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	<title>Fuori le Mura &#187; ARTE</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Villino Ximenes, gioiello liberty capitolino</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un autentico museo all’aperto della rivoluzione artistica che investì l’Europa al passaggio tra Ottocento e Novecento. Benvenuti nel quartiere Nomentano, dove l’architettura riflette il dinamismo del decollo industriale coniugando modernità ed eleganza. Come nel Villino Ximenes, prima casa d’artista in stile liberty. La denominazione deriva dallo scultore palermitano Ettore Ximenes che nel 1902, grazie alla collaborazione di Ernesto Basile e Leonardo Paterna Baldizzi, decise di farne la sua residenza. Autore delle ricche e fantasiose decorazioni sia all’interno che all’esterno del villino, Ximenes mirò ad un’eclettica fusione di pittura, scultura ed architettura in un’opera d’arte unica. Costruito in mattoni di tufo siciliano, dalla caratteristica colorazione terrosa, il massiccio edificio è alleggerito dalla compresenza di materiali differenti: un espediente per conferire vivacità ad una struttura dalla volumetria semplice e lineare ispirata all’architettura normanna. Sul prospetto principale, che si affaccia su piazza Galeno, un alto fregio in stucco scolpito a rilievo separa i due piani e raffigura un corteo di artisti di ogni epoca e cultura che procedono verso l’Ara delle Arti. Sovrasta il fregio una loggetta successivamente affrescata con una Madonna con Bambino dall’Istituzione Teresiana, un ente laico spagnolo di indirizzo religioso a cui il villino appartiene dal 1930. Una decorazione di [...]]]></description>
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		<title>L’istante e l’eternità negli scatti di Cartier-Bresson</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Per me una sola cosa conta: l’instante e l’eternità, l’eternità che, come la linea dell’orizzonte, non smette mai di arretrare”. Queste le parole di Henri-Cartier Bresson, maestro per antonomasia dello “scatto”, scelte come viatico per la mostra Henri Cartier-Bresson. Immagini e Parole, promossa dalla Provincia di Roma nell’ambito del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, in corso fino al prossimo 6 maggio presso Palazzo Incontro. La linea dell’orizzonte del celebre artista sembra davvero non smettere mai di arretrare e le immagini in mostra, scelte tra le più suggestive del suo repertorio, testimoniano la vittoria contro caducità  del tempo. Il titolo stesso della rassegna &#8211; organizzata da Contrasto, Magnum Photos e Fondation Cartier-Bresson in collaborazione con Civita – enuncia il taglio scelto per la selezione antologica: una raccolta di foto a cui fanno eco i commenti di alcuni grandi intellettuali ed artisti. In mostra, infatti, una selezione aggiornata con nuovi contributi rispetto al progetto nato qualche anno fa, quando un gruppo di amici ha pensato di festeggiare il compleanno di Cartier-Bresson chiedendo a intellettuali, scrittori, critici, fotografi o semplicemente suoi grandi amici, di scegliere e commentare ognuno la sua immagine preferita tra le tante, immortali, scattate dal maestro. Ne è nata una [...]]]></description>
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		<title>Veterans Book Project: registrare la memoria distrutta</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Fraccon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fuori dal circuito centrale dei grandi musei,  entriamo nei locali della Nomas Foundation, viale Somalia 33, Roma. Qui non è l’arte a mettersi in mostra, ma l’esistenza stessa degli autori-protagonisti, con tutta la sua vitalità a volte esplosiva, a volte appesa ad un filo; con il suo occhio privilegiato su un vissuto che solo attraverso anni di sofferenza si rende disponibile alla rielaborazione. Tutto accade in un ambiente minimale ma avvolgente, quello della sala di lettura silenziosa e intima che ospita Veterans Book Project. Pareti bianche, tavoli bianchi e lumi soffusi. E poi, tanti frammenti di vite, piazzate lì, davanti ad ogni sedia, in attesa di essere sfiorate ed esplorate. Trauma, Memoria e Comunicazione: queste le parole chiave del progetto di Monica Haller, giovane artista statunitense che da qualche anno organizza workshops ed incontri negli USA ed in Europa per promuovere l’ampliamento di questa incredibile biblioteca che al momento conta già più di 30 volumi, in mostra a Roma fino al 23 Febbraio. E’ iniziato tutto con Riley and his story. Me and my outrage. You and us, 470 pagine raccontate attraverso gli occhi di un ex-soldato che ha prestato servizio presso la prigione di Abu Ghraib. Il resto, a metà strada fra [...]]]></description>
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		<title>Mc Curry: nomade per scelta, pioniere per necessità</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Camminare tra le oltre 200 opere del fotografo americano Steve Mc Curry, negli spazi espositivi della Pelanda al MACRO di Testaccio, significa addentrarsi in un villaggio nomade. Storie e culture diverse abitano gli stessi ambienti, rese affini dall’assonanza di forme e colori. Si ripercorrono i sentieri che hanno portato, in tutto il mondo, uno dei protagonisti della fotografia del nostro secolo. Premiato diverse volte con il World Press Photo Awards e insignito di tutti i massimi riconoscimenti nel campo della fotografia e del fotogiornalismo, Steve Mc Curry ha fatto del viaggiare, in particolare nel Sud-Est asiatico, la sua dimensione di vita. Nel 1979 arriva in Pakistan dall’India, dove si trova da oltre un anno in qualità di collaboratore free lance per diverse riviste americane. Travestito con gli abiti del luogo e senza documenti riesce a superare il confine per immortalare la guerra che si stava combattendo in Afghanistan. A neanche trenta anni, Mc Curry sarà uno dei primi a fotografare il paese prima dell’invasione sovietica. Torna con diverse pellicole cucite nei vestiti e le sue foto verrano pubblicate sui giornali di tutto il mondo. Proprio in un campo profughi in Afghanistan, nel 1984, Mc Curry scattò quella che è diventata la [...]]]></description>
