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	<title>Fuori le Mura &#187; Orietta Gianjorio</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>L&#8217;art du chocolat</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 22:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cioccolato è la mia passione, non potrei mai vivere senza il quadratino di cioccolata, rigorosamente fondente, delle undici del mattino, accompagnato naturalmente da un buon caffè. Il cioccolato, il caffè ed i formaggi sono al top della mia lista delle meraviglie di questo mondo, ecco perché un viaggio a Parigi mi soddisfa in ogni aspetto. Non faccio shopping, non visito la città da turista, sono stata così fortunata da passarci una discreta parte della mia vita di donna adulta, mi siedo, semplicemente al cafè. Dal thè con baguette, burro e marmellata della mattina prestissimo, al caffè con il cioccolato delle undici; passo, poi, direttamente al formaggio con tartine dell’ora di pranzo e all’aperò della sera, senza luogo dove andare, senza orario da rispettare, vivendo semplicemente e naturalmente. Come è indispensabile nella mia giornata, così, storicamente, il cioccolato è stato parte integrante di moltissime e antichissime culture. I Maya, intorno al 1000 a. C., per primi iniziarono la coltivazione del cacao e la produzione della cioccolata (anche se per la tavoletta come la conosciamo noi si deve attendere la metà del 1800). Preparato ancora in modo sperimentale, spesso come bevanda aromatizzata, per la sua capacità di alleviare la fatica, inizialmente [...]]]></description>
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		<title>La Sicilia è dolce, anzi dolcissima</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 22:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Che mese splendido è stato Giugno, trascorso nella mia terra natia l’Italia. Un mese all’insegna della famiglia e dell’enogastronomia, insieme, unite, inseparabili, una complementare dell’altra. Un mese nel quale il cibo, il vino e gli affetti si sono fusi come in banchetto d’altri tempi. Proprio alla scoperta di sapori tradizionali e momenti famigliari è stato il mio piccolo viaggio in Sicilia. Una terra che scatena fantasie culinarie implacabili, tanto da spingermi a prenotare il volo dell’alba per essere sicura di poter fare colazione con un cannolo siciliano fresco. Nulla poteva rovinare quella visione succulenta, nemmeno il personale scorbutico della easyJet di Fiumicino. Alle 9.30 ero già a Mazara del Vallo, sul mare, alla ricerca di prelibatezze locali. Dopo aver lavorato per qualche anno nell’ambiente enogastronomico ho sviluppato un particolare sesto senso, un’inspiegabile capacità di scovare i locali migliori, anche se sperduti. Proprio lontano dal centro storico, girando un angolo poco battuto dai turisti, m’imbatto in una pasticceria che ha tutta l’aria di fare le cose per bene. Solo qualche minuto dopo, ero seduta con un vassoio di cannoli, in estasi, in paradiso. Dolce tipico della tradizione siciliana, il cannolo, in origine riservato alle feste carnevalesche, è ormai famoso in tutto [...]]]></description>
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		<title>Chi ha paura di Julia Child?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 22:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente ieri sera, in compagnia di un bicchiere di vino rosso, ho visto un film. Sembra assurdo, ma data la vita frenetica americana, anche solo potersi rilassare sul divano e godersi un film è un avvenimento da festeggiare.  Era da tanto che volevo vedere Julie &#38; Julia(2009) diretto da Nora Ephron e interpretato splendidamente da Meryl Streep (Julia Child), Amy Adams (Julie Powel) e Stanley Tucci (Paul  Child). Tratto dal libro di Julie Powell Julie &#38; Julia: 365 Days, 524 Recipes, 1 Tiny Apartment Kitchene da quello di Julia Child My Life in France il film scorre tra la vita delle due protagoniste, una alle prese con l’auto imposta gara di provare a cucinare  tutte le ricette presenti nel primo libro della cuoca americana trapianta a Parigi (Mastering the Art of French Cooking), l’altra con la sfida di scrivere il suddetto libro. Entrambe, però, una all’inizio del nuovo millennio e l’altra negli anni Cinquanta, in fondo, alle prese con la vita, con le prove giornaliere che due situazioni, apparentemente dissimili, comportano. Julie Powell scrittrice Texana trapiantata a New York, nel 2002 crea un blog dal titolo Julie/Julia Project. Mentre lavorava per la Lower Manhattan Development Corporation, decide di registrare cronologicamente [...]]]></description>
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		<title>Sequoia Grove e i suoi Cabernet Sauvignon</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A chi non piace un buon bicchiere di Cabernet Sauvignon? Di sicuro il vitigno più piantato e amato al mondo, il Cabernet Sauvingon, da non confondersi con il parente stretto Cabernet Franc,  è in realtà un uvaggio relativamente giovane. La sua nascita si data al XVII secolo e la sua paternità si fa risalire al Sud della Francia. Vinificato sia da solo che con altri uvaggi (spesso con il Cabernet Franc ed il Merlot, per ricordare i migliori vini francesi) è capace di fornire la spina dorsale necessaria per un invecchiamento prolungato, soprattutto in rovere. È, infatti, proprio il tempo il migliore amico di questa varietà che si esprime al meglio solo dopo qualche anno d’invecchiamento. La sua notevole versatilità, sia al terreno che ai diversi tipi di vinificazione, e la sua adattabilità alle più disparate condizioni climatiche sono sicuramente la sua carta vincente. Nemmeno le ghiacciate invernali lo spaventano! Nonostante sia così accomodante alle diverse latitudini, l’idoneità della vitis vinifera Cabernet Sauvignon è fortemente influenzata dal clima caldo. La sua vite è, infatti, una delle più tarde a germogliare e maturare, almeno due settimane dopo il Merlot e il Cabernet Franc. Per questo motivo Napa Valley in California si [...]]]></description>
