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	<title>Fuori le Mura &#187; germania</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>I personaggi più piccanti della scrittura russo-germanica</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La più grande vittoria di Alina Bronsky in questo suo nuovo romanzo è quella di riuscire a non farci chiudere il libro per via dell&#8217;odio profondo che si prova nei confronti della protagonista, la vecchia &#8211; ma giovane all&#8217;anagrafe &#8211; signora Rosa; e già questo nome, attribuito alla madre di Sulfia e nonna di Aminat è una grandissima presa in giro sulla quale la Bronsky gioca, perché Rosalinda &#8220;rosa&#8221; non lo è per niente, nemmeno nella più inifinitesima parte del suo DNA, e fa di tutto per ricordarcelo: costringe Sulfia a compiere azioni contro i suoi principi, Aminat a sottomettersi alla sua volontà e prova addirittura a imporre a Dio il proprio volere! Ovviamente, e a questo punto è da ritenersi scontato, la signora crede d&#8217;aver ragione e diritto su tutto, sempre. Con il comunismo di sottofondo, che viene percipito senza la necessità di chiamarlo con il suo nome ma solo attraverso i gesti e le azioni dei personaggi, tre femmine provano a sopravvivere alla loro rispettiva famiglia, più che al mondo che le circonda&#8230; Solo Aminat riesce a tener testa a nonna Rosa, però sotto minaccia, crolla, ubbidisce e tace. &#8220;Se primo smetti di essere così trasandata, secondo continui [...]]]></description>
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		<title>Almanya &#8211; La mia famiglia va in Germania</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Zagami</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Yasemin Samdereli parla di “Almanya” (Conferenza stampa) di A. De Blasi Almanya &#8211; La mia famiglia va in Germania,  di Yasemin Samdereli è una commedia agrodolce dai sentimentalismi famigliari.  Le singole storie dei personaggi, soltanto accennate, sono tenute insieme dalla storia principale di Hüseyin, il capofamiglia, emigrato in Germania dalla Turchia insieme alla moglie e ai figli ancora molto piccoli negli anni Sessanta. Il patriarca ormai anziano decide di ritornare per le vacanze in Turchia, ha acquistato una casa e vuole che i figli e i nipoti la vedano tutti insieme; un viaggio importante che è l’escamotage narrativa per rappresentare l’epifania della morte. I componenti della famiglia -  tre figli maschi, di cui l’ultimo è nato proprio in Germania, e una femmina, completamente integrati nel tessuto sociale tedesco &#8211; non sono entusiasti di affrontare questo viaggio, anche la moglie di Hüseyin è contrariata dall’acquisto di questa casa che le fa presagire un ritorno in patria definitivo. Soltanto il nipote più piccolo, che conosce poco l’arabo e i costumi locali e originari dei suoi nonni, è interessato al viaggio, chiede di continuo alla cugina racconti ed episodi salienti della vita dei nonni e dei suoi zii. Mostra una curiosità vitale per [...]]]></description>
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		<title>Il peso del tempo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il peso del tempo è la prima prova di narrativa dello scrittore Lutz Seiler, in origine poeta (e vincitore anche di numerosi premi) e saggista (di opere ritenute molto romanzate). Come mai la scelta di passare al racconto? Molto semplice, racconta durante la presentazione romana: tre anni prima di riuscire nella stesura e pubblicazione di questa raccolta, leggendo romanzi di altri autori si accorse che la sfida è alla sua portata. Tutt&#8217;altra cosa si rivelò, però, la scrittura: pur dotato degli strumenti per creare poesie e dell&#8217;abilità per scrivere saggi, apprendere e usare con disinvoltura le tecniche della narrazione e della narrativa non è stato il gioco da ragazzi che potrebbe spesso e erroneamente sembrare. &#8220;Infatti &#8211; ha aggiunto durante il reading &#8211; per scrivere questo libro ci ho messo due anni&#8221;. Con grande maestria, Seiler riesce a raccontare e a mischiare un po&#8217; di storia, un po&#8217; di autobiografia, un po&#8217; di finzione. I racconti ne giovato quanto il panorama letterario italiano: splendide storie ambientate nella Germania dell&#8217;est prima e dopo la caduta del muro di Berlino o un improbabile viaggio su un treno diretto verso il Kazakistan, brevi narrazioni per un&#8217;antologia d&#8217;esordio particolarmente convincente. La maggiore qualità di Seiler, [...]]]></description>
