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	<title>Fuori le Mura &#187; PAROLE</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>La rivale [Lilith contro Eva]</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parole</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiara Gobicchi]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Chiara Gobicchi Sei tumore del respiro. Sei i battiti accelerati che infrangono la notte. Sei nelle sigarette spente, in quelle mai accese. Sei nei pianti soffocati, nelle dita furiose sui tasti del telefono, nelle parestesie degli arti superiori, nei vestiti a terra. Sei nel buio senza sonno, nei mattini precoci, nei mattini già iniziati, nell’alba che soffia sui miei occhi. Sei nelle risate in lontananza, nell’ orecchio straziato. Sei nei versi nuovi, nei versi martoriati, nei versi già sopiti. Sei in quello che vorrei essere, in quello che vorresti essere. Sei nel confine tra la mia persona e la tua. Sei nel sempre e nel mai. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Essere scrittori oggi &#8211; Seconda parte</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 23:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parole</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Angelo Consoli]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pier Angelo Consoli Non perdere la prima parte! La prima volta che ho visto Kyle era seduto sul cofano della mia macchina. Kyle ha ventitré anni, è il più giovane del gruppo e studia fisica all’università. Il suo unico romanzo si intitola Planare e parla di un aviatore della seconda guerra mondiale che viene abbattuto, solo che nel momento in cui il suo aereo precipita, in qualche modo la carlinga diventa una macchina del tempo e lo trascina nell’anno tremilaquaranta, in un momento preciso dell’evoluzione in cui il mondo sta per finire e lui per qua si mezzo volume non si accorge di non essere più nel millenovecentoquarantatre. Messa così sembra quasi una specie di Mattatoio N°5, ma non è così. “Il guaio” dice “è quel fottuto Donnie Darko, l’idea della carlinga mi è venuta molto prima di vedere il film, ma ovviamente nessuno ci crede”. Sono in macchina con uno sconosciuto che potrebbe essere mio figlio, magro come una fune e con un ciuffo mogano che gli nasconde metà della faccia. Kyle sorride e agita la pistola, la tiene stretta nella mano sinistra come se fosse un rullo da parete. “So che potrebbe sembrare un sequestro di persona, [...]]]></description>
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		<title>Nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 23:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Malerin]]></category>
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		<description><![CDATA[di Malerin Poche immagini,tanti suoni. Caos. Sto cercando di cancellare quel ricordo, passo dopo passo. Di cosa ti preoccupavi? Accovacciato nei tuoi pensieri ,hai smesso di parlare. D&#8217;un tratto. Foglie arancio che cadono sulle spalle, autunno anticipato, e poi le tue gambe, come nastri che avvolgono l&#8217;aria. Io ero spazzatura. Poche immagini, sbiadite, analogiche, lontane, avrei saputo stupirti se solo me l&#8217;avessi chiesto. Sei venuto a salutarmi come se fossimo amici di vecchia data, ti ho risposto dicendoti che non ci conosciamo, tu hai aperto le braccia arrese schivando il mio sguardo severo. Il peso che dai alle parole è troppo grande per il tuo cuore, io invece ho imparato a giocare, ed ora so anche fingere, in questa guerra che a nulla ci porterà se non a mangiarci giorno dopo giorno, un cancro che aspetta di vederci finire. Sei la mia malattia, ti ho scelto. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Essere scrittori oggi &#8211; Prima parte</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 23:00:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pier Angelo Consoli]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pier Angelo Consoli Tutto intorno comincia a bruciare, l’angolazione della webcam mi permette di vedere solo una parte di quello che succede. Quando il video prende forma il processo è già in atto, da qualche parte che non conosco la vita di quattro persone e un cane sta essendo santificata nel modo che ci viene suggerito dal secolo di appartenenza. “Se fossimo nell’Atene socratica tutto questo avrebbe luogo nell’Agorà” dice Carl dal sedile posteriore della mia macchina mentre ci dirigiamo tutti e quattro alla sede di essere scrittori oggi. Quando dico quattro intendo io, Kyle, Carl e un grosso cane razza terranova nero di nome Judo. D’un tratto la prima finestrella sul mio PC si illumina e in un principio di colori boreali stile sputa dai polmoni che sei appena nato, si aprono le danze viennesi sul progetto suicidio. “Immagina una telecamera su Hitler che si suicida nel bunker di Berlino” dice Logan mentre due operai trascinano su un carrello tante bombole da bruciare un caccia bombardiere. “Immagina una ripresa dall’elicottero di Dresda in fiamme, o una scatola nera nelle torri gemelle”. “Eppure le catastrofi contemporanee non sembrano avere il fascino di quelle della seconda guerra, non credi?” “Che [...]]]></description>
