcchere e dde li canti: «A la reale/ l’ottobbre è ffatto com’er carnovale!». E ttanto se faceva a curre tra carozze e ccarettelle, che succedeveno sempre disgrazzie.&#8221; Così scriveva il buon Giggi Zanazzo, poeta e saggista della capitale, nel suo Usi, costumi e pregiudizi dei romani del 1907, per descrivere la tradizione già ai suoi tempi perduta dell&#8217;ottobrata romana, celebrata fino alla caduta dello Stato Pontificio. Ottobre era il mese della vendemmia e il Monte dei Cocci di Testaccio, con i suoi grottini e anfratti artificiali, diveniva il luogo ideale per la conservazione del vino. Così, nella Roma papalina, si svolgevano dei veri e propri baccanali, riti pagani che quel cristianissimo popolo non aveva mai abbandonato del tutto. Sparagna e De Gregori, da sempre attenti ricercatori delle tradizioni popolari italiane, hanno deciso [...]]]></description>
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		<title>Will Self e le sigarette killer</title>
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		<description><![CDATA[Non fumate mai! Ma soprattutto, se già avete commesso quest&#8217;errore, non smettete! O meglio: non fatelo con troppa leggerezza. State attenti a dove tirate la vostra ultima, dannatissima, sigaretta. Perché potrebbe finire sulle testa di un vecchio dalla pelle fragile, la ferita si potrebbe allargare di notte e in men che non si dica sareste nel bel mezzo di un mare di guai. Soprattutto se la vicenda si svolgesse, come in Una sfortunata mattina di mezza estate di Will Self, in una non meglio precisata isola esotica (simile per caratteristiche alla Nuova Guinea, o all&#8217;Australia) di cui non conoscete le leggi. Il povero Tom Brodzinski da un&#8217;allegra vacanza con la famiglia finisce per trovarsi in un incubo dall&#8217;altra parte del mondo. Così realizza il sogno di ogni viaggiatore: carpire i lati meno turistici del luogo in cui ha trascorso la sua villeggiatura. Tuttavia quel che scopre nella prima parte del romanzo è una legge cavillosa e impenetrabile ai limiti del ridicolo. Michel Foucault diceva di Ubu Roi di Alfred Jarry che rappresentava un potere insormontabile, proprio a partire della squalificazione di colui che lo deteneva. Ciò che è risibile, lungi dal ridurre il lato oscuro dell&#8217;autorità, ne aumenta le dimensioni [...]]]></description>
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		<title>La fine è il mio inizio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:21:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jo Baier è una persona coraggiosa, bisogna riconoscerlo. Non tutti avrebbero osato questa delicatezza nel raccontare la vita di Tiziano Terzani. Il regista avrebbe potuto intrattenere il pubblico con il materiale che aveva a disposizione. Sarebbe bastato infilare una serie di flash back tra una collina toscana e l&#8217;altra, introdotti da una calda voce narrante: così da catapultare lo spettatore nella Storia con la S maiuscola, costruendo un kolossal da 5 o 6 Oscar. Invece il regista ha preferito le inquadrature delicate e la natura sconfinata alle distese di morti della Storia. Ne La fine è il mio inizio, non è l&#8217;immagine a dominare &#8211; strano a dirsi, visto che si tratta di un film &#8211; ma la parola, il racconto: il risultato è un continuo evocare l&#8217;elemento iconico, senza trasporlo mai direttamente sullo schermo. Gli eventi passano sulle labbra di Bruno Ganz, interprete magistrale del giornalista italiano, per catapultarsi sulle orecchie di Elio Germano, nelle vesti di Folco Terzani. Ed è proprio questa la trama: alla fine della sua vita Tiziano, vuol lasciare in eredità al figlio un&#8217;esistenza ricca di avvenimenti. Da un po&#8217; di tempo il cancro lo attanaglia e sente di essere giunto al capolinea, cioè al [...]]]></description>
