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	<title>Fuori le Mura &#187; Valerio Del Croce</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, il ritorno nella Terra di mezzo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;In te c’è più di quanto tu non sappia, figlio dell’Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto&#8221; (Thorin sul letto di morte a Bilbo Baggins in Lo Hobbit) Ormai ci siamo! Tra poco meno di dodici mesi conosceremo il segreto del momento esatto della sua forgiatura, del potere da esso sprigionato, di come finì nelle mani di Bilbo Baggins. E poi in quelle più famose di Frodo. E&#8217; lui, l&#8217;Anello del potere: &#8220;Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, u n Anello per ghermirli e nel buio incatenarli&#8221;. Esce infatti il 14 dicembre 2012, in cotemporanea mondiale, Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, prequel sia letterario che filmico del famosissimo Signore degli Anelli. Il progetto prevede due pellicole in uscita al cinema a distanza di un anno l&#8217;una dall&#8217;altra (2012, 2013). Lo Hobbit o la riconquista del tesoro (titolo originale The Hobbit,There and Back Again) è un romanzo fantasy scritto da John Ronald Reuel Tolkien . La sua prima pubblicazione risale al 21 settembre 1937 e rappresenta il punto di partenza nella narrazione della Terza Era e degli [...]]]></description>
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		<title>1912-2012, 100 anni dopo il Titanic: il disastro della Concordia</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi xe in tera giudiga, chi xe in mar nàvega. Chi sta a terra giudica, chi è in mare naviga. L’incredibile è successo: alle 21.42 di venerdì 13 gennaio 2012, un capitano irresponsabile, perché troppo sicuro di sé, avvicina la prestigiosa nave da crociera Costa Concordia al limite del consentito presso la costa dell’isola del Giglio per il tradizionale “inchino” agli abitanti dell’isola, un istante, una manovra sbagliata, ed ecco all’improvviso un gran rumore e la nave piegata di 45 gradi sul fianco sinistro. Attimi di paura, il buio scatenato da un blackout, poi l’avviso di rimanere tranquilli e una serie di inspiegabili manovre: 76 minuti dopo il transatlantico affonda piegandosi sul fianco destro mentre 4300 passeggeri cercavano di salvarsi come possibile. Bilancio momentaneo 11 morti e 23 dispersi. Questa la tragedia che colpiva la nave ammiraglia della Costa Crociere, un&#8217;autentica disgrazia e un naufragio che ha dell’incredibile per le modalità in cui è avvenuto. Ormai a 10 giorni dalla catastrofe molte sono state le polemiche e molte le trattazioni che in altre sedi hanno riguardato la Concordia, ma scarsa è stata invece l’attenzione dedicata alla solidarietà, all’esperienza umana fatta di storie e di microuniversi che si incontrano e per [...]]]></description>
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		<title>Tim Burton: La Fatata Malinconia della Fiaba Gotica</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:06:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da quando nel 1895 i fratelli Lumière inventarono il cinematografo, la letteratura ha ripetutamente rappresentato un’eccezionale fonte di ispirazione per la cinematografia. Questi due codici espressivi, nella loro concezione romantica ed espressionista di mondi fantastici e universi tangenti, rappresentano, grazie a due autori come E.A. Poe e Tim Burton la testimonianza più diretta di come nell’arte sia fondamentale l’occhio, l’intelletto, la personalità e il cuore dell’autore, di come insomma la soggettività e l’interiorità appartengano alla sfera creativa. Le fiabe, in particolar modo quelle gotiche, sono per definizione lo spazio dell’immaginario, della fantasia che si esercita attraverso una breve narrazione in cui sono coinvolti “tipi” e situazioni facilmente riconoscibili. Esse sono le espressioni di un interiorità, sono il bene e il male delle nostre personalità. L’idea positivista che svela l’ambizione ottocentesca di manipolare attraverso la scienza la psiche umana nel folle tentativo di dividere concretamente il bene dal male non ha fornito, per fortuna, risposta al grande mistero dell’intelligenza e della soggettività umana. Ma cosa sarebbe stato della letteratura, ma più in generale di ogni forma creativa, se il conflitto tra rettitudine, convenzione e immoralità fosse stato risolto? Ritengo che soltanto questa continua tensione possa realmente stimolare la creazione e la [...]]]></description>
