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	<title>Fuori le Mura &#187; ambiente</title>
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		<title>Dove non cresce il cemento</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: In difesa dell’acqua pubblica: intervista a Domenico Finiguerra, il sindaco che ha conquistato Facebook di A. Marcopoli Che cosa può avere di speciale un piccolo paese di 1800 anime situato a pochi passi dalla Milano metropolitana? Le risposte a questa domanda possono essere trovate nel nuovo libro di Chiara Sasso, Il suolo è dei nostri figli, edito da Instar Libri, che narra la storia di Cassinetta di Lugagnano e del suo instancabile sindaco Domenico Finiguerra, strenuo difensore dell’ambiente in un mondo che spesso se ne occupa troppo poco. L’amministrazione di Cassinetta ha deciso infatti, ormai 5 anni fa, di dire basta al consumo del territorio, impedendo all’interno del perimetro comunale la costruzione di nuovi edifici, per salvaguardare l’ambiente e il suolo per le generazioni presenti e per quelle future. Ma come si è arrivati a questa scelta in netta controtendenza con il resto del paese, dove, per far cassa coi soldi degli oneri di urbanizzazione, i comuni svendono il suolo pubblico ai privati permettendo una cementificazione selvaggia? Chiara Sasso parte dalle origini, lasciando un costante spazio nelle pagine del libro alle parole del protagonista. Quel Domenico Finiguerra che, nato in terra lucana e trasferitosi al Nord, comincia ad operare [...]]]></description>
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		<title>Durban, la crisi climatica non preoccupa i governi</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Pasqualini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due sono le strade: o la &#8220;borsa&#8221;, o il clima. E i governi delle nazioni più industrializzate scelgono purtroppo la &#8220;borsa&#8221;, portando il pianeta verso una catastrofe climatica. Il 28 novembre si è aperto a Durban il vertice Cop17 sul clima, che segue quello fallimentare di Copenaghen svoltosi solo due anni fa e quello di Cancun del 2010. Purtroppo anche Durban parte male. Il vertice dovrebbe portare avanti punti importanti messi sul piatto nei precedenti incontri, come l&#8217;istituzione del fondo di 100 mila euro l&#8217;anno per aiutare lo sviluppo &#8220;verde&#8221; dei paesi poveri, il sistema REDD+ per fermare la deforestazione, il trasferimento di tecnologie nei paesi poco sviluppati per diffondere la capacità di utilizzo delle energie rinnovabili. Uno dei punti più importanti dovrebbe essere anche la negoziazione della seconda fase del protocollo di Kyoto, con l&#8217;obiettivo di contenere entro due gradi l&#8217;innalzamento medio della temperatura terrestre (sulla base dei dati scientifici dell&#8217;IPCC), coinvolgendo nel trattato anche potenze che all&#8217;epoca (1997) ne rimasero fuori come la Cina, l&#8217;India e il Brasile. Sulla capacità delle potenze di arrivare a un accordo anche su uno solo di questi punti, regna però il pessimismo. Gli Stati Uniti, unico paese a non aver ratificato mai [...]]]></description>
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		<title>La crescita economica è nemica dell&#8217;ambiente?</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Pasqualini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Alluvione al nord, una strage di Stato di L. Pasqualini Dissesto idrogeologico, l’Italia frana di L. Pasqualini Ci troviamo nel mezzo di una crisi economica gravissima che va avanti da anni. Per uscirne vengono richiesti ai governi nazionali enormi sacrifici con il taglio della spesa pubblica ed energiche misure per far ripartire la crescita economica. Tutta la discussione ruota intorno a &#8220;come far ripartire l&#8217;economia&#8221;, vista come unica maniera per uscire dalla crisi, in quanto solo con la crescita si riuscirebbe a recuperare l&#8217;enorme debito che affligge paesi come l&#8217;Italia. Il discorso ambientale è tornato però in secondo piano. Solo in pochi sono rimasti a ricordare, non ascoltati, che la crescita economica è ormai impossibile a meno di compromettere ulteriormente il già compromesso pianeta Terra. La continua crescita si basa infatti sul continuo e sempre maggiore consumo di risorse per la produzione di merci. Energia derivante da petrolio, carbone, gas, materie prime di origine minerale, acqua, territorio per coltivazioni e nuove infrastrutture, espansione edilizia, eccetera. Questo è ciò che richiede la crescita continua dell&#8217;economia. Ormai però una enorme parte del territorio terrestre è stato modificato dall&#8217;attività dell&#8217;uomo. Le emissioni di CO2 ed altri gas serra hanno portato a [...]]]></description>