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		<title>Il castello innocente</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 23:00:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Andrea Lonigro]]></category>
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		<description><![CDATA[di Andrea Lonigro Avvolta nelle mie braccia scivoliamo in brum brum dalla Città d&#8217;Arte alla Città Vicina Nella Città Vicina C&#8217;è il Dottor Solletico È molto più di un clown È il Primario del Castello Innocente Benvenuta Principessa Contornata d&#8217;Anime Nobili Sorrisi Variopinti Occhi Raggianti Puri Magici Un misto d&#8217;emozioni Nel Castello Innocente Corridoi da favola Scarabocchi d&#8217;arcobaleno Pitturano l&#8217;immaginazione, sorgente infinita di sogni Nelle Stanze della Vita Massaggiano il pancino di gel di riflesso danza l&#8217;anima dentro la TV Nelle Stanze della Vita Cannucce cristalline pescano dalla trippetta un frullato di succhi Palloncini appesi penzolanti a spasso allattano corpicini con gocce di vita, abbracciati a farfalle, tatuaggi coccinella, fiaccolata d&#8217;acquerelli Nelle Stanze della Vita Certi dischi abbaglianti sbirciano nelle piegoline della ciccia Mani di chewing-gum accordano gli strumenti, strimpellano l&#8217;organo, s&#8217;intrecciano alla danza Nel Castello Innocente Si va a nanna in bancarelle Sottofondo il carillon tra ciucci e biberon Sotto le coperte il tip tap della lucciola Notte notte al tam tam del cuoricino melodia del divino. Copia di questa poesia è visionabile nel corridoio di Chirurgia Pediatrica dell&#8217;O.C.S. Spirito di Pescara Città Vicina. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>La Famiglia</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 23:00:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giulia Sarli]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulia Sarli Come in un’opera d’ arte contemporanea, i suoi peccati furono gettati a casaccio sul pavimento e targati con il pallido nominativo di Senza Titolo. Sara parlava con gli occhi freddi e una ruga impressa al lato sinistro della bocca; sembrava che fosse giunto il momento della verità. Lui, Paolo, il suo fidanzato prima, suo marito poi, era la causa della sua tragica sofferenza. E da come ne parlava, se avesse aggiunto alle colpe il terremoto all’Aquila, il tornado Igor (pronunciato “Aigor” all’americana) e la scomparsa di un sottomarino russo negli anni novanta, Paolo non ne sarebbe stato sorpreso. Anzi, probabilmente sul momento si sarebbe realmente sentito responsabile. La freddezza metallica di quella voce gli tagliava le orecchie e quegli occhi facevano colare su di lui un oceano di catrame. Lui, piccolo gabbiano disperso, non riusciva più a muovere le ali; il becco faticosamente si apriva, senza poter emettere un grido di aiuto. Usci di casa sbattendo la porta. E solo in macchina, mentre vagava per le strade senza direzione, le sue guance si macchiarono di chiazze rosse e correnti verticali di liquido catartico rintoccarono in piccole gocce sul volante. Gesù nel suo istante di smarrimento non avrebbe [...]]]></description>
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		<title>Si agitano le tende</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 23:00:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Vincenzo Calò]]></category>

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		<description><![CDATA[di Vincenzo Calò Si agitano le tende Alle volte traspare fiducia Dalla carta dei tuoi principi Seguiamo consigli pubblici Per fare in modo di rapportarci Con questi bilanci non certificati Avendo forme di controllo incrociate Sviluppiamo in quantità indispensabili. Nell’aria consumata che va tolta Comincio a capire certi pianti Per condurre intelletti Per la durata di un cigolio Dalla penna di uno stato d’animo Ci dividiamo i pensieri E sul quotidiano che ammassa speranze e delusioni Ascoltiamo la musica che ci ricama. Genero le tue stesse possibilità Sulle porte che si aprono per sbattere sulla noia Essendo precario Con una ricetta concreta Per migliorare, guidato Dagli sviluppi di un credo Che possa ridurre spese inutili Che possa essere tradotto per non tradirci. A causa del vento, freddo o caldo che sia Perdo la voce Ma resto segnale orario Un attore estremo Tra cognomi non aventi pace Dovendo truccarsi maggiormente Evitare you-tube Stare al centro di una panoramica troppo grande. Opera seconda classificata alla X Edizione del ConcorsoInternazionale&#8221;Europa&#8221;- UniversumCalabria-Sez.RaccontInediti Sesto premio al concorso &#8220;Marino e la Cultura-Città di