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	<title>Fuori le Mura &#187; Manuela Antonucci</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>I Fili di Penelope</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>
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		<category><![CDATA[roberto mazzoli]]></category>
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		<category><![CDATA[tiziana scrocca]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Odissea moderna di una Penelope senza tempo È una Penolope inedita quella che ci offre Tiziana Scrocca al Teatro dell’Orologio di Roma con lo spettacolo da lei scritto e interpretato I Fili di Penelope. È il racconto classico e intramontabile di una fedeltà lasciata correre lungo i fili di un telaio ma è anche la storia di una sensibilità squisitamente femminile che si fa gesto, parola, espressione, attraverso l’abilità scenica di questa attrice. Perché la Scrocca è riuscita a tenere “incollati” gli spettatori al palco senza mai annoiare, coinvolgendo la platea con la sua interpretazione convincente e originale. Così l’ambiente ristretto della sala diventa casa, ma anche piazza e visuale oltre quel mare, dove si attende il ritorno dell’uomo amato. Basta una sedia, un sapiente gioco di luci che divide stanze, corridoi e speranza, il tocco fondamentale della musica che accompagna Penelope mentre si racconta, a se stessa e al pubblico, in maniera toccante e anche divertente. È una donna che monopolizza il discorso, toccando in questo sfogo plateale tematiche trasversali e molto attuali. Allora l’attesa nevrotica, sofferta, vissuta, sviscerata da questa Penelope moderna che si concede il vezzo dell’ironico accento romano, diventa la giusta scusa per parlare dell’assenza e [...]]]></description>
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		<title>Un anno tra i montanari delle valle cuneesi sulle tracce delle streghe.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[LIBRI]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i sentieri protetti dallo scorrere del tempo, in mezzo ai boschi, nel cuore di una piccola borgata, si apre il percorso che Marco Aime offre ai suoi lettori con il libro “Il lato selvatico del tempo. Un anno tra i montanari delle valle cuneesi sulle tracce delle streghe&#8221;. Protagoniste del libro, come il titolo suggerisce, sono le masche, le streghe, che come un’ombra appaiono e scompaiono fugacemente tra i discorsi dei pochi testimoni intervistati dall’antropologo torinese. Si tratta degli abitanti della Val Grana, nel borgo della Chalancho, dove Aime ritrova anche i segni di un passato personale, i luoghi mitici dell’infanzia passata in compagnia dei nonni ormai scomparsi. Gli aneddoti sulle masche emergono d’improvviso nel ritmo lento delle testimonianze. Si parla poco di questi esseri sconosciuti, malefici e temuti, che tanti anni prima hanno popolato le ombre dei boschi, punendo chi osava sfidarle. Guaritrici ma anche beffarde, le masche sono il simbolo del femmineo che agisce e prevarica, aiutato dal mistero dell’occulto, protetto dal buio della notte. Sono l’agente che livella gli equilibri negli schemi imposti di una società maschilista. Il libro si trasforma così in una cronaca descrittiva che non rinuncia allo sguardo umano, al discorso, al confronto [...]]]></description>
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		<title>Parchi avventura: un’estate all’insegna dello sport e del divertimento</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 22:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le occasioni offerte dall’apertura della bella stagione, quella dei parchi avventura, seminati in tutto il territorio nazionale, pare essere un’opzione piacevole che avvicina i provetti turisti, dai quattro ai novantanove anni, alla natura e a un rapporto più consapevole col proprio corpo. Nel mercato sempre più diversificato ed esigente dell’offerta turistica, la diffusione di questi parchi sembra essere una soluzione che riesce ad unire i target più differenti, trovando per ciascuno, a seconda dell’età e dello spirito di iniziativa, il percorso più adatto. Stiamo parlando di percorsi in sospensione, integrati in aree boschive tramite l&#8217;installazione di cavi, piattaforme aeree in legno e cordame per permettere agli utenti di vivere in sicurezza questa esperienza dove l&#8217;equilibrio, la capacità di concentrazione e in minima parte anche la fisicità sono elementi indispensabili. Tutti i percorsi aerei sono effettuabili obbligatoriamente tramite equipaggiamento di sicurezza DPI (imbragatura, longe con dissipatore, caschetto e guanti). Ogni parco avventura, a seconda del tipo di soluzione adottata, può presentare difficoltà differenziate con percorsi facili per bimbi dai 4 anni, accessibili per tutte le età, fino a progredire ai percorsi più difficili per ragazzi e adulti. Importato da una felice formula che ormai da dieci anni conosce un gran [...]]]></description>
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		<title>Heliópolis: una giornata nella favela che si fa chiamare quartiere</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 22:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>