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		<title>La rappresentazione filmica degli Dei, pro e contro: 300, Immortals e Scontro tra Titani</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:00:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche anno fa fu posto all’attenzione del grande pubblico un film surreale e apocalittico: 300, diretto da Zachary Edward Snyder e ambientato nel 480 a.C. al tempo della battaglia delle Termopili. Adattamento cinematografico del graphic novel 300 (è stato infatti girato con la tecnica del chroma key per riprodurre le immagini dell&#8217;originale) fu ispirato a sua volta a un altro film: The 300 Spartans. Il film riscosse un grande successo di pubblico concentrandosi sul racconto semi-storico della battaglia tra un&#8217;alleanza di città-stato greche e l&#8217;Impero persiano degli Achemenidi. Qualche anno più tardi, nel 2010 e nel 2011, altre due pellicole, basate sulla stessa impronta stilistica, Scontro tra Titani e Immortals non hanno però goduto dello stesso apprezzamento da parte del pubblico che li ha, di fatto, bocciati al botteghino. Ci si è interrogati sul motivo di un tale flop commerciale. Più che processare d’insieme il genere “fanta-storico”, mescolato al surrealismo apocalittico del cinema contemporaneo, la via più adeguata per stabilire cosa non ha funzionato è percorribile solo analizzando la rappresentazione visiva e concettuale che in queste pellicole si fa dell’ultraterreno, va destrutturata dunque la deificazione dell’umano e il suo relativo peso nella vita dei guerrieri di turno. L’elemento determinante che [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Oscurità Anarcoide di Alice: Lewis Carroll e Tim Burton</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:06:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“È un progetto davvero divertente. La storia è ovviamente un classico, con immagini, idee e concetti molto iconici. Ma tutte le versioni cinematografiche fatte sinora&#8230; insomma&#8230; non ne ho mai vista una che avesse un vero impatto su di me. Viene sempre fuori qualcosa che mostra una serie di strani eventi. Ogni personaggio è strambo, e Alice non fa che vagare da un incontro all&#8217;altro, risultando quasi solo come un osservatore. Il mio obiettivo è quello di fare un film interessante e coinvolgente che esprima un po&#8217; della psicologia del libro, e porti freschezza alla storia mantenendone la natura classica. E, sapete, realizzarlo in 3-D stereoscopico è perfetto, visto il materiale di base. Quindi sono molto eccitato, non vedo l&#8217;ora di realizzare questa versione che, sì, sarà nuova, ma avrà anche tutti gli elementi che la gente si aspetta di trovare”.Tim Burton Il reverendo matematico e scrittore inglese Charles Lutwidge Dodgson, alias Lewis Carroll, pubblicò per la prima volta Le avventura di Alice nel Paese delle Meraviglie nel 1865. La leggenda vuole che si tratti di un racconto orale, da lui quasi interamente improvvisato, narrato per intrattenere tre piccole sorelle: Lorina Charlotte, Alice e Edith Liddell, impegnate in una gita [...]]]></description>
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		<title>1975, quando Alfred Hitchcock incontrò Dario Argento: Psycho e Profondo Rosso nell&#8217;immaginario gotico</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:23:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo stile gotico, successivo allo stile romanico, nasce come prerogativa architettonica verso la metà del XII secolo in Francia. L’origine del termine è legata alla letteratura inglese del XVIII e XIX secolo. Essa deve la sua fortuna ad autori come Horace Walpole, William Beckford fino ad arrivare a Mary Shelley. Nelle opere di questi autori è costante l’ambientazione in castelli diroccati o case isolate infestati da oscure presenze: a fare da padroni, infatti, sono senza dubbio riti demoniaci e figure mostruose. Charles Brockden Brown, quello che può considerarsi il fondatore insieme a William Dunlap dell’ American Literary Gothicism, preferisce spostare il terrore dall’esterno all’ interno, trovando la sue radici nella psiche umana piuttosto che nell’atmosfera, nell’ambiente o nel soprannaturale. Nel cinema, in particolar modo nei film che si possono definire di ispirazione e ambientazione gotica, a farla da padrone sono per definizione lo spazio dell’ immaginario e il cosiddetto “sogno oscuro.” Essi sono le espressioni di un’interiorità, sono il bene e il male delle nostre personalità. Due autori di storie letterarie ispirate alle atmosfere “gotiche”, che possono aver  influito su tale genere cinematografico, sono senza dubbio Edgar Allan Poe e Washington Irving. Nella loro evoluzione artistica più diretta essi  posso [...]]]></description>