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		<title>Shebab. Attimi della Primavera Palestinese</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shebab in arabo vuol dire giovani o meglio, ragazzi. Si sono autonominati in questo modo i ventenni e i trentenni che il 15 marzo 2011 hanno protestato nelle piazze di Gaza City, Betlemme e Ramallah. Un movimento spontaneo, apolitico, innovativo. Ovviamente contrario all’occupazione israeliana, ma in disaccordo con i loro stessi rappresentanti, Hamas e Fatah, come la rivoluzione dei gelsomini o gli Indignados di Spagna. Giorgio Palmera, presidente di Fotografi Senza frontiere, ha lavorato tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania tenendo laboratori di fotografia ai giovani del posto. Durante questo periodo ha curato un reportage ritraendo quei giovani nella loro vita di tutti i giorni, con i loro hobby, oppure nel momento della protesta o delle assemblee organizzative. Il servizio ha dato vita alla mostra Shebab, allestita in questi giorni nella b&#62;gallery a Roma. La bellezza dei 18 scatti di Giorgio Palmera la si ritrova nella normalità dei gesti dei giovani palestinesi. I ragazzi vengono ritratti nelle loro azioni di sempre, nel svolgere le loro passioni e nel tempo libero, tra i grattacieli di Gaza City o tra le case basse di Betlemme. A queste, con ruvida poetica contrastano le foto della protesta, del 15 marzo 2011, origine [...]]]></description>
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		<title>Guercino, talento Barocco</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con una grande mostra dedicata al genio artistico di Francesco Barbieri, detto il Guercino, la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini inaugura i nuovi spazi espositivi dedicati alle mostre temporanee situati al piano terra: un’area di oltre 1000 mq che costituisce la seconda grande sede espositiva del polo museale romano, dopo quello di Palazzo Venezia. Curata da Rossella Vodret, direttore della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, e da Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica di Cento, l’esposizione Guercino 1591-1666. Capolavori da Cento e da Roma, prodotta da Civita con la collaborazione di Start, consente di ammirare, fino al prossimo 29 aprile, uno straordinario corpus di dipinti realizzati dal celebre artista di cui il suo maestro bolognese Ludovico Carracci rivela per primo, in alcune lettere al collezionista Carlo Ferrante, “la felicità di invenzione del gran disegnatore e felicissimo coloritore”. Una precocità pittorica e un innato talento che Guercino, originario della città di Cento e attivo a Roma tra il 1621 e il 1623 &#8211; dove fu chiamato da papa Gregorio XV Ludovisi - rivela fin dalle prime opere, come nello Sposalizio mistico di Santa Caterina alla presenza [...]]]></description>
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		<title>Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, tra arte e tradizione medica</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chissà quali sarebbero stati nel Settecento i rimedi ai mali di stagione che stanno costringendo al letto, proprio in questi giorni, circa 150.000 italiani? Di certo moltissimi romani, non avrebbero disdegnato i preziosi consigli di Fra Basilio della Concezione, noto farmacista del tempo che dispensava ricette e medicamenti nell’antica Spezieria di Santa Maria della Scala, situata al primo piano del Convento dei Carmelitani Scalzi, sopra la farmacia ancora in funzione, nel cuore pulsante di Trastevere. Qui il tempo sembra essersi fermato; gli ambienti, intatti e immutati, conservano preziose testimonianze storiche ed artistiche sottraendo al presente il visitatore. Nata per soddisfare le esigenze dei frati, che coltivavano nell’orto le piante medicinali necessarie alla loro salute, nel Settecento la spezieria fu aperta ai pontefici ed alle loro famiglie, godendo di privilegi ed esenzioni fiscali. Ben presto divenne più popolare e vi accorrevano anche i cosiddetti viperai che portavano il sangue e la carne delle vipere come antidoto ai morsi dei serpenti. Negli scaffali settecenteschi della sala delle vendite, arricchita da tendaggi dorati sia dipinti che reali, ricettari ed erbari sono disposti come se la spezieria fosse tutt’ora attiva. Sembra di vedere all’opera dietro il bancone Fra Basilio, di cui si conserva un [...]]]></description>