Latina &#8217;09&#8243; Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>L&#8217;assassinio del coglione</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 22:43:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Manuel Chicchiararelli]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Manuel Chiacchiararelli Il vento batteva strade deserte e la pioggia battente cancellava quell’idea di Primavera, riportando mente e realtà al pesante grigiore di notti autunnali. La macchina tagliava la città in spicchi sempre meno geometrici e razionali, fondendosi completamente in quella notte romana, dove tutto sembrava accavallarsi, mischiarsi: le strade, i palazzi, le insegne al neon, i semafori lampeggianti, i lunotti appannati, i lampioni arancioni, la musica, i pensieri, delitti, soprusi&#8230; Tutto era un kaos inspiegabilmente compatto e perfetto. Ogni cosa era lì, al suo posto, ed era giusto che fosse così. Tutto combaciava, niente era cambiato, neanche i problemi: ancora li, sempre gli stessi, sempre al loro maledettissimo posto. E non sapeva se fosse giusto oppure no, sapeva solo che non poteva farci niente. Una delle tante buche di quel manto stradale dissestato e consumato fece sussultare quel freddo ferro sulla pancia dell’uomo: la pelle d’oca, brivido freddo,sottile piacere. La mano scese istintiva ad accarezzare la pistola, riaprendo la ferita e il sipario su quel giro notturno. “Figlio di puttana!” La frase tuonò improvvisa squarciando la notte, rompendo quel perfetto equilivrio con la stessa forza e insolenza di un telefonino squillante nel silenzio di un teatro. Non gli [...]]]></description>
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		<title>Poesia senza nome</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 22:40:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Adriana Janaìna Poeta]]></category>
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		<description><![CDATA[di Adriana Janaìna Poeta Questa mattina ho sentito la voce del vento, canzone, alba di sole. Il vento era un angelo, ali sollevate, abbagliamento, diamante e petalo. Ieri nuvoloso versò a torrenti solitudine, riflessione, grigiore. Ogni anima sprofonda un&#8217;immersione nel baratro riconosce il vuoto ricorda la sua natura molteplice. La voce del vento, questo angelo che si nutre di magnetismo e fretta, l&#8217;aria cambia direzione, questo spirito che aleggia sopra le acque, che si muove tra gli opposti, caldo e freddo, terra e acqua. Nel cielo azzurro intenso il poeta percepisce la chiamata del vento, una linea immaginaria attinge in tempo, una curva irresistibile fino all&#8217;ultimo momento. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>La preghiera dell&#8217;Ombra Chiara</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 22:00:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Luca Palumbo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luca Palumbo Una bizzarra ombra chiara si fece largo nell’angusta camera, fissando dinanzi a sé, senza curarsi degli uomini che borbottavano in maniera oscena. S’avvicinò al capezzale del vecchio moribondo. Questi, appena s’avvide dell’ombra chiara, placò il tremore delle sue morenti membra, entrando pietrificato nell’attesa. E s’apprestò ad ascoltare. “La penombra sembra farti più decente. Meglio così, non sono costretto ad assistere allo spettacolo penoso delle tue rughe inutili e dei tuoi occhi che non hanno colore, che non emanano alcuna luce, oggi come ieri. Che tristezza, nemmeno una donna al tuo capezzale, soltanto vecchi raggrinziti tuoi colleghi di pensione. Non sanno neppure fingere di piangere. Borbottano, sbavano e rantolano. Non ti guardano neanche in faccia. Si soffiano il naso, si grattano il culo, chiedono il caffè, vanno continuamente al cesso per pisciare, esorcizzando il terrore. Tu stai crepando, e i tuoi amici se la stanno facendo addosso dalla paura. Non stanno pensando a te, stanno pensando alla propria morte. E tu? Fingi di non avere paura, come loro, nascondendo la faccia sotto le coperte. Non emetti suoni, non ti lamenti, non guaisci, non tremi. Ma io la tua paura la vedo, eccome. Anzi, la sento dalla tua puzza. [...]]]></description>
