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	<title>Fuori le Mura &#187; Flavio Camilli</title>
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		<title>Non solo Assange: quale eredità per il cablegate WikiLeaks?</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:11:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se vi dicessi WikiLeaks? Voi mi rispondereste Julian Assange. Qualcuno potrebbe anche avercelo presente: uno spilungone, capelli color platino, occhi piccoli e indecifrabili. Dita veloci, abituate a dominare le tastiere più restie, a interrogare i database più riluttanti e, a quanto pare, anche a convincere le mutandine più indecise. Un uomo complesso, difficile da capire, condannare o stimare. Un&#8217;infanzia turbolenta, una concezione del mondo più assolutista di quello che sarebbe disposto ad ammettere; un eroe autoincensatosi martire, un condottiero della libertà d&#8217;espressione ma solo finché è lui a tenere alta la bandiera. Sulla difficoltà di interagire con un soggetto del genere ma anche sugli incredibili pregi che un pensiero in bianco e nero come il suo può produrre è parzialmente tessuta la narrazione di WikiLeaks, la battaglia di Julian Assange contro il segreto di Stato (Nutrimenti), libro che ripercorre la genesi del cosiddetto cablegate attraverso il racconto dei giornalisti del Guardian con i quali Assange ha stipulato l&#8217;accordo per la diffusione dei documenti in suo possesso. L&#8217;opera “si legge come un thriller” (è scritto dappertutto, perché non qui?) ma è davvero molto di più: David Leigh, ora vicedirettore del Guardian e Luke Harding, corrispondente da Mosca, fanno luce in maniera sistematica [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;elfo nasone, Il seme della follia e le regole del Fantasy</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:07:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Forse non per gli sfegatati del fantasy, ma di certo per molti dei modesti ammiratori, il primo comandamento è: non avrai altro Dio al di fuori di Tolkien. L&#8217;ingombrante ombra dello scrittore britannico e quelle minuziosamente raccontate dei protagonisti del fin troppo celebre Signore degli Anelli e dei tomi a precedere e a seguire hanno spesso offuscato tutto il resto. Shannara? Terry Brooks? Non scherziamo! Gli elfi vengono da Lothlórien e senza hobbit non c&#8217;è fantasy. È chiaro che si tratta di un approccio riduttivo, anche se inevitabile. Anche chi scrive, lo ammetto senza vergogna, fa parte di questa schiera. Il seme della follia, recentemente edito in verisone integrale da Magic Press, ha acceso un dubbio: che di fantasy valido ce ne sia a non finire. Com&#8217;è potuto accadere? Forse perché l&#8217;opera di Emmanuel Civiello e Thomas Mosdi è innanzitutto un bande dessinée estremamente interessante, anche se non esente da mancanze rilevanti? Probabilmente per lo stupefacente apparato grafico? Due verità, ma Il punto è un altro: il duo attinge con moderazione e senza mascheramenti citazionistici alle dinamiche del genere e arriva, oltre a dare forma a una vicenda più o meno godibile, a esplicitare la funzione letteraria del fantasy a livelli [...]]]></description>
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		<title>Se in una libreria di Torino un viaggiatore&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:06:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualcuno potrebbe obiettare, leggendo nello stesso articolo di una raccolta di racconti sui libri e di un breviario di aforismi sul viaggio, che non c&#8217;è niente di originale ad accumunare i due temi. Che è retorica, roba trita e ormai inascoltabile. Vero. Tuttavia, mi sembra una retorica anche inevitabile. Vi spiego come è andata: l&#8217;altra mattina, sveglio, come al solito, ben dopo l&#8217;orario prefissatomi, mi destreggio nel quotidiano saltellare da un link all&#8217;altro tra blog, siti web e social network. Approdo al video di un ragazzo che percorre una strada, dal fondo verso la telecamera. Attorno a lui, ad ogni secondo, il paesaggio cambia, un fotogramma per ogni luogo del mondo visitato. Mille colori, altrettanti cieli, musica di sottofondo, lacrime, baci, abbracci e io che sento la sedia su cui è adagiato il mio pesantissimo didietro farsi tronco e radici. Voglia di tornare a letto, perché le scuse sono finite. Girandomi verso il comodino, epifania: Breviario per Nomadi di Vanni Beltrami (Voland) sul mio comodino. Il segnalibro in mezzo alle lenzuola, lettura appena terminata. Non so quanti tra citazioni, aforismi, brani, poesie o stralci di testo sul tema del viaggio. Uno, ispirato dalla visione del video, torna a farmi visita: [...]]]></description>
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		<title>Fuori le Mura augura buone feste e torna online il 9 gennaio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 23:16:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fuori le Mura augura a tutti buone feste e torna online con l&#8217;edizione del 9 gennaio! Durante queste settimane rimangono attivi sia la pagina facebook che il profilo twitter con una selezione degli articoli recenti più interessanti o divertenti. Condividete e commentate! A presto, La redazione di Fuori le Mura]]></description>