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		<title>Le sculture di matite: l’arte di Jennifer Maestre</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle caratteristiche principali dell’arte contemporanea è il parziale abbandono dei canonici materiali artistici (come la tela per i quadri o il marmo per le sculture) in favore dell’utilizzo degli oggetti più disparati per la creazione di un’opera. Perfettamente a suo agio in quanto sopra descritto sembra trovarsi l’artista sudafricana Jennifer Maestre, autrice di straordinarie sculture interamente composte da piccoli lapis o pastelli. Piccole matite di diverso colore, tagliate fino a 2,5 cm e appuntite a dovere, sono bucate, legate tra loro attraverso un filo e disposte dalla Maestre in modo da dar vita ad affascinanti composizioni dagli originali risvolti cromatici e prospettici. Come la stessa artista afferma sul suo sito principale, l’idea delle sculture è nata ammirando la bellezza naturale dei ricci di mare. Le opere, così come i molluschi marini, creano nello spettatore un desiderio di attrazione (derivante dalla bellezza visiva) e allo stesso tempo di repulsione (le protuberanze spinose sembrano invitare alla lontananza). Altro binomio interessante è quello che si viene a formare tra la superficie liscia della parte terminale della matita e quella sporgente della punta, che, come percepito nella mente dell’autrice, provoca due diverse sensazioni visive e tattili. Per quanto riguarda le forme le sculture [...]]]></description>
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		<title>Traiano, è tuo il tempio?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra crisi, strette sulle pensioni e tagli dannosi per le fasce deboli siamo ormai abituati giornalmente alle brutte notizie. Ogni tanto però chi lavora veramente per il bene del paese ci offre buone nuove che, quantomeno, ci rendono i bocconi (o Bocconi, in questo caso) meno indigesti. Stavolta tocca ad Eugenio La Rocca, archeologo e professore della Sapienza, che dal 2006 si occupa degli scavi adiacenti alla zona di Palazzo Valentini, sede della provincia di Roma. La Rocca pochi giorni fa ha infatti illustrato i risultati più recenti dei lavori: sono state rinvenute imponenti strutture che, con buone probabilità, fanno parte del complesso dell’antico Tempio di Traiano e di Plotina, eretto in loro onore dall’imperatore Adriano. Una scoperta che, se confermata, sarebbe di estremo interesse per il mondo archeologico: &#8220;Ovviamente ci sarà bisogno di ulteriori indagini per poter giungere ad un risultato finale. […] Le strutture sono in asse con la Colonna Traiana, sono colossali e sono stati trovati resti di colonne in granito grigio egiziano: tutto questo già indica che ci troviamo di fronte a un monumento di straordinaria importanza&#8221;, ha affermato La Rocca. Oltre agli ambienti voltati e tra loro comunicanti, che sono stati rinvenuti conservati solo in parte, tra le scoperte [...]]]></description>
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		<title>“Pazienza un corno”: l’Andrea più famoso del fumetto torna in esposizione</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Cristina Costanza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella della poliedricità è una caratteristica molto blasonata nel mondo dell’arte e, qualche volta, si finisce per perderne il vero significato. Tuttavia, operare nel fumetto, nel cinema, nella pittura e nella musica, quello sì che rende un artista degno di tale nome. Questa, in sintesi, la storia artistica di Andrea Pazienza, artista marchigiano vissuto nel nome del “genio e sregolatezza” e morto nella solitaria pace di Montepulciano il 16 giugno del 1988, all&#8217;età di 32 anni. L’opera di Pazienza ha portato alla luce numerosi personaggi, perfetta espressione delle idiosincrasie del suo tempo, quello di Bologna ’77 e della Traumfabrik, open house in pieno stile Andy Warhol, della città più avanguardista del periodo. Così Pentothal è il primo Pazienza immigrato nel capoluogo emiliano, Zanardi è la sua più sadica visione e Pompeo il suo più laconico testamento al mondo. Decine di personaggi ad incarnare una visione del mondo che non conosceva mezze misure, che sapeva indagare il male, quello vero, senza la paura di raccontarlo. Il racconto del peggio del mondo, forse, ha fatto di Pazienza un artista vero, perché quelli più autentici, alla fine, sono tali per la loro capacità unica di raccontare il proprio tempo e i propri luoghi. [...]]]></description>
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		<title>Monumenti “orfani”? Ci pensano i giovani</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli sfregi e i danni arrecati al patrimonio culturale, non solo materiale ma anche immateriale, costituiscono, ormai, una tragica “norma” nel nostro Paese. In particolare in una città come Roma, sempre più spesso oggetto di degrado e ignobili atti vandalici, dotata di ricchezze storico-artistiche inestimabili riconosciute come emergenze monumentali e, insieme, manufatti antropologici, radicati nel tessuto culturale e sociale di una comunità, segno forte della sua identità e, al tempo stesso, veicolo di sentimenti di appartenenza, di solidarietà, di condivisione. Nasce da qui l’esigenza di curare questa formidabile risorsa, iniziando a conoscerla e valorizzarla fin dal primo approccio con la realtà formativa ed educativa della scuola. A raccogliere quella che si preannuncia come una vera e propria “sfida” è l’iniziativa La scuola adotta un monumento edizione 2011, un progetto educativo permanente promosso dall&#8217;Assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, che vuole avvicinare i ragazzi allo studio stoico-artistico, alla promozione e alla salvaguardia dei monumenti della città. Nella Capitale gli istituti pronti ad accudire un monumento sono 86, con 303 classi, dalle elementari alle superiori, per un totale di oltre 6mila alunni. Un esercito di giovani a cui spetta il compito di trasformarsi in guide-ciceroni per gli adulti [...]]]></description>
