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	<title>Fuori le Mura &#187; Erminio Fischetti</title>
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		<title>Millennium – Uomini che odiano le donne</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:10:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo dello scorso anno con The Social Network, David Fincher torna in sala con l&#8217;attesissimo adattamento del primo romanzo della trilogia Millennium (27 milioni di copie vendute in tutto il mondo) dello svedese Stieg Larsson, che si rivela uno dei rarissimi casi di un remake americano che supera, quanto ad eleganza e ritmo, il film originale uscito meno di tre anni fa. La storia la conoscono tutti oramai: Mikael Blomkvist, popolare giornalista della rivista Millennium, viene accusato di diffamazione da un losco uomo d’affari, dopo che l’uomo ha portato alla luce molti dei suoi traffici non certo cristallini. Sulla cresta dell’onda mediatica, il giornalista viene contattato da Henrik Vanger per indagare sulla scomparsa di una sua nipote avvenuta quarant’anni prima sull’isola di famiglia. Vanger è il membro più anziano di una ricca e antica famiglia di industriali che in passato aveva aderito al nazionalsocialismo hitleriano. A collaborare con Blomkvist, l’intrepida hacker Lisbeth Salander, una giovane dal passato altrettanto misterioso e drammatico. Pian piano, la scomparsa della nipote di Vanger, avvenuta negli anni Sessanta, si ricollega con una serie di efferati crimini. Fincher in qualche modo compie la stessa operazione della nota serie televisiva inglese Wallander. Anche quella tratta da [...]]]></description>
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		<title>Chaplin secondo Chaplin</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:09:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un volteggiare, quasi una danza: Hynkel, dittatore di Tomania, lancia in aria un mappamondo. Su e giù, a destra e a sinistra. Quella scena de Il grande dittatore, pellicola del 1940 e capolavoro fra i più autorevoli di Charles Spencer Chaplin non è entrato solo nella storia del cinema, ma è in qualche modo rappresentazione dell’intero Novecento. Un uomo che gioca con il destino del mondo, ritratto grottesco di un folle Hitler nell’Europa dei nazionalsocialismi, che sussurra ai campi di concentramento quando tutti facevano ancora finta che fosse un omuncolo innocuo. Piovvero accuse, il film non fu visto di buon occhio, la critica si dimostrò ambigua nei giudizi, non andò bene al botteghino, ma ottenne cinque silenti nomination all’Oscar. Charlie Chaplin con questo film trascrive un pezzo di storia prima che si veda il suo compiersi. Lungimirante e crudele nella sua secca denuncia del mondo, nella descrizione della povertà e nel suo umanesimo cinematografico. La figura di Chaplin si staglia nella sua autobiografia (La mia autobiografia, riproposta recentemente da Mattioli 1885) in tutta la sua compiutezza cronologica. Dall’infanzia nella povera Inghilterra di fine Ottocento in compagnia di una madre pazza, alla sofferenza di una carriera nell’avanspettacolo, all’immigrazione negli Stati Uniti, [...]]]></description>
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		<title>Hugo Cabret</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:10:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martin Scorsese, in oltre quarant’anni di carriera registica, ci ha raccontato il mondo attraverso i suoi occhi costruendo visioni filmiche che sono passate da una sua prospettiva, dura, cocente, ma assolutamente personale, a omaggi referenziali del cinema stesso. Di questa sua seconda fase d&#8217;autore, in qualche modo, Hugo Cabret rappresenta la summa o, meglio di altre pellicole, ritrova quella fanciullesca innocenza di narrare le storie e rimodellare il mezzo attraverso le nuove tecnologie andando proprio alla genesi del mondo del cinema raccontando di Georges Méliès come farebbe Georges Méliès, ovvero attraverso la fantasia e la magia. E con questo film, che si presenta come una favola d’altri tempi, ambientata nella stazione di Parigi del 1931, Scorsese dichiara definitivamente e costosamente il suo amore per la settima arte a trecentosessanta gradi. Proprio per questa eccessiva partecipazione affettiva, la pellicola soffre di alcune cadute di stile, alcune banalità narrative. Un accorato e commovente omaggio per il quale, per la prima volta in assoluto nella sua carriera, mette da parte il tema della violenza e della colpa per raccontare altro. Hugo Cabret, candidato a ben undici premi Oscar, è una gioia estetica per gli occhi grazie alla cupa e parimenti luminosa confezione orchestrata dalla [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;angelo di pietra</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:04:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle figure più interessanti della letteratura canadese, politicamente attiva nel disarmo nucleare, nell’alfabetizzazione ed in altre notevoli cause, Margaret Laurence è stata una delle massime esponenti della sua generazione, negli anni Sessanta, in particolare per un’ideologia femminista cruda e sincera. Come la collega Carol Shields (L’amore è una repubblica, premio Pulitzer per Diari di pietra), americana, naturalizzata canadese, è scomparsa nel pieno della sua produzione letteraria, troppo presto all’età di sessanta anni, nel 1987. Nel 1968 fu al centro del panorama letterario internazionale grazie al bellissimo adattamento che fece Paul Newman, nel suo esordio alla regia, del suo libro A Jest of God, con il titolo Rachel, Rachel (in Italia uscito con il titolo La prima volta di Jennifer), che vedeva come protagonista la notevole Joanne Woodward. Ma è The Stone Angel (anche questo adattato per il cinema, nel 2007 per la regia di Kari Skogland e con Ellen Burstyn nelle vesti della protagonista) il romanzo considerato dalla critica uno dei suoi lavori più importanti, nonché uno dei più amati per il modo in cui affronta temi universali contestualizzati nella realtà della provincia canadese, nelle vicissitudini di mondi lontani, altri, psicologicamente violenti, ideologicamente ricchi e precisi. Il racconto prende corpo [...]]]></description>