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		<title>#piulibri2011: racconto di due fiere</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:06:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Me lo sentivo che sarebbe stato diverso. Visito Più libri più liberi dall&#8217;edizione 2007, la sesta. L&#8217;ho frequentata con ogni tipo di cartellino appuntato al petto: volantinante, pseudostampa, intervistatore, studente. Quest&#8217;anno, però, avevo mesi di studio alle spalle, un certo tipo di consapevolezza, poche presunzioni ma un bel po&#8217; di aspettative. Precisazione: quando dico “studio” non mi riferisco a libri letti o a dati acquisiti, quanto a interminabili chiacchierate con professori, colleghi, amici e con chiunque, sul web, abbia voglia di parlare del pazzo pazzo mondo dell&#8217;editoria italiana. Quando dico “studio” intendo stimoli ricevuti da gente competente che scrive su blog e social network. Intendo, insomma, un anno di vita circondato dagli interrogativi che lo stato delle cose impone a chi vorrebbe lavorarci, in qualche angolo di quest&#8217;universo. Ritiro il mio pass “professionale” (e già lì, mmm, c&#8217;è qualcosa che non quadra) e mi getto a capofitto in cinque giorni non stop. Ci fai o ci sei – Che Più libri soffrisse di schizofrenia lo avevo sempre sospettato, ma quest&#8217;anno siamo a livelli da psichiatria. Da una parte gli stand degli editori (bilance, palloncini, pagine strappate e appese pur di dire “noi-non-siamo-come-gli-altri”) e i libri in cui credono, per cui [...]]]></description>
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		<title>10 anni di Più libri più liberi, ma la X sta per incognita</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:08:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Taglio del nastro per Più libri più liberi lo scorso 22 novembre alla conferenza stampa di apertura. Tempio di Adriano (Roma) pieno ma non stracolmo, dietro la cattedra il quartetto a cui i fedeli dell&#8217;evento capitolino sono abituati: Fabio Del Giudice, direttore generale della fiera, Marco Polillo, presidente AIE, Enrico Iacometti, responsabile del gruppo Piccoli Editori AIE e Marino Sinibaldi, patron del Fahrenheit di Radio3 e vecchio amico di Più Libri. Dal 7 all&#8217;11 dicembre la piccola e media editoria riempirà la cornice del Palazzo dei congressi dell&#8217;Eur per un decennale che si preannuncia pieno di interessanti eventi, protagonisti importanti e grandi aspettative: confermate le 5 lunghe giornate, la tavola è imbandita e il cibo succulento (Qui il comunicato stampa dettagliato). Peculiare la tematizzazione dei percorsi: da una parte il programma di presentazioni di libri e tavole rotonde in cui i protagonisti sono gli editori, le loro produzioni e l&#8217;imperdibile possibilità di mostrare al pubblico catalogo e progetto editoriale, dall&#8217;altra gli sfiziosi incontri per gli addetti ai lavori (ma ai quali sono invitati anche i profani) che tenteranno il punto sulla situazione dell&#8217;editoria italiana, con un occhio che ammicca al digitale e alle nuove tecnologie, confronto che non si può [...]]]></description>
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		<title>Demoni, istruzioni per l&#8217;uso: tenere lontano dalla portata dei seriosi</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:06:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi dice che in questi tempi oscuri e cattivi non ci sia proprio spazio per la fantasia. Figurarsi se è possibile trovare spazio per un libro inzuppato nel fantastico, che già dei libri, quegli stessi pessimisti, sostengono la quasi totali inutilità. Qualcosa mi suggerisce che invece Christopher Moore, romanziere dalla multiculturale San Francisco, California, non solo non è d&#8217;accordo, ma che a questa gentaglia stamperebbe un bel pungo sul naso. O più probabilmente regalerebbe una copia del suo Demoni, istruzioni per l&#8217;uso (Elliot edizioni). Sì perché Moore, come chi scrive, sembra convinto che è proprio la notte più tempestosa a poter ospitare le meraviglie più sorprendenti. In questi anni tormentati la sospensione dello stupore è un&#8217;arma ben più potente della rivoltella (chi la usa più, poi, la rivoltella?!?), perché permette attimi di imprudente tranquillità, mentre ci si crogiola nel letto delle belle storie, ma anche perché è spesso con le favolette che gli scrittori di tutti i tempi hanno gabbato l&#8217;ignoranza e recapitato i proprio messaggi profondi un bel po&#8217;. La storia di Travis O’Hearn e del demone Catch non è forse il trionfo della metafora, ma si impegna. Di che si tratta? A Pine Cove, cittadina-buco californiana, ti [...]]]></description>
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		<title>Jodoroswky-Mœbius, l&#8217;architettura della creazione e il pellegrinaggio rivelatore di un idiota Incal-lito</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:03:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; All&#8217;inizio era il verbo e il verbo era “cadere”, almeno per Jhon Difool, detective privato di serie R, gettato dal ponte dei suicidi da misteriosi inseguitori. Inconsapevole possessore dell&#8217;Incal luce, solo la metà della primigenia scintilla della creazione, amuleto dagli incredibili poteri desiderato dal cosmo intero, sarà il protagonista apparentemente casuale di un viaggio fantastico su e giù per gli universi conosciuti. Al suo fianco il fedelissimo Deepo, gabbiano di cemento ciarliero e diffidente, e una selva di comprimari ai quali gli uomini rischiano di essere in debito della vita: le sorelle Tanatah e Animah, antiche custodi delle due facce dell&#8217;Incal, il meta-barone, ultimo rappresentante di una nobile casata di guerrieri, il figlio Solune, il rabbioso lupo antopomorfo Kill, tutti coinvolti in una missione il cui obiettivo si fa sempre più pericoloso e irraggiungibile; inizialmente gli uni all&#8217;inseguimento degli altri, dovranno unire le forze quando la tenebrà arriverà a minacciare le sorti del tutto. Per sconfiggerla navigheranno mari acidi, cavalcheranno immense meduse, insemineranno protomadri dalla collera facile e salveranno soli a rischio estinzione. Tutto, pur di sovvertire gli ordini di un futuro gerarchizzato a livello galattico, affrontare i propri incubi, forse sacrificarsi per tornare a cadere in un circolo [...]]]></description>