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		<title>Lo smog a Roma, vietato respirare</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Palazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stato definito un terremoto invisibile, ma che si sente eccome. Lo smog capitolino continua a nuocere alla città ed ai suoi abitanti. Ogni anno a Roma, secondo i dati dello studio europeo Aphekom confermati dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio, si registrano circa 1200 decessi dovuti all’inquinamento da polveri ultrasottili. In media ogni romano passa più di un’ora al giorno sui mezzi di trasporto, in totale sei anni della sua vita (dati Censis). Stare in strada equivale a fumare quotidianamente dodici sigarette esponendosi così a malattie respiratorie e cardiocircolatorie. Soffrono e si lamentano i cittadini, non possono lagnarsi ma ne avrebbero tutte le ragioni  monumenti e chiese. La scorsa settimana uno studio condotto dall&#8216;Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) e dall&#8217;Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro) ha confermato l’erosione provocata ai beni culturali lapidei dall’inquinamento ambientale. Ogni anno i monumenti del Centro perdono 6 micron di materiale. Tra le 77 strutture analizzate, quelle considerate più a rischio si sono rivelate le chiese di San Marco, San Martino ai Monti, San Tommaso in Parione, San Filippo Neri e Santa Cecilia in Trastevere. Non se la passano bene tutti i [...]]]></description>
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		<title>Anche Roma partecipa alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cornacchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sostenuta e promossa dalla Comunità Europea si svolge dal 16 al 22 settembre la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile “In città senza la mia auto”. L&#8217;iniziativa che coinvolge tutte le più importanti città d&#8217;Europa vedrà una serie di appuntamenti anche a Roma per sensibilizzare la popolazione all&#8217;uso di mezzi alternativi all&#8217;automobile che riducano l&#8217;impatto ambientale. Muoversi in bicicletta, con l&#8217;autobus o a piedi aiuta a migliorare non solo la qualità dell&#8217;aria ma contribuisce anche alla diminuzione dell&#8217;inquinamento acustico e del traffico che è uno dei problemi più grandi della capitale. L&#8217;iniziativa, giunta ormai alla sua decima edizione, ha quest&#8217;anno come obiettivo principale quello di rivolgersi alle grandi città dove la sfida di coinvolgere i cittadini in una politica di minor inquinamento è certamente più difficile. Roma si è preparata a quest&#8217;appuntamento organizzando diverse manifestazioni che hanno tutte come tema principale l&#8217;ambiente e la mobilità. Fino al 22 settembre ci sarà una campagna per il controllo dei gas di scarico presso le officine con il rilascio del Bollino Blu, martedì 20 il car pooling day, e il 21 ci sarà l&#8217;evento principale con l&#8217;iniziativa “Al lavoro senza la mia auto” che vedrà protagonisti anche  gli assessori al Traffico Aurigemma e all&#8217;Ambiente [...]]]></description>
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		<title>Patagonia, cresce la protesta contro le dighe</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Pasqualini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sta crescendo sempre più in Cile e nel mondo la mobilitazione contro il progetto di costruzione di un mega impianto idroelettrico in Patagonia, nella regione di Aysén. Da anni il Consorzio HidroAysén, composto dai gruppi Endesa (adesso controllato dall&#8217; ENEL) e Colbùn, ha in progetto la costruzione di cinque dighe per la generazione di energia idroelettrica e di un lunghissimo elettrodotto collegato con il Nord del paese. L&#8217;obiettivo è rifornire di elettricità