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	<title>Fuori le Mura &#187; Federica Federico</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>I giorni del gelsomino</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 23:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ilaria Guidantoni]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho ricevuto l’anticipazione del nuovo scritto di Ilaria Guidantoni quando l’autrice si trovava ancora a Tunisi; il libro era accompagnato da una lettera piena di emozione per gli avvenimenti che si stavano succedendo proprio in quei giorni nella città. I giorni del gelsomino ne è il resoconto: un reportage emozionale sulla rivoluzione tunisina. L’occhio attento e critico della giornalista si fonde con quello emotivo della donna che vive, ama e conosce molto bene la città nordafricana ma, da cittadina italiana, ha una posizione che le permette, da subito, di vedere i retroscena della vicenda, valutare obiettivamente il non detto dai media europei e di cominciare proprio da questi fatti, a porsi delle domande. Un’osservazione importante non solo sotto un punto di vista cronachistico ma anche umano. La vita è viaggio. Qual è il collegamento tra Prima che sia buio e I giorni del gelsomino? Viaggiare è per me una dimensione strutturale del vivere ché dà l’idea di un cammino, di un’evoluzione costante che è insieme conoscenza e amore. Viaggiare non è tanto e solo muoversi nello spazio ma aprirsi a nuove geografie che iniziano al di là della porta di casa, in particolare geografie umane che necessitano ascolto. Questo lega i [...]]]></description>
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		<title>La versione di Barney</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 23:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barney, un imperdibile Paul Giamatti, racconta la sua versione dei fatti in seguito all’uscita di un romanzo che lo accusa di essere l’omicida del suo migliore amico, Boogie Moscovitch (Scott Speedman), scrittore di successo, avvezzo all’alcool, come lo stesso Barney, e agli abusi. Inizia, così, con flashback disordinati la narrazione di una vita straordinaria, come la definisce lo stesso Barney “la vera storia della mia vita sprecata”. Ricca di incontri importanti. Inizia tutto nella Roma anni Sessanta, vita da bohemien, amici artisti che finanzia con generosità, e una prima moglie libera e complessa. Proseguirà poi in Canada, con l’incontro con la seconda moglie, miliardaria e superficiale e poi con il grande amore, Miriam. La donna perfetta: bella, intelligente, accogliente. Di cui Barney non si sentirà mai all’altezza. Così come non si sentirà all’altezza dei suoi amici e del suo lavoro, chiamerà infatti la produzione televisiva che lo porterà al successo Totally Unnecessary Productions. Ma Barney sottovaluta se stesso. Perché è ironico, intelligente, generoso. Un vero eroe dei nostri giorni. Capace di amare con uno slancio che rasenta l’abnegazione. E’ talmente franco e umano nell’ammettere i suoi errori che è impossibile non perdonarlo e amarlo. Come osserva il regista Richard J. [...]]]></description>
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		<title>Angelicamente</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 23:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’angelo, figura presente nell’immaginario collettivo delle diverse culture, seppure in differenti accezioni, viene in Angelicamente (Zephyro edizioni), saggio a cura di Baldo Lami, interpretato alla luce di svariati interrogativi. Il senso dell’angelo, infatti, cambia in relazione all’osservatore, al punto di vista. L’angelo della Bibbia, il messaggero, è senz’altro diverso dall’angelo cinematografico e quest’ultimo è ancora differente dall’angelo analizzato sotto un punto di vista psicanalitico. Ma cosa hanno in comune queste figure? E cosa le separa? E soprattutto, come cambia l’idea del messaggero, dell’altro da noi, del nostro alter ego e specchio psichico, in relazione alla cultura e al periodo storico? Prendiamo ad esempio l’angelo cinematografico de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, in cui il muro di Berlino segna più volte nel film, il confine tra solitudine e incomunicabilità tra uomo e donna, così come allo stesso modo riassume la dimensione storico-politica, non può certo essere lo stesso de La vita è meravigliosa di Frank Capra, del 1946. Gli Stati Uniti in quest’ultimo film infatti sono appena usciti dalla Seconda Guerra Mondiale e l’angelo è un custode della memoria e il desiderio predominante è quello di unificazione, degli uomini e della nazione. Pace, prosperità e buoni sentimenti guidano George, James [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;ospite maligno/La stanza al Dragon Volant</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 23:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La produzione di Joseph Sheridan Le Fanu è vasta e importante; accanto a capolavori come Carmilla troviamo racconti quali L’ospite maligno e La stanza al Dragon Volant. L’affresco di un’epoca, quella vittoriana, è talmente dettagliato e realistico che si viene, dalle prime righe, catapultati all’interno non solo di una storia ma di un mondo, di cui si sente l’odore, si percepiscono le atmosfere, si è protagonisti involontari di balli in maschera, cene, convenevoli. Si è presenti mentre la sottile arte del tradimento tesse le sue trame, si palpa la paura e la confusione, si soffre dei misteriosi accadimenti, si cercano risposte. Il sovrannaturale sfuma nello psichico e i moti del cuore e della mente si impossessano dei corpi alla stregua di forze occulte. Si cammina in punta di piedi, tra enigmi e intrighi, mentre la trama si svela. La risoluzione dell’arcano è un gioco, a volte crudele, da assaporare fino all’ultima riga. L’ospite maligno Nella dimora di Richard Marston e della sua famiglia arriva un ospite, Sir Wynston Berkley. L’ordine, apparente, sta per perdere ogni punto di riferimento. Corruzione del corpo e dell’intelletto, ambiguità e seduzione, dolore e morte, sono, ormai incontenibili, dietro l’angolo. La stanza al Dragon Volant Il [...]]]></description>