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		<title>Editoria sociale, società e social network: intervista a Giuliano Battiston</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:26:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della III Edizione del Salone dell’Editoria Sociale! Leggi anche: Bauman e l’interregno del capitale di A. Scutellà Italiani brutta gente? Goffredo Fofi incontra Carlo Verdone di D. Supino La crisi economica: storia, evoluzione e possibili vie d’uscita di T. Ulivieri Afghanistan 10 anni dopo. Quali prospettive? di D. Supino Il legame tra colpa e debito secondo Elettra Stimilli di A. Scutellà Una nuova rotta per i paesi arabi. Salfmade e democrazia di D. Supino &#8220;Dalla parte dei perdenti&#8221;, con Ascanio Celestini di C. Della Valle Dal 28 ottobre al primo novembre, presso lo spazio Porta Futuro a Testaccio (Roma) si svolge la terza edizione del Salone dell&#8217;Editoria Sociale (Qui la sezione dedicata), iniziativa nata dalla collaborazione tra la rivista Lo Straniero diretta da Goffredo Fofi, le Edizioni dell&#8217;Asino, l&#8217;associzione no-profit gli Asini e alcune importanti realtà di promozione e intervento sociale come la Comunità di Capodarco, Lunaria e l&#8217;agenzia di stampa Redattore Sociale. Quando arrivo nei pressi dell&#8217;entrata, vengo accolto da un serpente di gente mica da ridere: l&#8217;affluenza è ottima pur considerando che si è appena conclusa la Lectio Magistralis di Zygmunt Bauman (microfono in mano risponde a suo modo alla domanda: “Quali sono i [...]]]></description>
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		<title>Stranger than&#8230; Real Life™ !</title>
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		<description><![CDATA[Il mostro di fine livello è la creatura che ti trovi davanti quando sai, lo sai, che sei ad un passo dalla viottoria. Di solito ha dimensioni mastodontiche, features senza eguali, un muso brutto che grida che da lì passerai solo in formato di omogenizzato digitale. Il mostro di fine livello è la sfida finale, l&#8217;incombenza alla quale non ci si può sottrarre, oh no, e che potrebbe decretare una fine gloriosa o misera (dipende dalla velocità con la quale si preme sui tasti) oppure il raggiungimento di una pace più o meno duratura. Il mostro di fine livello, per Raymond Ash – ex videogiocatore incallito, neoinsegnante di inglese e sorpattutto neopapà – e per l&#8217;agente dei servizi segreti britannici Angelique De Xavia – specie di ninja esotica e proverbiale donna a cui nessun uomo, per paura, saprebbe dire di no – è il terrorista internazionale Lo Spirito Nero. Incarnazione del male del nuovo millennio, esperto nel non lasciare tracce, formidabile nell&#8217;attaccare luoghi comuni (ma non in senso metaforico!) in prossimità di simboli del “sistema”, è ora in territorio scozzese, pronto a mettere in piedi una performace pirotecnica da far gettare le armi ai più temuti colleghi mediorientali. In tutto [...]]]></description>
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		<title>Megalex: l&#8217;incontenibile Jodorowsky mitigato dalle matite di Beltran</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:22:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul futuro e sul futuribile la fantascienza ha già scritto tutti i nostri maggiori incubi. Dalla pioggia di Blade Runner fino alla complessa analisi storica del Ciclo della Fondazione sappiamo bene quel che ci attende. L&#8217;oscurità, soprattutto, di un cielo sempre plumbeo, il grigiore del vangelo del cemento e la frustra della dipendenza da macchine e meccanismi. Forse perché il futuro (troppo) spesso fa paura e si modella con una certa disinvoltura sulle nevrosi di chi il tempo lo produce, aldilà di ogni fede: gli uomini. Alejandro Jodorwsky, scrittore a cui la definizione calza come un paio di pantaloni di due taglie inferiori al necessario, non poteva soffrire un vuoto del genere nella sua biblioteca di meraviglie e orrori. Si getta così nel flusso temporale e grazie alla mai troppo celebrata Métal Hurlant dà vita ai famosi Meta-Baroni e a L&#8217;Incal (prossimamente su questi pixel). Meno noto ma non meno valido, Megalex (MagicPress Edizioni), agghiacciante dipinto di quel che sarà. O di ciò che è stato? Jodorowsky inizia subito mescolando le carte: distorce lo spazio invece che il tempo; il mondo dannato, così, non è la nostra amata Terra ma un suo avatar fin troppo riconoscibile: Megalex, la città-pianeta. In [...]]]></description>