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		<title>Filippino e Botticelli: geni artistici a confronto</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra enunciarlo il titolo stesso Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del &#8217;400. Quasi a provocare un giudizio o una scelta: chi è più bravo, il maestro o l’allievo? Questo l’interrogativo che, ad una prima analisi, può affiorare nella riflessione di un visitatore della rassegna ospitata presso le Scuderie del Quirinale fino al 15 gennaio 2012. Il confronto, si sa, nasce spontaneo ma vale la pena di concentrarsi sui particolari, talvolta sfuggenti alla lettura delle opere e che, al contrario, ne indicano il pregio. Non un dipinto meglio dell’altro bensì la constatazione che ogni artista manifesta una personalità differente. Filippino Lippi, “figlio della colpa” poiché nato dalla relazione clandestina di Fra Filippo Lippi con la monaca Lucrezia Buti, fu un vero grande artista, non secondo a nessuno, né al celebre padre né al maestro Botticelli. Si avvicinò giovanissimo alla pittura, seguendo le orme paterne ma dimostrando, fin da subito, una forte propensione all’originalità, mai venuta meno se non enfatizzata con il passare del tempo. Intorno al magnifico Tondo Bertrolini e al suo disegno preparatorio realizzati dal padre, spiccano le tavole di Filippino appena adolescente, ricche di estro e movimento. Le opere del giovane Filippino – cui il Vasari riserva [...]]]></description>
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		<title>“Fratelli d’Italia”: una mostra sarda ci regala la (dis)unità nazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sabbia bianca. I nuraghi. Quella U possente, forte e un po’ rude, che si staglia poderosa alla fine delle parole, quasi ad indicare un’ identità prima che un dialetto. La Sardegna la riconosci così. Terra di formaggi aspri e donne sensuali, l’isola che nei passionali giorni del risorgimento ha contribuito in maniera decisiva alla creazione dell’Unità d’Italia sbarca oggi, a 150 anni di distanza, sulla penisola una nuova volta. Grafite e colori sostituiscono i bossoli dei proiettili nella mostra Fratelli d’Italia, organizzata dall&#8217;associazione Grazia Deledda. La rassegna presenta  oltre 30 opere, con gli autori insulani a far da padroni, ed è visitabile gratuitamente alla sala consiliare di Ciampino fino al 1° Dicembre. Un insieme di illustrazioni fumettistiche e satiriche raccontano la storia del Belpaese intessendo trame fitte che collegano i giorni ottocenteschi con la modernità odierna. Relazioni tese a capire e sviscerare, con profondità e ironia, cosa resta al giorno d’oggi di questa Nazione. La risposta è disincantata, fredda e non lascia scampo a speranze: l’Italia è unita geograficamente, ma separata a livello umano e distinta a livello fisico e mentale, quasi a volersi prendere beffa di chi diceva che l’Italia era fatta e si dovevan fare gli Italiani. Tra [...]]]></description>
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		<title>Shades of women. Sguardi al femminile</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shades of women è la rassegna curata da Ilaria Prili, fotografa, che intende mostrare la realtà attraverso lo sguardo femminile, accompagnato dalla particolarità di un corredo ricco di sensibilità e peculiarità emotiva. Ogni serata ospita tre giovani artiste che si confrontano su un argomento diverso per ogni appuntamento. Stephanie Gengotti, Isabella De Maddalena e Maike Pullo attraverso i loro scatti hanno raccontato ciò che per loro è il concetto Sweet Home (14 novembre) Apre la proiezione di Stephanie Gengotti, il progetto Along the river, vincitore del premio FNAC 2010. Lo shooting scattato all’Idroscalo di Ostia, è accompagnato dalle letture pasoliniani di Ivan Festa. Along the river è uno squarcio di una realtà non tanto distante da Roma, che dà l’impressione di non appartenere a noi. Lì 500 famiglie si sono stanziate, occupando abusivamente stabili in disuso. Si sono radicate in quel luogo, organizzandosi alla meglio, con le proprie mani, riuscendo ad ottenere con gli anni i numeri civici, l’acqua potabile e le cabine dell’ACEA. Con la costruzione del porto di Ostia e dal seguente progetto di allargamento, gli abitanti dell’idroscalo rischiano continuamente lo sfratto. Isabella De Maddalena ci porta in Danimarca, nelle comunità di Rumlepotten e Toustrup Mark. Il progetto [...]]]></description>
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		<title>Fare cultura: Banksy e la street art al Teatro Valle Occupato</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Vivona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 18 Novembre la street art è entrata a teatro. Un teatro particolare, lo storico Teatro Valle di Roma, uno dei più antichi della capitale, con velluti rossi e palchetti, dove ha avuto luogo una serata in cui in scena c’era una delle arti più innovative e recenti, la street art, la cui semplicità e ruvidezza ben si bilanciava con  l’antichità del teatro. La serata è stata organizzata dai ragazzi che dallo scorso 14 Giugno occupano il teatro, minacciato di chiusura a causa dei tagli alla cultura effettuati dall&#8217; ex ministro Bondi, e dell’eliminazione dell’ETI, Ente teatrale italiano, che sovvenzionava, appunto, il teatro. L’occasione è l’uscita in dvd per Feltrinelli Real Cinema del documentario dell’ormai star degli street artist Banksy, Exit through the gift shop, sulla sua arte e modalità di espressione, un’opera presentata l’anno scorso a Cannes e in seguito addirittura inserita nella cinquina dei documentari in lizza per un Oscar. Due arti così apparentemente lontane, accomunate da un denominatore che viene letteralmente messo in scena mentre sta per finire la proiezione del documentario: mentre uno dei protagonisti, Thierry Guetta, ossia Mr. Brainwash, scrive su di un muro, alcuni ragazzi salgono sul palco per scrivere sullo schermo allestito [...]]]></description>