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		<title>Nessuno doveva sapere. Nessuno doveva sentire</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 23:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere Nessuno doveva sapere. Nessuno doveva sentire, di Giovanna Mulas, significa perdersi nei miti della cultura sarda. Protagonista, intorno a cui si svolge la storia, è la figura della Accabadora, la femmina che accompagna alla morte e che, se necessario, rende più veloce il passaggio, il distacco da questo mondo, alimentando per il suo ruolo misterioso e “di confine”, paure e superstizioni della comunità in cui vive ed opera. Personaggi e luoghi resi concreti dalle bellissime descrizioni dell’autrice, paesaggi che profumano di Sardegna. “Scritto in italiano ma pensato in sardo. Il gioco linguistico ha un valore straordinario nel romanzo. La presenza dell’idioma proprio della Sardegna nel testo provoca un mutamento di ritmo e di direzione continuo. (…) Questo libro è un romanzo, si, ma è anche una guida al viaggio verso la Sardegna&#8221;. (Xavier Frias Conde) Nel finale si ha la sensazione che la storia si concluda troppo velocemente, quando ancora la vicenda che si sta vivendo, assaporando, amando, non fosse realmente conclusa. Come se una porta, aperta su un universo parallelo, venisse serrata proprio quando si era determinati a varcarla. Spiega al proposito la stessa autrice: “Manca una vera fine allo scritto. (…) Perché sono convinta che, nonostante il [...]]]></description>
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		<title>Il Diacono</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 23:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scorre via veloce il convincente romanzo horror di Andrea G. Colombo. La struttura è quasi cinematografica, flashback ed immagini potenti trascinano dentro la storia con forza. La sensazione di disagio è forte quando il racconto si avvale di fatti reali di cronaca, svela antichi miti e smuove  ataviche paure. Il conto alla rovescia è iniziato. Una remota profezia sta per compiersi. Gli unici che potrebbero bloccare il corso degli eventi sono i potenti esorcisti del misterioso ordine dei Celati, ormai ridotti ad un numero esiguo, e un enigmatico personaggio dall’oscuro passato, “il Diacono”. Tutti sono potenziali varchi, porte da cui il Male può accedere per compiere il proprio disegno. Le ferite emotive possono diventare il lasciapassare per la propria distruzione. Grande opportunità il libero arbitrio che concede, forza di volontà permettendo, la facoltà di scegliere da che parte stare. L’orrore dilaga. Siamo allo scontro finale. Molti avvenimenti drammatici citati ne “Il Diacono” si rifanno alla cronaca: l’Apocalisse ha  avuto inizio? Quanto detesto dare le brutte notizie… In effetti, scherzi a parte, ad ascoltare un qualsiasi notiziario o a leggere un giornale, sembra davvero che il mondo stia impazzendo. O che sia già impazzito da un pezzo. Vai a sapere per [...]]]></description>
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		<title>Libera scienza in libero Stato</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 23:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MARGHERITA HACK]]></category>

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		<description><![CDATA[Il saggio di Margherita Hack inizia con il bellissimo discorso di Piero Calamandrei durante il III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale, l’11 febbraio 1950. Un discorso a favore di un insegnamento vissuto come avvenire in preparazione. La difesa di una scuola laica “che corrisponde a quella Costituzione democratica  che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione”. L’istituzione scolastica vista come apparato costituzionale quindi, proprio perché al centro degli organi che formano la Costituzione. La scuola base della democrazia. “Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nel corpo umano hanno la funzione di creare il sangue”. Il luogo in cui si formano i ricercatori, le classi dirigenti, chi si occuperà della cultura, artisti, tecnici, coloro che diffonderanno le notizie e tanto altro. Non una casta chiusa ma un bacino in continuo ricambio di elementi elitari, i migliori, esclusivamente per merito. Individui che dovranno essere degni dei loro incarichi futuri. Come menzionato dall’art. 34 della Costituzione in cui si parla di persone capaci e meritevoli, messe in condizione, da una scuola aperta a tutti, di raggiungere i gradi più [...]]]></description>
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		<title>No Panic Therapy: Zingarate</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 23:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Toni Thorimbert]]></category>