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		<title>Dell&#8217;amore imperfetto o dell&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:24:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Essere madri: la cosa più naturale del mondo. Lo dicono alle bambine, il giorno in cui vedono il primo cartone animato con protagonista una principessa. Lo dicono alle ragazze, non appena il cuore dà un battito più forte di tutti gli altri. Lo dicono alle donne, prima dell&#8217;ennesima contrazione. E quelle stesse bambine, ragazze, donne, lo sussurrano alle nipotine che hanno le mani impastate nelle loro rughe. Un circolo fin troppo virtuoso. Superficiale, soprattutto; una frase che minimizza e mente, perché l&#8217;amore è spesso fatica e sempre conquista. Irene di Caccamo, doppiatrice e dialoghista, ne è convinta, o se non lei la protagonista del suo bell&#8217;esordio letterario, L&#8217;amore imperfetto (Nutrimenti), Gioia, anestesista e giovane sposa. Il romanzo si apre come un testo teatrale vecchio stampo, con la morte dell&#8217;infedele marito Edoardo, fuori scena, inenarrabile o muta come solo il dolore sa essere. La vita per Gioia, però, è un pendolo e ad una partenza corrisponde un arrivo. Il test parla chiaro, la nausea anche. Cosa farsene del minuscolo ospite indesiderato? È più semplice allontanarlo dalla mente, perché il corpo non può ignorarlo, o imparare a desiderarlo? Il pendolo continua a oscillare: accompagna sull&#8217;uscio il padre di Gioia, e alla successiva [...]]]></description>
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		<title>Titti suicida e Braccobaldo alcolizzato: anime e animazioni allo sbando</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:25:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il famoso Braccobaldo che entra in un bar e pretende da bere, pena una pallottola nel cranio del barista, è un po&#8217; il manifesto programmatico della piacevole raccolta di racconti E il cane parlante disse bang (Edizioni Spartaco), un po&#8217; una promessa non mantenuta. La vicenda del noto cane blu è fulminea, geniale e straniante: “Sempre e solamente un ruolo. […] Tante maschere appiattite per farvi divertire. Ci avete negato il diritto alla complessità. Titti si è sparato l&#8217;altro giorno”. Ci si aspetterebbe, allora, la cronaca delle disavventure dei cartoni dell&#8217;infanzia che, stufi dell&#8217;edulcorato mondo celato dietro lo schermo, si sono scontrati con la vita, quella vera, senza la cognizione del dolore e della linea impercettibile che divide bene e male. E invece, se c&#8217;è una deriva esistenziale, è quella degli uomini in carne ed ossa e della loro innata capacità di rendere tutto un vero schifo. Perché, parliamoci chiaro, un mondo in cui Babbo Natale deve fuggire a gambe levate per evitare l&#8217;arresto e la Befana è crivellata di colpi solo perché scambiata per una ladra rom, non è certo il più accogliente degli universi. Ma non è finita: Capitan Uncino con la sindrome di Peter Pan (e conseguente [...]]]></description>
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		<title>Azuma e la &#8220;Generazione Otaku&#8221;: modalità (postmoderne) di consumo del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:26:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che il fumetto nasconda livelli di lettura e di profondità ben più elaborati di quelli che ci si aspetterebbe da una forma d&#8217;arte (o di letteratura, fate voi, io sono d&#8217;accordo su entrambe le definizioni) così pop e popolare, ormai è, fortunatamente, affermazione banale. Ci sono voluti i grandi maestri dell&#8217;arte sequenziale (per dirla con le parole del sommo Will Eisner) europei e americani per sdoganare questa peculiare forma di racconto dalla concezione che la ghettizzava come intrattenimento per bambini, o per adulti con qualche problema di relazione sociale. Ebbene, seppur sviluppatosi con peculiari differenze, il fare fumetto del vecchio e del nuovo mondo ha tratti comuni che lo pongono agli antipodi rispetto alla sua controparte asiatica e, nella fattispecie, giapponese. Quello che succede nella terra del sol levante è sempre esotico, strano, spesso incomprensibile ad oceani di distanza. Inutile dire che si tratta solo di punti di vista, che possono – e devono! – essere opportunamente educati. Un volume che aiuta a vederci più chiaro ma soprattutto ad inserire una famosa corrente culturale giapponese contemporanea, o meglio, postmoderna, in un tessuto sociologico e poi, con un atto coraggioso quanto logico, in una prospettiva storica, è il corposo saggio di [...]]]></description>
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		<title>Fuori le Mura va in vacanza, ma vi lascia con un &#8220;best of&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 22:00:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In attesa di rileggerci, il 29 agosto, sulla nostra Homepage un "best of" dei nostri Speciali sull'anno appena trascorso. Tra attualità, politica, scienza e cultura, buone vacanze e buona lettura!]]></description>
