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	<title>Fuori le Mura &#187; Sonia Cincinelli</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Addio all&#8217;artista dark Ronald Searle</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;Tutte le possibilità offertemi da una semplice matita, hanno esercitato su di me un fascino presto trasformatosi in ossessione&#8221;. Così parlava Ronald Searle, cartoonist inglese morto il 30 dicembre scorso all’età di 91 anni. L’illustratore era nato a Cambridge nel 1920 da una famiglia operaia. Dall’età di cinque anni si sente inevitabilmente attratto dalla caricatura e pubblica i suoi primi disegni in un giornale locale a quindici anni, dando immediatamente  prova  di uno straordinario talento. I primi disegni pubblicati gli permettono di finanziare i suoi studi alla Cambridge School of Art and Technology. Nel 1939, riceve il suo diploma nella sezione disegno. Questo è l’anno della prima consacrazione quando nel Lilliput Magazine pubblica uno dei suoi lavori, la cui legenda è legata all&#8217;attualità:  &#8221;Data la situazione internazionale, il match con Saint-Trinian è stato rimandato&#8221;. Inviato a Singapore, Ronald Searle viene presto fatto prigioniero dai giapponesi e lo sarà per quasi quattro anni. Il giovane artista mette a &#8220;profitto&#8221; la sua detenzione e diventa il cronista di quella sordida esperienza. Trecento disegni originali di questo periodo fanno oggi parte della collezione permanente dell&#8217; Imperial War Museum di Londra. Nel 1946, prima della sua smobilitazione, riprende la serie St-Trinian&#8217;s in cui trasferisce [...]]]></description>
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		<title>Atlante del cinema italiano, per uno studio dei luoghi del cinema contemporaneo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianni Canova e Luisella Farinotti curano l&#8217;Atlante del cinema italiano, i critici mainstream della settima arte, che di certo non si occupano di critica militante, ci fanno viaggiare tra le maglie dei paesaggi del nuovo e nuovissimo cinema italiano. Il testo, frutto di una ricerca finanziata da fondazione Cariplo e dalla libera Università IULM di Milano è dedicata a Ezio Alberione. L&#8217;oggetto del volume è l&#8217;immaginario prodotto, contenuto e mantenuto dal e nel cinema italiano del primo decennio del nuovo millennio in una cartografizzazione sociale, culturale e simbolica dell&#8217;immaginario, andando a sondare la geografia, la società fino ad un analisi socio antropologica del gesto. In generale il libro, in cui manca la bibliografia, tratta di una geografia del cinema italiano contemporaneo con una specie di studio delle ambientazioni rappresentate nella fiction delle pellicole citate. Gli studi sono stati svolti da una decina di giovani ricercatori coordinati da Canova e Farinotti, sono stati considerati solo i film usciti in sala e con una distribuzione nazionale. Sicuramente se la ricerca fosse stata allargata anche ad opere dalla storia produttiva e distributiva alternativa il volume ne avrebbe guadagnato, perché è cosa buona e giusta nelle ricerche, dato che questo è l&#8217;intento del progetto, [...]]]></description>
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		<title>Due torri, due presidenti nei dieci anni che hanno sconvolto l&#8217;America</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo un decennio dall&#8217;evento che ha cambiato il corso della Storia e il mondo, la caduta delle Torri Gemelle, gli Stati Uniti hanno subito sostanziali mutazioni soprattutto a livello politico. Ennio Caretto in Le due torri, edito da Editori Internazionali Riuniti va a sondare i cambiamenti nel Paese d&#8217;oltreoceano dopo questo evento e i meccanismi che hanno portato l&#8217;era bushiana a quella obamiana. L&#8217;autore, inviato da oltre trentanni a Washington, ha lavorato per alcune delle più grandi testate giornalistiche italiane, come La Stampa e Repubblica e tra le sue pubblicazioni ricordiamo: La caduta di Saigon, Presidente Clinton (con Giovanni Maglie), Made in Usa (con Bruno Marolo) e Se vuoi fare l&#8217;Americano. Egli delinea dieci anni di Storia degli Stati Uniti in un testo di facile lettura che scorre liscio senza sbavature. Attraverso aneddoti, interviste raccolte sul campo in prima persona. Con la sincerità di un cronista di razza ci accompagna nel percorso di un paese pieno di forti contraddizioni e di dense mutazioni. Da Cheney alle riforme di Obama, dalle politiche guerrafondaie alla non partecipazione diretta in Libia fino ad approdare al Tea Party. Caretto, forte di una grande esperienza nell&#8217;ambito giornalistico, scrive un libro adatto a chi in breve [...]]]></description>
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		<title>Richard Gere introduce &#8220;Days of Heaven&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 15:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! La versione restaurata di Days of Heaven (I giorni del cielo), terzo film di Terrence Malick del 1978,  è stata presentata da Richard Gere nell&#8217;ottava giornata del Festival Internazionale del film di Roma. Una pellicola che ha avuto una postproduzione di circa tre anni, in cui  l&#8217;attore americano interpreta un cinico opportunista nell&#8217;America rurale dell&#8217;immediato dopoguerra. La prima in cui ottiene un ruolo da grande protagonista e in cui si aggiudica nel 1979 il David di Donatello per il miglior attore straniero. Gere, ormai di casa alla manifestazione capitolina, ha parlato di Terrence Malick, definendolo un regista perfezionista, pignolo ed estremamente esigente. Perciò, gli attori che nel tempo hanno lavorato con lui, si sono spesso sentiti frustrati da tanta ricercatezza. Le prime pellicole di Malick impongono da subito chiaramente una poetica ben definita, in cui la protagonista è spesso una natura in cui nulla avviene per caso ma tutto accade secondo ragione e necessità. Gere ha spiegato che questo ruolo è stato fondamentale per la sua carriera, in quanto anche se il regista gli aveva tagliato molte battute, cosa che l&#8217;aveva fatto infuriare, gli è servito [...]]]></description>
