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	<title>Fuori le Mura &#187; guerra</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Patologie, quel sentimento di alienazione tutto del Novecento</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Di Giulio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egor Taševskij deve prendere un maledetto elicottero alla volta di Groznyj, Cecenia, deve andare a fare le guerra. Giovane soldato dai nervi delicati e comandante di squadra appartenente agli OMON, i corpi speciali russi, guida un nucleo stanziato alla periferia della città, in una scuola dimenticata da Dio in cui quasi ti ci perdi. L’ordine è di dare una bella ripulita al territorio circostante, stanare i ribelli ceceni e procedere alla disinfestazione a qualunque costo. Sfottò e giochi di carte, pensieri sparsi, qualche speranza ricacciata di corsa nelle tasche dell’uniforme, al momento della partenza sembra quasi di andare in gita. C’è chi ha lasciato la famiglia, chi è solo come un cane, chi voleva farsi prete e va predicando di tanto in tanto. Giovani insolenti e programmati per combattere e uccidere un nemico che li odia da una vita. Macchine da guerra. Sconsiderati, cinici, risoluti e poi finalmente furiosi, l’esercito li vuole così. Egor però la guerra la odia. Tutta quella roba di case in ginocchio, quartieri desolati, finestre senz’occhi, femmine come puttane e bocconi di cipolla, lo agita, gli fa venire il voltastomaco e riaccende le sue antiche ossessioni. Non ci riesce proprio a non pensare e pensa troppo, [...]]]></description>
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		<title>Gli Stati Uniti celebrano la fine della guerra irachena</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esercito degli Stati Uniti ha ufficialmente dichiarato la fine della sua missione in Iraq giovedì 15 dicembre, anche se la violenza continua ad affliggere il Paese ed il mondo musulmano rimane diffidente nei confronti della potenza americana. In un cortile fortificato presso l&#8217;aeroporto di Baghdad, il segretario alla Difesa Leon Panetta ha ringraziato i componenti del servizio americano (oltre un milione) che hanno lavorato in Iraq per i notevoli progressi compiuti negli ultimi nove anni, pur riconoscendo le sfide che attendono a livello planetario diverse democrazie, tra le quali quella irachena. &#8220;Voglio essere chiaro: l&#8217;Iraq sarà testato nei giorni a venire dal terrorismo e da coloro che cercano di dividerlo, da questioni economiche e sociali, dalle esigenze della democrazia stessa&#8221;, ha detto Panetta. &#8220;Le sfide restano, ma gli Stati Uniti saranno presenti a sostenere il popolo iracheno per costruire una nazione forte e più prospera&#8221;. La cerimonia si è svolta in sordina (con una durata di poco più di mezz’ora), in netto contrasto con l&#8217;inizio della guerra nel 2003, quando una nazione terrorizzata dagli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 inviò colonne di carri armati a nord dal Kuwait per rovesciare Saddam Hussein. Da quel giorno la guerra in Iraq rivendica 4487 [...]]]></description>
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		<title>L’Italia nel baratro, ma le spese militari aumentano</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia detiene il quarto debito pubblico mondiale che, in crescita inarrestabile da decenni, ammonta a circa 2mila miliardi di euro. Nessuna manovra finanziaria  riuscirà ad estinguerlo, almeno nel futuro di una decina di generazioni. Un debito che peserà sulle spalle dei figli dei nostri nipoti ed oltre. Un tasso di crescita pari a zero, un deficit crescente, la progressiva sfiducia finanziaria verso il nostro mercato, l’esodo dei giovani italiani. Un Paese martoriato da decenni di speculazioni e malgoverno, messo in ginocchio dalla crisi. Tagli ovunque: Istruzione, Casa, Sanità, Lavoro, Assistenza, Previdenza; ma la guerra non si tocca, anzi s’incentiva: il nostro Paese è l’ottavo al mondo per spese militari. Nel 2011 la spesa militare italiana ammonta a 20,5 miliardi di euro, un incremento dell’8,4% rispetto al 2010. Inoltre continuano ad arrivare dagli USA velivoli “Predator”, sofisticatissimi aerei senza pilota che permettono operazioni militari d’intelligence, di sorveglianza e di contrasto all’immigrazione clandestina; armamenti che l’Italia si è impegnata ad acquistare siglando contratti, ancora in essere, risalenti al 2004. Proprio la scorsa settimana, la commissione Difesa della Camera ha votato cinque programmi di acquisto per ulteriori armature militari per un valore di oltre 500milioni di euro. Dunque, invece di elaborare misure volte [...]]]></description>