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		<title>Armi di distrazione di massa</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:24:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non so se avete notato, ma di recente le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani hanno scoperto che esistono delle pratiche sessuali non convenzionali. Mi riferisco ovviamente all&#8217;ultimo caso di cronaca nera, quello del bondage, e ai giornalisti e presentatori televisivi che hanno dedicato programmi e parole a questa deriva di una generazione che non sa più nemmeno procurarsi il piacere nella giusta maniera, come si faceva ai bei vecchi tempi. Insensibili al dolore dei parenti per la morte assurda di una persona a loro cara, i mercanti della sofferenza hanno regalato al pubblico italiano ogni particolare della vita della ragazza prematuramente scomparsa, scrivendo nel frattempo veri e propri saggi sulla sessualità dei giovani d&#8217;oggi. Le loro fonti sono sempre le solite: Wikipedia e Yahoo Answers. Se avessero scavato più a fondo, se avessero avuto delle intenzioni serie, avrebbero trovato senza dubbio sulla loro strada il Marchese de Sade, autore del XVIII secolo che ci parla di pratiche ben peggiori di quella del bondage. Allora avrebbero scoperto che la sessualità è un argomento sin troppo complicato, che non si può certo esaurire sulle tribune de La vita in diretta, con qualche opinionista della domenica e una massiccia di dose di [...]]]></description>
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		<title>Il mio nome è Che Guevara</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:23:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta siamo qui a parlare di Alejandro Torreguitart Ruiz, senza conoscere la sua vera identità, né il suo vero nome; con l&#8217;anima in pace, però, perché in fondo non c&#8217;interessa sapere nulla di più su questo misterioso scrittore cubano. Quel che conta è quello che scrive. Per questo continueremo a chiamarlo Alejandro, come abbiamo sempre fatto. Il ritratto che l&#8217;avanero ci offre di Ernesto Guevara, al secolo Che, è un tentativo di restituire un uomo alla storia, di staccare la sua figura dalle maglie e dalle bandiere dei ragazzi di tutto il mondo, per vivificarlo attraverso la parola scritta. &#8220;Non è facile demolire un mito&#8221;, scriverà Alejandro. Più che altro, non è facile separare la storia dal mito, nel caso di uomini come Guevara. Il tentantivo di Torreguitart è comunque sincero e intellettualmente onesto. Anzitutto l&#8217;autore ci tiene a mettere in chiaro una cosa: Guevara non nasce comunista. Come tutti gli uomini le sue idee si formano, sono in divenire, fino a prendere una forma più o meno definita in quel marxismo-leninismo, che subirà le influenze di Trockij e che guarderà spesso più al modello cinese che a quello russo. Alla base di questo c&#8217;è l&#8217;idea guevariana, nata [...]]]></description>
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		<title>&#8220;Non esistono fatti ma solo interpretazioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 22:28:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Noi di Fuori Le Mura arriviamo sempre in ritardo. C’è poco da fare, siamo un settimanale e ad Agosto ci prendiamo un bel mesetto di ferie. Il nostro ritardo è cronico, ce l’abbiamo nel DNA, ma in fondo chi può dire di essere sempre puntuale? Un aforisma di Nietzsche,  citato in una conversazione tra Allievo e Maestro, tra Ferraris e Vattimo su Repubblica (ora passata su Micromega) ha contribuito a riaccendere una vecchia miccia, un problema antico come l&#8217;uomo. Non si tratta di qualcosa di difficile da comprendere, più che altro è difficile da spiegare. Esistono oggetti al di fuori della percezione umana? Esistono fatti storici al di fuori della loro intepretazione? Gli oggetti del pensiero scientifico sembrano non essere in discussione. Vattimo stesso dice &#8220;Sul piovere o non piovere, e anche sul funzionamento del motore dell’aereo su cui viaggio, posso anche essere d´accordo con Bush; sul verso dove cercare di dirigere le trasformazioni che la post-modernità rende possibili non saremo d’accordo, e nessuna constatazione dei &#8220;fatti&#8221; ci darà una risposta esauriente.&#8221;. Ad essere in discussione in questo caso è la possibilità dell&#8217;azione politica che mira al cambiamento. Vattimo ha cercato di salvaguardarla all&#8217;interno del pensiero debole, Ferraris cerca di [...]]]></description>