la capitale Santiago e le miniere presenti nel Nord. Il progetto è stato fin da subito contrastato dal movimento “Patagonia sin represas”, (Patagonia senza dighe), la cui lotta è stata appoggiata da gruppi e associazioni di tutto il mondo, molte delle quali sono italiane, unitesi nel Consejo de Defensa de la Patagonia Chilena. Questo vasto movimento giudica infatti il progetto, oltre che inutile ed anacronistico, distruttivo per uno degli ecosistemi più incontaminati del mondo. Il progetto è faraonico: prevede la costruzione di cinque dighe con il relativo sbarramento dei fiumi Baker e Pascua, i corsi d&#8217;acqua più grandi del paese. Lo sbarramento porterà all&#8217;inondazione di 5900 ettari di terra con danni enormi a una regione dove sono presenti numerosi parchi nazionali con alto livello di biodiversità ed ecosistemi [...]]]></description>
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		<title>Speciale &#124; ECOPOLIS 2011, la città sostenibile</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 22:18:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Speciale sulla manifestazione Ecopolis, la città sostenibile &#124; buone pratiche e tecnologie per l'ambiente urbano e le città sostenibili.Svolta alla Fiera di Roma tra il 23 e il 25 marzo.]]></description>
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		<title>La città che vive: energia e mobilità per un futuro possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La conferenza nell'ambito della manifestazione Ecopolis che si prefigge di discutere le esperienze internazionali di creazione di ambienti urbani fortemente caratterizzati dalla sostenibilità.]]></description>
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		<title>La progettazione e la certificazione energetica ed ambientale</title>
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		<description><![CDATA[la certificazione energetica per gli edifici è già obbligatoria. Dal 2020 non si potranno più costruire edifici se non ad impatto zero. Viaggio in Italia sulle misure per adeguarsi a queste direttive. ]]></description>
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		<title>Lo tsunami e l’atomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 23:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli incidenti della centrale di Fukushima riaprono nel mondo il dibattito sull'energia nucleare. L'Italia è ancora sicura d'intraprendere questa direzione?]]></description>
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		<title>Dissesto idrogeologico, l’Italia frana</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 23:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Pasqualini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano a susseguirsi le catastrofi dovute a frane ed inondazioni in Italia, eppure nonostante gli allarmi ben poco viene fatto per prevenirne di nuove. L’ultimo evento risale a inizio marzo 2011, quando due giorni di piogge molto intense hanno fatto esondare diversi fiumi delle Marche e ci sono state tre vittime. Pochi mesi prima c’era stata l’alluvione nel vicentino, prima ancora erano state colpite la Liguria, la Toscana e la Calabria. Nell’ottobre del 2009 in provincia di Messina diversi paesi furono sconvolti da colate di fango e detrito che fecero 36 morti. Andando più indietro nel tempo ricordiamo la catastrofe di Sarno del 1998, quando le colate di fango uccisero 159 persone, le alluvioni del 2000 e del 1994 in Piemonte, il disastro nel campeggio di Soverato nel 2000, e ancora la frana nell’alta Valtellina nel 1987, il disastro di Stava nel 1985, l’alluvione di Firenze del 1966, il disastro del Vajont nel 1963 e la lista potrebbe continuare a lungo. Del resto in Italia il maggior numero di vittime negli ultimi decenni è stato provocato proprio da inondazioni e frane. Si parla di migliaia di morti. Nel rapporto sulla “salute” del territorio pubblicato recentemente dal Consiglio Nazionale dei Geologi, [...]]]></description>
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		<title>La Chevron obbligata a risarcire 8,6 miliardi per i danni ambientali in Amazzonia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 23:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storica sentenza in Ecuador dove il tribunale da ragione alle popolazioni indigene contro una multinazionale del petrolio]]></description>