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		<description><![CDATA[Si potrebbe fare un esperimento. Fermarsi a intervistare uno di questi volti che si vedono camminare per la strada e chiedere loro dove vivono. Delle favela visitate, questa mi dà l’idea di qualcosa di diverso, un movimento, una quotidianità impressa nei passi della gente che mi dice qualcosa di più. Qui intorno c’è il sapore delle strade del centro, un surrogato piacevole del susseguirsi del giorno con la notte, tutto poggiato su un letto di obiettivi, di motivazioni per il risveglio davanti al solito “café da manha” (colazione). Mi trovo ad Heliópolis, una delle favela più grandi del mondo, dopo la Rocinha di Rio de Janeiro. Basterebbe sfogliare qualsiasi manuale, pile di ricerche sull’argomento, articoli su articoli, il nome favela è sempre presente, un’intestazione che non può prescindere, come il nome dal cognome. Eppure basterebbe un piccolo esperimento, rivolgersi a questi volti indaffarati, ai bambini che escono da scuola dopo una giornata trascorsa a giocare e a imparare, alle loro madri, che prima di passare a prenderli per portarli nelle loro minuscole case da 35 mq sono andate dal panettiere e magari hanno fatto anche una capatina dal parrucchiere. E sì, perché in questa favela non manca proprio nulla, ha [...]]]></description>
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		<title>Sport e Favela, nuove prospettive di educazione</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 22:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La divisione sportiva della ong UNAS si trova in una delle zone di confine tra il mondo formale e quello detto “informale” delle favela. La raggiungo passando dall’ospedale di Heliopolis, una struttura gigantesca che si erge come punto di riferimento per chi, come me, ha bisogno di entrare nella comunità. Questo ospedale è il confine (fragile) che divide il passante, con i suoi recinti di muri, dalla visione delle prime casette-baracca che si apre davanti agli occhi, una volta superato il cancello. Rodrigo Paiva, educatore, mi accoglie spiegandomi, in questa intervista, come una favela può diventare comunità, soprattutto quando di mezzo c’è il sogno di trasformare, educando. Mi può parlare un po’ delle peculiarità della favela di Heliópolis? Vorrei subito precisare che non si tratta di una favela. Qui la gente ama riconoscere Heliopolis come una comunità. Favela è un nome obsoleto nel quale gli abitanti non si riconoscono più. Chiarito questo, posso dire che Heliópolis  ha moltissime peculiarità, di certo una delle più evidenti è la sua grandezza, stiamo parlando di 120.000 abitanti! Guardando la mappa della città, non si direbbe, dato che si tratta di un quartiere, grande sì, ma come tanti altri a San Paolo. Ma quando [...]]]></description>
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		<title>&#8220;Museu da Pessoa&#8221;: un museo della gente comune a portata di web</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZE + TECNO]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscendo dalle maglie nazionali del web, il viaggio tra i continenti si compie con un semplice salto, da un link all&#8217;altro. Questa possibilita&#8217; e&#8217; forse una tra le piu&#8217; decantate e conosciute del pianeta internet, esplorata in lungo e in largo dagli internauti curiosi che si mettono alla prova con altre lingue e immagini di volti che parlano di culture differenti. Sara&#8217; forse questo lo scopo del Museu da Pessoa (Museo della Persona), un sito, ma anche un progetto, che si propone di raccontare le Storie della gente, catalogandole con accuratezza in un archivio virtuale, visitabile senza rispettare orario di apertura o file all&#8217;entrata. L&#8217;idea del museo nasce nel 1991, fuori dall&#8217;interattivita&#8217; della rete, con l&#8217;intento di costruire una griglia internazionale di storie che possa contribuire al cambiamento sociale. Il progetto ha conosciuto nel corso degli anni importanti ampliamenti e trasformazioni, come per esempio l&#8217;inaugurazione, nel 2003, del portale, un vero e proprio archivio on line di voci comuni, eppure fondamentali. Il sito presenta quindi un&#8217;occasione imperdibile per chi, avendo voglia di fare un tuffo nel passato, si affida allo strumento di ricerca tramite parola chiave, per curiosare tra gli argomenti piu&#8217; disparati. Punto fondamentale e&#8217; sicuramente il valore dato [...]]]></description>
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		<title>Un italiano tra le favela. Quando la migrazione si fa dono</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si conclude con questa intervista il nostro viaggio nel &#8220;Brasile degli italiani&#8221; e lo facciamo con il racconto di un&#8217;esperienza che tocca l&#8217;argomento migratorio attraverso tematiche legate all&#8217;associazionismo, al volontariato, nel caso caso specifico cristiano. Perche&#8217; padre Mariano Foralosso e&#8217; un padre della congrega dei domenicani, installatisi in Brasile tanti anni fa e che da tempo rispondono alla domanda di assistenza per quella fetta di popolazione &#8211; il &#8220;popolo in piu&#8217;&#8221;, come lui stesso afferma &#8211; che si nasconde dietro l&#8217;ombra dei grandi grattacieli del benessere economico. Lo incontriamo a Perdizes, quartiere a ovest di San Paolo, per fargli qualche domanda sulla sua missione e su un mondo tristemente conosciuto, come quello delle favela. Quando comincia la sua esperienza in Brasile come missionario? Sono religioso domenicano e la provincia domenicana di Bologna, a cui appartenevo, aveva una missione in Brasile. Per noi giovani frati la prospettiva della missione era una delle tante che si aprivano per il nostro futuro. Vari miei confratelli, compagni di studi e di ordinazione sacerdotale, sono venuti missionari in Brasile. Invece a me la prospettiva missionaria non era mai passata per la testa. E&#8217; stata una proposta fattami dai confratelli, alla fine di un periodo di [...]]]></description>