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		<title>I want to be a soldier, la violenza che fa male ai bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Di Giulio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: I want to be a soldier: una storia di solidutine violenta (Recensione) di V. Zagami È stato presentato alla stampa l’11 ottobre al Cinema Quattro Fontane di Roma, I Want to Be a Soldier, vincitore nel 2010 del Premio Marc’Aurelio per la sezione Alice nella Città, al Festival Internazionale del Film di Roma. Lo spagnolo Christian Molina, al suo quarto lungometraggio, racconta la vicenda drammatica di un bambino affascinato e schiacciato dalla violenza, la collera di un soldatino in anfibi e tuta mimetica che voleva fare la guerra perchè, si sà, chi combatte guadagna un bel pò di soldi, gira tutto il mondo gratis e soprattutto non va a scuola. Nel turbine pericoloso e crescente di rabbia e pop corn, Alex è vittima di un’immensa solitudine. L’astronauta Capitano Harry e il Sergente Cluster sono i suoi due amici immaginari e se andare sulla luna sarebbe potuto essere infinitamente più divertente, adesso l’unico obiettivo di Alex è la brutale sopraffazione degli inutili, dei grassoni, dei secchioni, insieme allo sterminio dei campi di insalata che si rifiuta furioso di mangiare. Sangue, bombe luminose in esplosioni di mille colori, zapping, videogiochi. Una deriva di violenza e di pericolosa emulazione. La tv scatola [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;amante della tigre</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si intrecciano come le maglie di un gioiello che possiede tante pietre diverse, incastonate nella medesima montatura, le storie narrate da Téa Obreht. A soli venticinque anni, la scrittrice americana, nata nell&#8217;ex-Jugoslavia e da lì scappata via insieme alla famiglia per sfuggire al sangue e alla violenza della guerra civile quando era ancora una bambina, ha costruito un esordio letterario di fine equilibrio compositivo che riprende la tradizione di autori americani che guardano al proprio passato europeo con grande senso di rispetto e ricerca interiore, per esempio Jonathan Safran Foer e Nicole Krauss (candidata lo scorso anno al National Book Award con La grande casa). Una tradizione di narratori dalla forte armonia strutturale che prendono in esame la tradizioni delle proprie origini e ne costruiscono un racconto complesso che vive del frutto di una memoria indissolubile. Di quasi altrettanto valore il mondo linguistico di Téa Obreht, fatto di leggende che si dividono fra la tradizione fiabesca e la realtà sociale e culturale di un popolo prostrato proprio dal suo recente passato, si condensano in una scrittura cristallina che fa di questo esordio letterario un puzzle di amore e sofferenza, che nella sua alternanza storica vive delle sue tradizioni e del [...]]]></description>
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		<title>Somalia: vertice mondiale Fao a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Somalia é in atto la crisi umanitaria più grave dal secondo dopoguerra, con un tasso di malnutrizione di oltre il 50% ed una mortalità infantile visibilmente alle stelle. Ogni giorno muoiono sei bambini sotto i cinque anni, uccisi dalla fame, dai ribelli o persino sbranati dalle iene. L’acuirsi di una crisi annunciata già da mesi dalle organizzazioni umanitarie, è spiegato dalla presenza congiunta di due fenomeni devastanti quali la guerra interna, che arruola centinaia di bambini come soldati, e la piaga della siccità che investe l’intero Corno d’Africa e che sta portando alla fame oltre undici milioni di persone. Più di 750 mila somali hanno cercato rifugio nei paesi vicini e molti stanno ancora tentando di trovare una via di fuga. I campi profughi allestiti oltreconfine dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati, il più grande dei quali nella città keniota di Dabaab, stentano a fronteggiare la tragica situazione. L’agenzia delle Nazioni Unite in questione ha reclamato ai paesi donatori circa 136 milioni di dollari per fornire aiuti al popolo sudanese. La richiesta avanzata ha favorito la calendarizzazione imminente di un vertice straordinario Fao che si svolgerà a Roma, lunedì 25 luglio, e che coinvolgerà i rappresentanti dei 191 paesi membri, [...]]]></description>
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		<title>568 D.C. I Longobardi, la grande marcia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Impero Romano d’Occidente è  sul viale del tramonto e la penisola italiana è continuamente minacciata dalle invasioni barbariche. Terminata la guerra gotica, che ha visto affrontarsi gli uomini di Belisario, generale al servizio dell’imperatore di Bisanzio, e il popolo dei Goti, le popolazioni italiche piano piano iniziano  a riprendersi. Nello stesso periodo, nella Pannonia, il leggendario Alboino, re dei Longobardi, sulla cresta dell&#8217;onda dopo l&#8217;esaltante vittoria conseguita contro i Gepidi e spinto dalla pressione degli Avari, inizia a pianificare la migrazione del suo popolo verso una terra più accogliente: l’Italia. Per entrare in Italia i Longobardi  devono attraversare le Alpi, arrivando presso il passo del Predil, dove è situato l’avamposto di San Giorgio,  minuscolo e inospitale  castello, da dove il duca Agostino governa tutto il territorio. Gli abitanti di San Giorgio sono costretti a  dover fronteggiare nemici da ogni fronte. Oltre i Longobardi che avanzano, c&#8217;è anche  l’impero bizantino che è pronto a ostacolarli, chiedendo ai propri vassalli il pagamento di un prezzo che questi non sono in grado di pagare. Fra questi c&#8217;è il duca Agostino che scatena in questo modo l’ira funesta dell’imperatore. Da qui iniziano una serie di lotte, più o meno cruente, senze pietà a cui [...]]]></description>