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		<title>Valsusa Filmfest- XV Edizione</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 23:00:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Festival di film e video sul recupero della memoria storica e sulla difesa dell'ambiente dal 24 aprile al 1° maggio 2011 in Bassa e Alta Valle di Susa (TO).]]></description>
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		<title>Quando i soldi non fanno la felicità</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 22:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un periodo di crisi economica come questo probabilmente in molti sognano di avere più denaro. C’è qualcuno invece che dei soldi non sa che farsene e anzi ha deciso di farne a meno. Si chiama Mark Boyle, trentenne di Bristol ex businessman, convinto sostenitore della stretta connessione tra felicità e rispetto dell’ambiente, tanto da averne fatto lo scopo della propria vita. Due anni fa ha lasciato tutto quello che aveva &#8211; una vita agiata e un buon stipendio &#8211; per vivere in un caravan abbandonato, proprio all’inizio della crisi finanziaria, quando qualche amico aveva pensato si trattasse di una necessità piuttosto che di una scelta. Mangia quello che gli offre la natura, senza sprecare niente, ma soprattutto coltiva frutta e verdura, e se proprio è a corto di cibo va a raccogliere quello che i supermercati o i ristoranti buttano a fine giornata. Per cucinare ha imparato a riutilizzare due contenitori usati per la raccolta e la combustione del materiale di scarto delle olive. Unica concessione al denaro, un pannello solare pagato 360 sterline, che però provvede ecologicamente energia per il computer e il cellulare. Quanto all’igiene, Boyle si lava i denti usando un osso di seppia e semi [...]]]></description>
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		<title>Ecomafia, il nuovo business della malavita</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 22:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre la crisi economica mette in ginocchio le borse di tutto il mondo preannunciando un possibile dissesto finanziario anche per l’Ungheria dopo il crac della Grecia, le associazioni criminali nazionali non conoscono arresti e fatturano, senza sosta, miliardi di euro. Il nuovo ambito d’interesse della delinquenza organizzata si chiama ecomafia e a farne le spese è l’ambiente, prima ancora che il cittadino perbene. Come evidenziato dal rapporto presentato da Legambiente a Roma il 4 Giugno scorso, nel 2009 gli illeciti ambientali sono stati tra i reati preferiti, nonché maggiormente redditizi, compiuti da mafia, camorra e ‘ndrangheta, in grado di generare complessivamente un volume d’affari da 20 miliardi di euro. Fatturato, se così si può chiamare, superiore di dieci volte ai profitti annuali della Fiat. Nulla sfugge a questa forma di business. Dalle infrazioni nel settore dei rifiuti, con la creazione di vere e proprie discariche non autorizzate, all’abusivismo edilizio, che include anche il mercato del cemento depotenziato con cui vengono realizzati ponti e abitazioni. Persino lo sfruttamento di animali rientra in questo giro, dalle corse clandestine dei cavalli ai combattimenti tra cani. Dal rapporto si evince come l’anno passato siano stati compiuti 28576 reati contro l’ambiente, con un aumento dell’11% [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;onda nera del Lambro minaccia l&#8217;Adriatico</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fuoriuscita di massa oleosa dall&#8217;ex raffineria di Villasanta, in Brianza, avanza rapidamente nel corso dei fiumi dell’Italia settentrionale e dopo aver contaminato il Lambro,  sta in queste ore navigando il Po, col rischio di sfociare nel Mare Adriatico. Sono circa dieci i milioni di litri di olio combustibile e gasolio che attraversano i corsi d’acqua  nostrani, versati volutamente nella notte di Lunedì da responsabili ancora ignoti. E’ però certa l’origine dolosa dell’atto, come reso noto dagli inquirenti. Un’azione ecoterroristica l’ha definita Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, con danni rilevanti procurati all’ecosistema della valle padana. Il Lambro