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		<title>Una lezione prima di morire</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:07:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’unico capolavoro di Ernest J. Gaines tradotto in italiano è il viaggio duro di un condannato a morte afro-americano nella Louisiana razzista degli anni ’40 alla ricerca della propria dignità di uomo]]></description>
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		<title>The Help</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:09:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Campione d’incassi, apprezzato dalla critica e dal circuito dei premi, già pronto a fare incetta di nomination agli Oscar, arriva finalmente in Italia il tanto atteso The Help, secondo lungometraggio dell&#8217;attore Tate Taylor, tratto dall’omonimo romanzo bestseller omonimo di Kathryn Stockett (pubblicato da Mondadori), che scandaglia i diritti civili nell’arretrato Mississippi degli anni Sessanta dal punto di vista delle donne afro-americane. La storia prende piede con il ritorno a Jackson della neolaureata Skeeter Phelan, giovane di buona famiglia con il desiderio di diventare scrittrice e giornalista. Ma lì vi trova tutte le sue coetanee sposate, con prole e un mondo fatto di razzismo e atavici silenzi. Al suo ritorno la domestica che l&#8217;ha cresciuta e le ha voluto bene come una vera figlia non c&#8217;è più perché si è trasferita a Chicago dalla figlia, ma un mistero si nasconde dietro questo repentino avvenimento. Così, Skeeter, che pur inesperta nel campo cura una rubrica di economia domestica cerca l’aiuto di Aibileen, la fedele e dolce domestica dell’amica Elizabeth. Pian piano le due donne cominciano a conoscersi e a fare amicizia e ben presto nasce in Skeeter l’idea di raccontare la storie vere di tutte le donne come Aibileen… Siamo all’inizio degli anni [...]]]></description>
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		<title>Neanche i cani</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:08:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di vite ai margini della società, il ritrovamento di un cadavere in una fredda giornata di fine dicembre. Sono queste le premesse dell’ultimo intenso romanzo di Jon McGregor, Even the Dogs, edito in Italia da Isbn Edizioni con il titolo Neanche i cani. Al suo terzo romanzo, il giovane e lodato scrittore britannico, classe 1976, è capace di andare da un genere all’altro senza risentirne nella prosa e nella struttura narrativa, è capace di passare da una confezione convenzionale ad uno sperimentalismo narrativo che implica e ingloba un fraseggio volutamente disordinato privo di punteggiatura e avallato dal discorso libero indiretto. Dopo un romanzo dal respiro storico novecentesco come Diversi modi per ricominciare (edito da Neri Pozza), che pur nella sua armonia classicheggiante non è privo di sperimentalismi strutturali, McGregor passa ad un contesto alla Irvine Welsh di Trainspotting, la sporcizia, la violenza e la droga di un mondo contemporaneo privo di prospettive dove la meta più profonda da raggiungere è quella di procurarsi la prossima dose. E la sua storia può essere paragonata ad un horror psicologico nel quale i personaggi morti, realmente o metaforicamente, si incontrano e si animano delle loro sofferenze. Se il racconto ammicca quindi in [...]]]></description>
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		<title>Madeleine dorme</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:07:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Madeleine dorme, lo straordinario e anomalo esordio della scrittrice americana di origini cinesi Sarah Shun-lien Bynum, che prima di essere osannata dalla critica americana e da colleghi del calibro di Jonathan Franzen, Michael Cunningham e Marilynne Robinson, è stata un’insegnate di scuola media in un quartiere di Brooklyn a New York, ha tutti i connotati della fiaba. Ma come la storia che viene raccontata, anche il mezzo della scrittura, della quale si serve per venire alla luce, non è così semplice come può sembrare. Attorno alla dormiente Madeleine, che vive l’incanto e la sofferenza di un sonno all’apparenza eterno, intervallato da sogni e ricordi surreali e dolorosi, vivono tanti altri personaggi che sembrano usciti dai testi di Lewis Carroll o James M. Barrie. Nonostante i riferimenti espliciti alla letteratura per l’infanzia, il libro porta il lettore ad un immediato sradicamento della struttura narrativa convenzionale sia per quanto riguarda gli schemi tecnici dell’intreccio sia per quanto riguarda i topoi sociologici e di genere. Di conseguenza siamo di fronte ad una struttura narrativa che evita volutamente la struttura narrativa e un intreccio che evita volutamente l’intreccio. L&#8217;autrice, con questo libro, che non è romanzo, non è racconto, non è prosa, non è [...]]]></description>