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		<title>At the end of the day &#8211; Un giorno senza fine</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Incontro con Cosimo Alemà di G. Genovese Alex, Riko, Chino, Thomas, Diana e le sorelle Lara e Monica sono sette amici che si ritrovano tutti insieme dopo parecchio tempo.  Decidono di &#8220;festeggiare&#8221; tale evento trascorrendo una giornata insieme giocando a una partita di softair. Muniti di fucili giocattolo, si dirigono verso  un&#8217;area totalmente desolata e lontana da ogni centro abitato. L&#8217;aria è calda, lo spettacolo offerto dalla natura tanto selvaggio quanto intrigante; i ragazzi euforici si dividono in due squadre e  iniziano a lottare con i loro fucili ad aria compressa. Lara , schiva e poco socievole, è l&#8217;unica che fatica ad integrarsi con il resto del gruppo e non nasconde un certo disagio all&#8217;idea di maneggiare un fucile. Nonostante ciò il gioco ha inizio, le due squadre si inoltrano nel bosco, vengono sparati i primi colpi; ci sono tutti i presupposti per una ricca giornata di divertimento e di spensieratezza. Nascono infatti anche le prime cotte, i primi amori, qualcuno ha modo di dichiararsi, altri ricevono quel bacio sognato da tempo. Invece all&#8217;improvviso accade qualcosa di assolutamente inaspettato, un tonfo sordo, un cane ucciso sotto i loro occhi, tre individui che imbracciano fucili veri e che si [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Italia propone e l&#8217;Europa dispone</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 22:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Verrebbe da dire che non è la prima volta e, forse, non sarà l’ultima, ma anche in questa occasione una proposta di politica comunitaria del governo italiano è stata rapidamente rispedita al mittente. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha definito la &#8220;cessazione immediata delle ostilità&#8221; in Libia per stabilire corridoi umanitari per soccorrere la popolazione. La &#8220;priorità&#8221;, ha detto Frattini, è un &#8220;cessate il fuoco in Libia&#8221;, ma nel frattempo, &#8220;la sospensione dell&#8217;azione armata è essenziale per un eventuale aiuto immediato&#8221;. Frattini ha fatto questa chiamata durante la sua apparizione davanti ad una commissione della Camera dei Deputati che analizza il Consiglio europeo di Bruxelles. Il ministro degli Esteri ha sottolineato che la cessazione delle ostilità potrebbe consentire l&#8217;accesso ai villaggi isolati in Libia, dove la situazione umanitaria è &#8220;drammatica, come a Tripoli e Misurata&#8221;.L’ex Commissario Europeo per la Libertà, la Giustizia e la Sicurezza (incarico che ha ricoperto dal 2004 al 2008) ha anche fatto riferimento alla notizia di vittime civili registrate durante gli attacchi della Nato in Libia, dopo che la Nato ha riconosciuto, la scorsa settimana, che il malfunzionamento di un proiettile potrebbe avere causato la morte di almeno cinque civili durante un raid aereo su [...]]]></description>
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		<title>Pentagon Papers: svelati gli ultimi segreti</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Veronica Salemi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati quarant&#8217;anni da quando, per la prima volta, il13 giugno del 1971, il New York Times iniziò la pubblicazione dei reports ufficiali del dipartimento della Difesa Usa sulla guerra del Vietnam. Adesso, quei documenti sono stati resi pubblici integralmente sul sito degli Archivi Nazionali americani. A pubblicarli, anche le biblioteche presidenziali Kennedy, Johnson e Nixon. La pubblicazione del 1971, per gli Stati Uniti, è stata una vera e propria bomba mediatica, uno dei casi più eclatanti di fuga di notizie riservate. Essa dimostrava come ben quattro amministrazioni avessero mentito all&#8217;opinione pubblica americana e, in quell&#8217;occasione, le accuse più pesanti furono rivolte al democratico presidente Johnson. &#8220;I &#8216;Pentagon Papers&#8217; dimostrarono che l&#8217;Amministrazione Johnson aveva mentito, infatti, non solo al pubblico, ma anche al Congresso, su una questione di grande significato e interesse nazionale&#8221; scrisse allora il New York Times. I documenti svelavano, ad esempio, piani dettagliati circa l’invasione del Vietnam, nonostante lo stesso presidente avesse escluso l&#8217;intenzione di invadere il paese. Per l&#8217;opinione pubblica americana fu un duro colpo scoprire che il governo statunitense aveva esteso il proprio ruolo nel conflitto (con bombardamenti e raid aerei nel Laos, in Cambogia e in Vietnam del Nord), e che aveva intrapreso delle [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;altra verità</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altra verità (Route Irish), la nuova creatura cinematografica di Ken Loach, esce il 20 aprile nelle sale italiane. E&#8217; la storia di una grande amicizia tra Fergus e Frankie, il primo, già soldato nelle forze speciali inglesi, convince l&#8217;amico, ex parà, ad unirsi alla sua squadra di mercenari a Baghdad per