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		<title>Everett nel paese di Dio&#8230; dato in affitto</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:21:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dimenticate Sergio Leone. Dimenticate Clint Eastwood. Dimenticate tutto quello che avete sempre saputo (o finto di sapere) sul Far West. Percival Everett, in Il paese di Dio, scritto nel 1991 e recentemente tradotto ed edito per l&#8217;Italia da Nutrimenti, si &#8220;limita&#8221; a demolire il tempo dei cowboys e degli speroni, dei distintivi e delle rese dei conti fatte in casa grattando progressivamente con le unghie del sarcasmo e della prosa senza fronzoli; senza esplosioni retoriche, solo con la chirurgica forza di dialoghi-stilettate. Per proseguire nello smantellamento dei cliché dei generi, che dopo Ferito, sembra una specie di missione narrativa che riguarda soprattutto il western, crea un personaggio odioso ma abbastanza difficile da odiare: Curt Marder. Disertore dell&#8217;esercito, piccolo proprietario terriero, codardo, egoista, razzista, timorato di Dio avendone solo timore, all&#8217;inizio della storia sembra avere quel che si merita (ma per noi è ancora una povera vittima): la sua casa viene depredata, la moglie Sadie rapita, il povero cane ammazzato da una freccia che imita solo l&#8217;uso indiano. I farabutti che hanno preso la vita di Curt e l&#8217;hanno buttata nella prima latrina disponibile sono, infatti, un gruppo di bianchi delinquenti che gioca a fare i pellerossa. Accecato dall&#8217;orgoglio ferito per la [...]]]></description>
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		<title>Dall&#8217;altra parte della realtà: due ore con García Márquez</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il libro che mi ha cambiato la vita&#8230;” è una frase che non tutti hanno la fortuna di poter dire. Per alcune ragioni fondamentali: in primo luogo la vita non si fa cambiare facilmente, tantomeno da una “piccola” cosa come un libro. Poi, e questo lo dico da amante della lettura, non ci sono moltissimi libri che avrebbero questo potere e, peggio, non molti lettori disposti a farsi trasformare. Per quanto mi riguarda, il libro che mi ha cambiato la vita, alla veneranda età di sedici anni (quando, diciamo la verità, l&#8217;esistenza si rivolta anche per molto meno) è stato Cent&#8217;anni di solitudine. Di García Márquez. Non so spiegare perché, non senza balbettii e silenzi imbarazzanti: c&#8217;era “qualcosa” nei pesciolini d&#8217;oro “coltivati” dal colonnello Aureliano Buendía, nel corpo del primo José Arcadio legato al castagno, nel suo sangue che scorre al contrario; nella caparbietà dell&#8217; “immortale” Ursula, nell&#8217;ascensione tra le lenzuola stese di Remedios la bella, nella polvere trangugiata da Rebecca, nella misteriosa donna vestita d&#8217;azzurro che appare ad Amaranta, nel copricapo dello zingaro Melquìades e nel treno che, finalmente, arriva a Macondo. Quel qualcosa, che molti teorici hanno etichettato come realismo magico, è l&#8217;esplorazione senza rete di salvataggio dell&#8217;altra [...]]]></description>
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		<title>Dove siamo? Geografia incerta di un mondo (culturale) in trasformazione</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“C’è grossa grisi”, recitava, a inizio millennio, il profetico Corrado Guzzanti nei panni di Quelo, santone impostore. “Dove stiamo antando in questo mondo?” continuava, riconoscendo e sottolineando una certa labirintite esistenziale caratteristica dell’uomo del XXI secolo, accusato, probabilmente a ragione, di “miagolare nel buio”. Non c’è che dire, la crisi è giunta (c’era anche prima, ma l’occhio di bue sociale era orientato altrove) e non si è certo limitata a invadere i nostri portafogli. Arriva, dunque, un momento per chiedersi, con rigore intellettuale maggiore ma con la stessa serietà di fondo dove, quando ma soprattutto se “siamo” qualcosa. Ci provano, relativamente all’ambito intellettuale e letterario Alfano,Cortellessa, Dalmas, Di Gesù, Jossa e Scarpa, nella raccolta di saggi Dove siamo? Nuove posizioni della critica. Il presupposto è chiaro e attraversa tutti i testi: mutata e in mutazione l’identità sociale e politica di una nazione, l’Italia, non sempre gli studi sulla letteratura prodotta nel Bel Paese hanno tenuto il passo con la produzione, perdendo progressivamente il contatto con la letteratura “reale” in favore di rimasticazioni e non ben definiti sbrodolamenti sull’eredità che un passato spesso glorioso ha consegnato nelle mani bucate degli intellettuali (e dei lettori) italiani contemporanei. Lungi dall’esordire con il disfattismo, si dà per scontato che una certa critica [...]]]></description>
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		<title>Anton Čechov: sconfiggere la morte con un sorso di champagne</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:16:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Conoscere in anticipo l&#8217;istante in cui le Parche avrebbero reciso il filo della sua esistenza lo liberava dall&#8217;ansia mortifera di chi vive soggetto agli arbitri e ai cerimoniali del mondo. Era diventato cioè un uomo che non doveva preoccuparsi per il futuro, un uomo stimolato solo dal presente: carpe diem!” Tutte le storie iniziano con un “e se&#8230;?”. José Sasportes, nel suo bel Giorni contati (Voland) si chiede: e se Anton Čechov non fosse morto il 2 luglio 1904? E se il sorso di champagne con cui aveva deciso di chiudere la sua esistenza nel mondo si fosse trasformato nella medicina del risveglio? Cosa avrebbe fatto il famoso scrittore con sei mesi in più di vita? Potrebbero essere, questi, i presupposti per una mirabolante avventura da fine carriera, una storia che lascia il lettore con il fiato sospeso, il riscatto letterario per una vita che, nella nostra dimensione – quella che siamo abituati a definire come realtà – ha combattutto con la tubercolosi fino ad esserne soggiogata. E invece no. Sasportes sfrutta i giorni contati che ha deciso di regalare a  Čechov come espediente per raccontare la quotidianeità di uno dei grandi del XIX secolo, tenendo sempre presente i punti fondamentali [...]]]></description>
