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	<title>Fuori le Mura &#187; inquinamento</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Un continente di rifiuti nell&#8217;Oceano Pacifico</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Pasqualini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una enorme isola di rifiuti si è formata ormai da diversi anni nell&#8217; Oceano Pacifico, formando quello che è stato chiamato &#8220;Pacific Trash Vortex&#8221;, il vortice della spazzatura, o anche &#8220;il sesto continente&#8221;, settimo se si considera anche l&#8217;Antartide. Una distesa di rifiuti impressionante, visibile dal satellite, che continua a crescere di dimensione ogni anno. Era il 1997 quando il miliardario Charles Moore, con una grande passione per il mare, si mise in navigazione con un catamarano nell&#8217;Oceano Pacifico con l&#8217;obiettivo di monitorare l&#8217;inquinamento lungo le coste australiane. Durante la navigazione si spinse in una zona dell&#8217;Oceano poco battuta dalle rotte di navigazione in quanto caratterizzata da venti molto scarsi e da una stabile condizione di alta pressione. Proprio in questa zona scarsamente visitata dall&#8217;uomo, Moore si imbattè in un panorama spaventoso. Una distesa di centinaia di chilometri di rifiuti galleggianti che si estendeva fino all&#8217;orizzonte. A causa della presenza di correnti marine convergenti in quel punto, noto come &#8220;il vortice del Nord Pacifico&#8221; (the Gyre), migliaia di tonnellate di rifiuti in plastica si sono aggregati a formare questa enorme &#8220;isola&#8221; galleggiante. Con il tempo il materiale di plastica è stato sminuzzato in una sottile sabbia, che forma per centinaia di chilometri [...]]]></description>
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		<title>Lo smog a Roma, vietato respirare</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Palazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stato definito un terremoto invisibile, ma che si sente eccome. Lo smog capitolino continua a nuocere alla città ed ai suoi abitanti. Ogni anno a Roma, secondo i dati dello studio europeo Aphekom confermati dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio, si registrano circa 1200 decessi dovuti all’inquinamento da polveri ultrasottili. In media ogni romano passa più di un’ora al giorno sui mezzi di trasporto, in totale sei anni della sua vita (dati Censis). Stare in strada equivale a fumare quotidianamente dodici sigarette esponendosi così a malattie respiratorie e cardiocircolatorie. Soffrono e si lamentano i cittadini, non possono lagnarsi ma ne avrebbero tutte le ragioni  monumenti e chiese. La scorsa settimana uno studio condotto dall&#8216;Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) e dall&#8217;Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro) ha confermato l’erosione provocata ai beni culturali lapidei dall’inquinamento ambientale. Ogni anno i monumenti del Centro perdono 6 micron di materiale. Tra le 77 strutture analizzate, quelle considerate più a rischio si sono rivelate le chiese di San Marco, San Martino ai Monti, San Tommaso in Parione, San Filippo Neri e Santa Cecilia in Trastevere. Non se la passano bene tutti i [...]]]></description>
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		<title>Anche Roma partecipa alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cornacchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sostenuta e promossa dalla Comunità Europea si svolge dal 16 al 22 settembre la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile “In città senza la mia auto”. L&#8217;iniziativa che coinvolge tutte le più importanti città d&#8217;Europa vedrà una serie di appuntamenti anche a Roma per sensibilizzare la popolazione all&#8217;uso di mezzi alternativi all&#8217;automobile che riducano l&#8217;impatto ambientale. Muoversi in bicicletta, con l&#8217;autobus o a piedi aiuta a migliorare non solo la qualità dell&#8217;aria ma contribuisce anche alla diminuzione dell&#8217;inquinamento acustico e del traffico che è uno dei problemi più grandi della capitale. L&#8217;iniziativa, giunta ormai alla sua decima edizione, ha quest&#8217;anno come obiettivo principale quello di rivolgersi alle grandi città dove la sfida di coinvolgere i cittadini in una politica di minor inquinamento è certamente più difficile. Roma si è preparata a quest&#8217;appuntamento organizzando diverse manifestazioni che hanno tutte come tema principale l&#8217;ambiente e la mobilità. Fino al 22 settembre ci sarà una campagna per il controllo dei gas di scarico presso le officine con il rilascio del Bollino Blu, martedì 20 il car pooling day, e il 21 ci sarà l&#8217;evento principale con l&#8217;iniziativa “Al lavoro senza la mia auto” che vedrà protagonisti anche  gli assessori al Traffico Aurigemma e all&#8217;Ambiente [...]]]></description>