diecimila sterline al mese. Solo una occasione per fare denaro, che si rivela tragica. Così nel 2007 Frankie viene ucciso sulla Route Irish e Fergus, tornato a Liverpool, inizia delle indagini sulla poco chiara morte del caro amico. In questa sporca storia di guerra e soldi, entra Rachel, la compagna di Frankie. La devastazione che i due “sopravvissuti” alla tragedia portano dentro, li farà avvicinare, formando un triangolo sentimentale, virtuale, classico, che comunque non è in grado di colmare il dolore da entrambe le parti. Ken Loach torna con un film dall&#8217;alto valore e d&#8217;impegno politico, come lo erano stati  i bellissimi: La canzone di Carla (1996), Terra e libertà (1995) e Il vento accarezza l&#8217;erba (2006). Nella nuova pellicola riferimenti filmici e iconografici rimandano ad altre opere della  lunga carriera del regista, da My names is Joe (1998) e In questo modo libero (2007), che denotano la poetica [...]]]></description>
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		<title>Da Roma al confine libico: la carovana Uniti per la libertà attraversa la Tunisia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 22:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ylenia Sina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parte l'iniziativa Uniti per la libertà, una carovana che porterà aiuti umanitari dalla Libia alla Tunisia]]></description>
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		<title>Libia, si usano proiettili con l&#8217;uranio impoverito</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 22:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Pentagono in una conferenza stampa ha fatto sapere che ha utilizzato in Libia i temibili aerei A-10 Warthog gli unici al mondo che possono essere equipaggiati con proiettili all'uranio impoverito. Non sono stati forniti ulteriori dettagli ma l'uso delle munizioni radioattive appare quasi scontato.]]></description>
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		<title>Dal Trattato di Amicizia alla guerra. La metamorfosi delle relazioni italo-libiche</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 22:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Poladas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Trattato di amicizia fra Italia e Libia, firmato il 30 agosto 2008 a Bengasi ed entrato in vigore il 2 Marzo 2009, ha segnato l’epilogo del lungo processo negoziale fra i due paesi. Rapporti bilaterali che in realtà non sono mai stati interrotti, né durante la crisi del terrorismo internazionale, né tanto meno quando la Libia è stata sottoposta a sanzioni. Gli irrinunciabili interessi economici, l’approvvigionamento energetico di cui l’Italia necessitava , nonché la presenza della stessa ENI in Libia hanno portato i governi italiani, succedutisi nel tempo, a superare questi ostacoli. Frutto del processo di normalizzazione successivo al bombardamento USA di Bengasi e Tripoli a cui seguì il lancio di un missile libico sulle acque prospicienti Lampedusa, il Trattato instaura un vero e proprio partenariato italo-libico. Già dal Preambolo, infatti, si intuisce la volontà delle parti di istituire un rapporto “speciale e privilegiato”, di natura non solo prettamente economica ma anche politica. Consapevole delle sofferenze arrecate al popolo libico in epoca coloniale, l’Italia intendeva in tal modo così chiudere il doloroso “capitolo del passato”. Costante è il riferimento ai principi espressi dalla Carta delle Nazioni Unite: il rispetto della “legalità internazionale” in cui il Trattato si inserisce (Art. [...]]]></description>
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		<title>Libia: intervista ad Altayeb Abu Azoum</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parla un trentenne studente libico residente a Roma: da Gheddafi alla famiglia, dalla guerra alla libertà, un'intervista che testimonia tutto il dramma di una preoccupante attesa.]]></description>
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		<title>Castro, gli Usa e la Libia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 23:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romolo Simonicca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I timori di Fidel Castro riguardo all'intervento militare in Libia, l'ambigua figura di Gheddafi e l'atteggiamento della comunità internazionale in merito alla vicenda.]]></description>
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		<title>L’inverno a settembre, l’esistenzialimo libertario di Andrea Papetti</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 23:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA["L'inverno a settembre" (2009) è il cd d'esordio del giovane cantautore Andrea Papetti, nato a San Benedetto del Tronto nel 1978.  Il lavoro, racchiude 11 pezzi che rinviano ad atmosfere malinconiche del primo De Gregori.]]></description>
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		<title>Gaza: Natale sotto le bombe</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 23:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A due anni dal genocidio di “Piombo Fuso” Gaza non trova pace, tormentata dai continui attacchi sferrati dall’esercito Israeliano.