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		<title>&#8220;L&#8217;Accademia&#8221; dei brasiliani di San Paolo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua il nostro viaggio con il ritorno a San Paolo, tappa quasi obbligatoria, riconosciuta come una delle mete piu&#8217; significative per esplorare l&#8217;influenza della lingua e della cultura italiana oltreoceano. Visitiamo L&#8217;Accademia, una deliziosa scuola di italiano situata nel cuore della city, a un passo dalla famosa Avenida Paulista. Qui incontriamo Claudia, proprietaria della scuola e &#8220;brasiliana d&#8217;adozione&#8221;, che da quasi dieci anni lavora per diffondere la lingua e la cultura italiana nella famosa metropoli. Sei la rappresentante di una grande categoria, quella degli italiani all&#8217;estero, che qui in Brasile si e&#8217; stabilita, alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita. Qual e&#8217; la tua storia? Sono arrivata in Brasile dieci anni fa e sinceramente non stavo cercando un lavoro, una nuova vita. Avevo gia&#8217; cominciato la storia con quello che poi sarebbe diventato mio marito ed ero curiosa di conoscere il suo Paese. All&#8217;inizio non mi sono trovata bene: molte differenze con l&#8217;Italia da cui, tra l&#8217;altro, non avevo voglia di &#8220;fuggire&#8221;. Pero&#8217;, dopo un anno trascorso tra Roma e Padova, ci siamo resi conto che le nostre prospettive lavorative erano piuttosto basse e abbiamo giocato la carta del Brasile, lasciandoci alle spalle l&#8217;esperienza deludente dell&#8217;Italia. La [...]]]></description>
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		<title>Italiano, eu gosto muito</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storia di una lingua, storia di un&#8217;emigrazione La storia della diffusione della lingua italiana in Brasile e&#8217; legata stretta ai lacci di quelle antiche valigie di cartone, diventate l&#8217;emblema dell&#8217;odissea dell&#8217;emigrante italiano all&#8217;estero. In effetti l&#8217;italiano fu introdotto in Brasile nel periodo del grande movimento migratorio, verificatosi verso la fine del XIX secolo e l&#8217;inizio del XX. Tra il 1875 e il 1935, circa un milione e mezzo di italiani erano presenti sul territorio brasiliano, anche se le stime restano approssimative, in ragione dell&#8217;alta percentuale di immigrazione clandestina che si diffuse in quel periodo. Gli immigrati italiani si installarono principalmente nelle regioni del Sud (Stato del Rio Grande do Sul, Parana&#8217;, Santa Catarina) e Sud Est (San Paolo, Rio de Janeiro, Espi&#8217;rito Santo e a Sud di Minas Gerais), oltre al Sud di Bahia. Anche se, nella seconda parte del XX secolo, dopo il 1970, con l&#8217;inizio delle migrazioni interstatuali motivate dalla ricerca della terra, si trovarono concentrazioni di discendenti di parlanti di italiano negli Stati delle regioni Centro-ovest (Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Rond]]></description>
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		<title>&#8220;Espaghetti, Bolonhesa e Caneloni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Paolo. Vila Mariana, fermata della linea blu, a pochi kilometri da qui l&#8217;Avenida Paulista concentra lungo un sola via di palazzi specchiati, dalle forme piu&#8217; disparate, tutta l&#8217;economia dello stato di San Paolo e forse anche di una buona fetta del Brasile. Percorrendo questo pezzo di strada sembra di essersi lasciati alle spalle l&#8217;architettura cannibale del centro cittadino: villette residenziali, republicas che accolgono gruppi di studenti, piccole alimentari con frutti esotici di ogni tipo e colore. Accanto a una di questi mercati rionali, incorniciati da mattonelle di azulejos che ricordano l&#8217;antico (e odiato) passato coloniale, si trova il ristorante &#8220;Scorzza, cantina e restaurante italiano&#8221;. Mi accoglie la signora Catarina, italiana di seconda generazione. Ha un sorriso da connazionale, ma le maniere da brasiliana: gesticola, vuole offrirmi un caffe&#8217; e si siede, pronta a raccontare la sua storia. Dietro di noi pochi clienti che consumano i resti del pranzo. Sul muro un menu&#8217; improvvisato che stuzzica il sorriso, una fila di nomi, disposti in ordine impeccabile dalla A alla Z che riportano a un vago ricordo della vera cucina italiana: espaghetti, caneloni, bolonhesa, anche qui, come in molti altri luoghi a San Paolo, si sfoggiano &#8211; quasi con orgoglio &#8211; [...]]]></description>
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		<title>Aria di crisi e Youtube stringe la mano a Hollywood</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aria di crisi e rinnovamento per Youtube, contenitore di video condivisi, visitato ogni giorno da milioni di utenti. La notizia potra&#8217; stupire, eppure, nonostante il boom di accessi che ha incrementato e ispirato un nuovo modello di fruizione dei video sul web, il famoso sito di proprieta&#8217; di Google cerca nuovi acquirenti per evitare la crisi imminente, a causa degli introiti attualmente deficitari. A rispondere all&#8217;appello sono stati nomi importanti della produzione cinematografica hollywoodiana: il colosso Mountain View, che ha intenzione di predisporre una sezione premium, in cui veicolare contenuti tradizionali come film e show televisivi; e altri importanti nomi di prima qualita&#8217; come Sony, Cbs, Mgm, Lionsgate, Starz e Bbc. Gli accordi con le major permetteranno in questo modo di creare uno spazio ad hoc, in cui potranno essere fruibili interi film e alcune tra le serie televisive piu&#8217; famose, un compromesso vantaggioso che portera&#8217; alla divisione dei proventi pubblicitari con gli autori dei video messi a disposizione ai milioni di utenti. Per ora, tra il carnet dei prodotti, accessibili ai soli clienti statunitensi, solo scelte prudenti, come classici del cinema e serie televisive dal successo conclamato; nessuna prospettiva sperimentale, ma l&#8217;apertura di uno spazio che, a conti fatti, [...]]]></description>