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		<title>Referendum 2011, affluenza quasi al 57%, vincono i SI: cronaca di ore memorabili?</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi il nostro speciale sul Referendum 2011 Con la collaborazione di Andrea Scutellà Era il 26 aprile 1945 e, all’indomani della liberazione della città di Milano, Dino Buzzati scrisse sul primo numero del Nuovo Corriere, un elvizero dall’afflato romanzesco titolato Cronaca di ore memorabili. Lungi da noi accostare la penna e l’evento, ci sembra però abbastanza opportuno citare il titolo, riservano un sempre lungimirante punto interrogativo per il finale. Sono sicuramente ore memorabili per chi si è battuto perché la consultazione referendaria conclusasi alle ore 15 di lunedì 13 giugno 2011 non solo rompesse la tradizione tutta italiana anti-quorum (che questa volta arriva con un&#8217;affluenza quasi del 57%, risultato che non si otteneva dal 1995), non solo vedesse il trionfo dei SI per tutti i quesiti (più del 95%), ma anche perché il referendum avesse luogo. Non è stato facile ed è necessario tirare il fiato solo per qualche secondo e soprattutto non gridare troppo forte alla vittoria. Non si tratta di disfattismo ma di proattivismo: l’affluenza alle urne è stata buona, ma un voto è solo l’inizio del cambiamento, come l’arrivo degli americani fu, al tempo, solo il primo passo verso anni certo meno oscuri ma non limpidi. Non [...]]]></description>
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		<title>La “rottura” Santoro-RAI. Politica ed informazione al bivio: sono finiti gli anni zero?</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:28:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Wikipedia già usa il passato per descrivere la trasmissione di Michele Santoro. “Annozero è stata&#8230;” con buona pace dei sentimenti dei telespettatori e di chi, come chi scrive, pur non essendo proprio un fan del più discusso giornalista RAI degli ultimi tempi, deve anche al particolare tipo di informazione erede di Sciuscià, lo sviluppo di una qualche coscienza critica nei confronti del mondo politico italiano. È forse ironico e retoricamente forzato notare che Annozero si congeda proprio con l&#8217;avvento del primo degli anni &#8217;10 di questo nostro terzo millennio. Ma tant&#8217;è. Le vicende della trasmissione e della sua chiusura sono ormai conosciute: sospeso nel 2002 Sciuscià dalla dirigenza RAI (con alle spalle la pressione del diktat bulgaro di Silvio Berlusconi che esprimeva il proprio dissenso per l&#8217;operato giornalistico di gente come Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi), e a seguito di numerosi guazzabugli giudiziari, Santoro torna al servizio radiotelevisivo pubblico il 14 settembre 2006 con Annozero, “talk show” (spesso molto più show che talk) di approfondimento politico che ha fatto la storia della tv del 2000 ma anche del suo share. Parliamone: mai sotto il 13%, con una media del 20% e un picco, nel canto del cigno, di 32.39%, [...]]]></description>
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		<title>Il vangelo secondo una scimmia, il presente secondo Chris Wilson</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:18:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Maria, per Christopher Wilson, non è la Madonna, ma una scimmia. E già, direi, inziamo bene. Il piccolo primate abita la spalla di uno dei marinai di una nave da guerra, dove è coccolata e adorata come portafortuna (quando invece, per il mare, il sesso femminile è odor di sfiga). L&#8217;idillio, tuttavia, dura ben poco, perché un incidente la regala con fin troppa facilità alla crudeltà delle acque. Scompare all&#8217;orizzonte prima che si possa gridare “Scimmia in mare!” e raggiunge, suo malgrado, le spiagge di un&#8217;isoletta sperduta al largo dell&#8217;Inghilterra, quasi inghiottita dalle onde, recintata da insidie azzurre e da una mentalità che dire conservatrice è puro eufemismo. La popolazione è quanto di più (sapientemente) stereotipato possa esserci: Lord Iffe, signore dell&#8217;isola a cui dà il nome è un viziato e smemoratissimo regnante, un piccolo ricco che deve alle proporzioni la propria grandezza e la conseguente noncuranza verso gli eventi, le cose e la popolazione, che rimane distante, in quel subordinato livello di esistenza che egli crede la realtà (troppo sporca per il denaro) ma che, invece, è solo uno stadio più abbordabile di follia. C&#8217;è poi il reverendo&#8221;represso-solo-quando-vuole-lui&#8221; Lovegrave, il filosofo Gallimauf, con all&#8217;attivo ben cinque libri letti, il [...]]]></description>
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		<title>Speciale &#124; REFERENDUM 2011: i 4 SI e i 4 Perché di Fuori le Mura</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:29:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 12 e il 13 giugno sono state date molto importanti per chi ancora crede che sia possibile, per i cittadini, riavvicinare la politica al Paese Reale. Da gennaio abbiamo trattato i temi oggetto di Referendum. In questo speciale troverete riflessioni, notizie, evoluzioni dei temi referendari e le nostre impressioni sui risultati.]]></description>