Un carcere a cielo aperto che costringe i suoi abitanti a vivere nel timore che da un momento all’altro, piovano bombe. Guerra, embargo, controlli ed arresti ingiustificati, violenze, apartheid e torture: quando il mondo aprirà gli occhi?]]></description>
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		<title>Più libri più liberi 2010: Boris Pahor e la compagna scrittura</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 23:00:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#124; Speciale FLM &#124; Leggi tutti gli articoli &#124; Più libri più liberi. 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Comunicato stampa “Era la festa di san Niccolò del 1920 &#8211; ricorda Boris Pahor &#8211; e il santo, come è tradizione, distribuiva piccoli regali ai bambini, io avevo sette anni. All’improvviso arrivarono invece i diavoli, quelli in camicia nera e manganello. Ero con mio padre: spaccarono tutto, buttarono tutto giù dalle finestre e diedero fuoco al Narodni Dom, la Casa della cultura slovena. Uno spettacolo grandioso e orrendo, che ha segnato tutta la mia infanzia e oltre. Anche perché la città rimase a guardare, senza intervenire e commentare in qualsiasi modo”. Negli occhi di Boris Pahor ancora oggi è vivo il ricordo di quell’incendio, e con esso tutte le vicende storiche e personali che ha attraversato in 97 anni di vita. Proprio quella giornata e quell’incendio hanno segnato l’inizio delle persecuzioni fasciste della minoranza slovena di Trieste, una verità che noi italiani ci abbiamo messo 50 anni a conoscere e ad accettare. Il destino di un uomo come Pahor è stato quello di vivere tutte le contraddizioni e gli errori del Novecento da un punto di vista particolare, quello [...]]]></description>
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		<title>3-1 a Castellana. Roma non si ferma più</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 23:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terza vittoria consecutiva per la M.Roma Volley che, nell&#8217;anticipo del quinto turno di campionato, ha espugnato il PalaGrotte di Castellana vincendo 3-1 ((27-25, 25-19, 22-25, 29-27) contro la BCC-NEP Castellana Grotte, in un remake delle sfida di A2 della scorsa stagione. Per la seconda volta, dopo la trasferta vittoriosa di Monza, il coach Giani ha a disposizione tutta la rosa e può schierare la formazione ideale: Uriarte al palleggio, Lebl e Yosifov centrali, Cisolla e Zaytsev schiacciatorie, Poey opposto e Corsano, ex di turno, nel ruolo di libero. I padroni di casa pugliesi schierano Falaschi al palleggio, Milushev opposto, Dvoranen e Rodriguez schiacciatori, Rak e Cozzi centrali e Cicola libero. L&#8217;avvio di partita è ancora una volta problematico per i neroverdi. Castellana si affida al servizio di Milushev (24 punti) che mette in crisi la ricezione romana. Grazie ad uno spettacolare turno in battuta di Poey, Roma si riporta sotto, ma i padroni di casa riescono a scavare nuovamente un solco importante arrivando al primo time out tecnico sul 16-10. A questo punto il coach Lattari è costretto a richiamare in panchina Cozzi, vittima di un problema inguinale. Al suo posto entra Patriarca, ma il set cambia storia. Roma inizia [...]]]></description>
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		<title>Maledetta abitudine</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 28 luglio sono morti due soldati italiani in Afghanistan, rispettivamente la ventiseiesima e la ventisettesima vittima dal 2004 ad oggi. L&#8217;Italia è in guerra, lo scopre anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che dichiara: &#8220;Ci attendono giorni molto difficili&#8221;. Appena tre giorni prima un altro militare italiano si era suicidato a Kabul, ma mai come in questa occasione la notizia è stata così poco trattata dai mass media nazionali. In un momento nero per il nostro Paese, in cui l&#8217;economia annaspa, la classe dirigente è colpita da scandali legati alla corruzione (ormai innegabili) e da legami con la mafia (seppur ancora smentiti), la scuola e l&#8217;editoria sono alle prese con difficoltà senza precedenti, che a tratti appaiono insormontabili, il principale problema per il governo sembra quello di far fuori politicamente la terza carica dello Stato, Gianfranco Fini. Il motivo? L&#8217;aver dichiarato illegale una legge fatta per imbavagliare la stampa e rendere più difficili le indagini contro le associazioni segrete, criminali e mafiose. Le stesse associazioni, centri di potere che si sono definite nei giorni scorsi P3, le cui gesta hanno già fatto il giro del mondo: in paesi quali la Francia e la Spagna la notizia è [...]]]></description>