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		<title>Alberi artificiali contro l&#8217;effetto serra</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 22:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È chiaro a tutti ormai che l’effetto serra, e quindi il riscaldamento climatico, è dovuto all’eccessiva presenza nell’atmosfera di anidride carbonica, in costante aumento fin dai tempi della rivoluzione industriale. Boschi e foreste, le poche rimaste, non riescono più a &#8220;respirare&#8221; tutto il Co2 per depurare il pianeta. Per questo la Columbia University sta attualmente studiando alberi artificiali prodotti, a livello di prototipo, dall&#8217;azienda Global Research Technologies di Tucson in Arizona. Simili nell’aspetto ad un pannello solare, sono impianti semplici da costruire e possono essere installati ovunque, per esempio ai bordi delle strade o dove già esistono delle pale eoliche. Di dimensioni variabili, da uno a dieci metri quadri, contengono idrossido di sodio che, quando entra in contatto con l&#8217;anidride carbonica, fa scattare una reazione chimica che cancella il gas serra e produce carbonato di sodio. In pratica mimano il meccanismo con cui le piante assorbono anidride carbonica. Per l&#8217;Associazione degli ingegneri britannici, gruppo che raccoglie circa 35mila professionisti, le foreste artificiali rappresentano la strada migliore per arginare il cambiamento climatico. &#8220;I governi e le aziende &#8211; si legge in una nota &#8211; dovrebbero concentrare i finanziamenti su questa tecnologia, affinché si diffonda rapidamente e raggiunga una scala sufficientemente ampia [...]]]></description>
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		<title>Shewanella oneidensis: bio-batteria e bio-rimedio contro i metalli tossici</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Veronica Salemi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ricerca statunitense svela la capacità di un batterio di spostare cariche elettriche. Questo microorganismo potrebbe aiutarci a produrre elettricità e a risanare i siti inquinati]]></description>
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		<title>La città che vive: energia e mobilità per un futuro possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La conferenza nell'ambito della manifestazione Ecopolis che si prefigge di discutere le esperienze internazionali di creazione di ambienti urbani fortemente caratterizzati dalla sostenibilità.]]></description>
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		<title>La Chevron obbligata a risarcire 8,6 miliardi per i danni ambientali in Amazzonia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 23:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storica sentenza in Ecuador dove il tribunale da ragione alle popolazioni indigene contro una multinazionale del petrolio]]></description>
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		<title>Il popolo della Rete contro le imprese &#8220;irresponsabili&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 22:00:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi anni nell’opinione pubblica si è fatta sempre più strada l’attenzione verso l’operato delle imprese da quelle di dimensioni più piccole, che occupano una posizione importante sia nella vita di piccole comunità locali che in quelle globalizzate, che possono avere un notevole impatto sulla società e sull’ambiente. Sempre più consumatori “responsabili” ricercano online  informazioni sulle aziende e sui prodotti acquistati e non si accontentano più di qualcosa che sia semplicemente un buon prodotto, ma pretendono che i produttori seguano i principi della cosiddetta &#8220;responsabilità sociale d&#8217;impresa&#8221;, assicurando il rispetto dell’ambiente e dei diritti umani fondamentali. Sono nate molte associazioni di consumatori che hanno organizzato boicottaggi di prodotti realizzati da imprese “irresponsabili” che non prestano attenzione a questa nuova sensibilità e si è utilizzato Internet come canale principale a disposizione dei comuni cittadini per smascherare e rendere pubblici i misfatti di questa tipologia di imprese. Un’informazione gettata nella Rete può impiegare pochissimo tempo a diffondersi in tutto il mondo attraverso il passaparola tra “navigatori”. Il viaggio dell’informazione trova vento favorevole nei forum, nelle chat, nei blog e nei social network, ambienti virtuali in cui il giornalismo tradizionale va sempre più spesso a pescare notizie  corredate spesso di filmati [...]]]></description>