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		<title>Stefano Cucchi, appunti di denuncia per un omicidio di Stato</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 13:17:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! 148 Stefano. Mostri dell&#8217;inerzia di Maurizio Cartolano è stato presentato al Festival di Roma davanti ad un parterre di sinistra e molto meno &#8220;atteggione&#8221; di tutto il materiale umano che gira intorno alla manifestazione. Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi, a soli trentuno anni, sei giorni dopo il suo arresto per spaccio, muore in circostanze tuttora da accertare, nel Reparto di Medicina Protetta dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma. La presenza e la voce della sorella Ilaria Cucchi padroneggia nel piano filmico, e le sue parole composte cercano inesorabimente verità e giustizia. Stefano è un membro della lunga lista di ragazzi morti nelle braccia delle carceri italiane (pensiamo a Federico Aldrovandi e Giuseppe Uva). Prevalentemente il documentario mostra la vicenda del giovane raccontata dai familiari più stretti e dai rappresentati di istituzioni, nonché da giornalisti di testate di sinistra come Il Manifesto e Liberazione. Probabilmente per rendere più umana la narrazione sarebbe stato interessante andare a sondare l&#8217;opinione della gente a Torpignattara, quel quartiere che Stefano amava tanto e in cui viveva, ascoltare la voce dei suoi amici e di tutte quelle persone che gli volevano bene [...]]]></description>
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		<title>Roma Film Fest VI – Diario di Viaggio: Day 6</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 22:59:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Leggi le altre giornate del Diario di viaggio day by day! Con la collaborazione di Erminio Fischetti Anche la sesta giornata del festival capitolino è sfumata tra film europei, pellicole italiane e una visione asiatica. Si sa ormai, a Roma il mercato e a Venezia il cinema e non solo. Ci sono altri festival nella Penisola che pur non esibendo passerelle propongono un altissimo livello di proposte cinematografiche come il Torino Film Festival. Certamente in un contesto come quello del prima kermesse romana è necessario scavare ed andare in fondo, cercare ed approfondire con l&#8217;atteggiamento del cacciatore di tesori perché il prodotto in serie per palati grossolani è sempre in agguato. Durante questa giornata una chicca c&#8217;è stata: il notevole dramma adolescenziale gay  Noordzee, Texas del belga Bavo Defurne al suo folgorante esordio. Non esalta eccessivamente, invece, Page Eight di David Hare che comunque ha il pregio di essere un thriller di spionaggio classico alla John Le Carré ma ambientato ai giorni nostri, preciso e ben recitato. Delude le aspettative My Week With Marilyn di Simon Curtis, con una grande performance di Michelle Williams che ricalca perfettamente  [...]]]></description>
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		<title>Pasolini in mostra, un alieno immerso nel glamour</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 22:59:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Il Festival internazionale del film di Roma, per tutta la sua durata, ospita la catartica mostra P.P.P. Un omaggio a Pier Paolo Pasolini. Lo spazio accoglie una gigante istallazione, nello specifico si tratta di una grande  macchina da scrivere che campeggia al centro dello stanzone, immersa tra manoscritti e sospesa nell&#8217;aria; proprio sopra si erge una grande sfera fatta di fogli che trasudano poesia pasoliniana. La rapresentazione di un mondo fatto di pensieri sopra le opere del grande poeta, scrittore e regista friulano. Le proiezioni video che invadono le pareti sono in loop e ci ripropongono vita e opere dell&#8217;autore. Nello spazio riecheggiano le sue parole in versi che si reiterano, mentre i video vanno a sondare i suoi film più importanti che toccano tematiche fondamentali, come la critica alla modernità, quando il regista denunciava lo sviluppo senza progresso e la morte che va  a combaciare con la  fine fisica, ma anche con il fascismo delle crudeli visioni di Salò o le 120 giornate di Sodoma.  L&#8217;universo figurativo, invece sviscera le scene dei film La rabbia e Appunti per un&#8217;Orestiade africana. E ancora le escursioni riguardano [...]]]></description>