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		<description><![CDATA[No Panic è l’esperimento creato dal fotografo riminese Chico De Luigi in cui tutti possono giocare con i propri limiti. Nei laboratori No Panic, non si parla di fotografia in modo tecnico, niente tempi, diaframmi, esposizioni, perché l’obiettivo è molto più ambizioso (e unico): riappropriarsi della propria identità mettendo a fuoco (non solo in senso fotografico) ciò che realmente si vuole vedere ed esplorare e come. Può succedere di tutto negli incontri “no panici”, perché sono le persone a determinare, in corso d’opera, cosa accadrà. Azzardando, osando essere ciò che realmente si desidera. Il resto verrà da sé. Dal comunicato dell’evento: “Dovrete trovarvi nel bel mezzo di una Zingarata per capire di cosa non stiamo parlando. Saranno 3, partiranno il 13 novembre e nessuno sa dove arriveranno, né di che si tratterà. Neanche chi le ha organizzate lo sa. Saranno incontri con fotografi, questo è sicuro. Quello che succederà durante dipenderà: dagli ospiti degli appuntamenti, dai partecipanti alla Zingarata e dal clima che si creerà tra una parte e l’altra (se, e fino a quando, resteranno due parti distinte). Quando si sarà fatta ora, si andrà a cena tutti insieme e se ce ne sarà voglia ci sarà anche un [...]]]></description>
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		<title>Prima che sia buio</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ilaria Guidantoni, già autrice di “Vite sicure”, saggio sulla comunicazione che ruota intorno alla sicurezza stradale, si interroga in questo suo primo romanzo Prima che sia buio – In ordine sparso seguendo un filo, sul rischio che si corre vivendo. L’incontro con Ilaria Guidantoni è stato molto piacevole, rilassante, si è parlato spontaneamente per diverse ore, come se ci si conoscesse da molto tempo. Mi sono ritrovata avvolta nel suo mondo leggendo il suo romanzo e poi incontrarla è stata la conferma delle emozioni provate durante la lettura. Poesie e racconti scorrono via veloci, alcuni molto intimi, altri cronache di una realtà che ci attanaglia impietosa, altri ancora sono urla disperate di dolore, di delusione, di impotenza. È un mondo interiore che viene fuori, ci sono delle domande, si cercano risposte, senza mai arrendersi. Come nasce l’idea di raccogliere alcuni dei tuoi racconti e poesie in Prima che sia buio? Nasce dall’aver trovato il bandolo della matassa dentro di me, in ordine sparso seguendo un filo – come recita il sottotitolo della raccolta – sul tema della ricerca della vocazione della vita – che sfiora la morte (Il rumore del cielo) e del suo senso. Non è un caso che l’inizio [...]]]></description>
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		<title>Il 36° Giusto di Claudio Vergnani</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il 36° giusto]]></category>
		<category><![CDATA[vampiri]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio e Vergy sono tornati. E, come ben sa chi ha letto Il 18° Vampiro, se ci son loro nei paraggi, guai, adrenalina e confusione non possono mancare. Non delude il secondo romanzo di Claudio Vergnani (qui l&#8217;intervista). Il suo è già uno stile inconfondibile: ironia, cultura, intelligenza. Accostamenti a volte arditi e surreali,  sempre brillanti. Dalla “mattanza vampirica” del primo romanzo, è passato molto tempo. Abbastanza da riprendersi la propria vita, avendone una. Ma, ovviamente, questo non vale per chi a parte dare la caccia ai vampiri, sembri proprio non riuscire a trovare una collocazione. La coppia, in questa seconda avventura, è più collaudata e, se non fossero loro, ci si potrebbe quasi spingere a dire, più in armonia. Alcuni amici sono persi, altri hanno tratto vantaggi economici dalle esperienze vissute, altri non vogliono più saperne del passato. Di certo i vampiri, che non sono scomparsi, sono molto cambiati, nuove generazioni hanno preso il comando e si aggirano nella realtà modenese e non solo. Ma sono pur sempre “succhiasangue”, raramente sono romantici e affascinanti, anche quando strizzano l’occhio agli eroi della letteratura e del cinema. Il romanzo scivola via senza risparmiare battute e citazioni. Con uno sguardo sempre attento [...]]]></description>
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		<title>Il buddista riluttante</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[William Woollard è autore e conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione a carattere scientifico. Il suo lavoro consiste nell&#8217;approfondire un argomento e renderlo comprensibile al maggior numero di pubblico possibile. Con la stessa ottica ha cominciato a studiare la filosofia buddista quando, per motivi personali, ne è venuto in contatto, cercando risposte per tutti i buddisti scettici e, più semplicemente, per tutti coloro che vogliano conoscerne gli insegnamenti, soprattutto quelli legati alla vita quotidiana e al suo miglioramento. Il viaggio inizia gettando le basi sul cosa si intenda per buddismo. Non una filosofia oscura, astratta, passiva o monotona ma piuttosto rivoluzionaria, impegnativa, attiva e, parole dell’autore, sorprendente. Vedere questo, probabilmente, significa essere già ad un punto avanzato del percorso. La prima domanda che l’autore si pone è: sono felice? Se, come è accaduto a lui, viene istintivo glissare sulla risposta è probabile che il giudizio, dato o meno, sia negativo. “E’ difficilissimo ottenere profondi cambiamenti nella vita. Anzi, forse è la cosa più difficile. Mi ritrovavo con una vita incanalata su una strada apparentemente ben definita, comoda, di discreto successo, e non percepivo in me alcun bisogno religioso. Eppure mi ero imbattuto in qualcosa che sembrava portare immensa ricchezza e maggiore spessore non [...]]]></description>