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		<title>Quando l&#8217;abito fa il monaco</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L&#8217;abito non fa il monaco”, mai proverbio fu meno vero! Sappiamo benissimo che nella vita di tutti i giorni, tra gli esseri umani, il vestito determina specifici atteggiamenti, sia da parte di chi lo indossa sia da parte delle persone con le quali s’interagisce. Per il vestito del vino, cioè l’etichetta, le cose non cambiano. Studi sociologici dimostrano che la scelta di una bottiglia di vino si fa anche rispetto alla sua etichetta. Se non si è un esperto, si sceglie per altre ragioni, motivi legati principalmente allo sguardo, all’attrazione verso qualcosa che colpisce gli occhi e stimola i sensi. In una società sempre più attenta al marketing, anche l’etichetta ha avuto una sua evoluzione, una sua storia. Agli inizi degli anni Settanta, la si vedeva solo come un mezzo per informare il cliente; con interazioni discrete si specificavano indicazioni necessarie e semplici, come il nome del produttore, l’annata e l’area di origine. Oggi, oltre a voler informare il consumatore si cerca di attrarlo. In un mercato sempre più competitivo bisogna farsi riconoscere, farsi scegliere a tutti i costi. E allora via libera a grafici che riassumo il senso, il concetto, l’astrazione. In un mondo sempre più veloce non c’è tempo [...]]]></description>
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		<title>Bernard Portet: il fascino francese è l’arma segreta di Clos Du Val</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 23:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un era globalizzata le differenze tra “vecchio mondo” e “nuovo mondo” sembrano irrilevanti. Eppure nell’enogastronomia, queste due scuole di pensiero denotano ancora fortissime differenze. Naturalmente, il “vecchio mondo” è l’Europa, con la sua storia, cultura e antiche tradizioni, il “nuovo mondo”, invece, si espande a tutti quei territori per i quali la vocazione vinicola è di recente scoperta, o meglio la produzione ed esportazione si sono sviluppate più recentemente. L’America è il più vecchio del “nuovo mondo” e, naturalmente, quando si parla di America vinicola non si può non riferirsi a Napa. In questa nuova, ma vecchia terra, a forte vocazione enologica, un’azienda riesce a mediare tra le antiche e le nuove tradizioni: Clos Du Val, situata nel cuore di Napa Valley, con 35 anni d’esperienza nella creazione di vini eleganti, classici e bilanciati e una visione moderna, mantiene l’amore per le tradizioni. Dai potenti Cabernet Sauvignon ai freschi Chardonnay, dai complessi Pinot Noir agli innovativi Pinot Rosè, la sua produzione variegata soddisfa anche il palato più raffinato. Clos du Val riesce in questo legame di vecchio e nuovo mondo grazie ad un arma segreta, la fusione del fascino, naturalmente tutto francese, e dell’innovazione americana di Bernard Portet (Co-Founder [...]]]></description>
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		<title>Olive Oil Tasting</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’iniziativa del Robert Mondavi Food and Wine Institute per la formazione di un pannello di 25 giudici che possano valutare gli oli d’oliva californiani continua. La valutazione dell’olio d’oliva non è cosa semplice, esattamente come per il vino, i sentori dell’olio sono determinati da moltissimi elementi, per esempio il grado di maturità del raccolto, il terroir (l’insieme di clima, terreno ed esposizione al sole), ma sono da tenere in  considerazione soprattutto le specificità della cultivar d’appartenenza. Le cultivar, cioè la tipologia dell’oliva, a diffusione nazionale in Italia sono: Frantoio, Leccino, Maurino, Moraiolo e Pendolino. Tra quelle nazionali ci sono anche le diverse cultivar che ritroviamo nelle specifiche regioni, in Abruzzo: Nebbio e Raja, in Basilicata:  Carolea e Coratinae,  in Puglia: Leccese. Ogni cultivar si distingue per sentori e sapori, dai più dolciastri ai più speziati o amari. Come per la degustazione del vino, anche nell’olio d’oliva si cercano le qualità organolettiche che possano non solo valutare, ma anche descrivere le caratteristiche specifiche. Innanzitutto, si cerca di rintracciare i difetti per poter aggiudicare l’etichetta di extra vergine e, solo successivamente ci si concentra sugli altri elementi che favoriscono la descrizione del prodotto. Nel caso di un extra vergine la descrizione dei [...]]]></description>
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		<title>San Valentino: Italy vs Usa</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Benedeta Dimaggio e Orietta Gianjorio Diciamolo pure, San Valentino, ovunque nel mondo, è una festa nata per rimpinguare gli incassi di tutte le attività commerciali dopo la quiete post-natalizia e anche i ristoranti, i locali si danno da fare per inventarsi trovate culinariamente romantiche che richiamino quante più coppiette possibili. Basta digitare su internet San Valentino per trovare siti dedicati alla scelta del locale giusto per celebrare questa ricorrenza, con tanto di menù afrodisiaci e musica romantica di sottofondo. Infatti, andare a bere qualcosa fuori o farsi una banale pizza con gli amici il 14 febbraio è praticamente impossibile. I locali sono esclusivamente sistemati con tavolini da due, accogliere una comitiva numerosa sembra un’impresa titanica. L’atmosfera è soffusa ovunque, le candele la fanno da padrone nell’osteria come nel sushi-bar. Per non parlare del menù speciale per due. Una semplice bruschetta al pomodoro assume le sembianze di un cuore rosso vivo, ingredienti come zenzero e peperoncino, notoriamente afrodisiaci, prendono il posto di rughetta e prezzemolo e diventano onnipresenti in ogni tipo di piatto. Stesse modifiche per quanto riguarda i nomi delle pietanze. Le penne all’arrabiata diventano le penna della passione, una banale panna cotta ai frutti di bosco diventa la [...]]]></description>