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		<title>From The Sky Down, la genesi del mito</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 21:49:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! From The Sky Down del premio Oscar Davis Guggenheim è una splendida opera che ripropone l&#8217;emozionante storia della band irlandese più famosa del mondo, gli U2. Ma non è il classico film sulle band, infatti viene analizzato il momento di crisi del gruppo dopo i fasti incontenibili degli anni Ottanta negli Stati Uniti e in seguito alla separazione di The Edge con la compagna, a Berlino c&#8217;è un momento di ripensamento della loro musica e dell&#8217;atteggiamento nell&#8217;intraprendere la carriera di rockstar. Acuta l&#8217;associazione del suono della chitarra di The Edge con i suoi stati d&#8217;animo, in un film che propone degli interessantissimi spunti di riflessione sulla musica, spesso vista come un Dio e il musicista invece viene denigrato; sul senso di unità per creare qualcosa di magico ed irripetibile nella Storia. Bono, in particolare, si interroga sul punto zero che sta tra quello che c&#8217;è prima e la svolta, il ripensamento appunto, per crescere e per evolvere. Forse i gruppi che si sono sciolti non hanno saputo maturare una nuova concezione di musica e di condivisione?.Tutto parte dalla riflessione dell&#8217;unità di un gruppo a livello sociologico [...]]]></description>
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		<title>Le African Women che cambieranno il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 17:45:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! African Women di Stefano Scialotti è un documentario &#8211; progetto che vuole riconoscere il ruolo delle donne in Africa e proporre per loro il Premio Nobel per la pace. E&#8217; stato presentato al festival alla presenza del sindaco Alemanno e di un parterre “fiancheggiatore” del cinema di Stato. Il regista è partito per il Senegal e nel giro di sette giorni si è portato a casa delle immagini divertenti di donne africane per sdrammatizzare il dolore di questo popolo martoriato da secoli dall&#8217;Occidente. L&#8217;intro travolgente ci mostra il ballo frenetico di giovani e adulte al ritmo delle note musicali della celebre canzone di Ligabue Le donne lo sanno (2006), che ha immediatamente accettato di partecipare all&#8217; iniziativa. La canzone del Liga nazionale, non certo un capolavoro di erudizione ma comunque lontana quel che basta dal suo ormai convenzionale qualunquismo, recita: “Le donne che sanno / da dove si viene / e sanno per qualche motivo /che basta vedere. E quelle che sanno / spiegarti l&#8217;amore / o provano almeno / a strappartelo fuori / e quelle che mancano / sanno mancare / e fare più male. [...]]]></description>
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		<title>The Lady&#8230; nella lotta che non trasuda passione</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 08:06:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Luc Besson, il regista culto dell&#8217;indimenticabile Nikita (1990) e Léon (1994) porta al cinema con atteggiamento apparentemente &#8220;viscerale&#8221; ma realmente asettico, una storia intoccabile, quella del Premio Nobel per la pace e leder del movimento democratico birmano Aung San Suu Kyi. Degna di essere raccontata per il coraggio e la forza di questa grande protagonista della Storia, definita la &#8220;Nelson Mandela femminile&#8221;. Peccato che il regista, invece, ce la presenta quasi come una Evita Peron. La donna sarà divisa tra l&#8217;amore per il suo popolo e quello del marito e i due splendidi figli. Che cosa c&#8217;è di peggio di un tumore che colpisce l&#8217;amato? Un regime che opprime un popolo. Luc Besson, in linea con le sue retoriche dichiarazioni in conferenza stampa, porta al cinema una storia esemplare, ma in modalità piatta, banale, senza colpire al cuore. Tranne qualche elemento melodrammatico che riguarda la coppia, il resto del film, di fattura commerciale, sfodera inquadrature lineari. Ad eccezione di qualche ralenti ben distribuito, tutto (troppo) è incentrato sulla fredda figura- mito di questo personaggio, circondato solo da avvisaglie ed accenni alla sofferenza della repressione popolare, che lasceranno [...]]]></description>
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		<title>11 settembre: attentato alle libertà? I diritti umani dopo le Torri Gemelle</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[11 settembre: attentato alle libertà?, pubblicato da Edizioni dell&#8217;Asino, è il primo studio organico su un tema molto delicato e complesso, in quanto, dopo la caduta delle Torri Gemelle, in nome della “lotta al terrorrismo” sono stati introdotti, negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi occidentali come l&#8217;Italia, dei provvedimenti antidemocratici che mirano a criminalizzare gravemente “gli altri”, il diverso: immigrati, islamici e dissenzienti, in nome di una “democrazia securitaria”. L&#8217;autrice, Federica Resta, avvocato e dottore di ricerca in diritto penale, con alle spalle varie stesure sui temi delle garanzie, delle libertà civili e dello stato di diritto, viene introdotta entusiasticamente da Luigi Manconi, saggista e scrittore. Resta spiega che dietro alla caccia al delinquente si nasconde una deformalizzazione del diritto penale, che diventa pretesto per garantire ai cittadini la sicurezza come diritto fondamentale, che stride spesso con la libertà e le spettanze di coloro che vengono identificati come &#8220;nemici pubblici&#8221; che non meritano di essere trattati come persone. Tutto questo ha portato la polizia statunitense addirittura all&#8217;uso del racial profiling. Dietro a questo, tra le altre cose, riaffiorano le semplicistiche ragioni deterministiche del crimine del positivismo criminologico. Portando tutto ciò all&#8217;agghiacciante tesi che la deviazione sociale e la [...]]]></description>
