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	<title>Fuori le Mura &#187; america</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Che fine ha fatto Obama?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certi momenti storici invece di verificarsi in maniera inaspettata, sembrano completare un percorso  che si potrebbe definire naturale, com’è avvenuto il 4 novembre 2008 con l’elezione di Barack Obama a 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Dovendosi confrontare con un candidato che scontava i disastrosi fallimenti dell’amministrazione di George W. Bush, la sua vittoria era difatti considerata dalla maggior parte dell’opinione pubblica più che certa, in particolar modo al sopraggiungere pochi mesi prima del voto della tremenda crisi finanziaria, la cui portata aveva consacrato definitivamente un candidato considerato fino a poco tempo prima nient’altro che un ingenuo visionario. Osservando la festosità e la gioia che hanno immediatamente accolto la vittoria di Obama, si poteva facilmente intuire quanto le aspettative verso il nuovo presidente fossero grandi, per non dire enormi. Gli americani e il mondo in generale vedevano in lui una netta discontinuità rispetto al nefasto e contraddittorio avventurismo dei repubblicani e, anche mettendo da parte gli eccessivi entusiasmi, le prime mosse di Obama facevano ben sperare in questo senso. Il suo mandato era iniziato con una significativa apertura verso il mondo arabo e in politica interna il governo si era dato subito da fare per risanare l’economia in affanno. Tre [...]]]></description>
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		<title>Uomini da mangiare</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Di Giulio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’imperativo materno che esorta a ingurgitare elaborate cibaglie trasudanti grassi saturi affligge Kate ogni giorno, ispirandone l’intera esistenza. Filastrocche assillanti e sgrammaticate in lingua madre lituana mai dimenticata, la tormentano nel corpo e nell’anima. Sputa fuori cibo con starnuti studiati ad arte, appallottola pezzetti di bistecca nella carta e come per magia si ritrova a dormire tra i sacchi di patate nella semioscurità della dispensa, dove mamma-soldato, pena del contrappasso vigente, l’ha rinchiusa per punizione, tra carcasse di prosciutti appesi e olezzi rivoltanti. Col suo stock di vestiti scarlatti sempre uguali stile Anna Karenina, Kate soffre l’onta della diversità e vive l’anonimato nella mediocre cittadina statunitense di Wachovi. Mai in gita con la scuola, sua madre è una vedova furiosa risparmia spiccioli dall’indole di ferro e dai vezzi hitleriani. Tagliatovaglioli a metà, non ha mai imparato del tutto “l’alfabeto farfallino” degli americani. Kate ha una sorella minore a volte complice, Cecilia, e una testa di cervo imbalsamato per amico che la fissa da tavola, assolvendola dal peccato di inappetenza e da un trionfo di quaglie arrostite spennellate al whisky. Qualche ostia consacrata alla chiesa di St. Andrew, tirata su a dosi massicce di teologia, ha un padre fedifrago sottoterra. Paul [...]]]></description>
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		<title>Scetticismo e libertà: ricetta socio-politica</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Epstein non è italiano. È nato e insegna a New York, dove vive. È docente di diritto, ed è “uno dei maggiori studiosi del rapporto tra diritto ed economia e degli effetti che l’eccesso di regolamentazione legislativa e la restrizione dell’autonomia negoziale dei privati determinano nella vita dell’individuo e della comunità”. Se non bastassero queste informazioni, che apprendiamo dalla quarta di copertina, l’autore ci stupisce ulteriormente in questo viaggio verso la riscoperta del liberalismo classico, intento che dichiara da subito, toccando però punto per punto pareri e teorie, favorevoli e contrarie, mettendo in luce i pro e i contro di ognuna. Capitolo dopo capitolo sviluppa – com’è doveroso in un trattato – i campi ai quali questa teoria libertaria andrebbe applicata, per arrivare a una società da cui Stato e persone possano trarre più vantaggi possibili. Epstein non è italiano, appunto, eppure sembra dare risposte a domande che non abbiamo saputo porci, e che speriamo non sia tardi per fare. Sa come dire quelle stesse cose che per pigrizia – o semplice incapacità (d’altronde egli per primo dà il giusto valore alla distribuzione dei compiti in base ai talenti di ciascun individuo) – non diciamo, e che pure sono ovvie. [...]]]></description>