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		<title>Incubo a diecimila km di distanza</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre la notizia del terremoto de L&#8217;Aquila fa il giro del mondo, lasciando l&#8217;Italia senza parole, lontano da quel posto che ora offre immagini di macerie e terrore, ci sono molte persone che al momento della tragedia erano lontane dai propri cari. Uno di questi si trova in Brasile, a Salvador da Bahia, per trascorrere gli ultimi scampoli di un&#8217;esperienza formativa prima della laurea. Daniele D.M. mi ha concesso un&#8217;intervista, visibilmente provato dalle notizie degli ultimi giorni e mi ha raccontato cosa si prova ad essere lontano dalla sua citta&#8217; nei momenti piu&#8217; tristi del post-catastrofe. Come sei venuto a conoscenza del terremoto? E&#8217; un paradosso, ma ho ricevuto un messaggio al cellulare da un mio amico di Rio de Janeiro. Inizialmente non mi sono preoccupato, le scosse si sentivano a L&#8217;Aquila da dicembre e pensavo che fosse uno dei soliti piccoli sommovimenti. Ma poi ho ricevuto un altro messaggio da una mia amica italiana, mi parlava di un terromoto forte e allora ho cercato subito un internet point per capire cosa stesse succedendo. Qual e&#8217; stata la prima impressione? Orrenda, le immagini sui giornali on line non lasciavano spazio all&#8217;immaginazione. I pronostici sulle morti crescevano con il passare dei [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;italiano del Pelourinho: una storia di nuova immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[COSTUME]]></category>

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		<description><![CDATA[Salvador da Bahia. Siamo nel Pelourinho o Pelô, centro storico di Salvador, situato nella “città alta” e punto di riferimento per i milioni di turisti che passano da Bahia, alla ricerca dell’anima africana del Brasile. Dopo un lungo periodo di decadenza, questa suggestiva e antica parte della città, pezzo di cuore di uno dei più noti scrittori brasiliani, Jorge Amado, è stata dichiarata nel 1985 patrimonio dell’Unesco, dopo un’intensa attività di restaurazione. Nella rua Leovigildo de Carvalho, al numero tre, ci fermiamo alla pousada (in italiano, locanda) “Terra Nossa” e incontriamo Carmelo, conosciuto dagli abitanti del posto con il nome di “Tex”, per la sua passione per i fumetti. Questo palermitano, immigrato della nuova generazione, ci racconta cosa significa sentirsi italiano in Brasile e qual è il suo rapporto con la terra d’azione. Qual è stato il tuo primo contatto con il Brasile? Il mio rapporto con il Brasile è cominciato con un viaggio fatto nel 1996, diciamo una prima esperienza non lavorativa, che oltretutto ho ripetuto più volte. Quando ho conosciuto la donna che poi ho sposato, i viaggi verso il Brasile hanno acquistato un senso diverso per me: non era più solo un divertimento, di sicuro si approfittava [...]]]></description>
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		<title>Couch Surfing. Un divano (in prestito) per viaggiare</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZE + TECNO]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati dieci anni dal primo esperimento di Casey Fenton, un giovane programmatore di venticinque anni del New Hampshire che, appassionato di viaggi, si ingegno&#8217; alla ricerca di un metodo che gli permettesse di muoversi per il mondo senza mettere mano al portafoglio. La tecnica e&#8217; semplice e si basa sulla solita tecnologia che rappresenta il punto forte del web moderno: lo scambio e la condivisione di informazioni. Solo che nella logica di questo progetto, oggetto dello scambio non sono piu&#8217; semplici file musicali, video o testi bensi&#8217; promesse di ospitalita&#8217; e condivisione di culture. Stiamo parlando del Couch Surfing, traducibile letteralmente con l&#8217;espressione &#8220;saltare da un divano all&#8217;altro&#8221;, un sito che, soprattutto a partire dal 2006, ha raggiunto una considerevole quota di iscritti, diffondendo la filosofia dello zaino in spalla all&#8217;insegna del &#8220;no-cost&#8221; tra piu&#8217; di un milione di persone. Partecipare e&#8217; facile e gratuito: ogni utente, al momento della registrazione, sara&#8217; munito di una pagina personale con il proprio profilo, essenziale per cominciare l&#8217;avventura del peer to peer geografico per eccellenza. Quando un utente ha in programma di organizzare il suo viaggio sara&#8217; quindi libero di contattare gli amici &#8220;piu&#8217; compatibili&#8221;, chiarendo durata, natura e termini della sistemazione. [...]]]></description>
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		<title>I mille mondi di Roberto Sambonet</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Artista eclettico e assetato di viaggi, Roberto Sambonet resta uno dei migliori rappresentanti della nostra cultura oltre frontiera. Capace di destreggiarsi con la matita, egli e&#8217; stato abile pittore, ritrattista e mattatore del design italiano a partire dagli anni 60. Cio&#8217; che stupisce di piu&#8217;, ripercorrendo negli anni la carriera di quest&#8217;uomo, e&#8217; il gioco di equilibri intestini con cui e&#8217; riuscito a conquistare uno spazio di prim&#8217;ordine nel panorama nazionale e internazionale. Sambonet nasce, culturalmente, in un contesto politico-artistico come quello del recente dopoguerra quando si era ancora alla ricerca di concetti chiave unificanti che rendessero globale, tutto definito e conoscibile il reale. Egli preferisce non collocarsi al di la&#8217; di certe esperienze conosciute con il neorealismo, ma sceglie piuttostodi attraversarle, accorgendosi che non sono per niente seduzioni di sfacelo e di polverizzazione, ma terreni fertili da cui trarre un&#8217;esperienza, piuttosto che la rigidezza di un modello da ripetere acriticamente. La formula, la soluzione, l&#8217;ordine cede il posto a cio&#8217; che lega, salda, connette frammenti e situazioni guardandoli da dentro, muovendosi con loro, non restando fermo a un unico luogo di osservazione. Se il suo lavoro tende a equilibrio, di certo rifiuta la stasi. Lo spazio della pittura Una [...]]]></description>