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		<title>Dante, Ariosto e Tasso nelle pitture dei Nazareni</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peter Cornelius, Joseph Anton Kock, Johann Friedrich Overbeck, Philipp Veit, Julius von Carolsfeld. Questi i nomi dei più importanti artisti appartenenti al gruppo dei Nazareni, pittori germanici ottocenteschi,  impegnati a restituire all’equilibrata arte neoclassica una tensione spirituale volta a recuperare l’arte italiana del Quattrocento. Caratterizzati da un linguaggio arcaicizzante, una forte pronuncia del tratto ed un cromatismo crudo fatto di pennellate uniformi, i Nazareni divennero ben presto celebri nella Città eterna e, grazie al direttore dell’Accademia di Francia, ottennero di alloggiare nel monastero di Sant’Isidoro. Il principale luogo di Roma in cui ammirare le loro opere è il Casino Massimo Lancellotti, una piccola gemma architettonica barocca – oggi sede della delegazione dei Francescani di Terrasanta &#8211; nascosta tra i palazzi di fine Ottocento nei pressi della Basilica di San Giovanni in Laterano. Qui, le tre sale al pianterreno, accolgono gli affreschi commissionati dal marchese Carlo Massimo nel 1818, secondo un programma iconografico da lui stresso concepito, ispirati ai protagonisti dei maggiori capolavori letterari italiani: La Divina Commedia di Dante, l’Orlando Furioso di Ariosto e la Gerusalemme Liberata del Tasso. All’opera più significativa della nostra letteratura , è dedicata la stanza di Dante. Iniziata da Peter Cornelius, ben presto richiamato in Germania [...]]]></description>
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		<title>Alla scoperta delle domus romane del Celio</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La città parallela, o meglio le città parallele celate sotto la Roma moderna rappresentano un patrimonio spesso sconosciuto ai turisti se non agli stessi romani. Questo il caso delle domus romane del Celio, a poca distanza dal Colosseo e dal Palatino: un viaggio sorprendente alla scoperta degli edifici residenziali romani nascosti sotto la Basilica dei S.s. Giovanni e Paolo. Un susseguirsi di sale affrescate, in cui si mescolano e si sovrappongono pitture pagane e testimonianze paleocristiane, ed un dedalo di strutture stratificate mostra uno spaccato di vita quotidiana ed una singolare commistione di temi culturali e religiosi di non facile interpretazione. La scoperta dei primi ambienti risale al 1887, quando Padre Germano di S. Stanislao, al tempo rettore della basilica, si calò dal un’apertura scavata nel pavimento della chiesa in cerca delle tombe dei due martiri. Vennero così alla luce oltre venti ambienti ipogei su vari livelli, in parte affrescati con pitture databili tra il III secolo d.C. e l’età medioevale. Il nucleo principale è costituito da una domus del II secolo d.C. occupata al piano inferiore da un impianto termale privato (balneum), di cui restano una vasca absidata per i bagni in acqua calda ed un bacino circolare per [...]]]></description>
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		<title>Mondrian e la ricerca dell&#8217;armonia perfetta</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Se pensate che un quadro composto da semplici linee nere non sia arte, beh avete ancora tutto il tempo per ricredervi. E’ infatti in corso al Vittoriano e visibile fino al 29 gennaio 2012 la mostra L’armonia perfetta dedicata al celebre pittore olandese Mondrian. Una rassegna di opere che mostra i diversi momenti della suo percorso artistico, che si snoda dal realismo delle origini fino a quel neoplasticismo fatto di linee e spazi che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Il &#8220;filo conduttore&#8221; proposto allo spettatore diventa “un itinerario verso l’astrazione” all’interno del mondo pittorico di uno dei più grandi artisti del novecento. Dopo una sezione introduttiva, in cui il visitatore si trova di fronte ad un video esplicativo e ad una sala interamente dedicata alla cultura artistica del pittore, si possono ammirare i quadri di tutte le varie correnti attraversate dal genio olandese. La prima è quella realista, che Mondrian sperimenta alla fine dell’ottocento. Tipici di questa fase sono l’utilizzo di colori scuri e la proposizione di paesaggi che cercano di ricostruire fedelmente la realtà. In quadri come Boschetto di salici con cime potate sul Gein o Un’ansa del Gein con l’elemento principale è l’albero, che, con la [...]]]></description>
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		<title>L’Italia di ieri nelle collezioni del MAT</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempi lontani quelli in cui su ogni piazza si affacciavano le botteghe del calzolaio, del sarto e del fabbro, in cui i vicoli formavano un paesaggio sonoro fatto di canti popolari, della cadenza dei telai a mano e delle grida dello strillone o del venditore ambulante. Una tradizione mediterranea, piena di vita, suoni e sapori ormai dimenticati che rivive nelle collezioni del Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari che, con oltre duecentomila documenti tra oggetti, volumi, stampe, audiovisivi ed altre testimonianze, rappresenta l’unica istituzione statale a carattere nazionale con competenze scientifiche nelle discipline demoetnoantropologiche. Sorto nel 1911, in seguito alla Mostra di Etnografia italiana promossa dall’esploratore ed etnografo Lamberto Loria per celebrare il cinquantenario dell’Unità d’Italia, il MAT fu istituito ufficialmente nel 1923 con il nome di “Museo di etnografia italiana” ma, solo nel 1956, ottenne sede definitiva nell’attuale palazzo dell’Eur. Gran parte degli oggetti esposti, con un allestimento gradevole e spazioso, testimoniano la vita dell’Italia tra la fine dell&#8217;Ottocento e gli inizi del Novecento nei suoi caratteri contadini e popolari. Attraverso le undici sale espositive, il visitatore è invitato ad entrare in contatto con le abitudini di una vita quotidiana il cui ricordo suscita nostalgia per un’epoca difficile [...]]]></description>