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		<title>Il bluff libico: Gheddafi guadagna terreno</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:21:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le bombe &#8220;umanitarie&#8221; sganciate in Libia sembrano lasciare il posto a una pioggia leggera. Il Colonnello Gheddafi è in tutt&#8217;altra posizione al tavolo delle trattative, detta condizioni, che gli alleati sono costretti con l&#8217;amaro in bocca ad accettare. Un Sarkozy raggiante fino agli inizi del mese scorso, chiedeva ai suoi soldati di vincere la guerra contro il Rais entro il 14 Luglio, data della presa della Bastiglia. Fino ad allora le potenze occidentali erano inflessibili sulla condizione dell&#8217;esilio di Gheddafi dalla terra libica. Ora l&#8217;improvviso dietrofront di Francia e Gran Bretagna (seguite ovviamente da tutte le associazioni internazionali coinvolte, che non perdono occasione per mostrarsi come i paggetti del potente di turno) di fronte alla realtà del campo di battaglia. Il Rais può restare, purchè si tenga lontano &#8211; ufficialmente &#8211; dalle funzioni governative. Di cosa si tratta? Di carità? Di compassione? Della pietà dei vincitori nei confronti dei vinti? Di un improvviso moto di generosità della comprensiva Comunità Internazionale? Toglietevi quel sorrisino dalla faccia. Come scrive l&#8217;Indipendent, da quando sono cominciati i bombardamenti, Gheddafi ha guadagnato il 20% del terreno rispetto ai ribelli. Ormai la posizione di forza, al tavolo delle trattative è quella del Colonnello, che non accetterà [...]]]></description>
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		<title>Bregovic il pazzo normalizza Villa Ada</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:20:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Goran Bregovic &#8220;Cigani! Juris!&#8221; &#8220;Zingari! All&#8217;attacco!&#8221; (Goran Bregovic, Kalasnjikov) L&#8217;artista più quotato dei Balcani e dintorni sbarca al laghetto di Villa Ada a Roma e sbanca la serata. Non c&#8217;è spazio per respirare nella folla, ma i presenti decidono di trattenere il fiato per un paio d&#8217;ore e di saltare sempre più in alto, ad ogni canzone. Per chi non avesse avuto ancora la fortuna di conoscerlo Goran Bregovic nasce a Sarajevo una sessantina d&#8217;anni fa. Nella sua carriera vanta collaborazioni con gente del calibro di Iggy Pop e dei CCCP. Inoltre è autore di un numero sterminato di colonne sonore per il cinema e in particolare per Emir Kusturica, suo compatriota. La più riuscita sicuramente è quella di Underground, il capolavoro del regista slavo. Tornando a noi, Villa Ada viene bombardata dall&#8217;orchestra di ottoni del maestro di Sarajevo, che fonde la musica tradizionale dei balcani con le forme più disparate di composizione. Bregovic suona e basta, è difficile ingabbiare le sue note all&#8217;interno di un singolo genere. Al pubblico allora non resta che danzare, senza farsi troppe domande al ritmo di Ya Ya, In the Death Car, Bella Ciao (di cui Bregovic fornisce una versione a dir poco magistrale, [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;idromele: la bevanda degli dei</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcholic History X: leggi le origini degli alcolici e le leggende che la danno a bere! Ci sono storie, che già a raccontarle nel tempo del C&#8217;era una volta, ci si trova in imbarazzo, perchè si tratta di racconti per cui ci vorrebbe perlomeno un&#8217;invocazione a una musa. L&#8217;idromele, cantami o diva, quella bevanda consumata dagli dei dell&#8217;Olimpo e da quelli di Asgardh e assaggiata dai migliori tra gli uomini, gli aristos appunto: poeti e guerrieri, cui quel fermentato di miele donava sapienza e forza (ricordate Asterix? Cos&#8217;è quella pozione magica che gli dona tutte le proprietà di un mitico guerriero vichingo, bollita in un pentolone, se non idromele?). La storia qui si fonde con la leggenda: il mito è necessario per ricostruire gli avvenimenti. Si pensa che la bevanda sia nata nel Corno d&#8217;Africa &#8211; a tutt&#8217;oggi in Etiopia è il liquore nazionale &#8211; e che abbia viaggiato attraverso l&#8217;Egitto per raggiungere Creta e dunque la Grecia prima ancora del periodo classico e degli dei olimpici, nell&#8217;epoca dei Titani, tanto per capirci. Da qui avrebbe proseguito il suo viaggio, in maniera misteriosa, verso i popoli indoeuropei: dall&#8217;Est fino al Centro Europa, toccando persino la Scandinavia. Dal Dioniso di Karl [...]]]></description>