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		<title>Visioni extrafilmiche</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:36:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA["We Might As Well Be Stranges" e "Summer Pasture", antitesi mediali]]></description>
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		<title>In volo, storie di ginnastica ritmica</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la prima pubblicazione Polvere di magnesio. Storie di ginnasti e ginnastica, in cui Ilaria Leccardi, giornalista e ginnasta, esplorava il mondo dell&#8217;artistica, con In volo, storie di ginnastica ritmica fa un incursione appassianata nel mondo della ritmica. La pedana vuota, il silenzio del pubblico, il groppo allo stomaco che ti prende prima di una esibizione, solo chi ha praticato questo magnifico sport può capire e pensare: “Ho visto delle farfalle volare e avevano tutto il sapore della libertà”. La ginnastica ritmica nasce dopo il fascismo e ai movimenti schematici della ginnastica di regime si sostituiscono movenze morbide a ritmo di musica che con il tempo grazie anche all&#8217;influenza delle imbattibili ginnaste dell&#8217;est (considerate dall&#8217;autrice “le extraterrestri dell&#8217;est”, pensiamo alla grazia di Anna Bessonova e alla precisione di Evgenia Kanaeva ) la ginnastica si è avvicinata sempre di più alla danza e il rigore si è tramutato in bellezza, spettacolo e armonia assoluta. Dalle pioniere, la professoressa Andreina Sacco Gotta a Maria Rosa Rosato (tecnico della nazionale italiana responsabile della squadra dal 1965 al 1983), Savina Cermelij e Enza Aparo; dai primi e sperimentali capionati del mondo del 1971 a L&#8217;Avana Cuba, in cui le ragazze allenate da Maria Rosa [...]]]></description>
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		<title>Il villaggio di cartone</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ermanno Olmi dopo Terra Madre (2009) è reduce dall&#8217;ultimo Festival di Venezia con Il villaggio di cartone che mette in scena il depauperamento della Chiesa, la lenta e sistematica svestizione dell&#8217;istituzione del culto per antonomasia. Ma &#8220;quando la carità diviene un rischio, quello è il momento della carità&#8221;, così un luogo simbolo, per un film simbolo, perde di senso e lo ritrova nell&#8217; &#8220;amore&#8221; nei confronti dei poveri e nello specifico degli immigrati. Questi però vengono rappresentati in un luogo chiuso ed angusto come in Terraferma (2011) di Emanuele Crialese, in cui il diverso è un elemento da nascondere, in quanto le nostre leggi non permettono la libera circolazione delle persone, violando i diritti umani. Ma ciò che manca in entrambi i film è la rivolta dei migranti che pur in varie parti d&#8217;Italia è esplosa nella realtà. Anche se nell&#8217;opera di Olmi gli immigrati mostrano una certa rabbia. Un film apologo, certo, in cui splendidi attori africani parlano come dei profeti, mettendoci in guardia a cosa sta andando incontro l&#8217;umanità, inoltre una frase scritta alla fine della pellicola ci avverte: &#8220;Se non cambiamo il corso della Storia, sarà la Storia a cambiare noi”, quasi nel segno di un&#8217;apocalisse preannunciata. [...]]]></description>
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		<title>La tigre domestica</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:20:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io vi dico, guardatevi da tutte le imprese che richiedono vesti nuove e non un uomo nuovo per indossarle. Se quest&#8217; uomo manca come potranno andare bene le vesti nuove? Thoreau, Walden &#160; Tra i titoli di Hacca edizioni, casa editrice che spesso fa rivivere perle del passato,  spicca La tigre domestica, prezioso volume che analizza il lato oscuro della pubblicità, mezzo utilizzato dall&#8217; élites tecnocratico-arroganti per spingere le masse al consumo sfrenato e poco consapevole di prodotti in genere che, nella società del neocapiatalismo, diviene un importante problema politico e morale. Il pamphlet è stato ristampato in una nuova edizione dopo il 1964 (Valecchi). Il libro propone delle precise riflessioni, oltre che su lo stato del dibattito sociologico sulla pubblicità, su tutte le categorie che ne ruotano intorno, dal pubblicitario, mero servo del potere, ma che ha la grande responsabilità di gestire lo strumento, alla merce stessa. La pubblicità, &#8220;tigre domestica della società del benessere&#8221;, all&#8217;apparenza cerca di vendere una verità che nasconde un&#8217;orribile menzogna. Se lo sfrenato consumismo viene giustificato dal &#8220;progresso&#8221; a tutti i costi, il tecnocrate percepisce l&#8217;intellettuale come uno sciocco (&#8220;Ci sarà ancora posto per gli sciocchi?&#8221;) in cui il suo riflettere prende i connotati [...]]]></description>