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		<title>Audrey, un mito intramontabile</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 08:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Tubino nero, occhiali da sole scuri extra large, foulard stretto intorno alla testa, la camminata  aggraziata e leggera per la Fifth Avenue e la sua immagine riflessa nello specchio delle vetrine più famose : era il 1961, quando apparve per la prima volta sul grande schermo Colazione da Tiffany, film che consacrò la splendida Audrey Hepburn. Chi non ha visto, almeno una volta nella vita, la scena in cui Holly, consumava felice e sorridente la colazione  dinanzi a quelle vetrine? Bellissima, altera e sofisticata nella sua semplicità, ben presto sarebbe diventata punto di riferimento di un&#8217;intera generazione che sognava, da poco, la dolce vita, e si apprestava a quel boom economico che avrebbe trasformato il loro life style. Sono passati 50 anni, ma l&#8217;eleganza e lo stile &#8220;Tiffany&#8221; continua a incantare.  Sono milioni le donne che ancora oggi chiedono &#8220;un tubino nero alla Audrey&#8221; o si nascondono dietro grandi occhiali da sole. Segni, questi, di un mito che non ha mai cessato di brillare. Donne che, in un modo o nell&#8217;altro, ricordano giorno dopo giorno la Diva per eccellenza. Diva ante litteram, icona di fascino, sensualità, eleganza, [...]]]></description>
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		<title>L’arte non è imitazione della natura</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“…domandare se l’arte sia eliminabile sarebbe né più né meno come domandare se siano eliminabili la sensazione o l’intelligenza, l’arte è in definitiva intuizione pura” Benedetto Croce E’ con queste parole che Benedetto Croce , filosofo e principale ideatore del liberalismo novecentesco,  creatore del Partito Liberale Italiano, definiva il concetto di arte. Ma cos’è l’arte in senso oggettivo?  Seppur interpretata sempre nell’ambito di correnti circostanziali è sicuramente vero che l’arte è innanzitutto creazione di qualcosa che nella sua intrinseca natura è artificiale e frutto di un pensiero originario, un’intuizione, un’idea che nella sua genesi non è certamente di ordine naturale o meccanicistico ma frutto della “luce” intellettiva del genere umano. L’arte è dunque posta ad un livello superiore rispetto alla natura, è espressione di un mondo interiore. Aristotele evidenziò invece come la creazione dell&#8217;opera d&#8217;arte permette la materializzazione dell&#8217;idea e quindi la sua manifestazione. Quest&#8217;idea è però scaturita esclusivamente dalla mente dell&#8217;artista e non può essere equiparata alla concezione platonica di bellezza assoluta, oggettiva e naturale. Correnti quali il romanticismo, l’espressionismo e successivamente tutte le avanguardie di inizio ‘900 sono convenute alla concezione di un prodotto artistico frutto si un soggettivismo intrinseco: l’arte è la rappresentazione materiale dell’anima. Anche il [...]]]></description>
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		<title>Il sensuale e il grottesco nelle fotografie di Alison Brady</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Veronica Salemi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alison Brady è una fotografa newyorkese famosa per i suoi scatti provocatori, attraverso i quali mette in scena situazioni esagerate e grottesche in grado di suscitare diverse sensazioni: attrazione, ilarità o repulsione. Con i suoi scatti, Alison Brady cerca di stimolare le emozioni inconsce, le compulsioni sessuali, le fantasie e i desideri repressi dell&#8217;osservatore. Le sue immagini rappresentano una dicotomia tra il sensuale e l&#8217;orribile, tra il bello e il distruttivo; cercano di sovvertire la normalità, di trasformarla e di deviarla al fine di costruire delle rappresentazioni inquietanti. Esse rappresentano la follia, la nevrosi e il sentimento di alienazione che risultano essere radicati all&#8217;interno della società contemporanea. La fotografa, in particolare, si concentra, sugli stati d&#8217;ansia e sulla perdita d&#8217;identità che attanagliano gli individui: il suo è un tentativo di tradurre questi sentimenti invisibili, ma molto profondi, in vere e proprie metafore visive. I soggetti posti al centro delle sue opere sono, essenzialmente, corpi femminili; essi vengono rappresentati all&#8217;interno di una dinamica che vacilla tra realtà e fantasia, in situazioni che lasciano percepire come contro di questi sia avvenuta una qualche forma di violenza. Basti pensare agli scatti che immortalano delle donne con la testa all&#8217;interno di un sacco, come [...]]]></description>