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		<title>Il treno di notte</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 22:00:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Marco Gasperini]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marco Gasperini Il treno di notte lo senti respirare, seduto nel corridoio, dinanzi le cuccette spente, il fracasso ferro su ferro diventa muta pellicola e le luci che scivolano veloci sembrano candele al camposanto dei ricordi, la donna è vinta dal sonno, ma un’urgenza non meglio identificata alimenta la veglia e il cammino prosegue su tracce senza ostacoli capaci di attutire l’urto, l’odore degli esseri umani si manifesta in sogni sospesi al museo delle cere, fotogrammi di stazioni deserte in fuga accendono un sole talmente remoto da dipingere l’estate, persi in una scomposizione di sentimenti corrotti dalla dimenticanza, quando il vento mi annodava i capelli ai tuoi in una follia d’amore violato, messo in un canto, una solitudine simile alla morte nella frenesia di stringere mani indifese come il tempo traditore in un gioco di specchi alla roulette, un animale con presunzione di potere, né io, né lui, ci siamo lasciati addomesticare, mi sono sempre chiesto chi si annulla quando uno dei due viene a mancare, è una suggestione di albe che grattano alla porta per farmi cadere e colpire alle spalle mentre evado, il vetro proietta speranze biodegradabili su terra assetata, rigida in superficie di liquide rotte, non [...]]]></description>
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		<title>Io non tremo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 22:00:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Anna Migliorini]]></category>
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		<description><![CDATA[di Anna Migliorini Pensava a poche cose: che era il primo giorno di ferie dopo secoli, così pareva, che era il primo giorno senza raffreddore né quella fitta intermittente che partiva e affondava tra le costole, che era il primo giorno di sole, di primavera. Anche se era febbraio inoltrato e, benché fosse innegabile che le giornate si fossero di un poco allungate, il freddo era la cifra migliore per leggere il termometro, il meteo tutto, e pure il contenuto del portafoglio: aria gelata – tanta – e soldi – pochi veramente pochi. Nulla aveva un peso quel giorno. Cucinava sorridendo peperoni carote patate e olive tutt’insieme, senza preoccuparsi delle conseguenze di tale gesto scellerato: quel giorno gli sarebbe piaciuto tutto. Stava arrivando lei. Le aveva sorriso al banco dei surgelati poche ore prima, una questione importante, insomma, la faccia di entrambi che diceva lo stesso “smetterò con queste monoporzioni preconfezionate… monoporzioni, mono-porzioni, mono, porzioni…”, i piedi che si accartocciavano tra di loro e così le dita umide nelle scarpe, e lei aveva sorriso, e si erano scambiati sguardi a metà tra il divertito e l’imbarazzato, così i numeri di telefono. Ma non si erano cercati, niente sms niente squilli, [...]]]></description>
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		<title>Il giorno delle mie nozze</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 22:00:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Miriam Carmineo]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Miriam Carmineo Sarà come arrivare con una mano che non strappa più i fiori perché li trova belli, perché ha occhi che riescono a vedere i loro cadaveri anche nei vasi, e la loro piccola vita legata solo alla terra. L&#8217;impercettibile foglia svolazzare diventerà maestra. Come l&#8217;anima intrepida di un bambino, l&#8217;incontro a bocca aperta con l&#8217;aria che abbondante riempie. Anche i bicchieri vuoti avranno imparato a suonare in silenzio. Un giorno senza ali, l&#8217;insonnia di un ritornello di cicale che respirano continue. Sarà il giorno delle mie nozze, l&#8217;abito da sposa di carta bianca, veggenza dai lunghi capelli avanzare verso l&#8217;intenzione con il suo seguito di giorni perduti, ritrovati nelle viscere, infranti nella memoria, ma senza clamori. Anche la morte sarà invitata, si sarà cambiata l&#8217;abito e in ginocchio mi farà da testimone. Come mucchietto di zucchero in un angolo starà a guardarmi, gli ricorderò quello che mi ha tolto! O quello di cui adesso non ha più bisogno? Sarà finito l&#8217;esilio di poesie trascurate, anche il cristo sarà diventato un uomo, solo un uomo, nel giorno delle sue nozze. Il mio giorno è felice. senza nessuna promessa, solo, in un unico sorriso come invito. Seguici su . MySpace [...]]]></description>
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		<title>Doppio senso</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 22:00:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Marcello Avanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marcello Avanzo Mi apro la camicia sul petto magro e peloso. Prendo il nastro da pacchi marrone e comincio a svolgerlo sulla pelle e sui peli. Si attacca forte, ma tanto non lo toglierò mai più. Dio, quanto ti amo, Daniela. Ho sempre amato solo te. Quando ti guardo negli occhi tutto si scioglie, si rammollisce e diventa distante, irreale. È così difficile da capire, per voi, per noi, per il nostro mondo. Le canne, il vietnam, gli americani, il comunismo, i sogni di cambiare il mondo… Lo chiamano occidente adesso, ma una volta significava davvero qualcosa. Adesso invece è tutto andato perduto, come non fosse mai esistito, e quelli della mia età non hanno più niente, niente di niente. La mia civiltà è morta prima ancora che io nascessi. Non crediamo più in niente. Ci stiamo estinguendo perché siamo vuoti, perché non sappiamo più vivere. Non come loro. Noi nasciamo, mangiamo con avidità sempre e comunque, guardiamo i colori della coca-cola in televisione e guardiamo le donne nude come se fossero pezzi di carne da macello. I mussulmani invece ti insegnano a digiunare. Perfino guardare il volto di una donna è proibito. Non sappiamo mangiare perché non sappiamo [...]]]></description>