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		<title>Mettete i fiori nei vostri cannoni</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giornalista inglese, John Naish, ha recentemente reso nota su newstatesman l&#8217;ultima frontiera delle tecnologie militari. Niente più energia ricavata dalla scissione dell&#8217;atomo, la guerra del futuro si combatterà sfruttando le energie rinnovabili. Quando l&#8217;industria bellica si muove, vuol dire che qualcosa sta realmente cambiando. Se poi sono la Cina e gli Stati Uniti che si sfidano per il predominio delle fonti pulite sul fronte di battaglia, significa che i cambiamenti sono già in atto. Il paese dell&#8217;estremo oriente, secondo Naish, raddoppia ogni anno le risorse destinate all&#8217;energia rinnovabile, che attualmente ammontano a 288 milioni di euro. Gli States quindi, per non essere da meno rispetto all&#8217;altra superpotenza economica mondiale, sono scesi in campo, cercando di sviluppare l&#8217;eolico e il solare in campo militare. Dipendendo però in gran parte dalle condizioni atmosferiche, queste fonti d&#8217;approvvigionamento non sono ritenute del tutto affidabili. Proprio per questo dalle parti d&#8217;Oltreoceano, si sta studiando l’Otec (Ocean thermal energy conversion), un modo per produrre elettricità dall&#8217;acqua del mare. Scrive Naish: &#8220;Dalla superficie viene aspirata acqua calda e dagli abissi dell&#8217;oceano acqua fredda. I due flussi sono usati rispettivamente per riscaldare e raffreddare un sistema chiuso che contiene un&#8217;ammoniaca simile a una sostanza refrigerante, in grado [...]]]></description>
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		<title>La Giamaica difende il suo boss</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro giorni di fuoco, quattro giorni di violenza e il quartiere giamaicano di Kingston si è accorto di essere coinvolto in una guerra. La polizia locale, da Martedì alla ricerca del narcotrafficante Christopher &#8220;Dudus&#8221; Coke, ha affrontato a colpi di proiettile gli scagnozzi del padrino e l’omertà della popolazione civile costretta, volente o nolente, a difendere il leader malavitoso. Il risultato parla di una carneficina, con 73 vittime accertate e 700 individui al momento arrestati. Un bilancio inquietante aggravato dalla strenua resistenza della gente locale scesa in piazza nelle prime ore del conflitto per proteggere con una manifestazione il proprio boss, urlando per le strade che &#8220;Dudus&#8221; è come Gesù. Auto bruciate, gente disposta a sacrificare la propria vita mentre Coke presumibilmente abbandonava la Giamaica facendosi scudo dell’azione ad oltranza del “suo popolo”. E secondo quanto riportato da alcuni organi d’informazione locale, i civili restii a schierarsi al fianco del “Presidente” sarebbero poi stati accoltellati dai membri delle gang, come punizione. Il pericolo attuale è che la narco-insurrezione possa espandersi per tutto il paese, dando vita a scontri di portata ancor più ampia. Timore che rischia di tramutarsi in realtà se Coke venisse ritenuto martire dall’intera nazione. Possibilità non remota [...]]]></description>
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		<title>Rivoluzione in Kirghizistan: quale ruolo per Stati Uniti e Russia?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio mentre il presidente americano Obama e quello russo Medvedev firmavano il nuovo e storico trattato per il disarmo nucleare, in Kirghizistan è scoppiata una massiccia  rivolta popolare che ha gettato il Paese nel caos rischiando di scombinare piani ed interessi che Mosca, Washington e la Nato hanno nella ex Repubblica sovietica dell&#8217;Asia Centrale. Martedì scorso il Movimento Popolare Unito aveva chiamato a manifestare in tutto il Paese contro il presidente Kurmanbek Bakijev, accusato di tacitare la stampa indipendente e di aver fatto lievitare, per colpa del suo governo corrotto, il prezzo della benzina. Fin da subito, però, le manifestazioni sono deteriorate in una furente sollevazione popolare. A nulla è servito la proclamazione dello stato d’emergenza: i più importanti edifici governativi, la residenza del presidente e il palazzo della televisione sono stati presi d’assalto e gli scontri cruenti con la polizia e con l’esercito hanno provocato 79 morti e centinaia di feriti. L’escalation di violenza è arrivata fino alla città di Naryn e a Talas &#8211; 50 km dalla capitale Bishkek &#8211; dove erano avvenuti i primi disordini e dove era stato preso in ostaggio il ministro dell’Interno Kogantiev, la cui sorte è ancora incerta: inizialmente dato per morto per [...]]]></description>