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		<title>Schizofrenia &amp; biologia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 22:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di studiosi statunitensi – tra i quali i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies (California) e della Penn State University (Pennsylvania) – è riuscito a riprodurre dei neuroni “schizofrenici” in provetta. Si è proceduto in questo modo: hanno prelevato dalla pelle di quattro pazienti affetti da schizofrenia delle cellule adulte. Grazie alla tecnica di uno scienziato giapponese, Shinya Yamanaka – già inventore delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) -, hanno potuto ringiovanire queste cellule per poter seguirne la crescita. Differentemente dalle cellule neuronali presenti nelle persone sane, hanno potuto constatare come questi neuroni non sono in grado di creare delle sinapsi (ponti di comunicazione) efficienti dal punto di vista fisiologico tra loro e alterandone la comunicazione, si ha lo sviluppo della malattia. Quindi, alla base di un disturbo mentale fino ad oggi annoverato tra le malattie di origine socio-ambientale, ci sarebbe invece un motivo biologico. In realtà già da tempo si era scoperto come questa psicosi – di cui soffre l’1% della popolazione mondiale – avesse basi genetiche (ha un’ereditarietà dell’80%). Ma adesso, con questa scoperta, non solo si è potuto fare un po’ di chiarezza sulle origini di una tra le malattie mentali più complesse, bensì [...]]]></description>
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		<title>Street Art: dal 1° gennaio nasce Writinglobe – Graffiti Art Network, un portale internazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 23:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Eleonora Pochi
L'arte dell'underground si è evoluta nel tempo, prendendo forme sempre più affascinanti. Sono quasi cinquant'anni che dall'America è stata diffusa  in tutto il mondo la pratica del Writing, quale movimento sociale e artistico, e pensare che c'è ancora chi crede sia solo vandalismo.

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		<title>Busta Rhymes in concerto a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 23:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 4 dicembre Roma ospiterà uno dei pesi massimi del rap internazionale. Busta Rhymes, rapper a stelle e strisce si fa  conoscere inizialmente nel  gruppo Leaders of the new school, formato con alcuni compagni della Uniondale High School, fino al 1993, anno in cui il gruppo si scioglie ed inizia l&#8217;impennata al successo da solista. Esordisce nei primi anni novanta con i singoli “Whoo ha!” e “Got you all in check” e poi un&#8217;ondata inarrestabile di fortunata discografia tra cui  When Disaster Strikes(1997), Extincion Level Event(1998) da cui sono estratte le  hit “What&#8217;s gonna be?!” in  feat. con Janet Jackson e “Gimme some more”. Dopo i dischi “Anarchy” e “Genesis”(2000/2001), Busta si piazza nel podio delle rap charts con il gettonatissimo singolo “I know what you want” in duetto con Mariah Carey contenuto nel disco “It ain&#8217;t safe no more” (2002) dal quale viene estratto anche “Make it clap” remixato da Sean Paul. Seguirà nel 2006 il disco più fortunato della sua carriera “The Big Bang” con ben 209mila copie vendute in una settimana e poi altri due dischi fino a l&#8217;ultimo  “Extinction Level Event 2” da poco uscito. Busta Rhymes si esibirà quindi a Roma, unica data italiana, proponendo [...]]]></description>