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		<title>Creature</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 22:00:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Frankie Fancello]]></category>
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		<description><![CDATA[di Frankie Fancello Conficcando suggerimenti e definizioni nella serratura, per non lasciare spazi. Hai deciso, è un improvviso tuono, un subbuglio a colazione, di ritirare le spalle per una protezione convenevole. Sinceramente addolorato alla dottrina; una proporzione incompleta al tuo successo. Mi spacchettai il cranio io, Frankestein del porto per teleguidare le mie accuse, vincere le barriere involontarie, foglie morte sugli spifferi del portone, mentre gli amministratori ridevano alle loro barzellette ammissive, io volevo solo diventare fionda - anti-filisteo militante, impulsivo nel prendere carabine a salve perché non ti voglio far del male. Ridevano, ridono ancora i ragazzi cattivi dei campeggi, aspettano tutti la nostra doccia tibetana; gli eroi nascono per cadere ma abbiamo gli assi nel giubbotto, e forse forse riusciremo a vincere milioni, comprare barche da bruciare, avere un camino in casa, ringraziare il nostro pane quotidiano, costruire aeroplani per distanziarci da archi e frecce e mitra moderni, diventare Robin Hood o Gugliemo Tell o, in qualche fumetto, gli aiutanti di salvatori imperfetti e sordi. Lo space dell&#8217;autore www.myspace.com/frankiefancello Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>È inquietudine</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 22:00:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cristina Crudo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Cristina Crudo È inquietudine, brucia colando come soda caustica l’anima; semina terrore, rade al suolo colonie di sentimenti. Cerco l’antidoto: sei tu indifferenza. Guardi con occhi spauriti la desolazione E la lasci lì, inerme. Avvolta da un freddo velo di omertà, lasci morire parole d’amore, di coraggio di sfida. Prima o poi, dicono, passerà. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Soffia Ponente</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 22:00:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Dario De Giacomo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Dario De Giacomo Donna Annunziata Maresca uscì sull’uscio di casa che era ancora notte. Divaricò le gambe grosse e vigorose, si sollevò la gonna di panno fino alle ginocchia e mise le mani sugli stinchi. Accovacciata in quella posizione invocò la corrente – Soffia ponente. Soffia! - Nel suo volto di quercia l’acqua del Vallone, il fiume che lambisce Nocera, aveva scavato delle forre dove raccogliere le lacrime. Donna Annunziata aveva accompagnato al camposanto tutti i maschi della sua famiglia, con il pianto. Ma ogni notte li aveva accarezzati mentre dormivano. Perché solo nel sonno si accarezzano i bambini, per non gonfiargli il cuore con il calore delle tenerezze. Il pianto della donna si era sciolto nel legno e nel lino del letto di nozze, ora vuoto. E le sue urla rapprese come latte cagliato, sulla croce, sulle bare scure portate a spalla dai becchini. L’uscio della casa di Donna Annunziata si apriva su uno stanzone semi buio, al centro un tavolaccio dove mangiare, appoggiare la testa sulle braccia, ospitare, quando faceva buio, la stanchezza maleodorante delle mani che imparavano a firmare con il proprio nome. La stanza ristagnava sempre di odori contadini e di pomeriggio le voci sguaiate [...]]]></description>
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		<title>Invisibile influenza</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:00:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alessandro Oliviero]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alessandro Oliviero Non ne sono sicuro, ma sembrava come se nella casa persistesse un pungente odore di putrido sangue rappreso che mi fece abbassare lo sguardo al pavimento, ed entrare nella più triste desolazione. I miei nonni di parte materna abitavano in una bicocca desolata ai confini della città, dove la strada sdrucciolevole percorsa dalle ruote e dai piedi della gente faceva posto alle piante della campagna che in un’azione inesorabilmente infinita e lenta sgretolavano pollice per pollice l’asfalto. Lì, tra gli alberi ingialliti e secchi, l’edera dai lunghi rami e le malve nere, si faceva spazio in modo impaurito e un pò discreto quel mucchio di mattoni posizionati a mo’ di casa in cui la madre di mia madre, ormai molto anziana, viveva assieme a suo marito. Insieme da anni condividevano buona e cattiva sorte; ma la nonna era da tempo malata di una di quelle malattie che i medici, nella buona fede della scienza, avevano definito un morbo della vecchiaia. Fu a causa di quel maledetto morbo che mi ritrovai nell’abitazione per una visita di cortesia, come ogni domenica accompagnato da mia madre e dalla speranza che tutto finisse il più presto possibile. Ad opprimere la mia [...]]]></description>