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		<title>Chi ha paura dell&#8217;Europa tedesca?</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spettro della crisi economica si aggira da tempo nella casa europea, trovandosi talmente bene da avervi partorito numerosi figli per accrescere il tormento dei suoi abitanti: debito, spread, abbassamento di rating, rischio d’insolvenza. Parole che il grande pubblico ha sentito tante volte, ma di cui spesso non ha chiaro il significato, nonostante siano concetti di grande importanza per il modo con cui l’economia detta legge sulla politica e arriva persino a far cadere i governi. Quanto è successo in Grecia, in Italia e per ultimo in Spagna, dove il cambio di vertice è passato per delle elezioni anticipate, è lì a dimostrarlo. Mentre chi è ancora in salute sembra più incline a rimproverare l’imprudenza dei malati piuttosto che a soccorrerli. Tra questi c’è naturalmente la Germania che come precondizione al salvataggio chiede agli stati in difficoltà di mettere ordine ai loro conti. Berlino questa volta non si accontenta più di vaghe promesse, ma esige che i paesi mediterranei mettano finalmente la testa a posto con una politica di rigore e d’austerità che suona quasi traumatica per chi deve adottarle. Non stupisce perciò che vi siano stati così tanti terremoti sul versante meridionale dell’Europa. Una volta era diverso e ognuno [...]]]></description>
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		<title>Il Partito Pirata Italiano si prepara per le urne</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche in Italia sarà presente alle prossime elezioni il Partito Pirata, il movimento politico internazionale nato nel 2006 in Svezia con il proposito di difendere la libertà della rete e promuovere la diffusione libera dei contenuti, sul web e non. A darne l&#8217;annuncio, durante un forum sulla governance della rete, è stato Athos Gualazzi, presidente del movimento italiano con un passato come gestore di tv private pirata, prima della legge Mammì del 1990. Il progetto sta crescendo: sul loro sito ufficiale è stato inserito un programma improntato soprattutto sui diritti del consumatore e dell&#8217;internauta, ma è già prevista dai vertici del movimento l&#8217;integrazione di nuove proposte avanzate direttamente dagli elettori, che potranno commentare passo passo l&#8217;evoluzione del movimento via internet. La speranza per questo partito è quella di ripetere il successo che il movimento ha riscosso in Europa. Recentemente, infatti, in Germania il nuovo movimento è riuscito ad ottenere il 9% dei consensi alle elezioni del Land di Berlino; e ancora meglio è riuscito a fare in Svezia dove è riuscito a conquistare il 7% dell&#8217;elettorato nazionale e ha così ottenuto un seggio nel Parlamento Europeo. Tuttavia l&#8217;ostacolo principale per replicare l&#8217;exploit anche in Italia è la differenza anagrafica con [...]]]></description>
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		<title>Hanna irrompe nei cinema!</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si aprano i sipari: una ragazza addestrata ad uccidere e scuoiare animali come se fosse la cosa più semplice del mondo sta per arrivare nei cinema nostrani. Lei è pronta, addestrata alle arti marziali e alla sopravvivenza in una terra gelida come quella finlandese. Hanna, come dice la locandina, è giovane, dolce, innocente e letale, però lei non lo sa. L&#8217;unico mondo che conosce è la foresta innevata in cui vive. Della città e del mondo esterno ne ha solo sentito parlare: ogni tanto un racconto del padre, un libro dei fratelli Grimm o un&#8217;enciclopedia