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		<title>Dario Argento e Stanley Kubrick: l&#8217;incanto malefico della Mater Suspiriorum</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:23:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1977 nessuno si poteva immaginare la potenza devastatrice di un nuovo film italiano, un&#8217;opera cinematografica di un giovane regista, Dario Argento, il quale dopo una consolidata capacità di gestione nel genere Thriller, nata dalle realizzazioni di film come Profondo Rosso e L’Uccello dalle piume di Cristallo, diede vita a qualcosa di nuovo, unico nel panorama cinematografico di allora, diede vita a Suspiria. L’intuizione che ha dato corso ad uno dei più sconvolgenti, surreali e avveniristici film di sempre fu la leggenda delle tre madri: “&#8230; la storia è tratta dal libro Suspiria De Profundis (ovvero Sospiri dal Profondo) scritto nel 1845 dal giornalista e scrittore inglese Thomas de Quincey. Secondo le fonti a disposizione, il libro si basa su alcuni sogni fatti dall&#8217;autore dopo una visita a Milano e un soggiorno nella casa dei conti Imbonati (piazza San Fedele), incuriosito dalla storia di fantasmi e maledizioni che facevano di casa Imbonati una casa stregata. Tra le pagine del libro, si fa largo un sogno fatto da de Quincey quando ancora si trovava ad Oxford. L&#8217;autore sostiene di aver sognato la dea latina Levana, che gli presentava tre donne, le &#8220;Nostre Signore del Dolore&#8221;. Esse hanno tre nomi latini: la [...]]]></description>
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		<title>L’arte non è imitazione della natura</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:22:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“…domandare se l’arte sia eliminabile sarebbe né più né meno come domandare se siano eliminabili la sensazione o l’intelligenza, l’arte è in definitiva intuizione pura” Benedetto Croce E’ con queste parole che Benedetto Croce , filosofo e principale ideatore del liberalismo novecentesco,  creatore del Partito Liberale Italiano, definiva il concetto di arte. Ma cos’è l’arte in senso oggettivo?  Seppur interpretata sempre nell’ambito di correnti circostanziali è sicuramente vero che l’arte è innanzitutto creazione di qualcosa che nella sua intrinseca natura è artificiale e frutto di un pensiero originario, un’intuizione, un’idea che nella sua genesi non è certamente di ordine naturale o meccanicistico ma frutto della “luce” intellettiva del genere umano. L’arte è dunque posta ad un livello superiore rispetto alla natura, è espressione di un mondo interiore. Aristotele evidenziò invece come la creazione dell&#8217;opera d&#8217;arte permette la materializzazione dell&#8217;idea e quindi la sua manifestazione. Quest&#8217;idea è però scaturita esclusivamente dalla mente dell&#8217;artista e non può essere equiparata alla concezione platonica di bellezza assoluta, oggettiva e naturale. Correnti quali il romanticismo, l’espressionismo e successivamente tutte le avanguardie di inizio ‘900 sono convenute alla concezione di un prodotto artistico frutto si un soggettivismo intrinseco: l’arte è la rappresentazione materiale dell’anima. Anche il [...]]]></description>
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		<title>Super: “A volte i bravi ragazzi non vestono di bianco”</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:28:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riflessione colorata ma affatto ingenua, per il supereroe di James Gunn il Bene è solo il Male senza una chiave inglese con cui spaccare la testa al crimine. Tragicomico e sapientemente ingannatore]]></description>
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		<title>Prometheus: la leggenda ha inizio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:00:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Ridley Scott, il regista di Alien e Blade Runner, torna al genere che ha contribuito a definire. Con Prometheus crea una mitologia innovativa in cui una squadra di esploratori scopre un indizio collegato alla comparsa e alle origini del genere umano sulla Terra che li condurrà in un avvincente viaggio nel meandri più oscuri dell&#8217;universo. Lì dovranno condurre una spaventosa battaglia per salvare il futuro della razza umana”. (Sinossi ufficiale del film). Solo pochi mesi fa il noto regista inglese, Riddley Scott, presentava un grande progetto cinematografico, che avrebbe dovuto rappresentare un prequel diretto del suo più grande capolavoro: “Alien”. E’ invece ormai ufficiale che esso si svilupperà su un piano autonomo, mantenendo comunque dei chiari riferimenti alla saga. Ma perchè Prometheus? Dalle informazioni, che Scott ha rilasciato, sarà la ricerca della verità sull’esistenza della razza umana il vero filo conduttore del film e Prometheus sarà la nave spaziale, stile Nostromo per Alien, che condurrà i protagonisti nell’infinita oscurità dello spazio. Il nome deriva esplicitamente da Prometeo, figura della mitologia greca, titano, figlio di Giapeto e di Climene. A questo eroe, amico del genere antropico, sono legati alcuni antichissimi miti greci. La sua azione, posta all&#8217;origine dell&#8217;umanità, si compieva in [...]]]></description>