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		<title>Il Natale secondo William D. Howells e Louisa May Alcott</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:17:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Magiche storie natalizie di tempi che furono. Due autori americani ottocenteschi come William D. Howells e la celebrata autrice di Piccole donne, Louisa May Alcott, vengono proposti in questo Natale di miseria umana ed economica dalla casa editrice Mattioli 1885 e tradotti per la prima volta in italiano. Autori che raccontano il Natale attraverso due filoni diversi, il primo della fiaba, la seconda del realismo, ma che celebrano, con la medesima morale, il vero senso della festa, ovvero quello spirito di umiltà e sacrificio che dovrebbe far riflettere la nostra società occidentale entrata in una fase di declino etnocentrico. Il volume di Howells, Natale tutti i giorni e altre storie da raccontare ai bambini è corredato da cinque racconti diretti all’infanzia, dove una figura paterna narra a seconda dei casi, a uno o più bambini, fiabe ironiche e ricche di fantasia su ragazzine viziate che desiderano che tutti i giorni sia sempre Natale, salvo poi capire che se fosse davvero così il mondo sarebbe un posto ricco di infelicità e povero, oppure altri incentrati su tacchini, zucche e trenini con un’anima. Vicende affascinanti, che nel lontano Ottocento mettono alla luce, molto prima che andassero di moda, temi come il consumismo, [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;inverno si era sbagliato</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:02:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È il 1914, siamo in Inghilterra, Riley ama Nadine, ma il loro amore è osteggiato dalla madre di lei per la bassa estrazione sociale di lui. Julia è sposata con Peter e il suo solo compito è essere una moglie devota e ornamentale. Rose, cugina di Peter, non bellissima, è ricca, sola e annoiata. Scoppia la guerra, Peter e Riley vanno al fronte, per le loro donne l’unica cosa da fare sarebbe quella di aspettare, ma in quell’attesa devono assolutamente fare qualcosa. Rose e Nadine diventano infermiere e vedono con i loro occhi una generazione di giovani corpi maciullati e lasciati morire, Julia invece ha paura di perdere l’amore di Peter perché sta sfiorendo e farà qualsiasi cosa pur di conservarsi. Ma la guerra cambia gli animi e niente sarà più lo stesso. È stata la prima guerra mondiale a definire l’inizio del cosiddetto secolo breve. Quegli spari che uccisero l’arciduca d’Austria e sua moglie a Sarajevo il 28 giugno del 1914 fecero ben più rumore dello scoppio di quella guerra e delle sue inevitabili conseguenze perché sancirono soprattutto l&#8217;inizio di un’era nella quale i ruoli maschili e femminili cambiarono. Il secolo breve sarebbe finito nel 1991 con la fine [...]]]></description>
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		<title>La porta sbarrata</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:07:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hubert Granice ha un segreto che vuole a tutti i costi svelare al mondo intero: dieci anni prima ha ucciso l’odioso e vecchio cugino per ereditarne le sostanze. L’uomo con i suoi soldi avrebbe potuto così vedere realizzati tutti i suoi sogni, ovvero diventare un apprezzato drammaturgo e sistemare l&#8217;infelice sorella. Ma così non è stato: lui non è diventato un autore importante e la sorella è morta giovane in seguito ad un matrimonio sbagliato. Ormai consapevole della sua personalità mediocre non riesce a trovare il coraggio di suicidarsi. Così, decidendo di raccontare il suo segreto crede che verrà giudicato colpevole in un processo e condannato alla sedia elettrica. Purtroppo però nessuna delle persone alle quali confida la sua storia – il suo avvocato, un investigatore, un procuratore, etc. – gli crede, anzi pensano di trovarsi di fronte ai vaneggiamenti di uno squilibrato. Chi se non un pazzo racconterebbe così a cuor leggero di aver commesso un omicidio di sua spontanea volontà chiedendo anche di essere arrestato? Il povero Granice per ironia della sorte si ritrova a finire i suoi giorni nel peggiore dei mondi possibili. Edith Wharton, la prima donna a vincere il premio Pulitzer per la narrativa nel lontano [...]]]></description>
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		<title>La mano che teneva la mia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al quinto romanzo, Maggie O’Farrell si rivolge direttamente al lettore e gli racconta con grande pulizia narrativa due storie in parallelo. La prima è quella di Lexie Sinclair, giovane e arguta ragazza ventiduenne che si trasferisce dalla soffocante e provinciale campagna inglese dei tardi anni Cinquanta al vitale quartiere londinese di Soho che stava per affacciarsi al periodo Swinging e all’uscita dalle restrizioni economiche degli anni successivi la seconda guerra mondiale. La ragazza comincia così una vita bohemienne con l’intellettuale Innes Kent, direttore di una rivista d’arte, elsewhere, e ben presto resta totalmente inserita in quel contesto culturale. Gli anni passano e una Lexie più matura e più raffinata è ormai una giornalista affermata che cavalca in pieno la cultura e i conflitti politici degli anni Sessanta (va in Vietnam, intervista Andy Warhol e Francis Bacon…). E fra pubblico e privato la sua esistenza verrà messa a dura prova fra gioie e dolori, fra perdite e maternità. La seconda storia, invece, è ambientata nella Londra contemporanea, e prende in esame Elina, una giovane pittrice finlandese, che ha avuto da poco un bambino – con la complicazione di un parto difficile che l’ha debilitata fisicamente – dal suo compagno Ted, un montatore [...]]]></description>