infatti è ora considerato un fiume morto, data l’immensa chiazza nera e maleodorante che ha invaso e inquinato le acque, e alcuni animali, come anatre e aironi, sono stati avvelenati dalla tossicità dei combustibili, mentre sono destinati a morire altri stormi di uccelli che migreranno in quest’area con l’arrivo della primavera, a causa dell‘accumulo di idrocarburi nei sedimenti che produrranno effetti tossici per settimane. Non solo, ma danni sono stati causati anche al depuratore di Monza, quantificabili economicamente per un ammontare pari a 2,5 milioni di Euro. L’avanzare della massa oleosa ha poi messo in agitazione, nelle ultime ore, le province di Rovigo [...]]]></description>
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		<title>Svolta per l&#8217;energia alternativa: in arrivo biocarburante prodotto da un batterio presente nel nostro intestino</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio pubblicato pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature” ha svelato la possibilità di produrre biocarburante dalla modificazione genetica di un batterio, l’escherichia coli, presente all’interno dell’intestino degli animali a sangue caldo, compreso l’uomo. L’esame, condotto dai ricercatori dell’Università di Berkeley in California e dell’azienda americana LS9, ha dimostrato come si possa realizzare da materiale cellulosico non solo combustibili non inquinanti, ma anche una vasta gamma di prodotti chimici importanti,  tra cui tensioattivi, solventi e lubrificanti. Questa  produzione alternativa è rivoluzionaria rispetto alle tecniche conosciute finora. Il nuovo metodo permette di realizzare biodiesel  con un processo in un unico passaggio dalla biomassa, a prezzi nettamente più economici. La ricerca sui biocarburanti è stata fino ad oggi dedicata soprattutto alla produzione del bioetanolo, un etanolo che si ottiene mediante la fermentazione degli zuccheri. La realizzazione del combustibile attraverso materiali cellulosici eviterebbe di dover ricorrere a prodotti destinati all’uso alimentare, che altrimenti sarebbero sottratti  alla popolazione . L’esigenza del contenimento dei costi energetici e le preoccupazioni per il riscaldamento globale impongono lo sviluppo della ricerca verso soluzioni basate sulla produzione di combustibili rinnovabili e sostenibili sotto l’aspetto ambientale. A tal fine, le principali attività di ricerca sono indirizzate alle cellule [...]]]></description>
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		<title>La Babele ambientale di Copenhagen</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Copenhagen ci sono anzitutto i Dolori del Giovane Barak, che sarà pure bello, abbronzato e Premio Nobel, ma sembra che in questo periodo non se la passi bene. Numero uno, perché s’è visto costretto a inviare un contingente di 30000 soldati in Afghanistan proprio nel giorno in cui ha ricevuto l’ambita onorificenza internazionale per la Pace. Numero due, perché in quel della ridente capitale danese, non sta facendo proprio una bella figura. La proposta statunitense di abbassare le emissioni di gas del 17% entro il 2050, ha incontrato il veto della Cina. Troppo poco, secondo Zhenhua Xie, rappresentante del paese del sol levante a Copenhagen che promette di abbassare l’intensità energetica del 40/45% e non lesina critiche neanche alla proposta di offrire 10 mld di euro ai paesi più poveri per ridurre le emissioni. Un fatto che tra l’altro è stato commentato ironicamente dal presidente sudanese Di-Aping in questo modo: «Non bastano neppure a comprare una bara per i cittadini dei nostri paesi». Magari basterebbero i soldi stanziati per salvare le istituzioni finanziarie, è l’ultima frecciata che Di-Aping lancia ai potenti del mondo, in particolare agli Stati Uniti. Perché il ruolo dell’orco, nella brutta favola dei cambiamenti climatici non [...]]]></description>