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		<title>Infinite o sfinite?</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 22:00:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Donne che amano troppo, corrono troppo, parlano troppo, pensano troppo, ingrassano troppo. E se Dio fosse una di loro e dovesse combattere per un&#8217;eternità con rughe, moda e tutte le insicurezze quotidiane con cui ogni donna convive? Gag esilaranti scritte e interpretate da Emanuela Grimalda con Paola Minaccioni per la regia di Michael Margotta. Lo spettacolo di venerdi 16 all&#8217;interno degli eventi in programma al Gay Village 2010 è un campionario di donne reali, dalle amiche che ognuna di noi ha a quelle che incontriamo nelle più svariate occasioni. Una panoramica che ha il grande pregio di non essere mai macchietta ma di riuscire a guardare dentro a paure e convinzioni di tutte. Belle le musiche, disinvolto lo spazio, cornice perfetta per la realtà che si rappresenta. Vale la pena fermarsi e con ironia ridere delle tante donne che ogni donna è . Emanuela Grimalda (dal sito www.emanuelagrimalda.it) Nata a Trieste, si diploma all’Istituto D’Arte e poi si trasferisce a Bologna per frequentare il Dams, vagheggiando un futuro da pittrice. Non si laurea per una naturale propensione al non finito, che l&#8217;accomuna a Michelangelo. Si diploma invece alla scuola di teatro di Bologna, città dove è attivissima. Fonda il Circolo [...]]]></description>
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		<title>Ricerca in equilibrio precario tra slogan e realtà</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 22:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, è uno degli enti ritenuti eliminabili (con  trasferimento dei compiti al CNR &#8211; Consiglio Nazionale delle Ricerche), nella bozza del Decreto Legge in materia di misure urgenti di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica. Abbiamo incontrato il Presidente dell’Istituto, prof. Iginio Marson, per capire meglio la situazione. D. Che cosa è successo con la finanziaria del Governo? E’ stato confermato che l’Istituto nazionale di Oceanografia (OGS) di Trieste fosse tra gli enti da sopprimere e accorpare al CNR? Abbiamo visto le bozze del decreto e sicuramente eravamo presenti. C’era una lista di enti tra cui l’OGS. D. Il 31 maggio l’allarme rientra. Cosa è successo? E’ successo che il decreto è stato firmato dal Presidente del Consiglio Berlusconi, è stato mandato per ratifica al Presidente Napolitano il quale l’ha rimandato indietro con delle osservazioni sulla soppressione di alcuni enti di ricerca, tra cui l’OGS. D. Qual è la sua riflessione al proposito? La mia riflessione è che un riordino degli enti di ricerca, forse non è un argomento da finanziaria, né un argomento da decreto d’urgenza. Un riordino che coinvolgeva enti di ricerca anche grandi da accorpare al CNR, perché? [...]]]></description>
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		<title>Il capobranco</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 22:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione dell’uscita del suo primo romanzo, Il capobranco, abbiamo incontrato Kaspar Capparoni. Libro scritto a quattro mani (ma sarebbe meglio dire quattro zampe e due mani), con il suo fedele pastore svizzero J-Liroy vom Friauler Zar, amico, confidente e sostegno di una vita affrontata sempre con passione, dove le fughe diventano nuovi elettrizzanti inizi e qualunque situazione, presa con ironia, pazienza e, con il tempo, con saggezza, diventa un’avventura in cui troppe parole non servono. Ma i fatti si. E con i fatti da un momento buio si può imparare a diventare dei veri capobranco, guide solide e amorevoli per una famiglia un po’ umana e un po’ canina. D. Da dove è nato il desiderio di scrivere un libro autobiografico, che affronta anche argomenti molto privati? E’ nato tutto da una richiesta dell’editore Rizzoli. All’inizio ero molto titubante, non pensavo che a qualcuno potessero interessare le mie vicende private. Quindi eravamo rimasti che lo avrei fatto qualora avessi trovato un espediente valido. Poi ho pensato che sarebbe stato interessante far parlare Liroy, il mio cane, al mio posto, togliendomi così anche dall’ impaccio di dovermi giudicare, potendomi concentrare solo sui fatti. Con questa soluzione non avrei sentito l’imbarazzo [...]]]></description>
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		<title>Aspettando &#8220;Il 36° Giusto&#8221;. Intervista a Claudio Vergnani</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sapevo (lo avevo letto chissà quando, da qualche parte, ma inevitabilmente e in più di un’occasione) che ogni volta che avessi girato la testa per guardarlo, il piccolo cane nero sarebbe cresciuto e, crescendo, da piccolo e innocuo che era, si sarebbe a poco a poco mutato nel mostro irsuto e fiammeggiante che le leggende avevano descritto tanto bene. La strada era lunga, e la mia paura e la mia scarsa fede la allungavano ulteriormente. Alla luce di quella luna indifferente, mi voltai tre volte: la prima per avere conferma – e l’ebbi, purtroppo – che davvero la creatura si stesse trasformando; la seconda per controllare la rapidità con la quale mutava; la terza perché costretto dalla mia stessa angoscia. Mi voltai anche una quarta, che mi servì solo a comprendere che la quinta sarebbe stata l’ultima. Allora dissi a me stesso che non mi sarei girato ancora, che almeno non gli avrei dato quella soddisfazione. Presa la decisione, mi sentii un poco meglio; ora non rimaneva che continuare a camminare. (…) (…) Alicia mi attendeva seduta su un muretto coperto d’erba. Mi vide, vide il cane. Da come ci guardò entrambi seppi che aveva compreso. Mi salutò con un [...]]]></description>