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		<title>Venezia 68: Black Block</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:19:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presentato all&#8217;ultimo Festival di Venezia nella sezione &#8220;Controcampo Italiano&#8221; il documentario Black Block di Carlo A. Bachschmidt. Il contenuto della pellicola sembra essere avulso dal titolo, certamente provocatorio, che si impone a caratteri cubitali allo spettatore. Infatti l&#8217;opera sembra promettere un escursione tra le frange delle cosidette tute nere, contestate nelle giornate della resistenza al G8 di Genova 2001. Quei ragazzi &#8220;sbarcati&#8221; dall&#8217;Europa che sembrano aver disintegrato ogni intento di volontà pacifica nel manifestare. Ma i black block sono in realtà una categoria astratta creata dai media e dalla polizia che in quei tragici giorni è stata produttrice e regista di una piece degli orrori perpretati al genere umano, alla stregua delle più cruente mattanze naziste e fasciste. Invece il contenuto della pellicola è la storia narrata, tramite testimonianze delle vittime, della sanguinosa irruzione da parte della polizia nella scuola Diaz e i pestaggi nella Caserma Bolzaneto. Le prime immagini ci introducono alle azioni dei presunti black block che rompono vetri e deturpano automobili, ma poi conosciamo subito Ulrich Reichel (Muli), berlinese oggi trentenne e padre, che ci racconta una storia diversa: dalle sue parole i giovani europei che in quel periodo desideravano partecipare alla resistenza del G8 nel 2001 [...]]]></description>
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		<title>Lisa ama il blues, la poesia è donna</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 22:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lisa ama il blues si può definire l&#8217;opera omnia di Marisa Righetti (Cosenza, 1947) in quanto raccoglie tutte le liriche prodotte nel corso della sua vita. La poetessa ha pubblicato le raccolte: Via Aldini e Chimica sentimentale. Questa è un opera che riconcilia la poesia dell&#8217;autrice dopo degli esordi difficili, edita dalla giovane casa editrice Coessenza. “Marisa è vera, molti poeti oggi sono l&#8217;ufficio stampa di se stessi, ma Marisa è una poetessa autentica” spiega Franco Dionesalvi, giornalista, critico letterario e poeta a proposito della Righetti. La poetessa nel suo nuovo libro tocca tutte quelle tematiche care ai poeti di razza: gli eventi e i sentimenti estremi della vita, la nascita, il rapporto con la madre, l&#8217;amore e la morte. Ma anche la società e l&#8217;essere consapevoli che l&#8217;individuo è tale quando oltre al contatto con il suo corpo e la sua mente è in relazione con l&#8217;ambiente in cui vive, il corpo sociale insomma. Dionesalvi spiega nell&#8217;intervento La poesia, questa &#8220;narrazione cantata&#8221;, raccolto nel libro : “Di Marisa Righetti il pubblico della poesia aveva avuto occasione di leggere alcune poesie venti anni fa, pubblicate sulla rivista fiorentina Salvo imprevisti. Erano i tempi, in Italia, della piccola grande rivoluzione culturale [...]]]></description>
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		<title>Ricordare le vittime di una mattanza di Stato</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 23 luglio a Genova, gli eventi per celebrare le giornate del G8 2001 sono culminate nella manifestazione conclusiva in cui hanno partecipato 50 mila persone, secondo gli organizzatori. Un lungo serpentone si è snodato da Sampierdarena a Caricamento. I genitori di Carlo Giuliani, Haidi e Giuliano e i No Tav hanno fatto la testa al corteo e sono stati i protagonisti della giornata insieme ai giovani  pestati alla  Caserma Diaz, i cui diritti umani sono stati violati. Il parterre è stato dei più disparati: dai ragazzini che di quelle giornate non possono aver ricordo, alle persone che c&#8217;erano e nei loro occhi ancora rimangono impresse le immagini spaventose di manifestanti inermi massacrati gratuitamente sul ciglio delle strade, ridotti a maschere di sangue. La sensazione dei lacrimogeni che facevano pizzicare la gola, le grida, la paura, il pianto, la violenza a Piazza Manin, cartelli divelti, banche assaltate e distrutte, incendi, macchine polverizzate, le cariche in via Tolemaide e poi qualcuno gridava che c&#8217;era scappato il morto e a pochi metri, nessuno ancora sapeva,  in Piazza Alimonda era caduto il povero Carlo, quando dai pochissimi bar di fortuna tramite le televisioni si era diffusa la notizia che si trattava di un [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Italia dei poveri</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:16:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia dei poveri, edito da Hacca (interessante piccola casa editrice tutta al femminile), di Giovanni Russo è un volume di scritti composti dal 1950 al 1957. I componimenti nascono da inchieste svolte dal giornalista, durante alcuni viaggi, nel corso della sua carriera professionale. L&#8217;autore è stato inviato speciale del Corriere della Sera e redattore di importanti riviste culturali italiane. Ma soprattutto Russo è stato un testimone significativo,  che ha documentato e radiografato la situazione sociale nel nostro paese in quegli anni difficili, bui e controversi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Baroni e contadini (premio Viareggio 1955), Perché la sinistra ha eletto Berlusconi e Le olive verdi – racconti del Sud (Premio speciale Strega 2002). Tra i premi vinti per la sua attività giornalistica troviamo: Premio Mezzogiorno nel 1993 e Premio Positano nel 1998 per il giornalismo civile di un autore che si è occupato principalmente delle vicende dei partiti, le problematiche del Mezzogiorno e delle condizioni dei giovani nelle scuole e nelle università. Il testo in questione è la quarta edizione dopo la prima del 1958  edita da Longanesi, la seconda del 1982 da Marsilio e la terza del 2011 per Kindustria. L&#8217;italia dei poveri si delinea come un importante [...]]]></description>