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		<title>La calda estate delle dismissioni immobiliari</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 22:29:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Abitare la Roma immobile, l&#8217;inchiesta di Fuori le Mura sulla situazione degli immobili nella capitale In mezzo alla tempesta mediatica che stiamo attraversando, ricolma di intercettazioni, p2, p3, p4, p5 e chi più ne ha più ne metta, i problemi del paese reale rischiano di naufragare nel silenzio. In Parlamento, come al solito, piuttosto che del debito pubblico che vede scivolare l&#8217;Italia verso l&#8217;Europa di serie B, che della previdenza, del lavoro precario (dove non è del tutto assente: essere precari, al giorno d&#8217;oggi, è quasi una fortuna!!!) e delle case; si preferisce parlare di come mettere il bavaglio alla stampa. La stampa, d&#8217;altra parte, il bavaglio se lo fa mettere, perchè spesso e volentieri cade in polemiche fuorvianti, nei trabocchetti di chi manipola l&#8217;informazione per professione: sia quella che gli appartiene, sia quella che gli si oppone. Così alcuni problemi si perdono totalmente d&#8217;occhio e le persone vengono lasciate a sè stesse, tanto dai poteri istituzionali, quanto dal cosiddetto quarto potere, che si perde in un innocuo narcisismo masturbatorio e autoreferenziale. Enpaia, Enasarco, Enpam, Enpaf e molti altri Enti Previdenziali un tempo pubblici, ora privatizzati, stanno dismettendo il proprio patrimonio immobiliare. C&#8217;è chi ha già cominciato gli sfratti, [...]]]></description>
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		<title>Vita da jinetera</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:17:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi sono le jineteras, vi chiederete voi? Sono il motivo per cui la maggior parte dei porci italiani vanno a Cuba. Donne dalle forme abbondanti, bellissime meticcie nate da un esplosivo mix tra Europa e America Latina, creole appunto, per definizione. Trasudano sensualità da tutti i pori e la scatenano nella salsa. Troppo facile per loro abbordare quei turisti arrapati che non aspettano altro che farsi ammaliare dal fascino di qualche bellezza esotica, da riportare poi come un trofeo di guerra nei racconti post-vacanza agli amici. Le jineteras vendono sogni a chi ha soldi. Si tratta di un&#8217;illusione, di un trucco, nulla più. Perchè con cinquanta dollari ci mandano avanti per un po&#8217; di tempo la loro famiglia. I turisti arrapati, nella loro ingenuità, non fanno altro che inserirsi laddove la società cubana rivela tutta la sua attuale inconsistenza. Dalla caduta dell&#8217;URSS ad oggi, il popolo dell&#8217;isola caraibica non se la passa affatto bene, un po&#8217; per il crudele embargo statunitense, un po&#8217; per la volontà del suo Lìder Maximo di non abbandonare &#8220;gli ideali della rivoluzione&#8221;. In questo gioco tra potenti, chi ci rimette, come d&#8217;uso, sono le persone che non riescono a mettere insieme il pranzo con la [...]]]></description>
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		<title>Il Marocco raccontato dal primo scrittore migrante</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:21:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Fare la storia significa incasinare la geografia&#8221; (Daniel Pennac, La Fata Carabina) Quel Taccuino illustrato di un avventuriero del &#8217;500 - sottotitolo di Viaggio in Marocco di Giovanni Leone Africano, curato da Cristiano Spila &#8211; potrebbe suonare fuorviante, sotto ammissione dello stesso curatore dell&#8217;opera. Lo scrittore marocchino infatti, è stato un avventuriero solo suo malgrado, perchè dopo aver viaggiato in lungo e largo per l&#8217;Africa e per l&#8217;Asia al seguito di uno zio diplomatico, fu catturato dai pirati cristiani &#8211; un ambito della storia che andrebbe approfondito &#8211; e &#8220;donato&#8221; a Papa Leone X