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		<title>Confronto col niente</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:00:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giovanni Nascimbeni]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giovanni Nascimbeni Questa notte è così coi libri che mi guardano dagli scaffali e le droghe che non sanno più che cosa dirmi dove sbattere la faccia, dove sfigurarsi , dove smaltire le condizioni di questa camminata sovraumana il ripetersi di eventi sempre uguali ricordi arrivano in massa a piantar coltelli arroventati nelle orecchie rimpianti e rimorsi e ripensamenti mentre i contorni sfocano e mi confondono e questo modo di esprimersi così complesso ed abraso quando la sensazione è così chiara nella mia testa le parole deviano dal bersaglio con l&#8217;unico effetto di incendiarmi d&#8217;odio e mi aspetto un giorno arrivare come un punto a capo che non arriva un bivio che non si nota una regola ignorata una vena scoppiata solo il combattere esiste è il punto di non ritorno che si ripropone instancabile dal punto in cui ho lasciato ma la fatica raddoppia in un sadico gioco a premi e il ricordo di annullarsi nelle tue braccia che pure so di non potere fastidio come unascheggia a passargli sopra le dita e dormire è un ricordo lontano come la periferia di milano genova bologna udine melegnano sanzenone ventimiglia migliarino ravenna imola piacenza lido adriano e autostrade così [...]]]></description>
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		<title>Noi tre uomini</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 22:00:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Luca Baratta]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luca Baratta Noi tre uomini, col vino nel sangue e il sangue nel vino, a giocare e cantare ancóra col disperato bisogno d&#8217;amore, tra le banche indifferenti tra le macchine mute tra i non vivi che vanno. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Storia di un uomo colpito da un fulmine</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 22:00:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alfredo Sansone]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alfredo Sansone Davide non era mai stato particolarmente fortunato nella vita. Forse dire che era perseguitato dalla sfortuna sarebbe stato eccessivo, tuttavia spesso era così che si sentiva. Tutto era cominciato alle scuole medie, quando per la prima volta era sceso con il portafogli. Finalmente sentiva di essere cresciuto. Era diventato un uomo, andava in giro con soldi propri all’interno di un proprio portafogli. Quel giorno un compagno di classe gli rubò diecimila lire dalla tasca del cappotto. Ora, più di vent’anni dopo, Davide era depresso. Nell’ultimo periodo se la passava veramente da schifo. Aveva un blocco dello scrittore e non sapeva come comportarsi. Scrivere non era mai stato un problema per lui. Gli bastava sedere davanti alla macchina e, anche se non aveva nulla in mente, iniziava a battere sui tasti con gli Air in sottofondo e tutto veniva fuori da sé. Stavolta invece aveva proprio un maledetto blocco dello scrittore. Qualcuno gli aveva consigliato di forzarsi, di costringersi lì davanti al computer; una volta fatto il primo passo le cose si sarebbero risolte facilmente. Il problema era che proprio non ci riusciva a fare questo primo passo. Era questo che aveva inceppato il meccanismo ben oleato dello [...]]]></description>
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		<title>Mentre il mondo dorme</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 22:00:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[sVanna]]></category>