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		<title>Philadelphia 1975: la leggendaria umanità di un uomo qualunque</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l&#8217;unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza e se quando suona l&#8217;ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che, non sono soltanto un bullo di periferia.” Rocky. Nel 1975 un attore allora poco conosciuto, Sylvester Stallone, interpretò, da un proprio soggetto, il pugile Rocky Balboa. Film a basso costo e senza pretese particolari Rocky, diretto da Jonh G. Advilsen, si rivelò invece un grande successo. Vinse ben 3 Oscar come miglior film, miglior regia e miglior montaggio. E come accade a tutti i film di grande successo commerciale si decise di trasformarlo in una saga che ha visto dare alla luce ben sei film tutti di grande popolarità tanto da far entrare la storia di questo pugile fra i cult assoluti della storia del cinema. Ma cosa ha permesso a questa storia di appassionare così il pubblico, cosa l’ha resa così popolare? Per comprenderlo è importante sottolineare la natura tripartita della serie. [...]]]></description>
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		<title>Robert De Niro vs Al Pacino: la storia eterna di un conflitto tra celebrità</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Mi sento più vivo in un teatro che in qualunque altro posto, ma quello che faccio in teatro l&#8217;ho preso dalla strada” Al Pacino. Cosa succede quando una forza irrefrenabile ne incontra un&#8217;altra altrettanto inamovibile? La forza di uno sguardo, gli occhi, il talento e l’emozione finiscono per mescolarsi e creare una sorta di carismatica presenza che trascina tutti. Ecco queste sono le caratteristiche del confronto artistico-attoriale tra Robert De Niro e Al Pacino. I due più grandi attori degli ultimi 30 anni in America ci hanno saputo trasmettere la forza delle loro fragilità, ci hanno raccontato l’umanità e tutte le sue devianze attraverso un gioco iconico e spregiudicato di sguardi e di caratterizzazioni. Ciò che li rende confrontabili è in realtà la dimensione sociale in cui essi si sono mossi negli anni rispetto alle loro interpretazioni, ci hanno raccontato la storia di uomini veri e di uomini americani. Ciò che li accomuna è senza dubbio la loro capacità  di trasformazione e di mimesi col personaggio interpretato: le loro caratterizzazioni non risultano cristallizzate, come ad esempio in quelle di Bruce Willis o Sylvester Stallone, esse infatti ci hanno fatto conoscere dall’interno mafiosi, uomini per bene , poliziotti, non vedenti, uomini [...]]]></description>
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		<title>1985, Robert Zemeckis incontrò Steven Spielberg: Ritorno al Futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 22:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“..Se i miei calcoli sono esatti, quando questo aggeggio toccherà le 88 miglia orarie ne vedremo delle belle, Marty” (Emmett Brown). Quante volte vedendo e rivedendo Ritorno al Futuro ci si sarà chiesti quale è stata la ragione di questo successo straordinario, quale il segreto di un film che ha appassionato e appassiona ancora nonostante siano trascorsi 25 anni dal suo debutto sullo schermo? La risposta è complessa ma allo stesso tempo abbastanza evidente: ciò che ha reso la pellicola capace di divertire almeno 3 generazioni di ragazzi è il risultato creativo dell&#8217;incontro artistico tra il regista Robert Zemeckis e un genio del cinema di fama internazionale: Steven Spielberg.  La forza creatrice del regista dello Squalo, al servizio della fantasia di Zemeckis, ha creato qualcosa che basa la sua efficacia sulla casualità dei personaggi inseriti in un contesto straordinario. In quasi tutti i film di Spielberg, ad esempio ET, è al teenager qualunque che il destino fa capitare il fatidico incontro con l’alieno. Questa idea torna in Ritorno al Futuro: un ragazzo anni ’80 qualunque vive un esperienza unica trovandosi per caso catapultano 30 anni indietro nel tempo. Ciò permette un  avvicinamento esponenziale alla fantasia delle persone comuni che riescono [...]]]></description>
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		<title>1980: quando Psyco incontrò Jason Voorhees</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Io devo stare qui. Chi la curerebbe, se me ne andassi? Rimarrebbe sola, lo so. Si spegnerebbe il fuoco, sarebbe freddo e umido come una tomba. Quando si ama qualcuno, non si può lasciare anche se si rende odioso. Capitemi, io non odio lei. Odio ciò che l&#8217;ha fatta diventare così. La sua malattia.” Quando nel 1980 Sean S.Cunningham sviluppava il suo progetto sulla realizzazione di Venerdì 13, horror a basso costo ma di forte impatto estetico ed emotivo, uno dei modelli predefiniti che sicuramente prese in esame fu il film Psyco, grande capolavoro del 1960 diretto da Alfred Hitchcock. Ciò non è solo una voluta provocazione, ma una comparazione volta a illustrare e a determinare una qualità indiscutibile dell’era hitchcockiana: essa ha infatti avuto il grande merito di guardare oltre quegl’anni, anticipando di fatto i cult movie degl’anni ‘80 i quali ne hanno seguito le leggi in modo dettagliato e preciso, trasformando film horror di serie B in vere e proprie leggende cinematografiche. Tutto questo grazie alla visione oscura del “maestro del brivido” che inventò la tecnica del Macguffin (modalità narrativa secondaria introdotta nello svolgimento della trama del film, di importanza minore rispetto alla storia principale e fondamentale per lo [...]]]></description>