grazie alla quale prova a capire il significato di &#8220;musica&#8221;, una cosa che proprio non le è mai capitato di ascoltare. Tutto tranquillo sino al giorno in cui il padre, interpretato da Eric Bana, decide che Hanna (Saoirse Ronan) può fare quella scelta che le sconvolgerà la vita: andarsene dalla foresta. Così Hanna schiaccerà il pulsante di una trasmittente, il padre fuggirà, e lei si ritroverà circondata da agenti della CIA che la cattureranno portandola in un luogo sconosciuto. Hanna è un film emozionante che, come ha ricordato Eric Bana in un&#8217;intervista, non ricorda nulla di già visto, è una storia unica nel suo genere. [...]]]></description>
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		<title>E poi venne il batterio killer</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Palazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari italiani, un cetriolo vi seppellirà. Poi i responsabili si trasformarono in pomodori e lattuga, da ultimi è toccato alla soia e ai legumi. Alimenti da non consumare assolutamente nel BelPaese, tutti accostati al micidiale batterio killer: il famigerato Stec, Shiga toxin-producing Escherichia coli. Cosa c’è di vero? È utile cominciare dal principio. Tutto nasce e si concentra in Germania. L’ Escherichia coli è un batterio che si trova comunemente nel nostro apparato intestinale. Un ceppo particolare dello stesso, prodotto da un&#8217;azienda biologica della Bassa Sassonia, è stato la causa dell’infezione che ha investito il popolo tedesco: la Sindrome emolitico-uremica (Seu). L’epidemia  in cinque settimane ha provocato circa trenta morti (a cui si aggiunge una donna svedese deceduta al rientro da un viaggio in Germania) e più di tremila contagi. Nessun caso letale, però, fuori dai confini nazionali. Nessun caso registrato in Italia. In queste circostanze guai a scherzare sulla prevenzione e sulle precauzioni del caso. Allo stesso tempo emerge la necessità di  un’informazione corretta ed equilibrata. Quella che ancora una volta non c’è stata da parte delle testate della penisola. Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e.. ipocondriaci. “La nuova pandemia” è stata l’apertura di diversi giornali. Un allarmismo [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;esodo dell&#8217;Unione Europea</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una settimana litigiosa quella appena trascorsa nell’Unione Europea a causa dell’immigrazione. Dopo l’euroscetticismo di Berlusconi a Lampedusa, è stata la volta del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha espresso tutta la sua amarezza alla chiusura del vertice europeo sull’immigrazione tenutosi lunedì 11 aprile a Lussemburgo. In un primo momento il capo del Viminale aveva dichiarato che in assenza di una soluzione europea fosse meglio abbandonare l’Ue e affrontare da soli i propri problemi. Successivamente il governo ha cercato di correggere il tiro, invitando chi respinge i permessi dati dall’Italia a lasciare Shengen per una questione di coerenza. Tutto nasce dalle osservazioni mosse all’Italia circa i permessi di soggiorno rilasciati per motivi umanitari agli immigrati. Se tali permessi sono da considerare validi per la libera circolazione prevista dai trattati di Shengen, gli altri membri Ue a Lussemburgo hanno anche puntualizzato che qualora gli immigrati non dovessero avere i requisiti previsti (come l&#8217;essere economicamente autosufficienti), essi possono essere respinti. Le polemiche seguite alla riunione hanno scatenato l’ennesima ondata antieuropeista cavalcata non solo dalla Lega Nord, ma anche dalla candidata alle presidenziali francesi del Front National, Marine Le Pen. La leader dell’estrema destra francese infatti ha detto che in caso di vittoria proporrà un [...]]]></description>
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		<title>Il mito Bearzot e gli azzurri di Lippi: storie d’Italie campioni del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 23:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un tributo al grande Enzo Bearzot, ct dell’Italia campione del mondo in Spagna nel 1982. Un paragone con Marcello Lippi e un parallelo tra le due Italie mondiali dell’82 e del 2006.]]></description>