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		<title>Osgemeos: due gemelli per uno stile</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono due, ma “pensano” con lo stesso occhio artistico, sin da quando nel 1987, hanno cominciato la loro avventura come graffitari nelle strade di San Paolo. Il loro nome, Osgemeos (i gemelli)  è il timbro di un destino genetico che li ha portati al successo internazionale. Nati nel 1974, Otávio e Gustavo Pandolfo sono i felici responsabili di una rivoluzione nel mondo brasiliano dei graffiti, ideatori di uno stile che rappresenta il loro Paese ormai in tutti gli angoli del mondo: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Cuba, fino a giungere anche in Italia. La storia comincia negli anni Ottanta, a Cambuci, quartiere sud della città brasiliana, dove i due fratelli sono nati e cresciuti. La formazione presso la Scuola Tecnica Statale “Carlos da Campos” e l’influenza della musica pop e del pichação ( tecnica di graffiti su muro con spray aerosol ed estencil) hanno fatto il resto. E’ così che Osgemeos sono diventati un fenomeno culturale, punto di riferimento della nuova generazione dei writers latinoamericani. Sull’influenza della musica nel loro lavoro e del movimento che li ha visti militare in quegli anni per le strade della megalopoli i gemelli raccontano: “ Frequentavamo la stazione (della metro) São Bento che all’epoca [...]]]></description>
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		<title>Carla Accardi: una vita dedicata all&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Arte e&#8217; vita Nata a Trapani nel 1924, dopo la maturita&#8217; classica Carla Accardi consegue da privatista nel 1943 la maturita&#8217; artistica, per seguire poi i corsi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Palermo e di Firenze, dove conosce il pittore Antonio Sanfilippo. Con lui si trasferisce a Roma nel 1946, dove tuttora vive e lavora. L&#8217;ambiente fertile della Capitale le permette di stringere amicizia con artisti di diverse generazioni come Turcato, Consagra, Perilli e Dorazio con i quali da&#8217; vita, nel 1947, al movimento &#8220;Forma 1&#8243;, era espressione di una comune ricerca artistica sul fronte dell&#8217;arte astratta che portera&#8217; l&#8217;Italia di quegli anni al passo con le tendenze europee, inaugurando un&#8217;importante stagione sperimentale. Nel 1949 sposa il pittore Antonio Sanfilippo, partecipando con il gruppo &#8220;Forma 1&#8243; a numerose collettive in Italia e all&#8217;estero; la sua prima personale e&#8217; alla &#8220;Galleria Numero&#8221; di Firenze, seguita nel &#8217;50 da quella alla &#8220;Galleria Libreria Age d&#8217;Or&#8221; di Roma presentata da Turcato. Un periodo in &#8220;bianco e nero&#8221; Abbandonata la pittura costruttivo-concretista degli esordi, a partire dal 1953 Carla Accardi avvia una ricerca fondata su un segno lineare che sembra protrarsi all&#8217;infinito, realizzando opere articolate essenzialmente su insiemi di segmenti pittorici bianchi su fondi [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Isolachenonc&#8217;è</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Il teatro dell&#8217;Orologio ospita fino al 29 gennaio la Compagnia teatrale dell&#8217;Epaulement Ballet impegnata, come in altre occasioni, in uno spettacolo che coniuga la magia del teatro all&#8217;interesse per una buona causa. Grazie al patrocinio dell&#8217;Associazione onlus Peter Pan &#8211; che dal 1994 assiste i bambini onco-ematologici che si trasferiscono a Roma &#8211; i ventiquattro ballerini-attori occupano instancabilmente la scena per due ore, deliziando gli occhi dei piccoli e grandi spettatori. La storia di Peter Pan che vola con Wendy e i suoi fratelli verso &#8220;L&#8217;Isola che non c&#8217;e'&#8221; salta gli schemi classici della famosa fiaba per trasformarsi in un energico musical, tra scarpine a punta e inconsueti adattamenti musicali che animano il palco fino alla chiusura del sipario. Tra voli, magie e combattimenti per sconfiggere i piani malefici di Capitano Uncino, spiccano le movenze ipnotiche della danza classica in una sorta di staffetta con il puro spettacolo teatrale. Gli effetti musicali e delle luci amplificano l&#8217;atmosfera onirica, trasformando il palco nell&#8217;Isola dove tutto e&#8217; possibile e i problemi della vita si frantumano sotto i colpi di pique&#8217; di una dispettosa Campanellino. Una storia che si rivolge allo sguardo attento e puro dei bambini, senza dimenticare quello critico dei piu&#8217; [...]]]></description>
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		<title>Trapianto di cuore globale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Due donne, il peso delle loro valigie sparse sul palco, uno spazio dell&#8217;attesa in cui storie diverse si sovrappongono per raccontare la difficile operazione di un &#8220;trapianto di cuore globale&#8221;. Due donne che si disperdono nella loro recitazione-denuncia in un prisma di esperienze comuni che parlano di altre donne, madri, migranti. E&#8217; l&#8217;immagine di una maternita&#8217; che si esprime come sentimento assoluto, abbracciando l&#8217;intero universo femminile, senza differenza di provenienza o status sociale e che pure conosce le sue privazioni, quando a confessarsi sono donne che hanno dovuto abbandonare la loro terra e i loro figli per assicurarsi la speranza di un futuro migliore. In un succedersi nervoso e commuovente di storie, Anastasia Astolfi e Alessandra Fallucchi diventano la voce e il corpo di queste donne inascoltate, che trascinano la loro vita combattendo contro la solitudine, il senso di perdita, l&#8217;umiliazione di una vita passata al &#8220;piano terra&#8221;, a stretto contatto con le macchie che, con non curanza, cadono sui pavimenti da pulire. Sulla scena queste valigie si muovono insieme al cambio di testimonianza, in un cammino narrativo che segna ogni tappa con un nome diverso e un destino condiviso. Sono carte d&#8217;identita&#8217; che provengono dall&#8217;Etiopia, il Burkina Faso, la [...]]]></description>