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		<title>Captain America: come inizia la leggenda (forse)</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:22:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il rischio, con i supereroi, è sempre lo stesso: inciampare nel ridicolo; mancare il bersaglio e trasformare icone pop in ambigui omaccioni tutti muscoli con le mutande sopra i pantaloni. Figurarsi quanto la posta in gioco, in termini di reputazione di Studios e personaggio, poteva essere elevata per la trasposizione cinematografica di Captain America (il cui nome di battaglia rimane invariato anche in italiano, a differenza del sottotitolo, invece tradotto – misteri dei titolisti nostrani!) che indossa, letteralmente, la bandiera degli Stati Uniti D&#8217;America. Pericolo, questo, non completamente scampato dalla pellicola di Joe Johnston (Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, Jumanji, Pagemaster) ma sufficientemente aggirato accogliendo all&#8217;interno della sceneggiatura, con grande intelligenza, un momento di transizione importante, quello del ragazzo-immagine dell&#8217;esercito USA, che colma l&#8217;improbabile vuoto tra le figure del mingherlino Steve Rogers, patriota fisicamente manchevole e il Capitano eroe della Seconda Guerra Mondiale. Rogers (Chris Evans, scelta azzeccata), più volte rifiutato ai controlli fisici preliminari per entrare nelle forze armate americane che combattono al fronte, non si rassegna: servire il proprio Paese è una vocazione, l&#8217;unica possibile per gli uomini buoni e giusti. La rettitudine di cui è simbolo il personaggio di Cap (così amorevolmente etichettato dai fan), [...]]]></description>
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		<title>&#8220;Tutto finisce&#8221;: Harry Potter e i Doni della Morte &#8211; Parte 2</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Harry Potter e i Doni della Morte &#8211; Parte 1 Recensione di M. Tridico Harry Potter e i Doni della Morte: un&#8217;occasione per guardare indietro nel tempo e dentro la saga Recensione di F. Camilli “Su, Tom. Finiamo come abbiamo cominciato… insieme” Finalmente ecco la tanto sospirata conclusione: il 13 luglio è finalmente nelle sale l&#8217;atteso epilogo della saga di Harry Potter. Diretto ancora una volta da David Yates e distribuito dalla Warner Bros, Harry Potter e i Doni della Morte &#8211; Parte 2, si presenta come conclusione guerresca, all’interno della scuola di Hogwarts, tra le forze del bene capitanate dal maghetto occhialuto e un esercito di maghi oscuri il cui capo è il famosissimo Tom Riddle, in arte Lord Voldemort. Per Harry, Ron ed Hermione continua la clandestinità alla ricerca degli ultimi Horcrux, oggetti in cui il Signore Oscuro ha rinchiuso pezzi della sua anima malandata, mentre per il resto del mondo magico è arrivato il momento di scegliere da che parte combattere. La pellicola, pur se con spunti interessanti, in realtà non riesce mai a godere di luce propria: sono eccessivi e continui i rimandi ai film precedenti  e il tutto sembra esaurirsi in una passerella, [...]]]></description>
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		<title>Cinema espressionista: il Perturbante</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 22:22:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“L’Espressionismo non deriva da un gusto spiccato per le forme bizzarre, ma corrisponde piuttosto al bisogno d’interiorizzazione e d’evasione che risale all’infanzia: l’idea d’avere un luogo tutto per sé, anche malsano… L’Espressionismo è una componente dell’universo di Batman, con questa città che viene mostrata sempre di notte, come se ci si trovasse nella testa di qualcuno. Per me questo è espressionismo: l’idea di un mondo interiore, di un’arena dove brancolano gli uomini animali”. Con queste parole il famoso regista Tim Burton descriveva la sua visione cinematografica nella quale è racchiuso tutto il suo immaginario che, prendendo a modello l’estetica espressionista, è fondato sul concetto di perturbante. Esso non è altro che un uso espressivo con il quale si scompongono le normali regole costruttive di un film e di cui si sono serviti registi illustri quali Fritz Lang e Orson Welles oltre al già citato regista di Batman. Tale processo mira ad agire sulla psiche dello spettatore riallacciandosi