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		<title>Food &amp; Helth</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[The National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES)]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo abbiamo sentito nel discorso di Obama State of the Union, Michelle si occupa attivamente di un progetto che aspira a migliorare la salute e soprattutto ridurre l’obesità infantile. Lo abbiamo anche visto alle News, tanti giovani nel giardino della Casa Bianca zampettare e fare hula hop. È compito delle first ladies della Casa Bianca, da sempre, dedicarsi proprio alla salute. Hilary, nel primo term della presidenza Clinton, lo ha dimostrato. E, poi, qualcosa dovranno pur fare considerando che appena il marito diventa Presidente devono abbandonare l’impiego che svolgevano prima. Allora, vediamo se possiamo dare dei consigli che possano aiutare the change. Facciamoli pure correre questi adolescenti, parliamogli dei benefici dell’attività fisica che permette al cuore di rimanere in salute, del sollevamento pesi che aiuta le ossa a consolidarsi, dell’importanza della frutta e delle verdure. Non dimentichiamoci di aggiungere il valore della carne bianca e del pesce, del latte, dello yogurt, del pane nero. Però, se da uno studio condotto nel 2009 dall’Endocrine Society la prevalenza degli adulti obesi negli Stati Uniti è di un terzo, forse questo non basta. Un terzo significa che, se prendi un aereo, di quelli a tre posti, se sei magro sicuramente gli altri due [...]]]></description>
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		<title>2010: la California contro i grassi.</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[American Heart Association]]></category>
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		<category><![CDATA[Women's Heart Program]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1 gennaio del 2010, ai ristoranti californiani è vietato usare grassi insaturi. Parte di alcune nuove legislazioni approvate dal Governatore Swarzy nel 2008, la nuova regola colpisce uno dei settori già a rischio dell’America in crisi. Ai ristoratori  è stato dato un anno per adeguarsi alla nuova regola, che arriva solo come ultima proposizione di altre misure che mirano al miglioramento della salute dell’americano medio. La California, che in precedenza aveva eliminato i grassi insaturi dalle cucine delle scuole, oggi protegge anche chi cena fuori. Sarà forse che nel piano del neo Presidente Obama si prevede un passo verso una socializzazione della medicina? Non addentriamoci in politica e rimaniamo all’aspetto culinario della normativa. Non più grassi responsabili del colesterolo, dei problemi alle coronarie, degli infarti. Per i trasgressori (più di 0.5 grammi di oli insaturi per porzione) si prevedono multe fino a $1,000. I grassi si dividono in saturi e insaturi, entrambi sono formati da una lunga catena carboniosa. Gli grassi insaturi sono in stato liquido e si presentano negli alimenti di origine vegetate. L’American Heart Association e molti altre associazioni, come il Women&#8217;s Heart Program all’interno del Sutter Heart and Vascular Institute raccomandano di limitare l’uso di grassi [...]]]></description>
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		<title>L’olive oil cerca rispetto</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Extra Virgin]]></category>
		<category><![CDATA[International Olive Council]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Mondavi Institute for Wine and Food Science]]></category>

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		<description><![CDATA[L’America ce la mette tutta, cerca di stare dietro al the old world, cioè l’Europa. Nel vino ce l’hanno quasi fatta e ora si dedica all’olio d’oliva. Pensate che in California, gli alberi di olivo sono ovunque, ma fino a soli quindici anni fa, non li coltivava nessuno. L’americano era completamente orientato verso la tecnologia e l’industria dei servizi, non poteva certo mettersi a vangare la terra come….the old world che il bis-bis nonno aveva lasciato in cerca della terra promessa. Però, oggi e soprattutto dopo l’istituzione del Robert Mondavi Institute for Wine and Food Science, si ritorna alle origini. L’olio d’oliva acquista la sua importanza. Le donne si sono rese conto che di tutte le creme in commercio, una bella maschera all’olio d’oliva è la cosa migliore per la pelle, non tanto per le sue proprietà idratanti, ma anche per quelle antiossidanti, i dottori spostano l’asse sull’importanza della dieta mediterranea che, per eccellenza, si serve dell’olio d’oliva e gli americani fanno a gara a chi compra quello migliore, quello più costoso, quello importato dall’Italia, dalla Spagna, dalla Grecia. Non si rendono conto però, come spesso, che l’oro ce l’hanno proprio a casa loro. Se l&#8217;olio extravergine di oliva è [...]]]></description>
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		<title>La vocazione enologica del Sud Africa</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>
		<category><![CDATA[Beyerskloof]]></category>