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		<title>Georgia O’Keeffe: la pittrice dell’eterno ritorno</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo dello scorso anno con la mostra su Edward Hopper, padre dello still life, la Fondazione Roma Museo torna ad allestirne un’altra a Palazzo Cipolla, in Via del Corso a Roma, su una figura leggendaria della pittura americana del Novecento, Georgia O’Keeffe. Le che fu la prima donna a ricevere riconoscimenti da critica e colleghi attraverso la forma d’arte della pittura. Quello, come molte altre cose del resto, nell’America di inizio Novecento era una prerogativa esclusivamente maschile. Ma Georgia O’Keeffe come rifiutava i manuali convenzionali dell’arte figurativa, con brevi pennellate è riuscita a definire, un secolo, una generazione e un mondo fatto di passioni e pulsioni, dove la natura, spesso diviene il centro del suo universo e soprattutto della sua poetica. La mostra, allestita da Barbara Buhler Lynes, la massima esperta dell’artista nonché la direttrice del Georgia O’Keeffe Museum a Santa Fe è ricca non solo di oltre la metà della sua produzione, ma anche di fotografie e lavori del marito Alfred Stieglitz e di altri artisti che la ritrassero nell’arco della sua vita, focus, video, ricostruzioni del suo studio e di alcuni luoghi dove ha vissuto. Entrando nelle sale, si respira il tempo e il mondo di Georgia [...]]]></description>
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		<title>Keats e Shelley, inquilini “romantici” della Casina Rossa</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Dietro le seduzioni meramente turistiche della celebre Piazza di Spagna, si celano le tracce lasciate da colti viaggiatori all’epoca del Grand Tour. Qui, nel corso dell’Ottocento, artisti e letterati stranieri soggiornarono per alcuni periodi. Tra le memorie inglesi troviamo quella del poeta John Keats che, nel 1820 ammalato di tubercolosi e per trovarne sollievo, alloggiò con l’amico pittore Joseph Severn al secondo piano la cosiddetta “Casina Rossa”, all’angolo della scalinata di Trinità dei Monti. Inaugurata nel 1909, alla presenza del re Vittorio Emanuele III per iniziativa di un gruppo di diplomatici e scrittori inglesi ed americani, la Keats and Shelley Memorial House, ha come scopo la commemorazione del genio romantico di Keats, Percy Bysshe Shelley, George Gordon Byron e di altri poeti che trovarono in Italia fonte di ispirazione. La camera da letto di Keats si apre sul lato assolato della scalinata ed è qui che il poeta trascorse gli ultimi giorni della sua vita, fissando il soffitto a cassettoni che Severn aveva dipinto per lui con motivi floreali, alleviato dalla musicalità dello scorrere dell’acqua nella Barcaccia e dall’allegro passaggio delle carrozze. Alla sua scomparsa, i mobili e le tende vennero dati alle fiamme per impedire la diffusione della malattia. [...]]]></description>
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		<title>Lezioni di fotografia da Willy Ronis</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Angolazioni. Punti di vista. Scatti. Willy Ronis ha fatto della fotografia l’arte del Novecento insieme a Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Sempre insieme allo stesso Cartier-Bresson e a Robert Doisneau ha creato in Francia, attraverso il proprio lavoro, il movimento dei “fotografi umanisti”. Uomini che dopo la seconda guerra mondiale, a cavallo poi degli anni Cinquanta e Sessanta, andavano per le strade immortalando attimi di vita quotidiana. Adesso, la casa editrice Contrasto DUE pubblica una seconda raccolta Lezioni di fotografia. Le regole del caso, nella collana Logos, dell’opera del grande maestro francese di origine ucraina e lituana, scomparso due anni fa alla veneranda età di novantanove anni. Il testo uscito per la prima volta in Francia con il titolo Darrière l’objectif de Willy Ronis nel 2001 è suddiviso in cinque sezioni: Pazienza, Riflessione, Caso, Forma e Tempo. Il fotografo stesso si dilunga nell’analizzare e raccontare i suoi scatti, come sono nati e perché. Fa una vera e propria lezione di come si muove il fotografo con la sua macchina, che diviene il suo terzo braccio. I ritratti che si alternano dalla fine degli anni Trenta fino agli anni Novanta esplorano luoghi, società, città differenti. Soggetti in divenire che racchiudono un [...]]]></description>
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		<title>Le banche dell’arte in mostra per un giorno</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin dall’antichità, le banche del nostro Paese sono consapevoli eredi di una grande tradizione culturale: Medici, Chigi, Giustiniani, Peruzzi e Baldi non sono che alcuni importanti nomi di famiglie di principi-banchieri e, al contempo, committenti di celebri capolavori. Un binomio, quello tra banche e mecenatismo, che da secoli si rinnova, unendo la dimensione economica degli istituti di credito all’arte e alla cultura italiana. Con questo spirito l’Abi (Associazione bancaria italiana) lancia la nuova edizione della manifestazione Invito a Palazzo, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero dell’Istruzione. Per un giorno, sabato 1 ottobre, 90 palazzi di 50 banche apriranno al pubblico i propri portoni per ammirare beni storico-artistici solitamente non visibili ai più. A svolgere un ruolo di primissimo piano, tra le 52 città coinvolte nell’iniziativa, è Roma con otto palazzi aperti di cui uno, quello della Banca di Sassari, “in mostra” per la prima volta. A cominciare dalla Cappella del Palazzo del Monte di Pietà appartenente all’Unicredit, magnifico esempio di barocco romano (da non perdere la pala d’altare raffigurante La Pietà di Domenico Guidi) e dal settecentesco Palazzo Altieri, progettato da Giovanni Antonio De [...]]]></description>