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		<title>Riscatto europeo: tre  semifinaliste su quattro provengono dal vecchio continente</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 22:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gioco stentato delle prime settimane e le eliminazioni precoci di alcune grandi illustri del panorama calcistico continentale, quali Italia, Inghilterra e Francia, lasciavano scarse speranze al football europeo di vivere un mondiale da protagonista. D’altro canto mai come quest’anno il vecchio continente ha portato tante poche formazioni agli ottavi di finale, appena sei su sedici compagini rimaste contro il minimo storico che era di otto, e la tradizione ha sempre voluto vedere trionfare una formazione “extracomunitaria” quando tale manifestazione sportiva si è disputata al di fuori dei confini europei. Ma che il mondiale sudafricano fosse pazzo lo si era capito sin dalle prime battute, con risultati sorprendenti al di fuori di ogni previsione e la conferma di questa follia giunge dopo la disputa dei quarti dove un’Europa tramortita, data per spacciata a seguito delle iniziali defaillance, ha invece dimostrato di essere ancora la regina del calcio globale, superando con un netto tre a zero il Sudamerica negli scontri diretti. Olanda, Germania e Spagna si sono infatti imposte, seppur con prestazioni diverse, su Brasile, Argentina e Paraguay, staccando il visto per le semifinali. Ad impressionare più di tutti sono stati i tedeschi che si presentano all’appuntamento del prossimo sette Luglio [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;esempio della Germania</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 22:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il calcio italiano è in crisi. Quello tedesco è in piena esplosione. Difficile ammetterlo, ma è scontato chiederci con un pizzico di invidia,  cos&#8217;è che avranno &#8216;sti tedeschi in più di noi? Cos&#8217;è cambiato da quattro anni fa, quando bastava un Grosso qualunque per metterli a tacere? A parte la finale centrata nel mondiale del 2002 &#8211; ottenuta battendo nei confronti diretti squadre di bassa caratura come Paraguay, USA e Corea del Sud -  la Germania del nuovo secolo non si poteva certo dire una squadra in salute. I due fallimenti negli europei del 2000 e del 2004, in cui la selezione tedesca non riportava neanche un successo, ne erano la testimonianza più lampante. Il problema? Un ricambio generazionale che non arrivava, perchè la Bundesliga si dimostrava piuttosto avara di talenti da portare in nazionale maggiore. Tuttavia dopo l&#8217;efficiente organizzazione del Mondiale nel 2006, tutto il movimento calcistico ha beneficiato di nuove liquidità, immediatamente spese per potenziare un settore giovanile, così ricco di talenti da portare alla vittoria dell&#8217;Europeo Under 21 del 2009. Facilitati anche dalla propensione delle squadre di club a valorizzare i giovani meritevoli,  dalle parti di Berlino si è deciso di promuovere buona parte di quei ragazzi  [...]]]></description>
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		<title>Al Qaeda minaccia i mondiali di calcio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è il mondiale di calcio in Sudafrica nel mirino di Al-Qaeda, l’organizzazione terroristica islamica nata con l’obiettivo di porre fine all’influenza occidentale sui paesi musulmani. La minaccia è contenuta in un articolo pubblicato sulla rivista on-line della cellula estremista «Mushtaqun al-Janna», in italiano «Coloro che desiderano il Paradiso», ed è stata comunicata al mondo dall’emittente televisiva americana della Cbs. Il messaggio è inquietante e i riferimenti alle nazioni sotto le mire del movimento paramilitare diventano chiari con lo scorrere del testo. L’inizio del comunicato è un monito  agli Stati ritenuti nemici del fondamentalismo islamico: “Si avvicinano i campionati mondiali di calcio e fervono i