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		<title>Captain America: The First Avenger</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 22:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo due episodi di Iron Man e due di Hulk è ufficiale che anche  il primo dei vendicatori, nel 2011, sarà finalmente in sala: ecco a voi Capitan America!. Personaggio dei fumetti, creato da Joe Simon e Jack Kirby nel 1941, il suo vero nome è Steven &#8220;Steve&#8221; Rogers. Detto affettuosamente &#8220;Cap&#8221;, nonché &#8220;Sentinella della Libertà&#8221; (poiché incarna gli ideali di libertà e giustizia del popolo statunitense) e &#8220;Leggenda Vivente&#8221; (in quanto fonte di ispirazione per tre generazioni di eroi), è un supereroe tra i più famosi e la casa che lo pubblicò per la prima volta fu la Timely Comics (in seguito Marvel Comics). . Il personaggio è nato come elemento di propaganda durante la seconda guerra mondiale, dove rappresentava un&#8217;America libera e democratica che si opponeva ad un&#8217;Europa imperialista e bellicosa, ed ebbe un grande successo di pubblico; tuttavia con la fine del conflitto perse la sua popolarità, nonostante un (vano) tentativo di riciclarlo come cacciatore di comunisti durante i primi anni della guerra fredda. Quando, nel 1964, Stan Lee decise di riprendere il personaggio (nel numero 4 della serie Avengers), lo privò di quegli elementi nazionalistici che aveva in origine ma lo ripropose donandogli una sensibilità e [...]]]></description>
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		<title>Working Class Foodies</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 22:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Putano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aggirandosi nel web si puo&#8217; trovare davvero di tutto anche in ambito culinario; dai blog di appassionati, alle video ricette su youtube, a tutti quei siti pieni di commenti e ricette per qualsiasi gusto, dai vegetariani, ai vegani, ai celiaci, a chi semplicemente è un golosone. Mi è capitato pero&#8217; di scoprire uno show, che fa parte di un network americano che si occupa esclusivamente di cibo. Hungry Nation tv non ha quasi nulla a che vedere con l&#8217;alta cucina anzi, il loro slogan è proprio &#8220;real people, real food&#8221; e i loro programmi, tutti della durata di pochi minuti, sono tenuti non da cuochi professionisti ma da appassionati di cucina. Working class foodies è appunto uno di questi programmi. Fratello e sorella amanti della buona tavola fin da piccoli, si ritrovano ogni settimana davanti alla telecamera per raccontare e realizzare una ricetta; è anche il pretesto per comunicare il loro &#8220;credo&#8221;, ovvero, l&#8217;utilizzo di cibi biologici, il supporto ai piccoli e medi produttori (ci sono un paio di puntate girate in un birrificio e in una macelleria) e soprattutto l&#8217;uso di prodotti locali e stagionali che compongano un piatto da &#8220;working class&#8221;, ovvero sotto gli 8 dollari. Certo, l&#8217;America [...]]]></description>
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		<title>Usa, riesplode il moonshining: la moda del whisky fatto in casa</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era dal 1933, anno in cui Roosvelt sancì la fine del Proibizionismo, che in America non si contavano così tanti “moonshiners”: distillatori di whisky di frodo. Si chiamano così perché, all&#8217;epoca in cui l’alcol era bandito, i produttori clandestini di liquori li commerciavano di nascosto, &#8220;alla luce della luna&#8221;, lontani da sguardi indiscreti. Recentemente, in tutto il Paese è cresciuto  il numero delle microdistillerie: oltre 200 negli ultimi due anni. L’arte di produrre bourbon dai tuberi e dal grano, il cosiddetto &#8220;american hooch&#8221;, si è fatto strada anche tra gli studenti della Berkeley University e della Columbia, gli Hipster di New York e San Francisco e, addirittura, tra i ragazzini delle scuole medie. Non a caso la polizia è dovuta intervenire al BonDeCroft, un istituto medio inferiore di Sparta, in Tennessee, dove era stato scoperto un network di produttori e consumatori, il più grande dei quali non superava i 14 anni. Per celare la provenienza del liquore i giovani lo trasportavano in bottigliette d&#8217;acqua; il liquore dei moonshiners, meglio conosciuto come &#8220;white dog&#8221;, infatti, è trasparente perchè non invecchia nel legno e, quindi, non assume il tradizionale colore paglierino del bourbon stagionato nelle botti di quercia. Più simile all&#8217;acquavite che al [...]]]></description>