alle originali tendenze, nate in Germania nel 1910, che miravano alla rivalutazione dello spirito come strumento di interpretazione del reale. La soggettività, i sentimenti e la personalità entravano a far parte del cinema. L’espressionismo dunque, nel campo cinematografico, ha portato ad una vera [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;integrazione utopistica: Franz Kafka e Tim Burton</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un momento storico dove la parola “diverso” acquista sempre più un’importanza assoluta nella definizione delle realtà sociopolitiche ed economiche mondiali, da un punto di vista più umanistico e introspettivo, il tema dell’emarginazione e della mancata integrazione, nel “sistema” mondo, trova le sue più alte radici in due autori del ‘900: Franz Kafka in letteratura e Tim Burton nel cinema. La “convenzione” sembra infatti obbligare l’individuo ad una forzata standardizzazione non preoccupandosi di analizzare le conseguenze psicologiche e morali di chi si riconosce in questa precaria condizione esistenziale.  L&#8217; integrazione, nella vasta produzione degli autori è descritta soprattutto in due opere: Edward-Mani di Forbice e La metamorfosi, inserite entrambe nella famosissima corrente “espressionistica” che nasce ad inizio del secolo scorso. Con il termine espressionismo si usa definire la propensione di un artista a privilegiare il lato emotivo della realtà. La percezione oggettiva è sostituita dunque dal soggettivismo dell’autore che interpreta la realtà secondo il suo mondo interiore. Le due opere confrontate sono una diretta emanazione dell&#8217;anima dell&#8217;artista direttamente nella realtà, senza mediazioni, dove i due protagonisti percorrono una strada che si compone di tre fasi analoghe: il tentativo di una possibile integrazione nella società convenzionale, il fallimento totale di questo [...]]]></description>
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		<title>X-Men: come tutto ebbe inizio</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:22:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci risiamo&#8230; come per tutti i film di maggior successo è arrivato anche per gli X-Men l’attesisimo prequel (il secondo dopo il poco riuscito Wolverine), targato Matthew Vaughn, uscito nelle sale l’8 giugno scorso. Film scorrevole e ben scritto, ma certamente dedicato ai soli fan della serie e con alcune incongruenze con la timeline che solo un appassionato può notare, X-Men:l’inizio, si pone come ennesimo episodio Marvel che, pur con tutti i supporti necessari da quelli economici a quelli tecnici, rimane un prodotto nel complesso banale e non del tutto convincente. Distribuito dalla Twentieth Century Fox e tratto da un soggetto di Bryan Singer (X-Men, X-Men 2) la pellicola ha sicuramente una struttura diegetica complessivamente ben formata nella quale personaggi, storia ed interpreti sembrano ben mescolarsi, peccato solo per i dettagli poco curati e una serie di dialoghi evitabili e scontati (come i giovani che si danno dei nomi d&#8217;arte per sembrare più attraenti e maturi). La storia, incentrata principalmente sul primo incontro giovanile e sull’amicizia (poi smarrita per questioni politiche) di Charles Xavier (il Prpfessor X) e Erik Lehnsherr (Magneto), trova il suo punto di forza nella capacità di divenire, sempre ad un ritmo incalzante e travolgente: a differenza [...]]]></description>
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		<title>Oltre i confini del mare: il ritorno di Jack Sparrow</title>
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		<description><![CDATA[Come annunciato mesi fa finalmente ci siamo: Jack Sparrow è tornato! E’ uscito in sala lo scorso 18 maggio l’attesissimo quarto capitolo del famosissimo franchising: Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare prodotto ancora una volta da Jerry Bruckheimer e dalla Walt Disney Pictures. Questa volta al fianco del surreale capitano, in sostituzione di Keira Knightley (Elizabeth), c’è la bellissima Penelope Cruz nel ruolo della bella e tenebrosa Angelica, vecchia fiamma dell’ impavido capitan Jack. Questa, a mio avviso, è stata la scelta vincente: attori nuovi, per nuove avventure vissute dallo spettatore attraverso gli occhi dello strabiliante Jack Sparrow. La forza di questa serie sta proprio nel fatto che il suo personaggio principale non rappresenta solamente il protagonista della storia, ma riproduce lo sguardo dello spettatore all’ interno della diegesi filmica. Il pubblico dunque, vivendo con esso esperienze sempre fresche e originali, non si stanca, anzi, si appassiona attendendo prossime avventure. Questo è il segreto di questo grande successo. Questa commistione di vecchio e nuovo crea dunque un film assolutamente elettrizzante e coinvolgente dove il regista Rob Mashall riesce a non far rimpiangere Gore Verbinski, direttore della prima trilogia. Ciò che colpisce è dunque il vento ancora fresco che circonda [...]]]></description>