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		<title>Twitter e le rivoluzioni</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Scendi in strada e guarda! [...] Vedo l&#8217;ingiustizia  ovunque, ecco perché ho deciso di raccontare tutto!&#8221; Rais Le Bled di El General &#160; Il libretto agile di Giovanna Loccatelli edito da Editori Internazionali Riuniti è un  elastico compendio che spiega lo svilupparsi delle rivoluzioni in Medioriente grazie ai social network, strumenti che sono risultati utili per organizzare facilmente le proteste, andando ad analizzare i conflitti sociali nell&#8217;era del digitale 2.0. Una rivoluzione, le cui caratteristiche l&#8217;autrice paragona a quelle di Twitter: immediatezza e spontaneità. Ma la rivoluzione nasce spesso da un bisogno impellente di cambiare le cose, per ricostruire un mondo migliore dalle ceneri e certamente i network sociali sono degli strumenti che vanno incontro ai tempi di un sovvertimento di massa  per l&#8217;immediatezza e la facilità di uso, grazie anche al fatto di essere strumenti gratuiti ed accessibile a tutti. Certo si tratta di mezzi il cui  impiego sta all&#8217;intelligenza e alla cultura del fruitore. Quindi non si può imputare tutto il merito al mezzo per la realizzazione di obbiettivi così importanti che danno la possibilità ad un popolo di fare la Storia. Ci vogliono anche gli intenti giusti nel momento giusto. Per esempio in Italia i tempi sarebbero [...]]]></description>
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		<title>Un&#8217;estate in giallo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 22:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Estate è il momento ideale per gustare un libro rilassandosi, magari in spiaggia e in particolare la suspense dei gialli di buona fattura ha la capacità di  inchodare al testo il lettore catapultando  in mondi nuovi, altri, misteriosi e sconosciuti. Abbiamo intervistato  lo scrittore Oscar Montani alias Marco Santoni inventore di romanzi e racconti gialli Soft Boiled per indagare attraverso la sua opera il fenomeno del &#8220;giallo italiano&#8221; declinato nella sfumatura letteraria. &#160; Lei ha svolto attività di ingegnere, formatore, consulente, insegnante ed autore di saggi, prima di intraprendere la carriera nel mondo della narrativa gialla, come si è avvicinato a questo genere letterario? Pura passione per i gialli coltivata soprattutto  da ragazzo. Dopo quasi venti anni mi sono riavvicinato a Sherlock Holmes (grazie a Umberto Eco) per motivi di lavoro: formazione manageriale. Facevo corsi ai dirigente su come si prendono le decisioni e l’abduzione di Holmes è fondamentale. La cosa mi appassionò molto, infatti appena ne ho avuto il tempo (scrivere richiede tanto tempo tutti i giorni), nel 2004  ho iniziato il primo romanzo. Scrivere non era un problema, avevo già pubblicato più di cento articoli su mensili e quattro saggi con Franco Angeli: un grande editore e un [...]]]></description>
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		<title>Venere Nera</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film Venere Nera di Abdellatif Kechiche, il regista rivelazione di Cous Cous, è uscito  nelle sale italiane venerdì 17 giugno. La pellicola proiettata alla stampa romana è stata accorciata dal regista, per la versione internazionale, di circa nove minuti rispetto a quella presentata all&#8217;ultimo Festival di Venezia. L&#8217;opera si apre con una scena ambientata all&#8217;Accademia Reale di Medicina nella Parigi del 1917, in cui alcuni scienziati di grande fama di fronte al calco di Saartjie Baartman avanzano la pericolosissima tesi che la testa della donna è simile a quella delle scimmie. L&#8217;anatomista Georges Cuvir arriva alla conclusione aberrante che: &#8220;Le razze con il cranio depresso e schiacciato sono condannate ad un&#8217;eterna inferiorità&#8221;. Questa è la premessa dell&#8217; agghiacciante storia vera della vita di una donna africana, originaria del popolo khoikhoi, nell&#8217;attuale sudafrica, a quel tempo sotto la dominazione boera. Dal 1770 al 1795 la cosidetta &#8220;venere ottentotta&#8221; viene venduta a Pieter Caezar, un commerciante di Città del Capo. Da qui l&#8217;esistenza della donna è caratterizzata da sfruttamento e violenza  inimmaginabile perpretata nei suoi confronti e per proiezione a tutto il suo popolo. Umiliata per il fatto di essere donna e nera, suscita reazioni di rifiuto e oscura fascinazione in [...]]]></description>
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		<title>Lip Dub: una scuola toscana sforna l&#8217;eccellenza</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Lip Dub, tipologia di filmato breve esploso con l&#8217;avvento dei siti di video sharing come il più popolare Youtube, viene realizzato da gruppi di persone, spesso da scuole con lo scopo di mostrare e pubblicizzare in modo originale ed accattivante l&#8217;istituto. Le caratteristiche di questa forma breve sono state elencate da Tom Johnson, scrittore esperto di effetti della comunicazione Web 2.0, che ne rileva i seguenti elementi principali: &#8220;spontaneità, autenticità, partecipazione e divertimento”. Certo questi si palesano subito ai nostri occhi, visionando un qualsiasi esemplare del genere, anche se il concetto generico di divertimento si incrocia e confonde con quello di spontaneità e autenticità. Si tratta perlopiù di video musicali che sposano sincronizzazione e doppiaggio audio sviluppato in un unico piano sequenza. Ormai il web è saturo di queste opere, ma spesso sia i Lip Dub italiani che internazionali, hanno dei difetti di forma abbastanza evidenti che rendono il lavoro “amatoriale”. Dal sito di MTV spicca attualmente nella sezione video un Lip Dub realizzato dall&#8217;Istituto Enrico Fermi di Bibbiena in provincia di Arezzo nel Casentino. Splendida vallata aretina che si caratterizza, rispetto al più conosciuto e turistico Senese, per una vegetazione ricca e selvaggia, terra di partigiani al confine [...]]]></description>