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		<description><![CDATA[di sVanna Alveoli catramati da insonnie reiterate prestabilite impotenze gelificate. Maligne congetture verniciano la notte dilatando l&#8217;ignoto ed io ricamo suture annodo, il filo del silenzio. Alveoli catramati da insonnie reiterate prestabilite impotenze gelificate. Maligne congetture verniciano la notte dilatando l&#8217;ignoto ed io ricamo suture annodo, il filo del silenzio. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>È l&#8217;inizio di una nuova preistoria</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 22:00:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pierluca D'Antuono]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluca D&#8217;Antuono I Stavo scrivendo da che il buio era sole e avevo voglia di farlo fino al tardi più freddo e profondo e pure il sonno metallo se n&#8217;è fatto una ragione il silenzio era rotto soltanto dal rumore della mia scrittura ma non era una rottura né un chiasso né un rumore era musica un canto un gatto che fa le fusa un prato verde una campagna morbida un tempo d’impressione e mi sembravo una visione ho riletto la mia mano scriverti di avere immaginato la nostra vita lontano fino all’ultimo momento plausibile e al primo palesemente impossibile come un soundcheck in playback ci stavo disegnando sotto la torre lungo i campi erre radiate dai nostri linguaggi sono più brutto e lo so da quanto sto scrivendo ma mi sento come vivo un’altra volta vivo e questa è l’endovena più elettrizzante ch’io abbia mai inseguito è fredda ma se in un attimo non ci avessi mai pensato ora magari non avevo brividi ma è pure umano sicuramente STRAordinario rifiutare il tempo emerso che sta scorrendo come una tristezza un blu del tempo che è stato passato oggi è tornato presente scollato crollato parlato il tempo che passiamo [...]]]></description>
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		<title>Stati d&#8217;agitazione</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:00:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giovanni Carbone]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giovanni Carbone Possiamo girare davvero in questo giardino viola noia? Malinconia di un verde devastazione per me stiamo uscendo fuori di testa stati d’agitazione progressiva ci inondano di polvere bombe nucleari il vicino è scappato di casa suo figlio l’ha seguito ma non sa dov’è andato si è perso ma non ricordateglielo materia grigia in bustina aghi e paglia mio fratello è un pagliaccio mio fratello è solo ride e piange ma nessuno lo vede mio fratello è giovane e vergine si farà compagnia stasera marchiandosi il viso con un’altra ruga ha il cervello seppellito nel sonno e il cuore in una tagliola si sta tagliando le vene accendiamo un cero o facciamo un falò con le vostre teste forse una festa brindando ogni fine secolo a ogni fine sogno fine disperazione alle slot-machine e ai dollari sporchi alle casseforti e ai posti di blocco mio fratello aveva una speranza e l’ho dimenticata un posto sicuro una mogliettina porca e fedele un figlio ubbidiente una poltrona sotto il culo una berlina un’amante una bottiglia e una pistola un libro da sfogliare vedete scorrere fiumi di sangue dalle sue membra stanche scorrete frenetici eppure vi guarda negli occhi è così [...]]]></description>
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		<title>Architeuthis</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:00:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giorgia Rebecca Gironi]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giorgia Rebecca Gironi La stanza era annegata, dalle finestre si vedeva il mare. Premeva contro ai vetri. Soffiava il suo blu e le sue ombre d’alga fin sulle pareti. C’era una tenda. C’era la penombra ed un lucore soffuso che nasceva da chissà dove. Lei, stesa su quel letto, era dello stesso azzurro di quella luce. Eccetto i capelli, che parevano viola. Attendeva qualcosa che s’attardava. «Mi fa piacere che tu abbia fatto buon viaggio», disse d’un tratto, voltandosi verso di lui. «Hai fame?», chiese. «È stato lungo, ma alla fine&#8230; comunque no, non ho fame», rispose quello. Appena entrati lei si era tuffata su un avanzo di pasta fredda e l’aveva mangiato in piedi, direttamente dalla pentola, dandogli le spalle. Lui si era guardato intorno. C’erano un sacco di cose che non riconosceva e ne mancavano altre che pensava di ritrovare, così si era chiuso in un silenzio pallido e meditabondo. Doveva essere passata qualche ora. Lei vestiva di nero, lui era nudo e si chiudeva nelle spalle per non disperdere troppo calore. Prima era stato diverso: era lei, ad essere nuda, e si era rivelata tutta insieme aprendo la porta degli anni trascorsi da sola. Sul suo [...]]]></description>