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		<title>Verso Copenhagen: intervista a Riccardo Noury di Amnesty International</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Lunedì 7 a Venerdì 18 dicembre 2009 si tiene a Copenhagen, in Danimarca, il 15esimo incontro sull&#8217;attuale crisi ambientale. Dalla retorica è venuto dunque il momento di passare all&#8217;azione. Vediamo cosa ne pensa Riccardo Noury, direttore dell&#8217;ufficio comunicazione di Amnesty International Italia, che in questi giorni sta promuovendo interessanti iniziative sul rapporto tra cambiamenti climatici e applicazione dei diritti umani. Con un&#8217;espressione dipietrista si potrebbe pensare&#8230;&#8221;E che c&#8217;azzecca?!&#8221;&#8230; C&#8217;azzecca, c&#8217;azzecca. E sentite un po&#8217; in che drastica misura&#8230; Partiamo con una domanda generale. Copenhagen vede seduti al tavolo delle trattative i paesi maggiormente responsabili delle emissioni di co2. Personalmente cosa crede che possa cambiare rispetto alle precedenti conferenze sul clima? Non molto, soprattutto a causa dell’alleanza preventiva tra Stati Uniti e Cina. Solitamente, gli accordi con la Cina sono accordi sulle cattive pratiche della Cina. Amnesty da sempre si occupa del rispetto della Carta dei Diritti Umani, soprattutto nei paesi del Terzo Mondo. Che impatto pratico potrebbero avere i cambiamenti climatici e la crisi energetica su questi paesi e sul rispetto di quei diritti? Un impatto abnorme. Se la tendenza non viene invertita, nei prossimi anni centinaia di milioni di persone saranno costrette a lasciare i loro paesi a [...]]]></description>
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		<title>Gli scempi della Shell in Nigeria a 14 anni dalla morte di Ken Saro Wiwa</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi si perdoni il gioco di parole: è un cliché  ben radicato pensare che parlar male delle grandi multinazionali sia ormai solo un cliché. Le persone spesso non ne vogliono sapere, o non se ne interessano, o credono che sia appunto l’ennesimo luogo comune radical chic. Il 10 Novembre 1995 morì Ken Saro Wiwa. A quattordici anni dalla sua morte, ben poche cose sono cambiate in Nigeria. La Shell continua a versare nel delta del Niger petrolio, gas e rifiuti inquinando l’aria, l’acqua e la terra, distruggendo il territorio dove è radicata l’etnia Ogoni. La Nigeria è il settimo paese produttore di petrolio al mondo. La popolazione però non ne beneficia, anzi, oltre a navigare nella povertà più assoluta è costretta a vivere in una regione sfruttata e dilaniata dalla brama di denaro della multinazionale ricordata per il carburante V-Power. Come non provare ribrezzo per chi oltraggia la terra di tutti? Allora cerchiamo di raccontare una storia. La storia di Ken Saro Wiwa, uno scrittore, un poeta, un rivoluzionario che abbracciò sin dagli anni ’80 la causa dell’etnia Ogoni contro la Shell e contro il governo nigeriano corrotto (che permette tutt’ora che sia perpetrato lo scempio di una terra meravigliosa). [...]]]></description>
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		<title>Una valanga di fango inghiottisce Messina</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
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		<category><![CDATA[Bertolaso]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 25 ottobre del 2007 una violenta alluvione si abbatté su Messina, provocando danni all’intera provincia a causa degli allagamenti che ne derivarono. Strade, viali e piazze furono sommerse da ondate di fango e da detriti che il maltempo aveva fatto scendere a valle dalla collina che sovrasta la periferia della città.  Seguirono giorni di difficile riassestamento ma miracolosamente da quella sciagura non rimase vittima nessuno. A due anni distanza un fatto analogo si è ripetuto e purtroppo questa volta le conseguenze sono state ben più gravi. Cinque ore di piogge torrenziali sono infatti bastate per riproporre quello scenario da incubo, con la melma proveniente dalla collina a trascinare verso il mare tutto ciò che incontrava, come una dirompente forza della natura che non ha pietà per niente e per nessuno. Nella valanga sono state inghiottite case, auto e persone.  Sinora si contano ventiquattro decessi, ma il numero è destinato ad aumentare con il passare del tempo, a causa degli almeno trentacinque dispersi che mancano all’appello. I paesi più colpiti dal disastro sono stati Giampilieri Superiore e Scaletta Zanclea, quasi interamente sommersi dalle frane.  E proprio questi due comuni furono tra i più danneggiati dall’alluvione del 2007, senza ricevere però [...]]]></description>
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