		<category><![CDATA[Buitenverwachting]]></category>
		<category><![CDATA[Constantia]]></category>
		<category><![CDATA[Franschoek]]></category>
		<category><![CDATA[Paarl]]></category>
		<category><![CDATA[Pinotage]]></category>

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		<description><![CDATA[L’amore muove anche le montagne, dice un vecchio proverbio. Io non posso far altro che crederci, figuriamoci sono finita in California per amore, ho lasciato la mia amata Roma per seguire il cuore. Così quando la mia amica Laura mi ha telefonato annunciandomi che sta pensando di trasferirsi da Firenze in Sud Africa ho pensato immediatamente che ci fosse di mezzo cupido. E non mi sbagliavo. La conversazione con la mia cara amica mi ha fatto riflettere sulle potenzialità enologiche del Sud Africa, una terra che ne ha viste tante, ma che negli ultimi anni si è ripresa anche a favore della produzione di vini che ha iniziato ad avere un forte impatto nel mercato internazionale. In confronto ai prezzi ai quali siamo abituati, soprattutto in America, i vini prodotti in Sud Africa costano poco (anche aggiungendo le tasse d’esportazione), sono ottimi e per le stagioni invertite arrivano suo mercato al momento giusto. Il clima mediterraneo e la ricchezza del suolo garantiscono raccolti abbondanti mentre la coltivazione della vitis vinifera, antica almeno 300 anni, e la nuova ondata d’interesse creano le condizioni ideali per un incontro tra produzioni stile vecchio mondo e nuovo mondo con un risultato ideale vini eleganti [...]]]></description>
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		<title>Van der Heyden Vineyards. Quando il vino è passione e famiglia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 22:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai mi pare abbastanza chiaro, per me il vino somiglia parecchio agli esseri umani. Gli uvaggi come l’uomo, hanno inclinazioni caratteriali, posseggono una personalità, ma cambiano, si modificano, danno il loro meglio o mostrano il loro lato peggiore  rispetto al terroir (l’insieme di luogo, esposizione al sole e condizioni climatiche). Infondo, non lo dico solo io, se mi perdonate l’ambizioso accostamento, questo è il Corpus Ippocraticus in Perì aeron, upaton, topon (Dell&#8217;aria, delle acque, dei luoghi). A voler proprio continuare su quest’ipotesi, la vite, le uve, il vino si modificano a seconda di chi le coltiva, vinifica, imbottiglia. Per questo motivo sono sempre alla ricerca di produttori con una spiccata personalità, che non delegano, ma che si occupano di tutti gli aspetti della produzione del loro vino. Di uomini e donne, con le mani screpolate dal lavoro nei campi e con un sorriso pieno di serenità e saggezza, la gioia che solo il contatto con la natura, così più grandiosa dell’essere umano, può regalare. Così sapiente, illuminato, serafico e incredibilmente spiritoso è Andrè Von der Heyden, proprietario e vignaiolo della Von der Heyden Vineyards. Un fiume di conoscenza enologica, un torrente di battute e aneddoti spiritosissimi, una visione della vita [...]]]></description>
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		<title>Korbel. Le Méthode Champenoise in California.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 22:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[In un viaggio rilassante verso Bodega Bay insieme a mio marito, ormai compagno di bevute e mangiate (giustificate da noi addetti ai lavori come “obbligatorie”), ci siamo imbattuti in una costruzione immersa nel verde che ha colto la nostra curiosità. Sull’insegna si leggeva Korbel. Ma certo, Korbel, mi sono detta, lo champagne californiano per eccellenza.  Lo Champagne che anche alcuni collaboratori della redazione romana di Fuorilemura apprezzano e decantano. Data l’ora consona all’aperitivo, in un nano secondo abbiamo deciso di fermarci e deliziarci con una degustazione estemporanea. Nell’edificio che, anche se ampliato nel 1950, mantiene ancora oggi alcune sezioni originarie, si apre una sala completamente dedicata alle degustazioni, mentre i tour della tenuta e delle celle si distribuiscono per tutto il corso della giornata gratificando turisti che arrivano da ogni parte dell’America. Il tour è affascinante, interessante, storico e deliziosamente profumato! Essere immersi nelle sale, che si dividono secondo la distinzione dei compiti che contribuiscono alla creazione dello Champagne Méthode Champenoise, è sicuramente istruttivo, ma anche gradevolmente aromatico. I fratelli Korbel immigrano in America dalla Cecoslovacchia nella seconda metà del 1800, iniziano a lavorare nel campo dell’edilizia e fondano la F. Korbel &#38; Bros. Ben presto attratti dalla bellezza della [...]]]></description>
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		<title>Mike Carroll: I do it all and I do it well</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho incontrato Mike Carroll durante il mio periodo di collaborazione con la filiale della NBC di Sacramento (KCRA) dove Mike lavora come cameraman dal 1989. Appena ci hanno presentato, ho immediatamente pensato ad una canzone di Sting, ricordate quella “I’m an elian, I’m English man in New York”? Nella confusione agitata, frenetica, convulsa tipica delle redazioni del telegiornale, lui è calmo, placato, sereno, con lo sguardo nitido, tipico dell’osservatore, di colui che guarda con occhi sgombri che si colmano di immagini. Nei mesi a seguire, la redazione ci ha mandato spesso insieme a intervistare, indagare, filmare. In macchina, regnava un silenzio intelligente, tanto prezioso in questa società altrimenti rimbombante, rotto solo da lunghe conversazioni sulla decima musa nelle quali l’interesse e la cultura di Mike per il cinema europeo erano brillanti. Proprio in una di queste chiacchierate, con umiltà degna solo dei migliori, Mike, consegnandomi un DVD, mi dice “ Questo è il mio primo lungometraggio, se hai tempo guardalo e dimmi che ne pensi”. Io, devo ammetterlo, ero terrorizzata. Non vado al cinema da anni, le sceneggiature sono sempre le stesse, i film degli Studios la fanno da padrona, bande di attori che vanno avanti per una carriera recitando [...]]]></description>