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		<title>Momenti di trascurabile felicità</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccole felicita&#8217;, momenti trattenuti del vissuto quotidiano, sfumature impercettibili eppure fondamentali, sono le parentesi compresse in pochi minuti che Valerio Aprea regala al pubblico del Piccolo Jovinelli fino al 21 dicembre, con il suo spettacolo &#8220;Momenti di trascurabile felicita&#8217;&#8221;. Un assolo intervallato da gustose pause musicali e immagini evocative, che concede solo il tempo di riprender fiato, per ricadere in una nuova, esilarante risata. Perche&#8217; Aprea, di questi sketch in bilico tra furore e pacatezza riflessiva, ne regala tanti alla sua platea, senza risparmiarsi, in un reticolo di situazioni inaspettate che tutti ci lasciamo sfuggire nella frenesia di una vita accelerata. Uno spettacolo che nasce dal fortunato connubio con Francesco Piccolo e dall&#8217;adattamento di un testo &#8220;Tre momenti di trascurabile felicita&#8217;&#8221;, da cui la pie&#8217;ce trae il nome. Come ricorda lo stesso Aprea: &#8220;Ho conosciuto Francesco Piccolo sfogliando in libreria un suo libro di racconti. Dopo una settimana, tramite un&#8217;amica in comune, ero a casa sua. Ne sono nate alcune serate di reading, di li&#8217; un vero entusiasmo!&#8221;. Aprea non si risparmia, sgranando con irresistibile ironia un &#8220;rosario&#8221; di situazioni che attraversano i punti fondamentali del vissuto: l&#8217;amore, l&#8217;amicizia, la difficile convivenza con i tic e le paranoie che ci [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;ultimo Angelo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Un uomo, una donna, due monologhi separati dalla distanza di un palco. Comincia con questo quadro di vite L&#8217;Ultimo Angelo, secondo atto della trilogia che Pierpaolo Palladino e Manfredi Rutelli offrono alla stagione teatrale romana. Protagonisti sono una coppia di sposi alle prese con un viaggio parallelo verso la stessa me&#8217;ta che mette a confronto dubbi, solitudini, frustrazioni, divisi dalla membrana di una quotidianita&#8217; fatta di silenzi e sogni soppressi. Due spazi in apparenza lontani, che confessano tendenze declinate ora al maschile, ora al femminile e che si sciolgono in un atto di coscienza prolungato fino alla battuta finale, rivelatrice di un destino comune. Da una parte Lorenzo (Pierpaolo Palladino) che, ossessionato dall&#8217; amore per una prostituta incontrata una sola volta, monologa durante il suo viaggio notturno in macchina, tra le strade soffocate dal traffico di una Roma piovosa e illuminata in vista del natale. I suoi discorsi nervosi ripercorrono le brutture della quotidianita&#8217; che lo attanagliano in una morsa sempre piu&#8217; stretta: i guai con il lavoro, le difficolta&#8217; finanziarie, i sensi di colpa scaricati sulla figlia che da lui si aspetta un regalo e il rapporto di incomunicabilita&#8217; perenne con la moglie. Dall&#8217;altra, Paola (Cristina Aubry), la moglie [...]]]></description>
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		<title>Dai balconi dell&#8217;antica Napoli</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[In scena al Teatro Cometa Off fino al 30 novembre &#8220;Dai balconi dell&#8217;antica Napoli&#8221;, &#8220;concerto napolitano in musica e versi&#8221;. Franco Gargia e Mario Maglione portano sul palco per novanta intensissimi minuti, le strade di Napoli, gli umori, gli odori, i luoghi comuni e la poesia, in un sapiente mix di buonumore, musica e memoria. La citta&#8217; si rivela attraverso le parole tradotte in aneddoti e macchiette dei piu&#8217; celebri autori della poesia e del teatro napoletano: dai versi piu&#8217; struggenti di Salvatore Di Giacomo all&#8217;umanita&#8217; disperata e disordinata di Raffaele Viviani, dal cinismo esilarante di Bovio, passando per gli indimenticabili Toto&#8217; e Eduardo de Filippo, senza dimenticare anche gli autori meno conosciuti, altrettanto suggestivi e consacrati alla bellezza della citta&#8217; partenopea, in tutte le sue contraddizioni. Lasciata percio&#8217; alle spalle l&#8217;oleografia, la retorica di quelli che la vogliono immobile in una cartolina ingiallita, la citta&#8217; si mostra in questo spettacolo in maniera speciale. Aneddoti, racconti e canzoni segnano un percorso originale, dove i cultori piu&#8217; attenti trovano conferme dei loro approfondimenti, e gli spettatori piu&#8217; curiosi, invece, sorprese e rivelazioni inedite. Franco Gargia e Mario Maglione sono i pregiati burattinai di queste piccole e sfuggenti anime, tutte riunite all&#8217;interno [...]]]></description>
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		<title>WHALE MUSIC. La musica delle balene.</title>
		<link>http://www.fuorilemura.com/2008/11/24/whale-music-la-musica-delle-balene/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Una valigia e lo sguardo perduto di una giovane donna aprono il sipario di questa storia tutta al femminile. Caroline, la protagonista, e&#8217; di ritorno, dopo lunghi anni di assenza, nella sua citta&#8217; natale. Ventunenne, studentessa universitaria e alle prese con una gravidanza imprevista, qui, nella leggendaria isola di Wight, luogo d&#8217;amore, spensieratezza, di un passato ormai andato, lei cerchera&#8217; di ricomporre i pezzi della sua vita. Ad aiutarla in questo difficile percorso altre donne, apparenti &#8220;portatrici sane&#8221; di calma ed equilibrio, che avranno il compito di guidarla lungo il difficile percorso. Parte cosi&#8217; una vicenda, scandita dai ritmi dolci di canzoni in rosa, lente e pacate, come pacata e&#8217; l&#8217;atmosfera di un posto sperduto, ai bordi del mare. In queste passeggiate solitarie Caroline cerca di rispondere alle domande che la assillano, come la scelta di portare in grembo un bambino che probabilmente abbandonera&#8217;. E&#8217; una gestazione fatta di sentimenti contrastanti, che si confronta con un universo variegato, dove donne diverse scambiano le loro esperienze e le loro emozioni, in una catena di solidarieta&#8217; che vorrebbe condurre a un traguardo di speranza. Ben presto si scoprira&#8217; che tutti gli sforzi, gli appigli utilizzati per scacciare i dubbi, le frustrazioni e [...]]]></description>