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		<title>Vite sicure. Intervista a Ilaria Guidantoni</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ilaria Guidantoni]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica Politica e Infrastrutture leStrade]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Nella volontà di risolvere una problematica, come quella degli incidenti stradali, la comunicazione ha un ruolo fondamentale. A che punto siamo in Italia? Le parole, quelle che io chiamo le strade di carta, hanno un potere determinante per rendere più sicure le strade di asfalto, soprattutto nel target giovani, in particolare per quanto attiene la forza delle immagini e quindi della campagne di sensibilizzazione e degli stili di vita trasmessi. L’Italia, come tutta l’Europa, ha registrato la svolta del 2001, quando il Terzo Programma europeo per la sicurezza stradale ha richiamato l’attenzione sull’incidentalità trasformandola da fatalità sottostimata ad emergenza. Cosa è successo? Un messaggio forte e chiaro: il 50% di morti in meno sulle strade al 2010. L’obiettivo purtroppo è stato disatteso, ma c’è stata un’inversione di tendenza perché finalmente il traguardo era chiaro, concreto e misurabile nei risultati. Così i politici si sono sentiti chiamati in causa e hanno cominciato a parlare di sicurezza stradale; la stampa ha seguito a ruota. In sintesi, da semplice argomento di cronaca locale, per lo più ‘nera’, o soggetto tecnico per addetti ai lavori, confinato in tavole rotonde e stampa specializzata, la sicurezza stradale è diventata quasi ‘di moda’. Il risultato oggi [...]]]></description>
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		<title>Ducati Desmo Challenge 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 22:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alessandro valia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci siamo. Per gli appassionati del motociclismo firmato Ducati, torna l’appuntamento con il Desmo Challenge. Da domenica 18 aprile la sfida ricomincia da Magione, vicino Perugia, circuito in esclusiva. Tre le categorie in gara: Protwins, Superbike e Superstock. E un trofeo, quello Vyrus per chi queste creature “follemente tecnologiche” le possiede e per chi per un fine settimana o una stagione vuole provare il brivido della pista e della vita nel paddock. Qualche domanda l’abbiamo fatta a Ascanio Rodorigo, project manager Vyrus. Nel box si respira professionalità e voglia di stare insieme. Si lavora e ci si diverte. Nell’universo moto la passione e l’ingegno creano continuamente nuovi sogni… Mi diverto con le moto da molti anni e adoro creare esemplari unici commissionati da clienti esigenti. Realizzare i sogni più incredibili è la mia missione, ogni loro  desiderio è per me una sfida: dal compressore volumetrico all’utilizzo di ruote dalle dimensioni incredibili, serbatoi e scarichi ultra performanti. Da dove parte un’avventura così? Da ragazzo vidi una F40  a  Rimini, mio padre Jet fighter pilot, assisteva in prima persona all’omologazione dei freni all’aeroporto di Miramare. Ero affascinato da ogni dettaglio: le luci, il cruscotto e gli interni scarni, l’essenzialità degli accessori, le [...]]]></description>
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		<title>Antidoti umani</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando un libro mi appassiona lo divoro, fino alle ultime venti pagine circa, in prossimità dell&#8217;epilogo (qui ce ne sono addirittura due) rallento drasticamente e comincio a memorizzare ogni dettaglio, a rileggere maniacalmente righe e concetti, assaporo il congedo ormai prossimo e mi preparo al finale. Ecco, con Antidoti umani di Francesco Verso  il rito si è ripetuto. E di rito si parla durante il romanzo. Un rito che si compie ogni lunedì, di un futuro non troppo lontano e molto verosimile, nell&#8217;Agglomerato, uno dei tre blocchi in cui è divisa la Bolla (gli altri sono Alta dove si trovano i VIP e Suburbia dove vivono gli emarginati) regno popolosissimo di impiegati e operatori di minore importanza. La Bolla è invece una delle due zone in cui è suddivisa la biosfera, dove la Rete impazza e impone il proprio dominio assoluto: &#8220;la trasmissione dei pensieri è il business del momento&#8230;La mente è l&#8217;ultima frontiera del divertimento, l&#8217;ultima spiaggia del marketing, l&#8217;ultima fermata prima del capolinea cerebrale&#8221;. Ma torniamo al rito: la buona notizia è che la fame nel mondo è stata sconfitta attraverso la creazione di una sostanza nutritiva distribuita gratuitamente (ogni lunedì per l&#8217;appunto) chiamata Manna, la cattiva notizia [...]]]></description>
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		<title>Grease &#8211; il musical</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un collage di immagini colorate ed esplosive direttamente dall&#8217;America degli anni &#8217;50: giubbotti di pelle, gonne a ruota, ciuffi alla Elvis con la brillantina e, ad animare la scena, un gruppo di preparatissimi interpreti giovani e scatenati: Mirko Ranù (Danny), Serena Carradori (Sandy), Renato Tognocchi (Kenickie), Valentina Spalletta (Rizzo), Nicola Paduano (Vince Fontaine/ Teen Angel), Donatella de Felice (Miss Lynch), Carlo Massari (Doody), Erika Iacono (Marty), Davide Nebbia (Roger), Giulia Marangoni (Jan), Ilio Vannucci (Sonny), Valeria Panepinto (Frenchy), Giada Marinoni (Patty), Fulvia Borella e Clara Maselli (Cha cha), Mirko Lucchini (Tom), Dario Polmonari (Eugene), Davide Dal Seno (Studente di Rydell), Valentina Bergo (Studentessa di Rydell). A tredici anni dal debutto quindi Grease non smette di coinvolgere e divertire. La storia d&#8217;amore tra Danny e Sandy, i sogni dei T-Birds e delle Pink Ladies ed il rock &#8216;n&#8217; roll, fanno si che Grease sia sinonimo di energia pura. Nasce nel 1971, quando Jim Jacobs e Warren Casey decidono di realizzare un musical composto solo per chitarra in un teatro sperimentale di Chicago; lo chiamavano &#8220;Grease&#8221; per evocare capelli imbrillantinati, hamburgers, patatine fritte e favolose automobili fuoriserie sporche e infangate: un successo diventato un &#8220;classico&#8221; in tutto il mondo, che ha visto [...]]]></description>