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		<title>Difendere il pianeta vuol dire proteggere noi stessi</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonathan Stavola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’incredibile sviluppo tecnologico registrato nel XX secolo ha portato con sé un benessere diffuso ed ha contribuito ad innalzare, di molto, la qualità della nostra vita.   Inizialmente si riteneva che il progresso tecnico-scientifico avesse delle controindicazioni trascurabili in nome dell’agiatezza e del profitto; delle problematiche generate dallo sviluppo, qualora ce ne fosse stato bisogno, si sarebbero occupate le generazioni future; negli ultimi anni, invece, ci si è resi conto che, da un lato, il progresso offre indiscutibilmente notevoli vantaggi, ma dall’altro lato “costa” caro, perché può avere effetti devastanti ed immediati, sull’ecosistema e sulla vita umana. Le ricerche che si occupano del rapporto intercorrente tra inquinamento e salute segnalano che sempre più spesso -in diverse parti del pianeta- numerose persone assumono, inconsapevolmente, sostanze tossiche tramite gli alimenti. Ciò avviene quando ci si nutre con carne proveniente da animali da allevamento che hanno pascolato su un terreno inquinato o quando si consumano prodotti coltivati su terreni contaminati o trattati con anticrittogamici altamente tossici  Così anche con l’acqua contaminata, le inalazione di composti nocivi diffusi nell&#8217;atmosfera e l&#8217;esposizione  a particolari fonti elettromagnetiche o radioattive. Da questo tipo di contaminazioni possono derivare pericolose patologie, tra cui cancro, tumori, infezioni respiratorie acute, disturbi circolatori, [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;onda nera del Lambro minaccia l&#8217;Adriatico</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fuoriuscita di massa oleosa dall&#8217;ex raffineria di Villasanta, in Brianza, avanza rapidamente nel corso dei fiumi dell’Italia settentrionale e dopo aver contaminato il Lambro,  sta in queste ore navigando il Po, col rischio di sfociare nel Mare Adriatico. Sono circa dieci i milioni di litri di olio combustibile e gasolio che attraversano i corsi d’acqua  nostrani, versati volutamente nella notte di Lunedì da responsabili ancora ignoti. E’ però certa l’origine dolosa dell’atto, come reso noto dagli inquirenti. Un’azione ecoterroristica l’ha definita Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, con danni rilevanti procurati all’ecosistema della valle padana. Il Lambro infatti è ora considerato un fiume morto, data l’immensa chiazza nera e maleodorante che ha invaso e inquinato le acque, e alcuni animali, come anatre e aironi, sono stati avvelenati dalla tossicità dei combustibili, mentre sono destinati a morire altri stormi di uccelli che migreranno in quest’area con l’arrivo della primavera, a causa dell‘accumulo di idrocarburi nei sedimenti che produrranno effetti tossici per settimane. Non solo, ma danni sono stati causati anche al depuratore di Monza, quantificabili economicamente per un ammontare pari a 2,5 milioni di Euro. L’avanzare della massa oleosa ha poi messo in agitazione, nelle ultime ore, le province di Rovigo [...]]]></description>
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		<title>La Babele ambientale di Copenhagen</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Copenhagen ci sono anzitutto i Dolori del Giovane Barak, che sarà pure bello, abbronzato e Premio Nobel, ma sembra che in questo periodo non se la passi bene. Numero uno, perché s’è visto costretto a inviare un contingente di 30000 soldati in Afghanistan proprio nel giorno in cui ha ricevuto l’ambita onorificenza internazionale per la Pace. Numero due, perché in quel della ridente capitale danese, non sta facendo proprio una bella figura. La proposta statunitense di abbassare le emissioni di gas del 17% entro il 2050, ha incontrato il veto della Cina. Troppo poco, secondo Zhenhua Xie, rappresentante del paese del sol levante a Copenhagen che promette di abbassare l’intensità energetica del 40/45% e non lesina critiche neanche alla proposta di offrire 10 mld di euro ai paesi più poveri per ridurre le emissioni. Un fatto che tra l’altro è stato commentato ironicamente dal presidente sudanese Di-Aping in questo modo: «Non bastano neppure a comprare una bara per i cittadini dei nostri paesi». Magari basterebbero i soldi stanziati per salvare le istituzioni finanziarie, è l’ultima frecciata che Di-Aping lancia ai potenti del mondo, in particolare agli Stati Uniti. Perché il ruolo dell’orco, nella brutta favola dei cambiamenti climatici non [...]]]></description>