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		<title>Google Street view: approda in Italia la città a tre dimensioni</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZE + TECNO]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva in Italia Street view, la &#8220;rivoluzione a trecentosessanta gradi&#8221; di Google maps, il servizio cartografico composto da mappe satellitari offerto dal grande colosso americano. Dopo aver messo in naftalina le vecchie cartine, ora gli utenti hanno anche la possibilita&#8217; di compiere veri e propri tour virtuali tra le strade delle citta&#8217; selezionate. L&#8217;effetto e&#8217; coinvolgente e regala all&#8217;utente l&#8217;impressione di un viaggio in auto o di una passeggiata a piedi, tra negozi e passanti distratti. Il servizio, gia&#8217; attivo in alcune grandi citta&#8217; degli Usa, del Giappone e dell&#8217;Australia, e&#8217; arrivato nel Vecchio Continente interessando ancora pochissime nazioni: Francia, Spagna e ora anche Italia. Il debutto nel Paese e&#8217; pero&#8217; ancora parziale: solo Milano, Firenze, Roma e alcune aree intorno al lago di Como sono state catturate dall&#8217;obiettivo delle &#8220;auto-reporter&#8221;. Molte altre citta&#8217; stanno comunque per essere elaborate e nel prossimo futuro finiranno nel database di immagini che mostreranno le vie del Bel Paese. Le potenzialita&#8217; di Street view sono molteplici e spaziano dall&#8217;informazione turistica, all&#8217;offerta abitativa, fino a giungere alla pura e semplice esplorazione di luoghi ancora sconosciuti, che ora potranno essere sbirciati comodamente dal monitor di casa propria. Non a caso, in Italia i primi partner a [...]]]></description>
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		<title>I nuovi volti dell&#8217;immigrazione in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>

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		<description><![CDATA[Fenomeno del passato e specchio dei grandi mutamenti della societa&#8217; moderna, oggi l&#8217;immigrazione ha assunto un peso fondamentale nella gestione sociale, politica e culturale di uno Stato. L&#8217;Italia, terra d&#8217;immigrazione da poco piu&#8217; di trent&#8217;anni, fa parte di quella vasta categoria di Stati che inevitabilmente si confronta con le problematiche della presenza straniera. I dati del cambiamento A registrare i nuovi equilibri presenti sul territorio ci pensa il nuovo Dossier statistico Caritas, giunto quest&#8217;anno alla sua XVIII edizione. Un documento importante che passa in rassegna, grazie alla collaborazione di numerosi professionisti del settore, i punti salienti che costruiscono il nuovo volto delle presenza migranti in Italia. I numeri parlano chiaro: sono 4 milioni (tra cui 767 mila minori) gli immigrati regolari nel nostro Paese, mezzo milione in piu&#8217; di quelli riportati dall&#8217;Istat. Tra questi, le comunita&#8217; piu&#8217; numerose sono quelle dei rumeni (circa 1 milione), degli albanesi (402 mila), dei marocchini (366 mila). Tra gli aspetti fondamentali, la quota crescente dei residenti (7%), degli alunni nelle scuole (7%), ma anche dei lavoratori (10%), sintomo di una partecipazione alla vita della societa&#8217; tutt&#8217;altro che passiva. Il rapporto consegna una chiara radiografia della situazione attuale, senza fare sconti sulle problematiche salienti e [...]]]></description>
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		<title>Fantasmi da scacciare</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2 ottobre 2008 fino al 1 febbraio 2009 si tiene al Museo del Corso, in via del Corso 320, a Roma, la mostra &#8220;Jean Michel Basquiat &#8211; Fantasmi da scacciare&#8221;, una retrospettiva su Jean Michel Basquiat, in arte Samo, uno dei piu&#8217; importanti esponenti del graffitismo americano. La vita e la carriera di pittore di Jean-Michel Basquiat sono quasi paradigmatiche del mondo artistico degli anni &#8217;80 del XX secolo. L&#8217;artista dei graffiti, che lasciava dichiarazioni misteriose e spiritose sui muri di SoHo e dell&#8217;East Village usando lo pseudonimo di SAMO, divento&#8217; una celebrita&#8217; corteggiata e infine scartata da un mercato artistico segnato da leggi sempre piu&#8217; implacabili e puramente economiche. Oscillando tra la megalomania e una timidezza insuperabile, tormentato da dubbi e impulsi autodistruttivi, mori&#8217; a soli 27 anni, per overdose. La sua vita, la sua agitazione, l&#8217;ascensione meteorica e la sua morte prematura, contribuirono alla costruzione del suo mito come simbolo di un genio magnificamente imperfetto, l&#8217;artista come esempio del marginale. Si ritrova in tutta la sua produzione un rigurgito dell&#8217;antica visione dell&#8217;artista romantico, pressato dall&#8217;ansia di creare, associata a una congenita instabilita&#8217; psichica, all&#8217;isolamento sociale e alla tragica parabola finale. La mostra percorre una parte dei suoi [...]]]></description>