preparativi per ospitare le nazionali e tra loro ci sono anche quelle dei Paesi che stanno conducendo una campagna crociata contro l’islam”. Gli interventi a cui l’organizzazione ricorrerà per intimidire l’occidente vengono spiegati in modo eloquente nel passo successivo: “in un solo momento tutto il mondo potrà venire a conoscenza delle sofferenze dei bambini musulmani e delle nostre donne attraverso i nostri attentati”. Lo scenario apocalittico immaginato per spaventare il mondo viene annunciato subito dopo con la definizione dell’incontro scelto, tra quelli che si disputeranno nella prima fase della competizione, che andrebbe a colpire due dei [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Europa chiede il disarmo atomico</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della prossima conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, che si terrà in Maggio a New York, cinque Stati del vecchio continente avanzeranno richiesta agli Stati Uniti di rimuovere dal suolo europeo le armi nucleari che gli americani posizionarono in basi strategiche, ai tempi della guerra fredda. La proposta è stata avanzata da due ex capi di governo belga, il cristiano democratico Jean-Luc Dehaene e il liberale Guy Verhosafdt, e da due ex Ministri degli esteri, il liberale Louis Michel e il socialista Willy Claes,  per poi essere immediatamente accolta dall’attuale Primo ministro del Belgio Yves Leterme, che ha dato avvio alla procedura ufficiale di richiesta di rimozione. Azione che ha trovato immediato appoggio politico dalla Norvegia, dai Paesi Bassi, dal Lussemburgo e dalla Germania, nazione quest’ultima particolarmente attiva nella battaglia al disarmo nucleare, visto che la cancelliera tedesca Merkel ha posto tale obiettivo nel suo programma elettorale. Le armi da rimuovere sarebbero circa duecento, dislocate in Germania, Belgio, Turchia e Italia, con il nostro paese che conserva circa novanta bombe, di cui cinquanta nella base di Aviano, in Friuli e quaranta a Ghedi Torre, in provincia di Brescia. I quattro promotori dell’iniziativa hanno spiegato come [...]]]></description>
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		<title>Soul Kitchen, quando la cucina diventa convivio contro la “gentrificazione”</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soul Kitchen è l&#8217;ultima commedia rocambolesca di Fatik Akin. Il film, uscito l&#8217;8 gennaio nei cinema italiani, è una valanga di sketch esilaranti in una storia che tocca il cuore, in quanto la pellicola parla di amicizia, amore, lealtà e della lotta per proteggere un luogo che rappresenta la casa in un mondo sempre più precario. Zinos, il protagonista, gestisce il ristorante “Soul Kitchen”, nel quartiere Wilhelmsburg di Amburgo, città natale del cineasta. Dopo un periodo sfortunato, in cui il cuoco del suo locale l&#8217;abbandona, e la sua ragazza parte per Shangai, Zinos decide di assumere uno chef di un ristorante raffinato. In seguito, il protagonista parte per la Cina, direzione Shanghai, per raggiungere la fidanzata, consegnando il ristorante al fratello, l&#8217;inaffidabile Illias, ex detenuto. Che non si smentisce finendo per giocarsi a carte il locale che va nelle mani del losco agente immobiliare, Thomas Neumann. A completare l&#8217;opera , Nadine si trova un nuovo ragazzo in Cina, tradendo la fiducia che Zinos aveva riposto in lei. Dopo varie peripezie, il lieto fine: i due fratelli scapestrati ritrovano il modo di riprendersi il tanto agognato Soul Kitchen. La pellicola è un “heimat” film, genere cinematografico tedesco degli anni &#8217;50, “heimat” [...]]]></description>