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		<title>Jennifer Egan e il suo tempo bastardo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:03:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nessuno la conosceva prima che la primavera scorsa vincesse il premio Pulitzer e il National Book Critics Circle Award (oltre ad una pioggia di menzioni e nomination a tutti i più importanti premi americani e non e l’esaltazione della stampa). Solo gli addetti ai lavori e una manciata di lettori molto attenti. Ma Jennifer Egan, prima di vincere il premio letterario americano più prestigioso e ambito con Il tempo è un bastardo, titolo italiano di A Visit from the Goon Squad (pubblicato recentemente in Italia da minimum fax), era già stata apprezzata per i suoi tre libri precedenti, uno dei quali, Look at Me, era stato anche nominato al National Book Award. Il tempo è un bastardo è composto di tredici short stories che si dipanano senza un ordine cronologico. Il loro spazio temporale oscilla fra gli anni Settanta delle droghe psichedeliche di una San Francisco punk ad un futuro distopico e allo stesso tempo malinconico, dove si intrecciano le vite di tanti personaggi che si ritrovano di storia in storia ad essere protagonisti, comparse, comprimari in momenti differenti della propria vita. I protagonisti prendono forma al vertice del proprio successo o al naufragio esistenziale del proprio io; Jennifer Egan ci [...]]]></description>
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		<title>Peter Pan e Pel di carota: la purezza e il silenzio dell&#8217;infanzia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:14:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I loro nomi cominciano entrambi per p: Peter Pan e Pel di carota. Due figure che hanno sancito due differenti aspetti della letteratura per l&#8217;infanzia, o per meglio dire sull&#8217;infanzia. Da un lato quella mai abbandonata degli scritti letterari e teatrali dell&#8217;inglese James M. Barrie, dall&#8217;altra quella negata del romanzo francese di Jules Renard. Sono così il bianco e nero e il silenzio del muto a dare la forza emotiva della rappresentazione visiva a queste due opere – realizzate a distanza di un anno l&#8217;una dall’altra, il 1924 e il 1925. E nel loro discorso metatestaule il primo film sta al secondo come la magia del cinema di Georges Méliès sta al realismo di quello dei fratelli Lumière. Perché se la storia di Peter Pan al cinema rielabora e costruisce alcuni prototipi del genere fantasy e i trucchi visivi già praticati a teatro avvalendosi di illusioni ottiche, Pel di carota si avvale della tradizione classica del racconto realistico. Ancor prima dell&#8217;edizione Disney del 1953, Peter Pan fu oggetto di una versione cinematografica diretta nel 1924 da Herbert Brenon, che traeva spunto appunto proprio dall’impostazione della versione teatrale realizzata da J.M. Barrie stesso, che racconta la storia che tutti noi ben [...]]]></description>
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		<title>La sola idea di te</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:03:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anna Sands è una bambina di otto anni che nell’agosto del 1939, pochi giorni prima dello  scoppio della seconda guerra mondiale, viene sfollata insieme a migliaia di altri nella campagna inglese per sfuggire agli inevitabili bombardamenti della capitale. Il caso la fa finire ad Ashton Park, dimora patrizia sita nello Yorkshire di una facoltosa coppia senza figli che apre le proprie porte a tanti di questi bambini. Da subito la piccola Anna resta affascinata dai due padroni di casa, la bellissima Elizabeth e il sensibile e acculturato Thomas, in sedia a rotelle perché vittima della polio, ma ben presto scoprirà cosa si nasconde dietro quel velo di perfezione: tradimenti e infelicità per l’impossibilità di Elizabeth di rimanere incinta, la passione di Thomas per una delle insegnanti della scuola e il tragico e inevitabile destino che lacererà tutti. Rosie Alison, produttrice cinematografica de Il bambino con il pigiama a righe e di Page Eight nonché docente universitaria di letteratura inglese, esordisce come scrittrice attraverso un testo che predilige una forma classicamente rigorosa (troppo) e a tratti epica, che ricorda proprio quella del romanzo di Boyne da cui è tratto il popolare film da lei prodotto. Con il quale condivide soprattutto la [...]]]></description>