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		<title>The Expendables</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Chi immaginava di vederli tutti insieme in un unico film sarà finalmente accontentato …”. Esce infatti il 20 agosto 2010 in Usa The Expendables (I Sacrificabili). Sebbene in Italia non ci sia ancora una  data di uscita ufficiale, la pellicola, conterrà tutti i principali attori dei cosiddetti Action-Film degli anni &#8217;80. Diretto ed interpretato da Sylvester Stallone il cast comprende membri di questa formidabile generazione di attori che, proprio in quegli anni, hanno sancito la nascita del cosiddetto nuovo Star System: Mickey Rourke, Bruce Willis e l’attuale governatore della California Arnold Schwarzenegger nei panni di Trench, un rivale della banda. Questi “Sacrificabili” saranno una gang internazionale di mercenari: come ultima missione saranno incaricati di rovesciare uno spietato dittatore nel Sud America (il Generale Garza), ma tutto si complicherà dall’ agente della CIA Monroe (Eric Roberts)  e da tutto l’ esercito sottoposto al Generale. La motivazione principale di questo tentativo di insurrezione sarà la morte della figlia di un personaggio noto come Church (Bruce Willis) che ingaggerà la squadra guidata da Barney “The Schizo” Ross (Sylvester Stallone). Primo film insieme dell’ accoppiata Stallone &#8211; Schwarzenegger la pellicola si presta chiaramente, nella sua concezione, a dar vita ad un nuovo franchising essendo [...]]]></description>
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		<title>Perdona e dimentica, il dramma meravigliosamente oltraggioso di Todd Solondz</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 22:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perdona e dimentica è l’ultimo film di Todd Solondz, premiato alla sessantaseiesima  Mostra di Venezia per la Miglior sceneggiatura. Nella preziosa pellicola il regista narra attraverso gli occhi di tre sorelle l’Altra America, quella di cui nessuno vuole parlare. Le famiglie delle protagoniste sono vittime di pesanti tragedie quali pedofilia, depressione e solitudine. Dopo dieci anni dalle scioccanti e tragiche rivelazioni che hanno mandato in frantumi il mondo della famiglia Jordan, ora, i fantasmi che si aggirano e incombono, spesso tormentano e consolano.  Joy (Shirley Henderson) scopre che suo marito Allen (Michael K. Williams) non è del tutto guarito dal suo particolare “disturbo” e fugge alla ricerca di conforto e consiglio da parte di sua madre e delle sue sorelle. Viene, irrimediabilmente, perseguitata da visioni del suo ex corteggiatore Andy (Paul Reubens), ora deceduto, che tuttavia persevera nell’intento di conquistarla. Ogni componente della famiglia di Joy è coinvolto nel proprio dilemma personale. Sua sorella sta ricostruendo la propria vita con i suoi figli dopo aver scoperto che il marito psichiatra, abusava di ragazzini. Così incontra Harvey (Michael Lerner), un uomo divorziato e solitario. Invece Helen (Ally Sheedy), la terza sorella, si sente vittima sia della sua famiglia che del successo [...]]]></description>
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		<title>Rivoluzione in Kirghizistan: quale ruolo per Stati Uniti e Russia?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio mentre il presidente americano Obama e quello russo Medvedev firmavano il nuovo e storico trattato per il disarmo nucleare, in Kirghizistan è scoppiata una massiccia  rivolta popolare che ha gettato il Paese nel caos rischiando di scombinare piani ed interessi che Mosca, Washington e la Nato hanno nella ex Repubblica sovietica dell&#8217;Asia Centrale. Martedì scorso il Movimento Popolare Unito aveva chiamato a manifestare in tutto il Paese contro il presidente Kurmanbek Bakijev, accusato di tacitare la stampa indipendente e di aver fatto lievitare, per colpa del suo governo corrotto, il prezzo della benzina. Fin da subito, però, le manifestazioni sono deteriorate in una furente sollevazione popolare. A nulla è servito la proclamazione dello stato d’emergenza: i più importanti edifici governativi, la residenza del presidente e il palazzo della televisione sono stati presi d’assalto e gli scontri cruenti con la polizia e con l’esercito hanno provocato 79 morti e centinaia di feriti. L’escalation di violenza è arrivata fino alla città di Naryn e a Talas &#8211; 50 km dalla capitale Bishkek &#8211; dove erano avvenuti i primi disordini e dove era stato preso in ostaggio il ministro dell’Interno Kogantiev, la cui sorte è ancora incerta: inizialmente dato per morto per [...]]]></description>