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		<title>Letteratura e Cinema, il tema del viaggio: quando Tolkien incontrò Omero</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 22:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come è notoriamente risaputo, molti studiosi sono d’accordo nel ritenere la Mitologia Norrea (o nordica) come unica vera fonte di ispirazione de Il Signore degli Anelli di Tolkien ma, ad una più attenta analisi, è indubbia anche una contaminazione tematica con uno dei più grandi scrittori di sempre: Omero. E’ necessaria, quindi, una considerazione riguardo alla forma “epica” dell&#8217;opera Anelli che risulta essere una fusione e una sintesi tematica dei due maggiori poemi Omerici: L’Iliade e L’Odissea. Tolkien crea una compendio nel quale il racconto delle gesta in guerra (l’Iliade) si mescoli con tutto ciò che le è distante o non immediatamente correlato (come nell’Odissea) e nel quale il tema dominante risulta la volontà di tornare a casa dopo un lungo ed estenuante viaggio. Come per Odisseo le radici sono la famiglia e la casa, così per Frodo la contea, e la speranza di tornarci un giorno, rappresentano tutta la sua forza e ciò che lo rasserena nei momenti di difficoltà. Il ricordo della patria alimenta in entrambi i personaggi la volontà di tornare. In questo viaggio, Odisseo e Frodo sono la manifestazione paradigmatica della sopportazione e della perseveranza, nella quale però il personaggio di Tolkien risulta diverso nella previdenza e [...]]]></description>
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		<title>Mourinho: il depresso Madridista dei “Zero Tituli”</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pare proprio che quest’anno sarà lui, Mr. Josè Mourinho, a non centrare nessun vero “Titulo”(coppa del re a parte, una competizione certamente molto poco prestigiosa) e che dunque sarà uno spettatore delle gioie altrui, il Barcellona in Spagna, il Milan in Italia. L&#8217;attuale tecnico del Real Madrid, ed ex Interista, è al centro di una baraonda mediatica che, dopo tante esternazioni un pochino troppo presuntuose, è pronta, oggi, a giudicare il portoghese con la stessa misura usata da lui nelle ultime stagioni. Nessuno toglie a Mourinho i meriti di essere un grande motivatore ma, come del resto impone un&#8217;analisi approfondita, le sue vittorie sono costruite su due elementi fondamentali: la scarsezza degli avversari incontrati negli altri campionati e uno schema troppo rinunciatario che solo in Italia (con squadre come le nostre abituate ad un calcio noioso e catenacciaro) può essere veramente vincente. Insomma senza i soldi di Abramovic, Moratti o Perez il tecnico portoghese non avrebbe potuto costruire la sua fama che, a tutt’oggi, si regge su l’unico vero miracolo realizzato: la Champions vinta col Porto. C’è tuttavia da considerare che nell’edizione della Champions 2004 fu il Monaco e non una big Europea ad arrivare in finale, a dimostrazione di [...]]]></description>
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		<title>Spazi e miti, tra epica e favolistica: Steven Spielberg e James Cameron</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 22:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando un incasso sensazionale si mescola ad un immaginario filmico affascinante e visionario, nel campo della fantascienza, vengono subito in mente due nomi: James Cameron e Steven Spielberg. Registi di film quali: Lo squalo (1975) Terminator (1984) Aliens (1986) Indiana Jones (4 film dal 1984 a oggi) e non ultimo in ordine di importanza lo strabiliante Avatar (2010), i due hanno letteralmente ricostruito uno stile filmico di intrattenimento, soprattutto negli anni ’80, in cui trovò la sua consacrazione (non che prima non esistesse) la concezione del cinema come puro svago. Con una ricerca di una spettacolarità sempre più marcata e sempre più funzionale, in un macro-cosmo cinematografico dove sembra valere solo la legge dell’effetto più riuscito e  verosimile, loro sembrano ancora ricercare originalità e contenuto. Ciò che senza dubbio li accomuna è il perfezionismo e la sperimentazione di nuove tecnologie unite alla contaminazione di generi che svariano in sottotipologie connesse al cinema americano degli anni ’70 definito storicamente “New Cinema” (in reazione alla vecchia concezione americana ormai obsoleta) seguendo scie di artisti e registi indiscussi come Francis Ford Coppola, Woody Allen, Stanley Kubrick e Martin Scorsese. A partire dagli anni ’90 invece per i due si apriranno due destini diversi; [...]]]></description>