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		<title>Una notte bianca (2010)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 22:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[27 settembre 2003, prima edizione della notte bianca a Roma: la confusione è alle stelle nonostante la pioggia scrosciante, tanti eventi, negozi aperti, ingressi ai musei ma ad un tratto il black out, la città è  al buio e un ascensore si ferma. Dentro, tre persone apparentemente molto diverse ma in realtà, dietro la maschera, le paure, le aspirazioni mancate, gli insuccessi, e addirittura le somatizzazioni sono le stesse. Una commedia esilarante dal ritmo incalzante come da anni ci hanno abituato Gabriele Pignotta e Fabio Avaro, quest&#8217;ultimo qui con una marcia in più. Un testo moderno e coinvolgente alla quinta stagione di rappresentazioni e vincitore del premio Gassman come terzo migliore italiano. Originale il taglio cinematografico. Sempre perfette le musiche ad accompagnare pensieri, gesti e parole. Una notte bianca scritta, diretta e interpretata da Gabriele Pignotta con Fabio Avaro e Cristina Odasso Fino al 26 febbraio 2010 al Teatro Roma Via Umbertide, 3 Luci: Luca Carnevale Scene: Tiziana Liberotti Musiche: Stefano Switala Costumi: Eva Nestori]]></description>
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		<title>Una malattia chiamata &#8220;genitori&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anne Ancelin Schützenberger, psicologa esperta di genosociogramma, con Ghislain Devroede, specialista in disfunzioni dell&#8217;apparato digestivo, continuano il viaggio nel complesso rapporto tra traumi vissuti e manifestazioni psicosomatiche nelle successive generazioni, iniziato con il testo &#8220;La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico&#8220;. Che i bambini crescano in simbiosi con la mamma prima e poi con le figure adulte più prossime non è una novità, ma andando oltre a ciò, si possono scoprire relazioni ancora più profonde. Il corpo del bambino, infatti, parla della storia familiare: traumi, abusi sessuali, abbandoni, perdite. Ogni avvenimento viene registrato e ad un tratto può essere manifestato dal corpo. Solo prendendo coscienza dell&#8217;accaduto ed elaborandolo, si potrà superare la ferita ed interrompere la coazione a ripetere, discendenza dopo discendenza. Noi tutti, infatti, siamo indissolubilmente connessi alle generazioni che ci hanno preceduto, anche svariati secoli prima. Il trauma del singolo diventa allora il destino di intere popolazioni e culture. Queste non sono teorie scisse da una dimostrazione pratica. I casi al vaglio degli studiosi aumentano e con questi la risoluzione di problemi fisici che in realtà avevano natura traumatica e psicologica. Ad esempio, a proposito degli abusi sessuali, è dimostrato che il 50% delle donne [...]]]></description>
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		<title>Lo Schiaccianoci</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo Schiaccianoci, al Teatro Olimpico fino al 10 gennaio, ha segnato una svolta con questa rappresentazione, originale e claustrofobica. Con la partecipazione della compagnia del Balletto di Roma che in quest&#8217;occasione ha festeggiato cinquant&#8217;anni di attività. Attraverso la coreografia e la regia di Mario Piazza sparisce lo spettacolo fiabesco a cui siamo abituati, divenendo più simile al racconto noir &#8220;Schiaccianoci e il re dei topi&#8221; di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1816) piuttosto che al balletto con musiche di Pëtr Il&#8217;ič Čajkovskij nella versione del coreografo Marius Petipa e, in seguito, quelle del suo successore Lev Ivanov. Danza contemporanea, luci (di Emanuele De Maria) sempre soffuse ed angoscianti, quasi come in una dark room, immagini di televisioni e videogiochi che confondono e distraggono fino ad inglobare completamente in una realtà virtuale, trasformano il passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta non più in un bel gioco fatto di scoperte meravigliose ma in un caos di impulsi senza controllo, guerre che diventano spettacolo, volgari Fate Confetto &#8220;en travesti&#8221; (un eclettico André De La Roche che interpreta anche lo Schiaccianoci), ballerine dai costumi sodomaso (disegnati da Giuseppina Maurizi), ballerini bionici, un principe poco romantico e molto molesto. L&#8217;infanzia con la sua  ingenuità sparisce. I tempi cambiano. [...]]]></description>
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		<title>Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 23:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dr Jekyll]]></category>
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		<category><![CDATA[John H. Watson]]></category>
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		<category><![CDATA[Sherlock Holmes]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando un genio dell’investigazione incontra il genio del doppio, può succedere qualunque cosa. Il resoconto degli avvenimenti è narrato direttamente dal dottor Watson, fidato assistente ed amico di Sherlock Holmes. Tutto ha inizio, come nella migliore tradizione, da un efferato omicidio: quello del parlamentare Sir Danvers Carew, che sconvolge la buona società londinese e monopolizza le prime pagine dei quotidiani, arrivando perfino a turbare gli ambienti ovattati di Buckingham Palace. I dialoghi sono acuti, le abilità deduttive di Holmes, unitamente alle sue doti trasformiste, sono alla base della risoluzione del più intricato degli enigmi. Chi è Mr Hyde, individuo disgustoso quanto misterioso che vive all’ombra dello stimato dottor Jekyll?  Un rapporto non chiaro che porterà Holmes e Watson per vicoli bui e malfamati, in austere università regni di sapienza e ricerca, inseguimenti al limite del sostenibile. Vie di fuga e nascondigli. Il dottor Jekyll e mister Hyde, il Bene e il Male sempre in contrasto assoluto tra loro. Due modi di essere completamente opposti, che si realizzano solo annullandosi a vicenda. In un crescendo di nefandezze il predominio di Hyde, l’alter ego malvagio dello stimato e geniale dottor Jekyll, è inarrestabile, condannando il medico e scienziato alla propria fine. Il [...]]]></description>