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		<title>Remi Cohen, una donna (e che donna) in vigna</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ho iniziato ad occuparmi di enogastronomia, le donne nell’ambiente erano pochissime. Oggi, invece, siamo in molte e non sorprende più nessuno che alcuni dei maggiori produttori di vino del mondo siano donne. Quando ho incontrato Remi Cohen, però, anch’io non potevo credere ai miei occhi. Capelli lunghi, biondi, occhi profondamente azzurri; giovane, bella e con una carriera da far invidia. Più di nove anni d’esperienza nel mangment dell’industria del vino in una delle zone più famose al mondo Napa Valley. Dai primi passi alla Saintsbury Winery, passando per Bouchaine Vineyards arrivando fino a Merryvale e Starmont Wineries dove oggi è Vice Presidente of Vineyard Operation. Nata in New Jersey, Remi si laurea all’Università di Barkley in Molecular and Cellular Biology, frequenta il Dipartimento di Viticultura all’Università di Davis dove ottiene un Master in Viticulture and Enology e, più recentemente consegue un MBA alla Golden Gate University. Non c’è bisogno di dirlo un curriculum che parla da solo. In questi anni, Remi ha anche trovato il tempo di partecipare a diverse trasmissioni televisive con una presenza in camera indiscutibile. Dalle trasmissioni sul Discovery Channel, a quelle della CBS News fino alla più recente partecipazione come ospite regolare a Di.Vino sull’emittente televisiva [...]]]></description>
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		<title>Does the glass really matter?</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 22:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Certo, come un vecchio stereo riesce a far ascoltare musica, così anche un bicchiere di plastica vi permette di bere vino. Ma, vuoi metter la gioia di ascoltare la Symphony No. 6 &#8220;Pathétique&#8221;, di Peter Ilytch Tchaikovsky, in uno stero ultimo modello? Lo stesso concetto è valido per i bicchieri e il vino. Non sono necessari (e in realtà poche cose nella vita lo sono e di norma quelle che lo sono sono gratuite), ma rendono l’esperienza di degustare il vino più gradevole. Il colore, la taglia, la forma e lo spessore del bicchiere sono importanti. Il cristallo è la materia preferita perché, per le sue caratteristiche di lucentezza, trasparenza e rifrangenza, permette di valorizzare il colore del vino. Lo stelo deve essere sufficientemente lungo per permetter di impugnarlo e rimanere lontano dal calice per non influenzare gli aromi del vino con profumi o creme personali. Ultimamente Riedel ha creato un bicchiere che consiste nel solo calice, senza lo stelo,  per quanto questo bicchiere funzioni bene nelle case modaiole non trova il mio consenso per motivi evidenti.  D&#8217;altronde, io non sono mai stata alla moda. Altrettanto importante è la capienza, il bicchiere deve, infatti, contenere la giusta quantità di vino [...]]]></description>
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		<title>Reynolds Family Winery</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 22:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>
		<category><![CDATA[cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[california]]></category>
		<category><![CDATA[chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[merlot]]></category>
		<category><![CDATA[reynolds]]></category>

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		<description><![CDATA[L’America è la terra dei sogni, dell’american dream, di speranze che si realizzano e diventano realtà. Quei sogni che permettono a chiunque di arrivare dove vuole, di lavorare sodo, ma realizzare, creare, costruire. Un concetto difficile per noi italiani, ma, anche in periodo di crisi,  ancora parte integrante della cultura americana. Quando ho incontrato Steve Reynolds, in jeans e una semplice t-shirt, ho avuto subito l’impressione che fosse diverso dagli altri. Che avesse dovuto lottare, sacrificarsi e sudare per arrivare ad essere quello che è oggi. Ho avuto la sensazione che fosse un sognatore, non uno di quelli che sognano ad occhi aperti, ma un uomo capace di rimboccarsi le maniche e cercano di realizzare i suoi sogni.  Sogni lunghi una vita. Fin da piccolo, quando Steve viveva in Germania, condivideva con suo padre il sogno di produrre vino. Nel 1994, con il supporto di sua moglie Suzie, ha venduto il suo studio dentistico e, dopo sei mesi di ricerche,  ha acquistato un appezzamento di terra a Napa Valley nel nord della California. Una fattoria con cavalli, galline e maiali e alcune costruzioni fatiscenti. Gli ci è voluto un anno per riuscire a piantare le prime viti e nel frattempo, [...]]]></description>