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		<title>Far East Film Festival: fotofinish del lontano-vicino Oriente</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! Anche quest&#8217;anno Udine Far East Film Festival ha stupito. I film che si sono aggidicati i premi ambiti sono: in primis quelli che si  sono accaparrati l&#8217;Audience Award 2011 (con uno scarto minimo di punteggio), Aftershock di Feng Xiaogang, Under the Hawthorn Tree di Zhang Yimou e Here Comes the Bride di Martinez Chris. Aftershock è tratto dal romanzo della scrittrice Zhang Ling pubblicato nel 2006 con lo stesso titolo inglese, in cui la vita di una famiglia viene sconvolta da un terremoto devastante e una madre si trova a fare delle scelte dolorose. La tragedia del passato si unisce a quella del presente, nella finzione e nella realtà. Un premio dovuto in favore delle popolazioni che in questo momento stanno vivendo un&#8217;incubo. Il Black Dragon Audience Award 2011 va a Confessions di Nakashima Tetsuya. Il My Movies Audience Award 2011 va sempre a Confessions. Il Technicolor Asia Awards se lo è aggiudicato A Crazy Little Thing Called Love di Sakonnakorn Puttipong Promsakha Na e Pokpong Wasin. L&#8217;attore e regista comico Michael Hui è stato premiato con il Gelso d’Oro alla carriera. I Premi elargiti dal festival friulano [...]]]></description>
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		<title>Asia Laughs!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 19:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! Al Far East Film Festival, quest&#8217;anno è stata presentata l&#8217;interessante retrospettiva Asia Laughs!, sulla commedia pan-asiatica. Personaggio di punta, ospitato dal festival friulano, l&#8217;attore e regista hongkonghese Michael Hui. Tra le pellicole che sono state proiettate in questa sezione, degne di nota: The Drifters: Hey Suckers!!Here We Come!! (1975) di Segawa Masaharu, A Man&#8217;s Weak Point (1973) ancora di Segawa Masaharu e Mr. Wang Got A Meal Hardly (1939) di Tang Jie. Questi sono solo alcuni dei titoli della travolgente rassegna che non esauriscono la produzione comica dell&#8217;Estremo Oriente. La commedia pan-asiatica attinge molto dalla comicità americana, dal cinema muto e a tratti anche dal realismo italiano. Michael Hui, il Jerry Lewis hongkonghese, la cui opera era stata introdotta l&#8217;anno scorso a Pesaro (CinemAsia 1), ci ha spiegato il segreto del suo successo nell&#8217;ambito della commedia: “Per me fare un film è come cucinare e sono stupito che anche gli italiani ridono vedendo i miei film. Questo significa che finché “cucinerò” dei piatti prelibati per Hong Kong&#8230;” Spiega il regista con una metafora culinaria riferendosi alla creazione delle sue pellicole: “&#8230;Sarò certo che questo cibo piacerà per esempio [...]]]></description>
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		<title>Pink Wink</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 00:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! La rassegna Pink Wink, con tributo ad Asakura Daisuke, produttrice assoluta del genere, è stata ospitata al tredicesimo Far East Film Festival. Questi film hanno catturato molto pubblico, le proiezioni si sono divise tra il Visionario e il Teatro Nuovo di Udine. Tutte queste opere sono state finanziate e promosse dalla casa di produzione Kokuei. Tra le pellicole proiettate si sono rivelate interessanti: Blue Film Woman (1968) di Mukai Kan, Blue Sky (1969) di Zeze Takahisa, Rustling in Bed (1999) di Tajiri Yuji, Yariman (2008) di Sakamoto Rei. Le opere, mostrano il sesso come importante mezzo di comunicazione, si distinguono dal porno, in quanto i genitali non vengono indagati dalla macchina da presa. I Pink film più belli sono quelli di fine anni Sessanta inizio Settanta, in quanto risultano essere i più politici, in cui c&#8217;è la nascita della consapevolezza e la scoperta del desiderio femminile. Film che non contengono il degrado allucinatorio per esempio dei Pink anni Novanta in cui il corpo femminile si fa merce. Oppure quello dei primissimi Pink in cui con vari pretesti le donne venivano violentate. Asakura Daisuke spiega: “ C&#8217;è un aspetto [...]]]></description>