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		<title>Buster Keaton: l’uomo dietro il fenomeno</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:15:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Rodolfo Valentino: un mito mai tramontato di E. Fischetti Un fisico asciutto e nervoso, una statura minuta, abiti fuori misura, uno sguardo impenetrabile che buca lo schermo di un tempo in cui il cinema non parlava, ma come se si esprimeva attraverso le fattezze del corpo e lo sfondo di luci e ombre, luoghi e soprattutto oggetti. Quel corpo comico, che rimbalzava impavido nelle scene d’azione e senza controfigure e che si modella come la cera pongo, non può che essere quello di Buster Keaton, che diviene iconografia di quel tempo, immortale visione della tragedia degli esseri umani vittime della catena di montaggio, con i propri sogni spezzati, gli oggetti invece il suo rapporto con la tecnologia, il concetto di macchina in una visione attualissima e di poetica filosofia. Tra Chaplin e Fatty Arbuckle, che fu il suo maestro, Buster, ovvero “fenomeno”, soprannome che gli fu affibbiato niente meno che da Harry Houdini, è quello che ha portato alla luce la comicità più crudele nella rappresentazione dell’uomo medio. Il comico (nerd in un tempo in cui non andava ancora di moda al cinema), che per contratto non poteva ridere, neppure sorridere, costruì così intorno a se una maschera [...]]]></description>
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		<title>Che fine ha fatto Miss Baby?</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:01:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due storie di donne che camminano su binari paralleli per poi intrecciarsi in una tragica e amara fine. Laney è una cassiera della catena Walmart che ha abbandonato gli studi e la possibilità di essere una cantante nell’Illinois più desolato, Baby fa tatuaggi in un Texas altrettanto polveroso e annoiato. Lee Martin costruisce un thriller ribaltando la cronologica struttura narrativa canonica degli avvenimenti del racconto; mettendo in luce le vite di queste due donne che non si conoscono e non sanno chi sono, per poi arrivare all’amara verità di un crimine che poteva essere risparmiato, ridefinisce i confini dell’intreccio. La gelosia di una donna, Delilah, e la meschinità di un’altra, Rose (entrambe amiche della giovane e ingenua Laney), la disperata ricerca dell’amore, o meglio l’illusione di esso, porta a commettere qualsiasi sporca azione e le cose più assurde pur di non perdere quel barlume di felicità conquistata. Ma tali scelte lacereranno le vite di tutti, comprese quelle di Laney e Baby, che avranno in comune l’amore e la passione per un uomo che saprà concedere loro, nella follia di un mondo triste e desolatissimo, un barlume di speranza per poi accidentalmente bruciarla del tutto. Le donne combattono per i propri [...]]]></description>
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		<title>Rodolfo Valentino: un mito mai tramontato</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:25:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima di James Dean, prima di Marilyn Monroe, prima di Michael Jackson, prima di John Lennon, prima di Kurt Cobain. Il mito alimentato dalla morte, la morte alimentata dal mito l’ha generata nel lontano 1926 Rodolfo Valentino quando morì improvvisamente di peritonite a New York alcuni giorni prima dell’uscita del suo ultimo film Il figlio dello sceicco. Figura leggendaria del cinema muto che con la sua presenza elegante ha creato una vera e propria estetica esotica all’interno della scena filmica, la definizione in immagine di un qualcosa di più forte di una generazione del mondo del cinema. Se le teenager di oggi impazziscono per Robert Pattinson o Justin Bieber all’epoca c’era solo lui. E c’è da dire che il confronto non regge o forse ho solo usato degli esempi infelici. In molti hanno cercato di fargli il verso, da Ramon Novarro a Ivor Novello a Douglas Fairbanks, ma la sua immagine resta unica in quello spaccato storico. Certo morire così giovane e senza una ruga aiuta. Eppure questo mito nasce nella provincia del meridione italiano, a Castellaneta, paesino della provincia di Taranto in Puglia con velleitarie e in parte false origini nobiliari paterne e origini francesi dal lato materno. Un [...]]]></description>
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		<title>One Day</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:28:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche la recensione del libro a cura di Erminio Fischetti! Dopo An Education, Lone Scherfig torna a raccontare una storia d’amore travagliata che si inserisce (o perlomeno dovrebbe) all’interno di un contesto generazionale preciso. Per An Education erano gli anni Sessanta castigati e puritani di quella parte di Inghilterra che ancora doveva affacciarsi alla ribellione, al cambiamento. La piccola borghesia di periferia. Questa volta con One Day, adattamento cinematografico atteso del bestseller di David Nicholls (edito in Italia da Neri Pozza con titolo Un giorno), rispolvera la generazione nata nel periodo del film precedente e cresciuta a cavallo della fine degli anni Ottanta e Novanta, un periodo piuttosto complicato per la storia inglese e che ne ha trasformato la società. Dexter ed Emma sono un ragazzo e una ragazza come tanti che il giorno della loro laurea, il 15 luglio del 1988, si conoscono. Sembra che tra loro stia per sbocciare qualcosa, ma è il sentimento di una forte amicizia a prendere corpo. L’amore resta nell’aria, latente. La vita li porta verso due percorsi differenti: lui borghese, figlio di una ricca famiglia, comincia a lavorare in tv come presentatore di programmi spazzatura per cadere nel vortice della droga, del [...]]]></description>