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		<title>La sindrome degli antenati</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[albero genealogico]]></category>
		<category><![CDATA[Anne Ancelin Schützenberger]]></category>
		<category><![CDATA[di renzo editore]]></category>
		<category><![CDATA[genosociogramma]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia transgenerazionale]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome degli antenati]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo anelli di una grande catena di generazioni. I nostri antenati sono i depositari dei segreti che potrebbero svelarci la ragione dei nostri malesseri, incidenti, morti. Fintanto che non capiamo e soprattutto conosciamo il nostro passato siamo destinati a ripeterlo. Possiamo tornare liberi e affrancarci da tale reiterazione transgenerazionale, solo scoprendo ciò che accade, analizzando la vita dei nostri genitori, dei nostri nonni, fino ad arrivare a secoli dietro e tracciare, a volte, il destino di un popolo. Capire i complessi meccanismi della psiche significa poter vivere la nostra vita e non quella che siamo inconsciamente stati indotti a percorrere. Malattie improvvise, alcolismo, depressioni, sono solo alcune delle risposte della nostra mente a traumi rimossi. Somiglianze e identificazioni non sono avvenimenti sporadici e casuali ma veri e propri giochi familiari dell’inconscio. Per costruire il proprio genosociogramma è necessario partire dal proprio albero genealogico. Si rappresenta graficamente la vita di ogni membro della famiglia in modo tale da spianare la situazione e trovare il filo conduttore, il ‘filo di Arianna’ da cui estrarre la soluzione al problema. L’inconscio ha una buona memoria ed ama i legami di famiglia e sottolinea gli avvenimenti importanti del ciclo di vita attraverso la ripetizione di [...]]]></description>
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		<title>Il Dio della Carneficina</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 23:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alessio boni]]></category>
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		<description><![CDATA[Veronique e Michel Houillè, genitori del piccolo Bruno, ricevono in casa Annette e Alain Reille, genitori di Ferdinand, che ha colpito al viso il loro figlio in una lite di strada. Le due coppie hanno deciso di incontrarsi per regolare la disputa nel segno della civiltà e del buon senso. All&#8217;inizio, dunque, ben disposti e concilianti, tentano di approcciarsi con buoni propositi di tolleranza e comprensione reciproca che, però, poco a poco svaniranno del tutto. La scenografia essenziale connota da subito le personalità contrastanti dei protagonisiti anche se, in realtà, ognuno vuol sembrare qualcosa che non è e all&#8217;aumentare della tensione, del conflitto e dell&#8217;indagine interiore, il controllo salta e la personalità si svela, contraddittoria ed esasperata. I figli diventano non più motivo di discussione costruttiva ma capri espiatori per esternare il proprio dissenso e disagio, gli uni verso gli altri. Ma la rabbia che esplode non arriva allo spettatore mentre ironia e humor si arrendono, di tanto in tanto, alla voglia di compiacere il pubblico. Si esce un po&#8217; delusi da questo spettacolo la cui autrice, Yasmina Reza, in Inghilterra con il Dio della Carneficina, ha vinto il premio Olivier 2009 come Miglior Commedia. Rimane il desiderio, inappagato, di [...]]]></description>
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		<title>Ricette d&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 23:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[teatro de' servi]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulia (Cristiana Lionello), Irene (Chiara Salerno) e Susanna (Marta Zoffoli) si riuniscono nella cucina di Silvia (Cinzia Berni) per preparare l&#8217;esame d&#8217;arte culinaria del corso &#8221;A Tavola con lo Chef&#8221; che frequentano insieme. Mentre preparano le ricette parlano delle loro vite, dei loro sogni, di sentimenti, di sesso, e tra confidenze sempre più intime tra loro si instaura un rapporto di amicizia. Ad un tratto va via la luce e al ritorno, una sorpresa piomba nell&#8217;appartamento di Silvia: il fratello di un suo vicino di casa, Luca (Simon Grechi), un bellissimo ragazzo dal fisico mozzafiato vestito solo da un asciugamano intorno alla vita, rimasto fuori mentre cercava di riaccendere l&#8217;interruttore generale. All&#8217;improvviso la presenza di Luca cambia i rapporti che si sono creati tra le quattro donne e scatta la &#8221;sindrome della preferita&#8221; che spesso si verifica in un gruppo di femmine quando arriva un maschio. Le ragazze si rincontrano dopo due mesi per le feste di Natale, tutte hanno una storia con Luca, ma nessuna sa delle altre. Ma quando viene scoperto le donne lo mettono di fronte ad una scelta. Nessuna di loro continuera&#8217; la relazione con lui ma questa esperienza cambiera&#8217; la vita di tutte. Gli interpreti [...]]]></description>