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		<title>Bianchi da Tour</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Mio marito e&#8217;, come molti californiani, uno sportivo accanito, pratica qualsiasi sport e segue qualsiasi sport. Da una settimana e&#8217; attaccato al televisore per non perdersi nemmeno un secondo del Tour de France. Guardare le immagini dei ciclisti sferrare per le vallate e le montagne francesi, mi ha fatto venir voglia di ritornare in Francia, una terra per me famigliare, incredibilmente memorabile e piena di ricordi piacevoli. Dai formaggi ai vini, dall&#8217;attenzione per la presentazione dei piatti alla joie de vivre, dalla moda al savoir faire, la Francia e&#8217; leggendaria. Nel vedere questi ciclisti accaldati che percorrono almeno centocinquanta chilometri al giorno, mi e&#8217; venuta voglia di un bicchiere di semplice e sincero Sancerre, un vino che non ha bisogno di essere tradotto, ma di essere bevuto. Il vino Sancerre proviene dalla zona circostante il paesino medievale di Sancerre, nella Francia centrale, una terra a tendenza calcarea ed e&#8217; prodotto con uve Sauvingon Blanc. Nel 1936 il Sancerre riceve la AOC (Appellation d&#8217;Origine Contr]]></description>
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		<title>Il vero ragù bolognese</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[La scorsa settimana mi trovavo a cena con amici e, come al solito, le domande sul cibo e il vino sono moltissime. A volte, non riesco nemmeno a finire il boccone che sono tormentata da domande di tutti i tipi. Se, in realtà, sono felice di rispondere e soprattutto di eliminare i luoghi comuni e i missconceptions che invadono l’immaginario americano della cucina italiana, alcune domande mi lasciano perplessa. La fama gastronomica bolognese, per esempio, qui la fa da padrona, ma la conoscenza di alcuni dei piatti base bolognesi non segue affatto l’interesse e la curiosità. Prendiamo per esempio il ragù, usato in quantità industriali nei cosiddetti “ristoranti italiani”, ma mai (o raramente) azzeccato. Ragù è un termine di origine francese (da ragoûter, cioè risvegliare l&#8217;appetito) utilizzato per indicare una salsa generalmente a base di carne e pomodoro e, per estensione, usato come sinonimo di sugo. Dagli anni settanta, l&#8217;Accademia Italiana della Cucina e l&#8217;Associazione Confraternita del Tortellino hanno depositato le ricette ufficiali di alcuni piatti tipici presso la Camera di Commercio di Bologna. Nell&#8217;ottobre del 1982 è stata depositata anche quella ufficiale del ragù bolognese tradizionale. Nonostante questo, i bolognesi si prendono spesso delle libertà artistiche nella composizione del [...]]]></description>
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		<title>Beyond Extra Vergine</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulle tavole italiane l&#8217;olio d&#8217;oliva non e&#8217; mai mancato, un alimento che noi mediterranei diamo per scontato. Figuriamoci, quando ero bambina, pane olio e sale era la mia merenda preferita, altro che le merendine Mulino Bianco o Kinder e i suoi pingui&#8217;(ni). L&#8217;olio extravergine di oliva e&#8217; il frutto della semplice spremitura delle olive, che dopo essere state raccolte, lavate e spremute sono pressate, centrifugate e filtrate. Semplice, ma in ognuna di queste fasi si nasconde la differenza tra un olio eccellente e uno scarso. Certo, in Italia, la legge stabilisce i valori organolettici, il grado di acidita&#8217; e ci fornisce la descrizione e definizioni di oli di oliva. L&#8217;olio di oliva vergine e&#8217; ottenuto dal frutto dell&#8217;olivo mediante processi meccanici o fisici, utilizzando il calore per facilitarne l&#8217;estrazione in quantita&#8217; tale da non causare alterazioni dell&#8217;olio stesso. Le olive non subiscono nessun altro trattamento tranne lavaggio, decantazione, centrifugazione e filtrazione, sono, quindi, esclusi gli oli ottenuti mediante estrazione con solventi o con altri processi e qualsiasi miscela con oli di altra natura. In America, pero&#8217; tutto questo non e&#8217; cosi&#8217; definito. Intanto, in pochi sanno il vero significato della parola Extra Virgin Olive Oil. Un mistero per quasi il [...]]]></description>
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		<title>DI.VINO</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia siamo abituati a interagire con il mondo del vino in continuazione. A cena non ci facciamo mai mancare un buon bicchiere di vino rosso, a pranzo ci dilettiamo con un buon bianco, come aperitivo delle bollicine rinfrescanti e anche nei meeting professionali un buon bicchiere di vino non manca mai. Quando mi sono trasferita in America, pur vivendo nel nord della California, la patria per eccellenza dell&#8217;enologia americana, ho subito notato una differenza culturale. Nessuno beve vino a pranzo e se si chiede un bicchiere di vino durante un meeting di lavoro si e&#8217; guardati come alcolizzati. Il mondo del vino affascina, ma solo le classi ben agiate e determinate etnie, lasciando completamente intimidite altre. L&#8217;atteggiamento nei confronti del vino e&#8217; snobismo da parte di chi lo conosce e soggezione da parte di chi non ne conosce i misteri. Non capiamoci male, l&#8217;interesse per il vino e&#8217; altissimo. Inoltre, il mercato del vino americano sta cambiando, oggi il consumatore ha una scelta molto piu&#8217; vasta, non ci sono solo i vini Europei con prezzi da capo giro (per via dell&#8217;importazione, dicono!), ma anche quelli Americani di produttori sempre piu&#8217; prominenti. La curiosita&#8217; per il mondo dell&#8217;enogastronomia e&#8217; si&#8217; [...]]]></description>
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		<title>Gli abbinamenti più azzeccati</title>