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		<title>Agenti Fbi in incognito su Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sicuri che il tizio che vi chiede l’amicizia su Facebook sia un vecchio compagno delle medie? Controllate meglio perché dietro quel volto potrebbe celarsi nientemeno che l’Fbi. I federali sono infatti sbarcati su Facebook, Twitter, LinkedIn e MySpace. E non per divertirsi. E&#8217; quanto prova un documento riservato del Dipartimento di Giustizia Usa pubblicato dall&#8217;Electronic Frontier Foundation, associazione che si occupa della difesa delle libertà digitali e della tutela della privacy su Internet. L’Fbi, infatti, fornisce ai propri agenti un manuale per operare sotto copertura, attraverso false identità e falsi profili, sui principali social network, in particolare Facebook. L’obiettivo è quello di farsi “accettare” come amici da individui sospetti o imputati per conoscere il loro tessuto di contatti e amicizie e l’attuale residenza, per verificare un’alibi o, addirittura, per scovare tra le foto immagini di armi o della refurtiva proveniente da una rapina. In fondo l’idea di stanare criminali in questo modo non è tanto campata in aria: lo scorso ottobre Maxi Sopo, pregiudicato camerunense che stava scappando dalla giustizia Usa in Messico, è stato scoperto e arrestato proprio grazie a un aggiornamento del suo status su Facebook. E anche in Italia non è andata meglio a Pasquale Manfredi detto [...]]]></description>
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		<title>Usa, obesi in rivolta</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ciccioni, è ora di reagire&#8220;. Con questo appello, lanciato sulle pagine del Daily News, Paul Campos e Marilyn Wann, leader ideologici dell’associazione Fat! So? (Grasso! E allora?), denunciano la crescente discriminazione nei confronti degli obesi. Temono che la campagna contro l’obesità, che il presidente Barack Obama ha definito “uno dei problemi più urgenti per la salute” degli Stati Uniti, si trasformi in una nuova caccia alle streghe. Per molti americani, infatti, questa battaglia non ha la faccia sorridente della first lady Michelle che tira due calci a un pallone per promuovere l’iniziativa contro la sedentarietà &#8220;Let&#8217;s Move”. Piuttosto quella di Jon Corzine, governatore del New Jersey che, nell’ultima campagna elettorale, ha apertamente deriso il suo avversario per via del peso o quella del regista Kevin Smith che viene fatto scendere da un volo della Southwest Airlines perché giudicato troppo grasso. La compagnia aerea, infatti, così come la United Airlines e la Delta Airlines aderisce al poco politically correct “sei grasso, paghi per due”. Ma di esempi ce ne sono altri: lo Stato del North Carolina che fa pagare una sovrattassa per l&#8217;assicurazione sanitaria ai dipendenti pubblici troppo grassi o l&#8217;università Lincoln in Pennsylvania che seleziona gli studenti anche in base [...]]]></description>
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		<title>Gli stereotipi nel cinema di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Invitato in un istituto superiore di Roma in un incontro dedicato al rapporto tra cinema e pensiero filosofico, con una particolare attenzione verso l’argomento degli stereotipi, è stato da me presentato ai ragazzi un esempio attinente a tre modelli di convenzione basati su altrettanti film: Taxi Driver (1976), La ricerca della felicità (2006) e in ultima analisi Arancia Meccanica (1971). La finalità di tale conferenza era quella di ricercare quei modelli consci e inconsci che i ragazzi oggi sono chiamati a seguire più o meno consapevolmente attraverso cinema e mass madia. I risultati della loro interazione ha dimostrato quanto modelli più inconsueti e commerciali, come il capolavoro di Scorsese Taxi Driver, facciano molta più breccia su di loro rispetto a modelli più impegnativi come La ricerca della felicità e Arancia meccanica: nel primo caso assistiamo alla disperata ricerca di una vita normale e &#8220;conforme al modello americano&#8221; e dall’altra ad una diegesi folle di Kubrik dove ne fanno da padrone follia e ultraviolenza. La &#8220;pazzia anarchica&#8221; di un grande e maestoso De Niro (presentato in una scena molto più ristretta rispetto agli altri esempi) è risultata più accattivante di quella del film di Kubrick ed ha rappresentato un contraltare importante rispetto alla difficile [...]]]></description>