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		<title>ON/OFF</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorna nel cartellone autunnale del teatro Vascello la Compagnia di danza contemporanea Vera Stasi con lo spettacolo On Off, la seconda tappa nel percorso di sviluppo del lavoro, iniziato nel 2006. ON/OFF nasce infatti dalla collaborazione tra autori e interpreti diversamente impegnati nella ricerca sul movimento e sul suono: Silvana Barbarini, coreografa della compagnia, Johannes Dimpflmeier, artista italo-tedesco che vive e lavora a Tuscania, Luigi Parravicini, compositore e polistrumentista, che nello spettacolo trae sonorita&#8217; complesse e intriganti dagli strumenti improbabili e affascinanti che incontra via via, Eugenia Amisano, Cristina Failla, Caterina Genta, Nadia Scarpa e Amoni Vacca, danzatori versatili che a loro volta &#8220;muovono il suono&#8221; o le cose attraverso il loro movimento, le loro azioni, la loro voce. Lo spettacolo, teso tra realta&#8217; e astrazione, mette in scena una sorta di genesi rovesciata: sono le macchine a dare vita ai corpi umani, dapprima solo ombre. Ma il tono non e&#8217; apocalittico, anzi e&#8217; la fantasia a dominare la scena e a impadronirsi dello spettatore. La scrittura drammaturgica di Silvana Barbarini e&#8217; strettamente legata a questi oggetti, alla loro concretezza. Le diverse azioni sceniche sono collocate in un luogo che via via si trasforma per accoglierle, che potrebbe essere &#8216;il [...]]]></description>
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		<title>La memoria impossibile</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[LIBRI]]></category>

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		<description><![CDATA[Tilahun e Zenebech sono nati in Etiopia, un Paese stremato da carestie, siccita&#8217; e rivolte sanguinose. A tre anni, Tilahun viene abbandonato dalla madre troppo povera per sfamarlo, mentre la famiglia della piccola Zenebech viene sterminata da un gruppo di soldati. Quando arrivano nel nostro Paese, adottati da una famiglia di Genova, sembrano gia&#8217; dei piccoli adulti. Al posto dell&#8217;album di foto d&#8217;infanzia hanno soltanto i loro ricordi: dell&#8217;Africa, della perdita dei famigliari, della tragedia della guerra civile, della vita in orfanotrofio. Emilia Marasco, la madre adottiva, non soltanto offre loro una nuova casa, una nuova famiglia, una nuova vita, ma anche la possibilita&#8217; di dimenticare. Una storia di emozioni che diventano parole, cosi&#8217; la definisce Emilia Marasco la sua storia, giusto al termine delle pagine che chiosano questo racconto intimo e personale, che dal cuore di una famiglia comune passa attraverso i lettori. Un libro-confessione da leggere come un diario, costruito con pazienza grazie ai frammenti raccolti dai racconti dei suoi figli in cui due mondi e due culture diverse si confrontano, alla ricerca di un punto d&#8217;incontro. E&#8217; la storia di una seconda nascita, di una maternita&#8217; diversa da quelle convenzionali, che ha bisogno di passare attraverso testimonianze [...]]]></description>
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		<title>Da noi uomini</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;associazione di volontariato ONLUS &#8220;we have a dream&#8221; presenta &#8220;da Noi Uomini&#8221;, spettacolo-concerto di Enrico Petronio, che si terra&#8217; a Roma il 25 ottobre 2008 alle ore 20:00, presso il Teatro Orione, Via Tortona no7. Su una scena moderna, un palco nero, davanti a un piccolo ensemble di giovani musicisti, con pochi oggetti scenici, Enrico Petronio da&#8217; vita ad alcuni dei piu&#8217; grandi e famosi personaggi femminili del teatro di tutti i tempi. Prendono dunque forma il dramma della maternita&#8217;, di un amore mancato, di un pensiero, sempre attraverso parole femminili, impersonate da un uomo che resta uomo, ma che si cala in queste donne ed indaga, per capire a fondo, forse per migliorare, per dar voce ai torti e ai sentimenti. I grandi personaggi classici, da Yerma di Garcia Lorca a la Strega di Ingmar Bergman, sono cadenzati dalle note del gruppo musicale &#8220;Effetto Notte&#8221;: canzoni moderne, italiane o straniere, brani il cui titolo e&#8217; ancora una volta un nome di donna, dunque un&#8217;altra storia, un altro racconto. La serata sara&#8217; un&#8217;occasione per riflettere sui diritti delle donne attraverso gli interventi di Elena Liotta,psicoterapeuta e scrittrice, e di Nella Condorelli,giornalista professionista e scrittrice e la diffusione del materiale informativo [...]]]></description>
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		<title>Zero zero clown</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Antonucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Va in scena al Piccolo re di Roma lo spettacolo scritto da Claudia Cantone insieme a Claudio Fois, per la regia di Jango Edwards. Un one women show in cui Claudia, alias clown Marlina, veste i panni di &#8220;Zero Zero Clown&#8221;, un agente segreto incaricato di salvare il mondo da una terribile minaccia. Un naso rosso, la tenuta attillata da supereroina e una verve impeccabile: con questi pochi elementi, la Cantone gestisce sul palco uno spettacolo dinamico, divertente, malizioso e a tratti irriverente. La vita spericolata di un agente segreto, che sfugge al cattivo di turno che vuole farla fuori, si trasforma in un pretesto giocoso che apre molti quadri sulla scena del palco: dalla donna focosa e provocante, che non puo&#8217; fare a meno del suo martini con oliva, alla morigerata (e repressa) predicatrice, che vuole salvare i peccatori dalle smanie del sesso. Non si risparmia questo clown in gonnella, affrontando androni bui, foreste tropicali, snocciolando una serie di registri verbali inusuali: dal verso delle scimmie, ai numerosi effetti onomatopeici che colorano lo spazio intorno, strappano qualche risata e non tradiscono l&#8217;effetto comico che il genere slapstick produce da sempre. E se il clown diverte, non puo&#8217; neanche fare [...]]]></description>
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