		<link>http://www.fuorilemura.com/2009/06/15/gli-abbinamenti-piu-azzeccati/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo abbiamo detto e ridetto i vini fortificati, conosciuti anche come vini liquorosi, sono prodotti mediante l&#8217;aggiunta di una determinata quantita&#8217; di alcol, sia nel mosto in fermentazione sia nel prodotto finito, e questa pratica prende il nome di fortificazione. Questi vini, preziosi prodotti commerciali in passato, oggi sono dimenticati soprattutto nel panorama enogastronomico. Non riescono a crearsi un&#8217;identita&#8217; in abbinamento con la gastronomia. Anche a causa dell&#8217;alta gradazione alcolica, sono spesso serviti dopo il pasto e sono considerati vini da meditazione e non tanto da abbinamento. Inoltre, i sapori e i sentori intensi e l&#8217;ampia persistenza, non permettono facili accostamenti con le pietanze della cucina. L&#8217;abbinamento con il cibo non e&#8217; uguale per tutti i fortificati. Innanzitutto si deve considerare il grado alcolico dello specifico vino che s&#8217;intende abbinare. L&#8217;alcol ha la capacita&#8217; di ripulire la bocca dall&#8217;untuosita&#8217; del cibo, ma piu&#8217; e&#8217; alta la percentuale dell&#8217;alcol piu&#8217; l&#8217;untuosita&#8217; del piatto deve sostenere quella del vino. In caso contrario si rischia di avere una bocca troppo pulita e non sufficientemente idratata dopo il sorso di vino. I fortificati bianchi avranno poi una percezione di acidita&#8217; piu&#8217; sviluppata rispetto ai rossi, anche se fortemente mitigata dalla presenza alcolica. Inoltre, e&#8217; [...]]]></description>
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		<title>Porto e Madeira</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle settimane precedenti abbiamo scoperto i vini fortificati spagnoli, ma anche il vicino Portogallo ha una lunga tradizione nella produzione di questi vini. Il Porto e il Madeira, da secoli sono parte della storia e della consuetudine portoghese. Il Porto, detto anche vino conciato, e&#8217; prodotto solo con uve provenienti dal Douro, la regione di piu&#8217; antica di produzione certificata. La sua confezione, come di tradizione, si ottiene tramite l&#8217;interruzione (piu&#8217; veloce o meno secondo il grado di dolcezza che si desidera ottenere) della fermentazione del mosto tramite l&#8217;aggiunta di alcol. Quest&#8217;ultimo, bloccando la fermentazione, non permette ai lieviti di trasformare tutti gli zuccheri in alcol, lasciando, nel mosto molti residui zuccherini. Al termine di questa lavorazione, il vino e&#8217; lasciato invecchiare in botti di grandi dimensioni e poi, secondo i casi, passato in botti piu&#8217; piccole. Il Porto Bianco (di solito secco e extrasecco, ma non sempre) e&#8217; prodotto con uvaggi a bacca bianca tra i quali Malvasia Bianca e Verdelho ed e&#8217; di composizione piu&#8217; leggera e aromatica. Il Porto Rosso, invece e&#8217; prodotto con uvaggi a bacca rossa, tra i quali la Tinta Roriz, il Touriga Francesa e, naturalmente, il Touriga Nacional. Il Porto rosso piu&#8217; comune [...]]]></description>
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		<title>Non solo Rioja</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caldo e&#8217; arrivato e, naturalmente, si pensa alla Spagna, meta estiva di tanti turisti. Quest&#8217;estate fate qualcosa di diverso, dedicatevi alla degustazione dei vini Spagnoli. Ho gia&#8217; parlato delle meraviglie dei vini fortificati, ma la Spagna, e&#8217; parte della tradizione enologica europea anche per vini da tavola. Dopo i danni della filossera (parassite della vite che distrugge le radici e il fogliame) che ha invaso l&#8217;Europa intera, la Spagna e&#8217; rinata nel secolo scorso con una vocazione particolare per gli uvaggi autoctoni. Nei primi del 1900, infatti, l&#8217;Instituto Nacional de Denominaciones de Origen a Madrid definisce le Denominaci]]></description>
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		<title>The Good Life Guide to Enjoying Wine</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho assaggiato il mio primo bicchiere di vino a poco piu&#8217; di cinque anni. Mio nonno aveva deciso che dovevo imparare tutto di questa bevanda affascinante, il risultato del lavoro in sintonia dell&#8217;uomo e della terra. Anni dopo, parecchi anni dopo, e diverse esperienze dopo, ho deciso di fare dell&#8217;enogastronomia il mio mestiere. Credetemi e&#8217; un mondo fantastico fatto di persone vere, di amanti del proprio lavoro e di uffici all&#8217;aria aperta. Certo, c&#8217;e&#8217; anche tanto duro lavoro, ma la passione sorpassa tutto. E&#8217; per questo che, ogni qualvolta m&#8217;approccio a leggere un testo dedicato al mondo dell&#8217;enogastronomia, mi sale la pressione. Troppe parole, troppo difficili, troppa testa e poco cuore, troppo intelletto e nessun collegamento tra i testi in pubblicazione e le persone che rendono possibile il vino. Soprattutto troppo dialogo e poco comprensibile al consumatore. In Italia, poi, siamo snob per natura, parliamo di enogastronomia e ci si riempie la bocca. Negli anni della mia formazione all&#8217;Ais (Associazione Italiana Sommelier) quante volte ho scosso la testa attonita. In California, sfortunatamente hanno deciso di imitare il Vecchio Mondo, si parla di vino e si usano parole che nessuno comprende, s&#8217;iniziano a tirare in ballo annate che dovrebbero essere migliori [...]]]></description>
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		<title>Benigni approda a San Fransisco</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>