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		<title>Sul Confine</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 22:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Anzelmo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Sul confine” è una pièce avvolgente, in cui musiche e silenzi, luci e le ancor più presenti oscurità, delineano personaggi affascinando il pubblico. Squarci nel buio si apprestano ad aprire visioni di realtà lontane, emozioni, fisicità. Oscurità lacerate rivelano prima due poi tre soggetti che animano la scena praticamente nuda da ogni orpello scenografico, adorna solamente della consistenza della luce di alcune torce. Linee di luce disegnano traiettorie che gli attori seguono intrecciando i loro corpi, le loro voci, le loro emozioni. Il risultato se unito a delle musiche (create da uno degli attori, Massimiliano Setti) originali e ben fuse con il resto del suggestivo scenario, creano un atmosfera che è l&#8217;elemento aggiunto di un testo ben scritto e ben rappresentato. Tre uomini raccontano una guerra, la guerra per antonomasia, la guerra che si gioca sempre sul confine, la guerra non importa “di chi contro chi”. La raccontano partendo dai loro drammi personali, che in questo luogo di confine, vengono a confrontarsi con le loro vite passate sdoppiando i piani temporali, fondendoli intrecciandoli. Il confine è il conflagrare di vita e morte, di guerra e normalità, di finzione scenica e realtà. Tutto ciò la compagnia Carrozzeria Orfeo lo rende magistralmente [...]]]></description>
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		<title>Ancora sangue in Nigeria, religione o politica?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 23:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[150 milioni di abitanti e una riserva di petrolio pari a 36 miliardi di barili. La Nigeria è lo Stato più popoloso del continente Africano e potenzialmente il più ricco. Ma, nonostante i dati appena descritti, il destino nigeriano, fin dalla proclamazione d&#8217;indipendenza del 1960, è sempre stato legato a scontri bellici interni. Dopo la nota tragedia del Biafra degli anni &#8217;60 e la persecuzione nei confronti degli Ogoni stanziati sul delta del Niger, ancora una volta sullo stato Nigeriano si sono accesi i riflettori dei media per un conflitto che solo a prima vista può essere considerato di natura religiosa. Il contrasto tribale è una caratteristica dell&#8217;intero continente africano e la Nigeria è un esempio lampante della mancanza di una nazione unitaria in grado di garantire la stabilità interna. La popolazione nigeriana è composta da più di 200 etnie e in particolare i gruppi dominanti dividono il territorio in due parti: nel Nord del paese si concentra la tribù Hausa, a maggioranza islamica; nel Sud si concentrano, invece, due tribù di fede cristiana, Yoruba e Igbo. La differenza etno-religiosa è sempre stata un motivo di scontri e, pochi giorni fa, la convivenza forzata di etnie così diverse ha portato [...]]]></description>
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		<title>Una terribile eredità. Un libro che mette fame</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Tridico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[l nuovo lavoro di Gordiano Lupi &#8220;disgusta e affascina&#8221; durante la lettura delle 128 pagine. Sono un uomo che ha mangiato i compagni nella guerra d&#8217;Angola, ma sono anche quello che la stampa ha chiamato il cannibale di Casablanca. Uno che mangiava bambini per le strade dell&#8217;Avana. La storia è carica di emozioni contrastanti che ci pongono davanti ad un&#8217;esistenza in cui il dolore si unisce alla cruda realtà, la tortura all&#8217;esagerazione e l&#8217;amore come sentimento forte unito imprescindibilmente alla morte. Alberto -protagonista del romanzo- si strugge al pensiero di suo figlio, ma è costretto ad esercitare il rito di cannibalismo sui bambini; Alberto ama Clara ma allieta la sua sofferenza frequentando giovani prostitute sudice e bevendo birra e aguardiente. Una carenza di amore, quello del nostro protagonista,  resa ancora più lancinante per la mancanza di lettere, di nuove dalla famiglia, del neonato, della moglie. I pensieri rivolti agli affetti cubani e la forza che trae dal loro ricordo rendono la prima parte del libro una delicata narrazione di una persona comune che &#8211; lontano da casa- è terrorizzato dalla ripugnanza di una lotta che non gli appartiene perché è stato obbligato ad arruolarsi volontario in una guerra civile combattuta [...]]]></description>