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		<title>L’italianità americana di NINE</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno ci dovrebbe spiegare come mai un film che parla del nostro paese, un musical di grande successo e un remake di un’intuizione geniale, del grande maestro Federico Fellini, presenta testi musicali in inglese con sottotitoli? Di vero italiano c&#8217; è poco o nulla in realtà e anche i &#8220;nostri&#8221; attori rappresentanti (Valerio Mastandrea e Ricky Tognazzi) non è che siamo proprio inseriti in prima linea e ci offrano una grande prestazione. Insomma Nine di Rob Marshall ha tutta l’aria di voler rappresentare una italianità troppo spettacolarizzata e radicata nella cultura e tradizione d’America dove attrici del calibro di Penèlope Cruz e Nicole Kidman sembrano troppo poco &#8220;Italiane&#8221; per trasmettere agli spettatori vizi e costumi del nostro paese. Paese che inoltre viene descritto negativamente: conforme alla perfezione a tutti gli stereotipi più classici e propri dell’ italianità media fatta di menzogne, sagacia e sesso spicciolo. Il fatto che il titolo, Nine, faccia riferimento a Guido Contini a 9 anni (Guido Anselmi in 8 e ½ di Fellini), interpretato dal freddo e distaccato Daniel Day-Lewisil, è di difficile comprensione per il pubblico: è appena accennato nella pellicola non rappresentando inoltre un realistico &#8220;Fellini&#8221;. E’ altresì certo che un italiano per il [...]]]></description>
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		<title>Regalo di Natale per Obama, il Senato approva la riforma sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 23:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata una vigilia di Natale davvero particolare per la politica americana. Il 24 dicembre alle 7.16 il Senato americano in seduta plenaria ha approvato, con 60 voti favorevoli e 39 contrari, la riforma della sanità voluta dal presidente Obama. È stato un voto sofferto. I senatori Repubblicani hanno richiesto la lettura dell&#8217;intero testo della riforma e la discussione in Aula ha portato a una corposa modifica dei provvedimenti approvati dalla Camera. Il via libera definitivo è ancora lontano però; adesso dovrà iniziare il lavoro di riconciliazione dei testi passati nelle due Camere e in questo l&#8217;intervento in prima persona di Obama sarà fondamentale. Per la firma finale, con ogni probabilità, bisognerà attendere la fine di gennaio, giusto in tempo per l&#8217;inizio della campagna elettorale di metà mandato. Come era logico attendersi, il presidente si è detto entusiasta del risultato ottenuto e ha parlato di una conquista storica, di &#8220;un voto che permetterà al governo americano di far passare finalmente una vera, significativa riforma sanitaria”. La sanità americana è da tempo nell&#8217;occhio del ciclone e una riforma strutturale era senza alcun dubbio necessaria. Fino ad oggi circa 50 milioni di americani non hanno possibilità di accesso a cure mediche; il [...]]]></description>
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		<title>Thanksgiving day. L&#8217;America ringrazia mangiando il tacchino</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È iniziata lunedì la corsa al tacchino. I supermercati pian piano si svuotavano per riempire, giovedì, le tavole degli americani. A farla da padrone il pennuto! Non tutti sono concordi nel cuocerlo al forno, alcuni infatti lo immergono nell’olio che frigge e altri lo mangiano addirittura nelle versioni vegetariana e vegana. Del tacchino in questi ultimi due casi c’è solo la forma, ma questo fa capire quanto avere un tacchino a tavola sia un must, l’unico obbligo dal quale non si redimono neanche i 7 milioni di Americani che non mangiano la carne. Ciò che colpisce un italiano che vive il Thanksgiving Day per la prima volta in America non è di sicuro la parada organizzata a New York. La festa è coinvolgente, il pubblico applaude e i carri che sfilano sono divertenti, natalizi e adatti a tutte le età. I palloni giganti a essi legati, infatti, ritraggono soprattutto personaggi Disney e protagonisti dei cartoni animati. La cosa che più resta impressa però è la ritualità del pasto. Si inizia a mangiare molto tardi e ci si alza da tavola che è quasi l’ora di cena. In pratica, si fa un unico pasto che dura tutto il pomeriggio! Il tacchino [...]]]></description>