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		<title>Lover&#8217;s Discourse</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 14:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! Il Far East Film Festival, quest&#8217;anno ha sciorinato molte commedie romantiche e pellicole che hanno come tema principale l&#8217;amore. Questa linea sembra voler esorcizzare un periodo difficile per l&#8217;Asia e tutto il mondo, in cui precarietà, disastri naturali, crisi economica, emarginazione e guerre imperversano. Lover&#8217;s Discourse, opera prima di Derek Tsang e Jimmy Wan, getta uno sguardo cinico su l&#8217;amore e i rapporti umani. In una metropoli schizzofrenica, frammentata impera la negatività romantica, l&#8217;impossibilità di creare un rapporto sano che sembra vivere solo soggetto a compromessi. Amori impossibili dunque, amori immaginati nel cuore, nella mente e raramente vissuti nella realtà. Il ragazzo giovane che vive con una ragazza e si vede di nascosto con un&#8217;altra che dice di amare realmente. Il ragazzino che si invaghisce della madre del suo amico e che scopre che il marito la tradisce. La giovane lavandaia che si innamora dei suoi clienti. Due ragazzi che scoprono che i loro fidanzati li tradiscono, così decidono di pedinarli e finiscono a letto insieme. Ma poi la mattina dopo ognuno ritorna con il rispettivo partner. La particolarità del film è che le storie sembrano slegate ma [...]]]></description>
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		<title>Don&#8217;t Go Breaking My Heart</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 14:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! Finalmente una commedia romantica dal finale realistico, quella proiettata al Far Eat Film Festival quest&#8217;anno. Di Johnnie To: Don’t Go Breaking My Heart. Il film vede il regista anche in veste di produttore insieme al cinese Wai Ka-fai. La storia è semplice: lui (Shen-ran) ama lei (Zixin). Lei, mentre si vuole sbarazzare del ricordo ingombrante di un ex fidanzato, che ormai si è rifatto un&#8217;altra vita, incontra per caso l&#8217;altro (Qihong), ma si perdono presto di vista. Shen-ran si rivela subito poco affidabile e lei dopo che ritrova l&#8217;altro (che ha dimostrato sempre amore autentico ed incondizionato nei suoi confronti), sarà fino alla fine indecisa sui due, che per essere scelti sfoggeranno colpi di scena eccessivi per conquistarla. E fin qui tutto “normale”. Ciò che però differenzia l&#8217;opera del regista hongkonghese dalla maggior parte delle commedie romantiche dallo schema &#8220;americaneggiante&#8221;, sono tre elementi che affascinano lo spettatore. In primis la raffinatezza e la dolcezza con cui vengono presentati i personaggi e le ambientazioni. I protagonisti si muovono leggiadri tra giganteschi edifici vetrati, giocando con la realtà come dei bambini. In secondo luogo le differenze dei due contendenti maschi, [...]]]></description>
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		<title>The Lady Shogun And Her Man</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 16:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! The Lady Shogun and Her Men di Kaneko Fuminori, tratto da un Manga di Yohinaga Fumi è un dramma in costume sui generis, con momenti comici, in cui tutta la storia è incentrata sulle vicende del giovane samurai Mizuno Unoshin che nel XVIII secolo per aiutare la sua famiglia entra a far parte della O-oku, “camera interna”, cioè dei concubini maschi della Shogun. Inizialmente subisce atti di nonnismo, ma poi in seguito &#8220;all&#8217;imposizione della propria virilità&#8221; viene scelto dalla Shogun in mezzo a 3000 contendenti per ingravidarla. Ma questo sembra costargli la morte nella barbara e animalesca legge del governo. Il contesto propone donne al potere e gli uomini diventano preziosi per allevare le nuove generazioni, vista l&#8217;epidemia che si è abbattuta in Giappone che spazza via gran parte della popolazione maschile. Kaneko Fuminori, che ha esordito nel cinema con Kisarazu Cat&#8217;s Eye: Go Major! (2003), un successo al botteghino, sviluppa un tipo di storia che si sarebbe prestata bene ad un drammone raffinatissimo e struggente come solo gli asiatici sanno fare (pensiamo a A Frozen Flower del sudcoreano Yoo Ha del 2008) , ma in realtà anche [...]]]></description>
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		<title>Under The Hawthorn Tree</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 13:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Zhang Yimou]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli dello Speciale FLM Far Est Film Festival 2011! “Non posso aspettarti per 13 mesi; non posso aspettare fino a quando avrò venticinque anni, ma posso aspettarti tutta la vita” tratto da Sotto l&#8217;albero del biancospino di Zhang Yimou Nella Cina della Rivoluzione Culturale due anime leggiadre si incontrano nel villaggio di Xiping sulle sponde del fiume Azzurro, dove un albero di biancospino ricorda i patrioti cinesi che furono impiccati dalle truppe degli invasori, durante la guerra di resistenza contro il Giappone. Una pellicola poetica, ambientata negli anni Settanta in Cina, durante la Rivoluzione Culturale, interpretata da due attori giovanissimi e molto bravi, in cui dietro un&#8217;apparente e classica triste storia d&#8217;amore, che si conclude con la morte del protagonista maschile, si cela la fine della Rivoluzione, quindi la storia d&#8217;amore si fa metafora della Storia di un popolo. Nel finale, la protagonista al capezzale del suo amato che sta morendo malato di leucemia, straziata ripete più volte una frase emblematica: “Sono venuta e ho indossato la giacca rossa che ti piaceva tanto”. Così il regita porta sullo schermo la fine di un&#8217;epoca e nemmeno il senso di partecipazione del grande autore cinese sembra poter servire per [...]]]></description>
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