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		<title>Cara Amélie Nothomb&#8230; Sinceramente, &#8220;Una forma di vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:17:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualcuno dovrebbe svelare ad Amélie Nothomb il veloce e pratico mistero delle email. Anzi no, nessuno dovrebbe azzardarsi. Perché Una forma di vita (Voland), suo ultimo romanzo, è un incantevole insieme di epistole vecchia maniera intrattenuto, tra realtà e finzione, con un certo Melvin Mapple, soldato del contingente americano di stanza a Baghdad. Fan dell&#8217;autrice, Melvin scrive inizialmente solo per comunciare stima e affetto, ma viene subito riconosciuto dall&#8217;eccentrica Nothomb come qualcuno che ha più di qualcosa da dire. E infatti: il soldato è storie in potenza, che svela, prima con una certa prudenza, poi con la forza di una confessione commossa, prima alla carta e poi alla famosa corrispondente. La sua vita non è stata certo rose e fiori: l&#8217;esercito è solo un ripiego per un&#8217;esistenza naufragata e fattasi pesante e vuota, entrambe le cose, nello stesso tempo, senza sapere come. La guerra, però, non può essere salvezza e Melvin a Baghdad ha conosciuto l&#8217;orrore e l&#8217;ha curato con il cibo diventando solo uno dei tantissimi obesi dell&#8217;esercito americano. Da tentativo di sabotaggio del Governo che ha dichiarato la più celebre delle guerre di interesse del nuovo millennio, l&#8217;impresa assumi-carboidrati di Melvin, diventa presto prima volontà di morte e [...]]]></description>
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		<title>Referendum 2011, votare SI per dire NO: impedire il-legittimo impedimento</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:00:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Speciale Referendum 2011: i 4 SI e i 4 Perché di Fuori le Mura di F. Camilli Referendum 2011, votare SI per dire NO: l’acca non muta dell’eroica Italia di A. Marcopoli Referendum 2011, votare SI per dire NO: Nucleare, profezia di sciagura di E. Pochi Referendum 2011, votare SI per dire NO: impedire il-legittimo impedimento di F. Camilli 12 e 13 giugno, dieci buoni motivi per non andare al mare di T. Ulivieri Referendum abrogativo, c’eravamo tanto amati di A. Palazzo &#160; In origine era il verbo. O meglio, la frase: “Salviamoci il fondoschiena”. Celata dietro numerosi tentativi, spesso disattesi, di portare a casa il deretano immacolato da condanne giudiziarie. Perché, benvenuti in Italia, da noi i politici siedono su poltrone rosse due giorni a settimana e al banco degli imputati i restanti cinque. Magari. Questo vorrebbe dire che, certo, alla guida del Paese ci sono degli indagati (ehi, andiamo, non facciamo gli utopisti) ma anche che ad essi è riservato equo trattamento giuridico. Possiamo dormire sonni tranquilli. Invece no! Vi presento, in ordine, il lodo Maccanico del 2003, magicamente e pesantemente modificato da un emendamento ad opera di Renato Schifani che ne ha giustamente ereditato la [...]]]></description>
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		<title>I pazzi siete voi: protesta anti-nucleare con una (luminosa) spolverata di reality. Intervista ai ragazzi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:30:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Referendum 2011: il silenzio degli schermi, l&#8217;urlo della rete di F. Camilli Sono 7, hanno dai 20 ai 33 anni e una sola certezza: non c&#8217;è posto per il nucleare nel loro futuro. Sono i ragazzi de “I pazzi siete voi”. Sostenuti da Greenpeace, vivono ormai da una decina di giorni chiusi in un rifugio antiatomico, simulando la vita durante un&#8217;emergenza nucleare. Continuearanno fino al giorno del referendum, sperando in questo modo di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sull&#8217;importanza del recarsi alle urne. Le loro giornate sono regolate dal protocollo di radioprotezione, che impone un ambiente sigillato, una dieta precisa che tiene conto dell&#8217;ipotesi di contaminazione alimentare da radiazioni e pesanti limitazioni alla libertà personale (non possono uscire né aprire le finestre quando vogliono). Utilizzano i social media per comunicare: post nel blog, video su youtube, sharing senza sosta tramite facebook e twitter. Sono il sintomo dell&#8217;altra faccia dell&#8217;informazione, quella che parte dal basso e utilizza la rete (e perché no la comicità) per dire sul mondo e sulla situazione politica italiana. Si battono principalmente perché vogliono trovare sulla scheda referendaria del 12 e 13 giugno il quesito sul nucleare e vedere riconosciuto il diritto, sacrosanto, di allontanare per molto [...]]]></description>