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		<description><![CDATA[Il teatro era pieno, ma il vociare non era il solito americano sguaiato che mi tormenta le orecchie da quando sono approdata in questo Paese senza condizione delle tonalita&#8217; &#8220;sottovoce&#8221; tanto bella della nostra capacita&#8217; vocale. Era un brusio conosciuto, vicino, quasi materno. Il foyer della Davies Symphony Hall era pieno di italiani. L&#8217;evento, la prima della tourne&#8217;e nord americana di TuttoDante di Roberto Benigni. L&#8217;attore toscano dopo il grande successo ricevuto a Parigi, Londra e Atene ha deciso di portare anche a noi immigrati italiani in America la sua magnifica interpretazione (e spiegazione) di Dante. Lo spettacolo, dalla durata di novanta minuti, e&#8217; tutto in Inglese, anche se devo ammetterlo un inglese talmente maccheronico che e&#8217; di piu&#8217; facile comprensione per gli italiani che per gli americani presenti in sala. L&#8217;attore, pero&#8217;, sdrammatizza anche sul suo inglese, giocherellone come al solito non si prende sul serio. Sa bene che, in teatro, la maggior parte del suo pubblico e&#8217; italiano e che gli altri lo comprendono molto di piu&#8217; per la sua capacita&#8217;, senza frontiere, di trasformarsi in una marionetta, di inventarsi gesti buffi e talmente inaspettati e esuberanti che ti prendono al cuore. Benigni inizia con un cappello introduttivo [...]]]></description>
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		<title>La forza degli spagnoli</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il Marsala, passiamo ai fini fortificati al di fuori dei confini Italiani. Anche i nostri vicini Spagnoli producono due vini conciati famosi al mondo il Jerez (noto anche come Sherry) e il Málaga. Le uve utilizzate per la produzione del Jerez sono il Palomino, il Pedro Ximenéz e il Muscato.  Dopo la vendemmia e la fermentazione, la produzione inizia con la vinificazione del mosto al termine della quale il maestro cantiniere esegue la prima valutazione per determinare l’impiego più consono, Fino o Oloroso, le due diverse categorie di maturazione e affinamento dello Jerez. I vini base sono aggiunti di alcol, cioè fortificati (causando il blocco della fermentazione) fino a una gradazione di 15° per il Fino e 18° per l’Oloroso. Nei Jerez Fino, la gradazione più bassa permette lo sviluppo di lieviti detti flor (della famiglia Saccharomyces), fino a coprire tutta la superficie della botte. Questa patina protegge il vino dall’ossigeno prevenendone l’ossidazione. Negli Oloroso, la più alta gradazione alcolica, induce lo strato di flor a spaccarsi e a far entrare ossigeno, causando un’ossidazione, percettibile nel gusto e nel colore (ambra intenso). La maturazione del Jerez viene svolta con un sistema Solera y Criaderas. Si sovrappongono file (escala) di [...]]]></description>
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		<title>Il Marsala</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuiamo il nostro viaggio nel mondo dei vini fortificati o anche detti conciati. Il Marsala e&#8217; un vino liquoroso a Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.) prodotto in Sicilia, appunto a Marsala in provincia di Trapani. La sua scoperta risale al 1773 quando il commerciante inglese John Woodhouse approda nel porto di Marsala e decide di riportare in patria il vino della zona invecchiato in botti. All&#8217;epoca il Mediterraneo era frequentato da imbarcazioni inglesi e il porto di Marsala era usato per rifornirsi di acqua, viveri e, per l&#8217;appunto, vini. Imbarcando il vino, Woodhouse, vi aggiunge alcol, al fine di elevarne il tenore alcolico e di preservarne le caratteristiche durante il viaggio. Il prodotto piace talmente che gli inglesi iniziano una vera e propria produzione in luogo e esportazione in patria. Solo nel 1833, in concorrenza con gli inglesi, l&#8217;imprenditore siciliano Vincenzo Florio inizia a produrre Marsala. Il Marsala e&#8217; prodotto mediante processi tipici della realizzazione del vino base, ma, durante la fermentazione, i travasi favoriscono l&#8217;ossidazione del vino (il classico sapore &#8220;marsalato&#8221;). Alla fine di questo processo, si aggiunge alcol etilico di origine vitivinicola (acquavite di vino). Il Marsala e&#8217; poi invecchiato con il metodo Soleras, famoso anche in Portogallo [...]]]></description>
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		<title>Che forza i vini fortificati</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta Gianjorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>

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		<description><![CDATA[I vini fortificati sono cosi&#8217; chiamati perche&#8217; al vino base, preparato diversamente secondo il risultato che si vuole ottenere, s&#8217;aggiunge un agente fortificante, l&#8217;alcol. Il suo impatto etereo deve evitare, pero&#8217;, di coprire le qualita&#8217; organolettiche primarie del vino, e rimanere poco percettibile. L&#8217;agente fortificante piu&#8217; usato e&#8217; l&#8217;alcol distillato con il metodo &#8220;continuo&#8221;, utilizzato soprattutto per i vini di rapido consumo o per quelli che devono conservare la loro caratteristica aromatica, come quelli prodotti da uve Moscato. L&#8217;alcol prodotto con il metodo della distillazione discontinua e&#8217; raramente utilizzato a causa dell&#8217;elevata quantita&#8217; di sostanze aromatiche. Non fatevi, pero&#8217;, confondere dal nome, alcuni di questi vini hanno gradazioni che non superano i 14%. Nati nel XVI secolo per motivi di trasporto, l&#8217;alcol garantisce, infatti, una migliore conservabilita&#8217; e longevita&#8217; del vino, per natura non votato a lunghi viaggi, e riduce i rischi di alterazioni. E&#8217; famosa la storia del Marsala e di John Woodhouse (un mercante di Liverpool) che aggiunse acquavite di vino nelle botti prima di spedirle in Inghilterra. Oggi, la buona conservabilita&#8217; e&#8217; solo uno dei motivi per il quale si ricorre alla fortificazione, la dolcezza e&#8217; il secondo. La fortificazione durante la fermentazione alcolica inibisce l&#8217;azione dei [...]]]></description>
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