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		<title>Scream 4: il ritorno di Ghostface</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1996 tutto iniziò in una villa sperduta, con una telefonata&#8230; si dava inizio agli agghiaccianti delitti del misterioso GhostFace nel film: Scream-Chi Urla Muore, diretto da Wes Craven. Figlio di una concezione geniale e autoreferenziale del cinema, questo horror, che può essere definito atipico, si impose in tutto il mondo con uno strepitoso incasso (cento milioni di dollari in America a fronte di un budget ristrettissimo) e diede vita ad una famosissima trilogia composta anche da Scream 2 (1997) e Scream 3 (2000), tutti rigorosamente diretti da Wes Craven. Oggi, 15 anni dopo il primo storico episodio, arriva l’atteso quarto capitolo della serie: Scream 4, primo, a quanto pare, di una nuova trilogia. Posta come certa un’ammirazione marcata per questo famosissimo regista, c’è tuttavia da domandarsi se ci fosse davvero bisogno di continuare una storia che appare chiaramente lenta, prevedibile e portatrice di determinati segnali che denotano stanchezza e pochezza di idee. L’impressione generale è che questa volta Craven abbia fatto eccessivo affidamento sui tre attori della prima trilogia e non sia stato invece ben ricompensato dalla scelta delle nuove leve. Inoltre è curioso come la sceneggiatura di Kevin Williamson, uno scrittore certamente visionario ed innovativo, di grande successo cinematografico, [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Oscurità della Luce: Wes Craven e Jonh Carpenter</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 22:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Wes Craven e Jonh Carpenter a confronto in un macabro, quanto geniale, immaginario filmico.]]></description>
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		<title>Rome Indipendent Film Festival: Le donne nel cinema d’animazione</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentazione del libro di Matilde Trotora Le donne nel cinema d' animazione, dove l'immaginario fantastico e surreale delle donne trova un' espressione e una consacrazione definitiva, nel panorama delle produzioni di cartoni animati, sia di matrice disneyana che di matrice multiculturale aprendo nuovi e decisi orizzonti.]]></description>
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		<title>Rome Indipendent Film Festival: la forza dell’Indipendenza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 23:17:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La conferenza stampa della X Edizione del Roma Indipendent Film Festival, tra cinema e investimenti poco convincenti.]]></description>
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		<title>Editoria digitale: nasce Edizioni Haiku</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 23:20:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La libertà di espressione è uno dei capisaldi della nostra cultura e la possibilità di tradurre in parole le nostre più profonde convinzioni, le nostre paure e i nostri sogni offre un&#8217;occasione a cui difficilmente, oggi, è riconosciuto valore capitale. E’ questo il progetto delle Edizioni Haiku, una nuova casa editrice online: in essa l’espressione e le potenzialità della mente vengono prima di qualsiasi proposito di lucro; la qualità al servizio della creatività senza le inossidabili e rigide regole capitaliste del “sistema” libro. Fondate da Valerio Carbone e da Flavio Carlini allo scadere del 2010, le Edizioni Haiku si occupano principalmente di pubblicazioni digitali online, questo per dare una maggiore visibilità ai giovani scrittori, in un momento in cui i social network e la rete si sono imposti come “estensione” dei nostri corpi. E’ dunque un guardare al futuro cercando di tutelare gli autori non facendo pagare la pubblicazione, come invece accade spesso. Per crearsi un qualche tipo di visibilità gli autori sono costretti ad autofinanziare, spesso attraverso l&#8217;acquisto di un tot di copie, la produzione e la sempre difficile distribuzione, pur inesistente, della propria opera. Le case editrici che adottano questo becero metodo che appiattisce il libro a prodotto [...]]]></description>
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		<title>Le voci di Manuale d&#8217;Amore 3</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 23:00:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco le dichiarazioni dei protagonisti durante la presentazione del nuovo film di Giovanni Veronesi, Manuale d'Amore 3. ]]></description>
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		<title>Atto terzo per Manuale d’amore</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 23:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente nelle sale il terzo capitolo della saga di Manuale d'amore. Con un cast eccezionale, la pellicola, interpretata da Carlo Verdone e Robert De Niro, mostrerà gli aspetti unici ed irripetibili delle tre fasi della vita in relazione all'amore, in un mix di sentimenti e risate.]]></description>
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