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		<title>Mancia competente</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:19:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ernst Lubitsch è una delle figure massime del cinema classico, che si impone nel firmamento hollywoodiano dopo una carriera alla corte tedesca di Max Reinhardt, figura leggendaria delle arti performative dell’inizio del Novecento dalla cui ala prenderanno il volo figure di spicco che domineranno tutto il secolo. Autore di interni alto-borghesi o della decadente classe nobiliare, Lubitch proviene da tutt’altro ambiente, il ghetto ebraico della Berlino di fine Ottocento. Ed è con il suo sguardo estraneo e la sua verve cinica e crudele che Lubitsch, che nel mondo del filmico ha fatto molti mestieri prima di approdare alla regia, è riuscito a formulare con l’estetica dell’eleganza e del paradosso il cinema forse più cattivo nei confronti delle ipocrisie e dei meccanismi sociali. Mancia competente, realizzato nel 1932, quando il suo successo era già consolidato, è uno di questi esempi che ben calzano nel meccanismo di un’arte votata ai particolari, all’essenza di un dettaglio per mezzo dello sguardo invasivo della macchina da presa. Tratto dalla commedia The Honest Finder di Laszlo Aladar, Mancia competente è uno degli esempi più raffinati del tocco del maestro tedesco, esponente massimo della commedia sofisticata che lanciò ad Hollywood, tra gli anni Venti e gli anni [...]]]></description>
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		<title>Una lunga canzone</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:17:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[July è nata in dicembre, ma sua madre Kitty le ha dato quel nome per la dolcezza che esprimeva il suono della sua pronuncia. July è nata schiava in Giamaica negli anni dieci dell’Ottocento, frutto dello stupro subito da sua madre Kitty da parte di un guardiano bianco. Per Kitty quella figlia meticcia era diventata l’unica consolazione di lavoratrice nei campi, ma le era stata strappata con il sorriso e la gentilezza dalla sorella del suo padrone, fresca e grassa vedova appena arrivata dall’Inghilterra, che voleva fare della bambina la sua perfetta domestica. La gentilezza della padrona sarebbe stata composta ben presto dalle carezze dei pugni e dalla gentilezza delle urla. La giovane July cresce in questo modo per anni prima della ricolta natalizia degli schiavi nel 1831 e che portò alla fine della schiavitù tre anni più tardi. Nel frattempo nella sua vita ci sarebbe stato un figlio nato dalla relazione con uno dei pochi uomini di colore liberi dell’isola, un bel bambino che lei dovette abbandonare sul sagrato di una Chiesa e una relazione con il nuovo marito della padrona da cui avrebbe avuto una figlia. Un uomo che ha ottenuto l’amore di July grazie alla sua gentilezza [...]]]></description>
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		<title>Il Festival di Roma è finito!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 22:59:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Leggi le altre giornate del Diario di viaggio day by day! Ultimo giorno. Anche questa sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma giunge alla sua fine, tra mille insidie, contrattempi, fallimenti generali, compresa la premiazione finale condotta da Francesca Inaudi, sottilmente sbeffeggiata in diretta dallo stesso Richard Gere dopo aver ritirato il premio alla carriera dalle mani di Debra Winger (chi non se li ricorda insieme in Ufficiale e gentiluomo). Un’edizione che non verrà certo ricordata negli annali della storia di questo Festival e nella quale ha dominato la visione di un Concorso mediocre con pellicole che in altri circuiti e contesti non sarebbero neppure state prese in considerazione in quella che dovrebbe essere una sede culturale, figurarsi poi vincere qualcosa. E la giuria non si è nemmeno risparmiata concedendo premi speciali, come quello improponibile a The Eye of the Storm, improponibile adattamento kitsch del romanzo omonimo di Patrick White e quello alla colonna sonora del dignitoso Hotel Lux andato a Ralf Wengenmayr. Pellicole sciatte, spesso prive di alcuna struttura narrativa. Due film abbiamo apprezzato davvero all’interno del Concorso Ufficiale: Una vie meilleure, pellicola francese [...]]]></description>
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		<title>Magic Valley e Noordzee, Texas: i due volti della provincia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 01:10:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! La provincia come base narrativa del cinema ha frequentemente portato alla luce storie di dolore, inquieti sentimenti di ribellione, sottese passioni nascoste. Magic Valley e Noordzee, Texas sono entrambe pellicole di registi esordienti che raccontano di questi sfondi contrastanti dalle forti passioni e violenze oscure, atte a sancire il dualismo della natura umana in luoghi dove tutto ha il sapore della mancanza della compiutezza. E sebbene dotati di linguaggi diversi, i due film raccontano entrambi numeorsi aspetti della natura dei sentimenti per approdare a due conclusioni antinomiche. Entrambe condivisibili. Il desolato Idaho, fatto di paesaggi brulli e case desolate, di Magic Valley, opera statunitense dal profilo indipendente, è sviluppato in una giornata autunnale di un paesino di campagna, un luogo dove diversi personaggi consumano il loro tempo tra la sporcizia e la noia, attraverso azioni quotidiane ed eventi privi di valore. Ma dietro quella patina di desolazione avvengono strane cose: giochi tra ragazzi che si possono rivelare pericolosi, un allevamento di salmoni trovato morto, la conseguente lite fra due vicini che si dividono l’acqua di un laghetto, una madre che cerca la propria figlia. Contemporaneamente, due [...]]]></description>