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		<title>Quando lo sport incontra la guerra</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2010 vedrà l’Africa protagonista assoluta dei principali eventi sportivi, in particolar modo calcistici. A Giugno infatti avrà luogo in Sudafrica la Coppa del Mondo e da Domenica in Angola le migliori nazionali continentali si stanno sfidando per decretare la regina del continente. Tali manifestazioni sono state organizzate dalla Fifa, la federazione internazionale che governa il mondo del pallone, col nobile intento di favorire e accelerare lo sviluppo economico e l’integrazione sociale degli stati africani con gli altri paesi del mondo. Da sempre infatti appuntamenti sportivi di questo calibro hanno il merito di avvicinare e accomunare gli interessi e le passioni dei popoli dell’intero pianeta e tali eventi offriranno dunque all’Africa una forte visibilità. Ciò che però probabilmente non ci si è chiesto è se davvero il secondo continente più antico del globo sia pronto e maturo per affrontare il peso delle responsabilità che l’organizzazione di avvenimenti internazionali come quelli sopra citati comportano. L’Africa infatti è un continente segmentato in tante nazioni dalla giovane indipendenza, le cui democrazie godono di una stabilità spesso precaria. Anzi molte regioni sono ancora alla ricerca di una propria autonomia, con gruppi sovversivi disposti a scatenare guerre per raggiungere i propri obiettivi, colpendo indistintamente chiunque [...]]]></description>
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		<title>Lo Yemen sarà il nuovo Afghanistan?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 23:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati solo 8 anni dall&#8217;attacco alle torri gemelle e dalla conseguente offensiva americana in Afghanistan decisa dall&#8217;allora presidente Bush. 8 anni in cui l&#8217;interesse americano nella regione si è espanso con il successivo attacco all&#8217;Iraq di Saddam. E ora? È di pochi giorni fa la notizia di un attentato fallito sull&#8217;aereo di linea della Delta diretto a Detroit. A rivendicare la paternità dell&#8217;attentato è stata l&#8217;organizzazione terroristica Al Qaeda. Dopo l&#8217;arresto del giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, accusato del fallito attentato, il presidente Obama si è scagliato contro il sistema di sicurezza americano affermando la necessità di dover imparare da quanto successo. Poco dopo, su tutti i network americani, è rimbalzata la notizia di una probabile prossima apertura di un nuovo fronte per l&#8217;esercito a stelle e strisce nello stato dello Yemen. La motivazione ufficiale è che si ipotizza che il terrorista nigeriano abbia legami stretti con lo Stato asiatico e che si sia preparato all&#8217;attacco proprio lì. &#160; È uno scenario che sembra ripetersi. Uno stato in difficoltà, un attacco, o presunto tale, e gli Usa sono pronti ad intervenire in nome della lotta al terrorismo o addirittura, come ai tempi di Bush, per diffondere la democrazia. Per chi [...]]]></description>
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		<title>Obama cambia rotta in Afghanistan, l&#8217;Italia è con lui</title>
		<link>http://www.fuorilemura.com/2009/12/07/obama-cambia-rotta-in-afghanistan-litalia-e-con-lui/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nuovo piano per “distruggere, smantellare e sconfiggere Al-Qaeda”. Le parole del Presidente Obama risuonano chiare ed esprimono la forte convinzione di non abbandonare la missione in Afghanistan iniziata nel 2001. Dopo il rapporto presentato al Pentagono dal Generale statunitense McChrystal, Obama ha programmato un cambiamento radicale della politica americana a Kabul. Il testo del Generale descrive uno scenario tutt&#8217;altro che positivo e ammette il fallimento della missione Isaf e del governo afgano, che stanno perdendo la fiducia della popolazione. Dopo 8 anni di guerra, infatti, le milizie talebane mantengono una grande influenza sul territorio grazie all&#8217;instaurazione di “governi ombra” in molte regioni e continuano, in questo modo, ad arruolare combattenti, innalzandosi a protettori del popolo. Di fronte a un tale scenario, Obama non ha esitato a soddisfare le richieste di McChrystal, promettendo l&#8217;invio di 30000 militari americani e chiedendo il supporto di 10000 uomini forniti, dalle potenze Nato. Tra le Nazioni impegnate in Afghanistan, nella missione Isaf, l&#8217;Italia è stata la prima a rispondere positivamente all&#8217;appello di Obama e della Nato, prevedendo l&#8217;invio di 1000 militari a partire dal prossimo anno. Il contingente italiano è il sesto per numero di uomini, con 2795 unità a capo del Comando Regionale Ovest, che [...]]]></description>
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