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		<title>Referendum 2011: il silenzio degli schermi, l&#8217;urlo della rete</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: I pazzi siete voi: protesta anti-nucleare con una (luminosa) spolverata di reality. Intervista ai ragazzi di F. Camilli Se è vero che gli eventi sono destinati a ripetersi ma sottoforma di farsa, ultimamente stiamo assistendo ad una degenerazione temporale del principio: appena un mese fa l&#8217;AGCOM si è pronunciata a proposito della debordante presenza del Premier Silvio Berlusconi all&#8217;interno dei servizi del tg1 minzoliniano. Nei giorni scorsi l&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è intervenuta nuovamente in merito alle scelte editoriali del telegiornale del primo canale, rimproverando il servizio pubblico televisivo per la mancata puntualità nell&#8217;informare i cittadini italiani sul prossimo referendum del 12 e 13 giugno. Invitando la RAI ad assicurare “una rilevante presenza degli argomenti oggetto di referendum nei programmi di approfondimento, come prescritto dalle norme attuative della legge n. 28/00”, l&#8217;AGCOM pone solo l&#8217;ultima pietra di un muro che ormai sembra scavalcare, in altezza, le teste della popolazione italiana. Tuttavia, a parte Paolo Garimberti che fa la voce grossa con tg1 e tg2, il silenzio è ancora opprimente riguardo la presunta “intervista”, che sembra più un comizio, del Presidente del Consiglio in merito ai ballottaggi delle amministrative svoltesi lo scorso 15 e 16 maggio, che [...]]]></description>
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		<title>Speciale &#124; COMMERCIO EQUOSOLIDALE: Giornata Mondiale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 22:05:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica 15 maggio, il Circolo degli Artisti ha festeggiato con una particolare rassegna di eventi organizzata in cooperazione da Pangea Niente-troppo e Altromercato la Giornata Mondiale del Commercio Equo e Solidale. Tante le occasioni per conoscere il fenomeno e lasciarsi affascinare: la pioggia del primo pomeriggio non ha influenzato negativamente l&#8217;affluenza; mentre il sole calava il garden e le sale si riempivano di curiosi avventori. Oltre a stand, aperitivo a base di prodotti equosolidali, danze africane e laboratori per bambini, erano presenti anche i comitati per il sì al referendum del 12 e 13 giugno sul nucleare e per l&#8217;acqua pubblica. Fuori le Mura ha presenziato in qualità di mediapartner ufficiale: c&#8217;è stata occasione per apprendere l&#8217;intrigante rito per la preparazione del caffè etiope, ballare a ritmi folli, ascoltare buona musica e le parole, sempre particolarmente divertenti, di Andrea Rivera. Ecco il sommario del nostro speciale: buona lettura. La storia del commercio equo e solidale &#124; Prima parte di M. Lupo La storia del commercio equo e solidale &#124; Seconda parte di M. Lupo Il commercio equo? “Un&#8217;alternativa pratica” di Y. Sina Il commercio equo e solidale festeggia a Roma di T. Ulivieri Il commercio equo e solidale, a scuola, [...]]]></description>
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		<title>Etenesh, Castaldi racconta l&#8217;emigrazione clandestina. Con la grafite</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 22:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi la nostra Inchiesta: Roma città straniera, la dura strada dell&#8217;integrazione, a cura della Redazione “Eppure si parte perché non c&#8217;è nient&#8217;altro da fare, in Etiopia Non ci sono le condizioni per sacrificarsi o per morire sperando in un cambiamento. Adesso, la morte di uno di noi, in Etiopia, sarebbe un sacrificio inutile”. Dagmawi Yimer “Un futuro, non chiedo altro”: con queste piccole parole Etenesh si presenta. Ai lettori, che già da qualche pagina partecipano al suo viaggio con apprensione e ad alcuni dei tanti aguzzini che le promettono la salvezza, o solo qualche chilometro verso di essa, in cambio di non poco denaro. Questo desiderio e la remissività con il quale viene espresso bastano, in fondo, a definire la protagonista della graphic novel omonima di Paolo Castaldi. Quella di Etenesh, giovane donna etiope, è la storia di tanti come lei, decisi a fuggire dal Paese d&#8217;origine, in cui il giorno dopo quello che si tenta di vivere non è un diritto, né la sacrosanta espressione del proprio essere nel tempo e di esserne anche il padrone, delle proprie ore. No, in Etiopia, come anche nella maggior parte della Africa subsahariana (come sottolinea Valentina Sicolo nella bella nota a margine [...]]]></description>
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		<title>Pastafariani: toccati dalla sua spaghettosa appendice&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è grossa Grisi: le religioni più strambe da leggere su FLM! Un omone barbuto, dallo sguardo fermo ma dolcissimo, una mano tesa verso la Terra e un mantello che è cielo terso nei giorni di buona condotta. Ecco come, più o meno, i cristiani cattolici sono portati ad immaginare il loro Dio. Noioso. Che ne dite di un ammasso di spaghetti bianchicci in cui sono incastonate, come le più preziose delle pietre, due enormi polpette grondanti sugo? Una divinità attorcigliata e tentacolare con occhietti da vispo bastardo che potrebbe, a sua discrezione, toccarvi con la sua “spaghettosa appendice”? Decisamente più divertente, no? Ma, forse, anche più sensato. Bobby Henderson dà vita nel 2005 al movimento Pastafariano, devotissimo al sorpacitato Flying Spaghetti Monster in deliberata (e formalizzata tramite numerose lettere di protesta) opposizione all&#8217;iniziativa del consiglio per l&#8217;istruzione del Kansas di insegnare nei corsi di scienze la teoria del disegno intelligente (o creazionismo che dir si voglia) come alternativa al ben più plausibile e strutturato evoluzionismo darwiniano. Il concetto è semplice: se è vero che ci sono cose del nostro mondo capriccioso spiegabili solo attraverso il meticoloso progetto di un&#8217;entità senziente che modella donne a partire da costole, chi può affermare, con certezza, che [...]]]></description>
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