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		<title>Il bambino con il pigiama a righe: fenomeno di costume di un libro e di un film sull&#8217;Olocausto</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raccontare l’Olocausto attraverso storie di finzione è ormai fenomeno di costume convenzionale nel cinema e nella letteratura moderna, elemento che inevitabilmente si intreccia in un andirivieni di adattamenti e mescolamenti. Negli ultimi anni in particolare, su questa onda, il numero di romanzi e film è accresciuto fortemente, tanto da diventare una vera e propria moda quella di raccontare il momento più buio e conosciuto della storia del Novecento attraverso vicende e intrecci narrativi di finzione. La tragedia di quei momenti viene portata alla luce tramite punti di vista originali, nonostante la vasta e immensa produzione dell’argomento. È, proprio per questo motivo, sempre necessario trovare uno spunto interessante per catturare l’immaginario e la mente del lettore e/o dello spettatore. Il bambino con il pigiama a righe (uscito recentemente, tramite Bur-Rizzoli, in un delizioso cofanetto che contiene il romanzo e il dvd del film) è, così, perfetto esempio di questo meccanismo. Esso è, infatti, un romanzo del giovane irlandese John Boyne, divenuto in brevissimo tempo un bestseller e un adattamento cinematografico piuttosto apprezzato dagli addetti ai lavori. La forza della sua storia è tutta rappresentata dal finale del libro e ancor di più dal potere del silenzio nel quale cade l’immagine filmica [...]]]></description>
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		<title>Germania, vent&#8217;anni dopo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Felici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Era il 9 novembre 1989. Quel giorno segnò definitivamente la fine di una stagione lunga e dolorosa, la cosiddetta “guerra fredda” e l’inizio di una nuova fase storica. Tanti  significati  furono attribuiti al muro di Berlino sbriciolato  dalla spinta di un’intera nazione. La vittoria del capitalismo occidentale contro il comunismo dell’Unione Sovietica. La nascita di un mondo diverso proiettato verso i lumi della globalizzazione. Tralasciando tutti i discorsi relativi ai cambiamenti epocali provocati dalla caduta del muro in ogni angolo del mondo, o quasi, a livello economico, politico, finanziario e commerciale, il 9 novembre 1989, anche se spesso ce ne dimentichiamo, segnò un altro evento importante, la riunificazione della Germania. Spezzata da quel muro eretto nel lontano 1961 dal regime comunista, la Germania per decenni subì la divisione provocata della guerra fredda sulla propria pelle. Anni duri che difficilmente verranno rimossi dalla memoria di milioni di tedeschi. Per questo ogni anno in Germania, e non solo, si celebrano festeggiamenti, concerti, manifestazioni in ricordo di quella data così importante. Ma a vent&#8217;anni di distanza, i tedeschi cosa ne pensano della caduta del muro e della riunificazione del loro Paese? E quale tra [...]]]></description>
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		<title>Il nastro bianco: capolavoro di Michael Haneke</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 23:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È difficile mettere in ordine le idee per parlare di un capolavoro cinematografico come Il nastro bianco di Michael Haneke e riuscire a farlo in poche migliaia di battute appare oltremodo una titanica impresa. Il nastro bianco è cinema! Cinema in ogni suo fotogramma. E scusate se è poco! Una vicenda a cavallo tra il 1913 e il 1914 in un villaggio della Germania protestante del Nord. A contatto le storie delle famiglie locali; quella del barone, dell’intendente, del pastore, del dottore, della levatrice, dei contadini … e dei loro figli, il futuro della Germania. Fatti inspiegabili accadono quotidianamente; il dottore cade da cavallo e rimane ferito perché il suo animale è inciampato in una corda messa lì apposta, il figlio della levatrice viene sfigurato e reso quasi cieco e non si capisce bene da chi, la moglie di un contadino muore cadendo accidentalmente nel corso del suo lavoro, il figlio del barone è oggetto di soprusi e violenze… Si respira l’aria imminente della Prima Guerra Mondiale, ma soprattutto il clima torbido e inquietante che avrebbe generato i futuri ideali delle classi sociali del Nazismo. Haneke dice tutto non facendo risaltare nulla, non sottolinea nulla; lascia che le immagini, il [...]]]></description>
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