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		<title>La ragazza della porta accanto</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1958, David Moran, 12 anni, vive in una cittadina rurale dello Stato del New Jersey. Il suo mondo ruota attorno a Laurel Avenue, strada senza uscita fittamente alberata, popolata di villette a schiera dove tutti si conoscono. I suoi migliori amici sono i fratelli Chandler che vivono nella casa accanto. Quando Meg e Susan Loughlin si trasferiscono a vivere da loro, David è contento e incuriosito dell’opportunità di allargare le sue conoscenze femminili, sebbene Meg sia maggiore di lui di due anni. Le sorelle Loughlin hanno appena perso i genitori in un incidente d’auto, e sono state affidate a Ruth Chandler, loro lontana parente nonché madre di Donny, Willie e Woofer. Ma Ruth nasconde un’insospettabile vena di sadismo e alienazione, che sfoga dapprima sottoponendo le ragazze a percosse sempre più violente, e poi dando vita a una serie di torture fisiche e psicologiche a cui anche i suoi figli prendono parte attiva. Sia David che gli altri amici del vicinato divengono testimoni e, in qualche modo, complici delle terribili sevizie. La polizia accoglie con leggerezza le denunce di Meg: l’unica speranza per lei e la sorella è l’aiuto di David, che deve scegliere tra l’affetto per Meg e l’ossequio da [...]]]></description>
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		<title>I giorni della paura di Daniele Mastrogiacomo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Mi chiamano, affettuosamente, il redivivo. Ma è proprio per una serie di circostanze fortuite, tra loro scollegate, e per l&#8217;azione di alcuni uomini e donne, che sono tornato a casa&#8221;. Quante volte abbiamo provato ad immedesimarci nei protagonisti di avventure ai limiti del sostenibile? Lanciarsi da un&#8217;auto in corsa per fuggire ad un rapimento, correre nel deserto per sottrarsi a degli aguzzini, reagire ad un interrogatorio che determinerà la nostra vita o la nostra morte, pensare a quale potrebbe essere la risposta migliore ad una provocazione, sopravvivere all&#8217;uccisione di un compagno, attendere la libertà minuto dopo minuto, giorno dopo giorno e poi una volta scarcerati pensare a cosa faremo, cosa diremo, a quale sarà il nostro primo gesto tornando a casa dopo un&#8217;esperienza tanto sconvolgente? Ecco, leggendo il libro autobiografico della prigionia in Afghanistan di Daniele Mastrogiacomo, ci si immedesima, si sente la paura, la speranza, l&#8217;esitazione, la voglia di capire. E, sopratutto, di sopravvivere. A volte si dimentica che il racconto è reale, storia vissuta. E&#8217; più facile pensare che tanta atrocità sia la trama di una sceneggiatura, sia finzione. Ma ovviamente non è così. Ed ogni volta che ce lo ricordiamo, come un lampo, la paura torna ad afferrarci lo stomaco. E [...]]]></description>
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		<title>Il morso sul collo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;animo umano è alla continua ricerca di risposte, di felicità, di libertà e a volte sono proprio le persone che dovrebbero illuminare la strada della conoscenza che con la loro autorità rendono schiavi, con la loro supponenza confondono le strade percorribili, manipolano le vite quando non possono arrivare alle menti, succhiano l&#8217;anima, vampiri dell&#8217;intelletto, delle ambizioni, l&#8217;autodeterminazione soggiogata da caricature di uomini che idolatrano solo il loro ego. Ma cosa accade se una cultura millenaria si incontra con tanta claustrofobica pochezza morale? E se la furia di una superstizione arcaica diventa l&#8217;unica risorsa per salvare la propria anima dal giogo della repressione sull&#8217;identità vitale ed energica di un uomo? Da Il morso sul collo Guardatevi da coloro che cercano di carpire la vostra anima [.] Ognuno di noi, infatti, fin da ragazzo è stato prevaricato. Dai genitori, dai maestri, dagli amanti magari, dai superiori presenti in questa sala. Chi di voi non è stato costretto, o soffocato fino a che gli mancasse il respiro? Fino a che non è rimasto inerme in balia della volontà degli altri? Può trattarsi di una persona, di un reggimento, di un Paese, di un College o di una fede: qualcosa di estraneo, in ogni [...]]]></description>
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		<title>Lutosławski Piano Duo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[MUSICA]]></category>

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		<description><![CDATA[Prosegue il Festival Polacco delle Arti Unite martedì 24 novembre alle 20.30 con il concerto per pianoforte a quattro mani di Emilia Sitarz e Bartlomiej Wasik, in collaborazione con l’Accademia d’Ungheria di Roma. In programma un’escursione musicale nell’Europa centrale, nelle atmosfere slave (quattro danze di Antonin Dvořák), ungheresi (quattro danze di Johannes Brahms), montanare dei Tatra polacchi (Ignacy Jan Paderewski dall’ album Tatrzanskie), fino a Győrgy Ligeti (Sonatina). Giovani virtuosi del pianoforte, Emilia Sitarz e Bartlomiej Wasik si sono formati presso l’Accademia di Musica &#8216;F. Chopin&#8217; di Varsavia e, di seguito, presso la Hochschule fur Musik und Theater di Rostock. Dal 1999 si dedicano esclusivamente al pianismo in duo e a quattro mani. In questo campo si sono perfezionati sotto la guida di celebri coppie come Brach Eden e Alexander Tamir e i fratelli Hans-Peter e Volker Stenzl. Sitarz e Wasik vengono annoverati proprio da quest&#8217;ultimo fra i migliori duo pianistici di giovane generazione al mondo. Il repertorio del Lutosławski Piano Duo spazia dall&#8217;epoca barocca alle opere contemporanee, ai brani composti dai due pianisti. Martedì 24 novembre, ore 20.30 LUTOSŁAWSKI PIANO DUO Emilia Sitarz e Bartlomiej Wasik &#8211; concerto per pianoforte a quattro mani Accademia d&#8217;Ungheria Via Giulia 1 &#8211; [...]]]></description>
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