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		<title>Una lotta a colpi di… Butter</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 20:41:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Forse non tutti sanno che le sculture si fanno anche con il burro. Lo insegna questa anomala commedia dell’inglese Jim Field Smith, al secondo lungometraggio dopo Lei è troppo per me, che in realtà parla di molto altro. Nel Midwest americano pare che le sculture di burro siano talmente note che esistono addirittura dei concorsi indetti appositamente. La pellicola, dal titolo esplicativo, Butter per l&#8217;appunto, parte da questo piccolo presupposto per raccontare un’America contemporanea politicamente corretta e fatta di falsi moralismi, estremismi religiosi e retorica in tutte le salse. Laura Pickler è la moglie del Bernini del burro locale al quale viene chiesto di farsi da parte per nuovi concorrenti, ma alla rigida consorte, all’apparenza tutta casa e famiglia, la cosa non va proprio giù, tanto da proporsi lei stessa scultrice (non senza buone capacità) e compiere le azioni più scorrette pur di non perdere quella popolarità acquisita. Ma a farle le scarpe in qualche modo, una ragazzina di undici anni afro-americana, Destiny, che ha passato la vita da un affidamento all’altro e che presenta soggetti che fanno sciogliere (per la commozione) le giurie. Butter possiede uno [...]]]></description>
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		<title>The Eye of the Storm: l’affossamento della forma filmica</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 23:20:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Era dal 1988 che Fred Schepisi non girava un film nella sua patria di origine, l’Australia, da quel Un grido nella notte, che portò ad una corvina Meryl Streep la vittoria a Cannes e l’ottava delle sue (fino ad ora) sedici nomination agli Oscar. Schepisi non si è mai distinto per avere realizzato capolavori, ma piuttosto opere discrete, alcune discontinue e altre bruttine, fatta eccezione proprio per quelle australiane d’inizio carriera come Il cortile del diavolo e The Part of Jimmy Blacksmith e la bella miniserie tv Empire Falls, tratta dall’omonimo romanzo premio Pulitzer di Richard Russo. Stavolta il regista adatta addirittura il lavoro di un premio Nobel, The Eye of the Storm di Patrick White (edito proprio in questi giorni da Bompiani con il titolo L’occhio della tempesta), ma inspiegabile sembra di trovarsi di fronte ad uno dei peggiori film di Pupi Avati (e sì che ce ne vuole!) – tra l’altro non manca neanche lui a corroborare il fegato degli spettatori in questo Festival con il titolo Il cuore grande delle ragazze. Un’altra pellicola, questa di Schepisi, che ancora una volta racconta di storie [...]]]></description>
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		<title>Like Crazy: la purezza della passione</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 13:19:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Classe 1983, Drake Doremus è al terzo lungometraggio e ha già ricevuto il plauso della critica e l’attenzione di Hollywood  con Like Crazy, vincitore all’ultimo Sundance Film Festival. Queste le premesse mediatiche di una pellicola che si affaccia Fuori Concorso alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma ed è già attesissima per la campagna dei premi americani, specie quelli della critica. La pellicola affronta un tema tanto contemporaneo quanto interessante: la storia d’amore di due giovani che vivono distanti l’uno dall’altra. Anna e Jacob si incontrano all’università. Lei è inglese e studia a Los Angeles. Lui americano. Si innamorano, di un amore puro e innocente, la prima vera storia, di quelle che si conficcano dentro, della loro vita. Il tempo passa, i due si laureano ed è arrivato il momento della separazione perché a lei è scaduto il visto. Separazione che avviene con due mesi di ritardo. Al suo rientro negli Stati Uniti le viene negato l’ingresso per non aver rispettato le scadenze precedenti. Inizia così un tormentato rapporto a distanza intervallato dalle brevi visite a Londra di Jacob. Nel frattempo le loro [...]]]></description>
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		<title>Roma Film Fest VI &#8211; Diario di viaggio: Day 1-2</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:51:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Leggi le altre giornate del Diario di viaggio day by day! Dopo la prima giornata di ieri, piuttosto magra con The Lady, il film di Luc Besson presentato in apertura a questa sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma sulla figura del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, in questa seconda la situazione si fa più movimentata con pellicole di grande attesa. Ma non regala brividi migliori. Una giornata che non sembra essere fruttuosa, dimostrando che quello che dovrebbe essere un Festival Internazionale si rivela (spesso) solo una sagra di provincia. Protagonista: un cinema scarso. Pochi sussulti e tutti dal cinema del passato, dalle rassegne del cinema inglese (stasera alle 21 per Punks &#38; Patriots, la grande Anne Bancroft in The Pumpkin Eater, film che le fece guadagnare una nomination agli Oscar nel lontano 1964), dai documentari. Qualche sorpresa quindi come al solito la regalano i film dal lignaggio meno ostentato, dal clamore meno pubblicizzato. E anche qui la regola della sagra si fa dictat: bisogna saper cercare nella confusione e nel marasma delle bancarelle. Sicuramente la giornata è stata quella [...]]]></description>