in cambio del perdono di qualche scorreria di troppo nel Mar Mediterraneo. Dopo un paio d&#8217;anni passati nelle segrete di Castel Sant&#8217;Angelo, dove fu &#8220;gentilmente invitato a convertirsi&#8221; dall&#8217;Islam al Cristianesimo nel 1520, salì direttamente alla corte del Papa, in qualità di segretario. Il pontefice, molto interessato alla conoscenza delle tradizioni musulmane in Africa, gli commissionò allora la descrizione del suo paese d&#8217;origine, tanto della geografia fisica, quanto di quella politica, fino ad arrivare alle tradizioni osservate nel Marocco Islamico. Nel libro edito da Sinos è riportata la parte del testo relativa a Fez, la vecchia capitale,  illustrata splendidamente da Monica Auriemma, che durante la presentazione [...]]]></description>
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		<title>Il canto di Natale di Fidel Castro</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#8220;Non esistono idee per cui valga la pena morire. (&#8230;) Esistono i piccoli sogni degli uomini, i desideri dei figli, la gioia di una famiglia riunita nella notte di Natale&#8221; Alejandro Torreguitart Ruiz, Il canto di Natale di Fidel Castro, p.21 Ci siamo già occupati in passato di questo ragazzaccio avanero che ha il brutto vizio di parlar male del regime in cui vive e di ripercorrere le grandi opere della letteratura europea, per portare un po&#8217; di Cuba nella nostra cultura. Dopo aver fatto propri con maestria Lovercraft e Stevenson in Mr. Hyde all&#8217;Avana, questa volta è il turno di Dickens con il suo Canto di Natale, che quelli della mia generazione ricordano perlopiù sottoforma di Muppets alla televisione, o nella versione della Disney con protagonista Zio Paperone. E se quel tirchione di Ebenezer Scrooge si trasformasse un bel giorno in Fidel Castro, costretto a ricevere la visita di un Che Guevara versione spettrale? Beh, il risultato sarebbe appunto questo libro. Un libro che i cubani non potranno mai leggere, perchè verrebbe bollato come contro-rivoluzionario e il buon Alejandro si troverebbe a passare dei brutti guai. L&#8217;amico di sempre di Fidel si stacca da un quadro e prende [...]]]></description>
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		<title>Inchiesta &#124; ROMA CITTÀ STRANIERA: la dura strada dell&#8217;integrazione</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlare di inclusione sociale a Roma, significa constatare anzitutto l'assenza delle istituzioni e il grande lavoro delle associazioni di volontariato. Abbiamo deciso allora di raccontare la situazione degli stranieri nella nostra città, tramite un'inchiesta che raccoglie una pluralità di voci]]></description>
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		<title>Che cos&#8217;è il Piano Nomadi di Roma? Giusy D&#8217;Alconzo svela l&#8217;arcano</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Tutti gli articoli dell’inchiesta Roma città straniera: la dura strada dell’integrazione &#160; Molti di Loro fanno parte di Noi. Probabilmente la frase è sgrammaticata, non si sa bene quale sia il soggetto e chi siano questi Loro e di cosa dovrebbero far parte in fondo, però rende bene l&#8217;idea. Perchè è questa la situazione in cui vivono i migliaia di Rom e Sinti presenti in Italia. Si fa presto a puntare il dito, a dire che i Rom rubano &#8211; eppure bisognerebbe ricordare che &#8220;Non hanno mai rubato tramite banche&#8221; come disse Fabrizio de Andrè &#8211; si fa presto a dire &#8220;Non sono razzista, ma gli zingari non li sopporto proprio&#8221;, si fa presto ad ascrivere ad un popolo, ad un&#8217;etnia, alcune caratteristiche comuni, che poi dovrebbero caratterizzare ogni singolo appartenente. Così ai Rom viene dato il gene della delinquenza dal sentire comune. Per questo nessuno protesta quando le loro baracche vengono buttate giù, senza consultazione e senza avergli offerto prima una soluzione alternativa, proprio come accade per via del Piano Nomadi varato nella Capitale. Molti di Loro fanno parte di Noi: sono in Italia da generazioni, la maggior parte si sono stanziati, sono cittadini romani, italiani ed [...]]]></description>
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