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		<title>Addio a Richard Hamilton, il “daddy” della Pop Art</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sua opera Just What Is It that Makes Today’s Home So Different, So Appelling?, realizzata nel 1956 per la mostra “This is Tomorrow” presso l’Institute of Contemporary Art di Londra, dà origine alla definizione esatta di opera pop: una forma d’arte ironica, giovane, critico-demistificante. Grazie a Richard Hamilton, per la prima volta, la comunicazione di massa, il denaro e lo spettacolo entrano nell’universo artistico. All&#8217;età di 89 anni scompare, quindi, l’inventore della Pop Art, amico personale di Paul McCartney per il quale realizza la cover del White Album, un monocromo con il nome a rilievo dei Beatles e il numero della copia. Nato nel 1922 da una famiglia proletaria e cresciuto nel quartiere di Pimlico a Londra, il giovane Hamilton, avendo abbandonato gli studi, comincia a lavorare come apprendista in una ditta di componenti elettrici dove scopre le sue doti di disegnatore. Dopo aver frequentato la St Martin’s School of Art e la Royal Accademy Schools (da cui fu espulso), inizia ad esporre presso l’ICA e ad insegnare alla Central School of Art and Design dove incontra il suo fedele amico Eduardo Paolozzi, eccentrico scultore e incisore. Proprio con lui, agli inizi degli anni Cinquanta, fonda l’Indipendent Group e, dalla [...]]]></description>
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		<title>Louis Vuitton:The Art of Fashion</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Veronica Salemi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 22 settembre al 9 ottobre si terrà alla Triennale di Milano la mostra &#8220;Louis Vuitton: The Art of Fashion&#8221;. La mostra sarà organizzata per rendere omaggio alla creatività geniale di Marc Jacobs, direttore artistico della maison Louis Vuitton dalla fine degli anni &#8217;90, cioè da quando la casa di moda francese ha deciso di affiancare ai suoi accessori di lusso una linea di prêt-à-porter. Curata da Katie Grand, giornalista, stylist e direttore di LOVE magazine, la mostra proporrà 30 look creati con i pezzi più significativi delle collezioni che vanno dall&#8217;autunno-inverno 1998-99 fino all&#8217;autunno-inverno 2011-12. Per citarne qualcuno: l&#8217;abito &#8221;coiffeuse&#8221; in satin di seta e la Speedy multicolor creata in collaborazione con Takashi Murakami della P/E 2003, le manette della A/I 2011 ed il cappello in cotone creato insieme a Philip Treacy nella P/E 2001. Katie Grand, mette in luce i must have del brand e gli elementi che hanno portato il marchio ad essere uno dei top seller al mondo. I look saranno presentati su 30 manichini, di cui 26 al posto della testa avranno le riproduzioni delle iconiche borse &#8221;Speedy&#8221;, mentre gli altri saranno completamente in legno, decorati dai graffiti in arancio e rosa fluo creati dall&#8217;artista [...]]]></description>
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		<title>Fontana del Moro a Roma: il vandalismo colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Poladas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ successo di nuovo e forse succederà ancora. Un altro monumento è stato sfregiato. Si tratta di una statua della fontana del Moro in Piazza Navona. L’autore del gesto è stato già fermato: è un romano di 52 anni che avrebbe compiuto l’atto per “attrarre l’attenzione su di sé”. Si tratta dello stesso vandalo che ha scagliato un sanpietrino sulla Fontana di Trevi, altro gioiello della capitale. Quella del Moro è fra le più antiche fontane rinascimentali di Roma. L’opera è posta nella zona sud della piazza e rappresenta un etiope in lotta con un delfino. L&#8217;opera, scolpita partendo da un disegno di Bernini nel 1654 d.C. da Giovanni Antonio Mari e che nella realtà raffigurerebbe un tritone, fu espressamente richiesta dalla cognata di Innocenzo X, Olimpia Maidalchini, per dare ideale completamento al bacino di Giacomo della Porta, fatto situare nella piazza dal Pontefice Gregorio XIII già nel 1576. La piscina che circonda la vasca rappresenta un particolare significativo nell&#8217;aneddotica della storia dell&#8217;arte: sembra, infatti, che il progetto si possa attribuire al Bernini, il quale tuttavia avrebbe preso spunto da un&#8217;idea del suo più acerrimo rivale: il Borromini. Il sindaco Alemanno ha annunciato che il vandalo sarà sottoposto a trattamento [...]]]></description>
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		<title>La moda e il nudo attraverso gli scatti patinati di Mario Testino</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Mannocchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Palazzo Ruspoli]]></category>
		<category><![CDATA[Vogue Fashion's Night Out]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando il nome è quello di Mario Testino, mostro sacro della fotografia di moda contemporanea, non c’è bisogno di consacrazione alcuna, ma una rassegna come quella in corso a Roma, presso le sale ovattate della Fondazione Memmo, dedicata all’opera di colui che è capace di trasformare le donne più belle del mondo in icone di stile, non può che decretarne il definitivo trionfo. La mostra in questione si intitola Todo o Nada e, attraverso 54 celebri scatti, racconta i due concetti opposti ricorrenti e variamente interpretati nei lavori di Testino: la moda e il nudo. Da un lato l’abito, dall’altro il corpo nudo con un focus particolare su cosa comporta a livello simbolico tale “naturismo”. Pose ammiccanti, sguardi lascivi per le protagoniste femminili delle opere di Testino, tutte straordinarie, regali, irreali: da Claudia Schiffer a Naomi Campbell, da Linda Evangelista a Natalia Vodianova, fino a Demi Moore, Nicole Kidman, Kate Winslet e Sienna Miller. Il genere femminile nelle stanchezze del quotidiano non è contemplato, tutto è teso alla teatralità. Come tutti i grandi artisti, anche Testino ha la sua musa: la top delle passerelle Kate Moss, la sua favorita. Per lei nel 2010 ha pubblicato il libro, in edizione limitata, [...]]]></description>
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