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		<title>Strage a Fort Hood. L’America è nuovamente in lutto</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 5 Novembre 2009 sarà una data che difficilmente dimenticheranno i militari della base americana di Fort Hood, in Texas. Tredici soldati sono rimasti uccisi e altri trenta feriti dalla furia omicida di Nidal Malik Hasan, ufficiale medico statunitense con origini palestinesi. Il maggiore, prima di far fuoco all’impazzata sui suoi commilitoni, avrebbe gridato “Allah è grande” per poi essere ferito gravemente da quattro proiettili sparatigli contro dalla poliziotta Kimberley Munley, divenuta per questo eroina nazionale. Hasan è attualmente in coma e le sue condizioni cliniche sono disperate, così come disperata era la sua vita prima del folle gesto. Piuttosto che per questioni di matrice religiosa infatti, a dispetto di quanto potrebbe far intendere la frase pronunciata prima della sparatoria, il medico avrebbe compiuto la sequenza di omicidi perché depresso e bisognoso d’aiuto. Sono i suoi familiari a renderlo noto, aggiungendo come il loro caro fosse angosciato dal lavoro che svolgeva e che lo obbligava quotidianamente a stare a contatto con i soldati di ritorno dal fronte Iracheno e Afghano. Molti di questi militari presentavano forti disturbi psichici e l’idea di trovarsi un giorno nella medesima condizione lo angosciava. Preoccupazione resa più forte dalla partenza che l’Esercito gli aveva programmato [...]]]></description>
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		<title>How to be a good italian daughter</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come essere una brava figlia italiana è una commedia divertente che disegna il rapporto delicato tra madri e figlie. La storia è basata sul classico scontro che esiste nel rapporto tra una madre italiana emigrata in America e la figlia che nel nuovo continente è nata e cresciuta e che di italiano ha solo le radici. Uno spettacolo vivace e che fa sorridere perché affronta in maniera leggera argomenti delicati e molto attuali nell&#8217;America di oggi. Il raporto tra madre e figlia, molto delicato e spesso scontroso nel periodi dell&#8217;adolescenza, viene reso ancora più difficile dal non capirsi reciproco. Una madre che ricorda forse troppo poco quando era ragazza e che paragona l&#8217;Italia della sua giovinezza all&#8217;America di oggi senza trovarne analogie. Una figlia che racconta il suo essere nata in America e cresciuta nella società americana, che dell&#8217;Italia sa solo quel poco che ha studiato a scuola e che non comprende appieno certi pensieri della madre. How to be a good daughter (in spite of myself) Cherry Lane Studio Theatre 38, Commerce Street &#8211; New York Di e con Antoinette La Vecchia Diretto da Ted Sod]]></description>
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		<title>UP IN THE AIR. Una commedia di solitudine tra le nuvole.</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Catena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jason Reitman (JUNO, THANK YOU FOR SMOKING) ha presentato ieri sera UP IN THE AIR, una particolare pellicola con George Clooney. Immagine della crisi americana, il film disegna il profilo di Ryan, un uomo che per lavoro licenzia persone in tutti gli USA. Jason Reitman, da sempre affezionato ai personaggi complessi, ne regala un altro ancora più psicologicamente labile, con lo scopo di creare un’immagine della nuova America del Nord. “Credo che UP IN THE AIR sia un&#8217;immagine veritiera dell&#8217;America. Non solo per le cose scontate come il racconto degli uomini che credono di essere poveri perché hanno perso il lavoro, ma anche per il racconto di come siamo tutti meno collegati con gli atri rispetto a prima. La tecnologia non fa più guardare negli occhi. Non conversiamo. Ed il film, oltre che della crisi, parla proprio di queste connessioni perse”. Ryan, per lavoro viaggia per 320 giorni l’anno. La sua casa è un posto vuoto dove andare a dormire, per il resto ci sono gli alberghi, le sue carte fedeltà ed il concorso delle miglia aeree. Vive solo, senza, amici e senza una vita sentimentale. Poi incontra una donna (Vera Farmiga), viaggiatrice come lui, sola come lui, libera come [...]]]></description>
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