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		<title>Lo spessore del silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 22:00:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Dario De Giacomo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Dario De Giacomo - Rammenti il silenzio? - Si. Mio padre fumava sul balcone. All’una del sole di luglio, scintillante tra i ferri anneriti della ringhiera. Di pomeriggio. Gli amanti all’ombra dei portoni erano ancora ignari. Dagli organetti a mano suonavano malinconiche le melodie ferrose degli zingari. Zio Bernardo prese tra le grosse dita il quaderno, fitto della mia scrittura. Le pagine giallastre sotto la copertina lucida erano spesse e io dovevo calcare le parole sulle righe con la matita dalla punta doppia. Allora dall’orizzonte sul mare salirono scure masse nuvolose, roboanti veloci verso terra. Si riversarono in schegge nell’aria d’estate, dilatandosi fino alle finestre spalancate. Prima un tintinnare lieve di cristalli, poi scuotendo le mura di casa che deflagrarono calcinacci sull’impiantito. Nella caligine polverosa tutte le bombe piovvero tra le onde, risparmiando la città. Dall’inizio del conflitto era il primo bombardamento a raggiungere quell’angolo di costa. Gli allievi ufficiali della caserma erano strisciati per strada allo sbando, nella tenuta mimetica delle esercitazioni. I proiettili della mitraglia aerea si infilarono nei vicoli, raggiunsero le colonne di soldati e li fissarono al suolo o contro gli alti muraglioni del centro storico. Un’ondata di polvere marcia si sollevò verso il cielo. [...]]]></description>
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		<title>Frammento</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 22:00:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pietro Pancamo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pietro Pancamo A tratti nel buio la filigrana di stelle configura la mia rabbia pensosa: amore o incertezza, incertezza e amore. Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Malvivenza convulsiva</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:00:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il custode delle cose perdute]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro S.]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pietro S. (Il custode delle cose perdute) Inquietudine, imprercettibili apnee, occhi serrati a fissare il soffitto crollarmi addosso al ralenty. Aritmie claustrofobiche sature di malvivenza, e sprazzi di luce artificiale che fendono l&#8217;insonnia fra sensazioni inenarrabili. Lo space dell&#8217;autore www.myspace.com/ionontremo84 Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Sulla porta</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parole</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Donaera]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Donaera Quando io morirò, tu portami il caffè,e vedrai che io resuscito come Lazzaro! (Eduardo De Filippo) Sono sempre stato del parere che la vita è come il caffè: brucia, non a tutti piace e a volte va corretta. Martedì pomeriggio. Un pranzo surgelato. Preparai il caffè. Il rumore della moka era bellissimo. Familiare come il riff di The Trooper degli Iron Maiden. Lo versai nella mia tazzina marrone. Profumo di caffè. Fumo. Il campanello suonò. Mi infastidì. Era lei. «Che sopresa!» La baciai. «Che ci fai qui?» Non rispose. «Hai bisogno di qualcosa? E’ successo qualcosa? Accomodati.» Non rispose. Rimase lì. Mi prese le mani. Poi le lasciò. Cominciò a spogliarsi. Stuzzicato la imitai. Facemmo l’amore lì, sulla porta. Un sogno erotico della mia adolescenza. Poi ci rivestimmo e finalmente parlò. «Amo un altro uomo.» Non ci fu confusione nella mia mente. Aprii soltanto la porta. Lei senza dire altro uscì, dandomi le spalle. Ritornai in cucina. La tazzina era ancora lì. Poco profumo. Niente più fumo. Il caffè era ormai freddo. Lo corressi con un po’ di anice. Lo space dell&#8217;autore www.myspace.com/451202875 Seguici su . MySpace . Facebook]]></description>
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		<title>Il gusto della semplicità</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 22:00:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[PAROLE]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bonetto]]></category>
		<category><![CDATA[Parole 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Bonetto Pere e miele. Dopo cena prendo una pera e con la scorza ancora attaccata alla succosa polpa la mordo con i miei dentini, subito mi entra in bocca il gusto di frutta, buono, dolce, profumato. Dico con una punta di malizia, &#8220;che buona questa pera, ha un sapore che dovresti sentire che sapore che ha. Copre una buona parte di sensi.&#8221; E tu, e tu che fai? E tu prendi un&#8217;altra pera, la sbucci con io che ti guardo, la provochi con un cucchiaino di miele e la mangi, fetta a fetta, ed io che guardo assaggiando ogni tuo gesto, godendo ogni tuo gesto, gustando il miele che vogliosamente spalmi sulla tua pera. A fine cena arriva il caffè con una promessa. Pera e miele. Tutto buono, tutto buono! Seguici su . MySpace . Facebook Pere e miele. Dopo cena prendo una pera e con la scorza ancora attaccata alla succosa polpa la mordo con i miei dentini, subito mi entra in bocca il gusto di frutta, buono, dolce, profumato. Dico con una punta di malizia, &#8220;che buona questa pera, ha un sapore che dovresti sentire che sapore che ha. Copre una buona parte di sensi.&#8221; E tu, e [...]]]></description>
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