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		<title>Il potere della stampa</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:28:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quarto potere, La donna del giorno, L’asso nella manica, 10 in amore, Quinto potere, Tutti gli uomini del presidente, Prima pagina, Diritto di cronaca, Salvador, Dentro la notizia, Urla del silenzio, Talk Radio, Insider – Dietro la notizia, Sesso &#38; Potere, Live from Baghdad, Good Night &#38; Good Luck, Frost/Nixon e… potremmo citarne altri. Titoli del cinema americano che raccontano in diverse maniere tutte le angolazioni del giornalismo, cosa si nasconde dietro uno scoop, cosa ci vuole per essere un bravo reporter. Un tema da sempre tamburo battente per il cinema, che ne ripropone gli schemi e la deontologia di una professione, mito e non, di una società che ostenta solo in apparenza il desiderio di un’informazione secca e pulita. Storie legate alla Storia e all’attualità, fra tutti piace ricordare come caposaldo assoluto, Tutti gli uomini del presidente, pellicola, diretta da Alan J. Pakula nel 1976, incentrata sullo scandalo Watergate e realizzata a meno di quattro anni dalla scoperta da parte dei due giornalisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward, dei fatti che portarono poi al cosiddetto impeachment e alle dimissioni dell’allora presidente Richard Nixon. Da qui le numerose polemiche sull’ambiguità del ruolo del giornalismo americano e sul [...]]]></description>
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		<title>Revolutionary Road</title>
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		<description><![CDATA[Non è che se qualsivoglia persona reputi Il grande Gatsby e Madame Bovary i suoi libri prediletti per forma e sostanza narrativa diventi automaticamente scrittore di altrettanta valenza di quella di Francis Scott Fitzgerald e Gustave Flaubert. Ma è anche vero che, probabilmente, nessuno può essere un valido autore senza aver letto questi due capisaldi della letteratura mondiale. Come se un regista cinematografico che si volesse definire tale non avesse mai visto Quarto potere. Entrambe queste figure non potrebbero andare da nessuna parte, tantomeno affermarsi nel proprio campo. Per Richard Yates e Sam Mendes, che invece l’hanno fatto, le cose sono andate in maniera leggermente diversa perché sono diventati quello che sono diventati &#8211; uno scrittore di culto e l’altro regista affermato &#8211; perché hanno perseverato nella cura maniacale dei dettagli della propria disciplina. E proprio questo fattore ha permesso che entrambi dessero tutto quello che avevano da dare, a poco più di trent’anni, nella loro prima opera: Revolutionary Road per Yates e American Beauty per Mendes. Per loro sì, il proprio caposaldo. Il destino, tuttavia, li avrebbe fatti incontrare, a sedici anni dalla morte del primo, avvenuta nel 1992, quando il secondo avrebbe diretto l’adattamento cinematografico del capolavoro dell’altro, [...]]]></description>
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		<title>In fondo al fiume degli umani dolori</title>
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		<category><![CDATA[PEN/Faulkner Award]]></category>
		<category><![CDATA[PEN/Faulkner Award per la narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Piccola Biblioteca]]></category>
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		<description><![CDATA[Sembra impalpabile la scrittura di Jamaica Kincaid, così più vicina alla poesia che alla prosa, talmente lirica da inneggiare ad una lettura sensoriale. Eppure i dieci racconti contenuti nella raccolta In fondo al fiume (edita in Italia quest’anno da Adelphi, ma apparsi negli Stati Uniti sul The New Yorker prima di essere pubblicati in volume nel 1983 ed essere candidati al PEN/Faulkner Award per la narrativa) sono concreti: concreti dell’amore materno, concreti della forza femminile, concreti della violenza maschile, una condizione paragonata al suo luogo di nascita, Antigua, nei Caraibi fino agli anni Sessanta vittima a sua volta dei colonizzatori inglesi, concreti dell’immigrazione, che lei stessa compì a sedici anni, nel 1965, per vivere a New York come ragazza alla pari, concreti delle scoperte dell’infanzia, concreti dell’essere donna, concreti dell’essere una donna “nera”. Sono tutti questi caleidoscopici riverberi della figura femminile a generare il centro dello sguardo umano della Kincaid, autrice al di là dei generi, al di là degli schemi, non  categorizzabile, ma amata, ammirata e apprezzata per la costruzione di storie che sono puzzle di condizioni, humus di emozioni, ricordi sanciti dalla memoria. Immagini emotive contornate da eventi secchi, violenti, formativi, che sono alla base della creazione di un’identità [...]]]></description>
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