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		<title>Verso Copenhagen: intervista a Riccardo Noury di Amnesty International</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Lunedì 7 a Venerdì 18 dicembre 2009 si tiene a Copenhagen, in Danimarca, il 15esimo incontro sull&#8217;attuale crisi ambientale. Dalla retorica è venuto dunque il momento di passare all&#8217;azione. Vediamo cosa ne pensa Riccardo Noury, direttore dell&#8217;ufficio comunicazione di Amnesty International Italia, che in questi giorni sta promuovendo interessanti iniziative sul rapporto tra cambiamenti climatici e applicazione dei diritti umani. Con un&#8217;espressione dipietrista si potrebbe pensare&#8230;&#8221;E che c&#8217;azzecca?!&#8221;&#8230; C&#8217;azzecca, c&#8217;azzecca. E sentite un po&#8217; in che drastica misura&#8230; Partiamo con una domanda generale. Copenhagen vede seduti al tavolo delle trattative i paesi maggiormente responsabili delle emissioni di co2. Personalmente cosa crede che possa cambiare rispetto alle precedenti conferenze sul clima? Non molto, soprattutto a causa dell’alleanza preventiva tra Stati Uniti e Cina. Solitamente, gli accordi con la Cina sono accordi sulle cattive pratiche della Cina. Amnesty da sempre si occupa del rispetto della Carta dei Diritti Umani, soprattutto nei paesi del Terzo Mondo. Che impatto pratico potrebbero avere i cambiamenti climatici e la crisi energetica su questi paesi e sul rispetto di quei diritti? Un impatto abnorme. Se la tendenza non viene invertita, nei prossimi anni centinaia di milioni di persone saranno costrette a lasciare i loro paesi a [...]]]></description>
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		<title>Clima, l&#8217;asse USA-Cina decide per tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa ci si deve aspettare quando i due Stati più “inquinanti” del mondo si siedono ad un tavolo per parlare di clima? Ovvio. Che si accordino, prendendo decisioni “vincolanti” per il resto del pianeta. Questo è ciò che è accaduto a Singapore, dove dal 12 al 14 Novembre, si è svolto il vertice delle nazioni dell&#8217;Asia-Pacifico (Apec). In questa sede il Presidente americano Barack Obama ha incontrato il suo “omologo” cinese Hu Jintao e, insieme, sono riusciti ad affossare e a privare di ogni significato il summit mondiale sul clima previsto per il 7 dicembre a Copenaghen. L&#8217;obiettivo principale del vertice era di stringere un nuovo accordo in grado di sostituire il protocollo di Kyoto, troppo spesso ignorato e datato 1998, quindi in via di scadenza. A livello internazionale sembrava si fosse diffusa la necessità di stabilire impegni precisi e, in particolar modo, di definire effettive riduzioni di gas ad effetto serra per ogni Paese. Purtroppo tutto questo non si verificherà. Almeno non ora, almeno non a Copenaghen. Quello che è emerso dai colloqui tra Obama e Hu Jintao, infatti, è che nel vertice Danese si cercherà di trovare solo un&#8217;intesa “vincolante politicamente”, ma nessun tipo di accordo definitivo, “vincolante legalmente”. Davanti [...]]]></description>
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		<title>Gli scempi della Shell in Nigeria a 14 anni dalla morte di Ken Saro Wiwa</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi si perdoni il gioco di parole: è un cliché  ben radicato pensare che parlar male delle grandi multinazionali sia ormai solo un cliché. Le persone spesso non ne vogliono sapere, o non se ne interessano, o credono che sia appunto l’ennesimo luogo comune radical chic. Il 10 Novembre 1995 morì Ken Saro Wiwa. A quattordici anni dalla sua morte, ben poche cose sono cambiate in Nigeria. La Shell continua a versare nel delta del Niger petrolio, gas e rifiuti inquinando l’aria, l’acqua e la terra, distruggendo il territorio dove è radicata l’etnia Ogoni. La Nigeria è il settimo paese produttore di petrolio al mondo. La popolazione però non ne beneficia, anzi, oltre a navigare nella povertà più assoluta è costretta a vivere in una regione sfruttata e dilaniata dalla brama di denaro della multinazionale ricordata per il carburante V-Power. Come non provare ribrezzo per chi oltraggia la terra di tutti? Allora cerchiamo di raccontare una storia. La storia di Ken Saro Wiwa, uno scrittore, un poeta, un rivoluzionario che abbracciò sin dagli anni ’80 la causa dell’etnia Ogoni contro la Shell e contro il governo nigeriano corrotto (che permette tutt’ora che sia perpetrato lo scempio di una terra meravigliosa). [...]]]></description>
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		<title>Quel “marpiccolo” (morente) che bagna Taranto</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Taranto, i veleni dell’ILVA, che produce un decimo dell’inquinamento europeo e il “marpiccolo” che la bagna, situato all’interno di un golfo sudicio e sporco, nel quale si respira la sofferenza di un ricambio d’aria e d’acqua. Paolo VI, uno dei quartieri più degradati della città pugliese, dove non c’è nulla e dove i giovani non hanno scampo e non possono far altro che bruciarsi in un limbo di infinite vessazioni umane o fuggire via dalla propria terra, quest’ultimo un monito necessario per le giovani generazioni più che una semplice prospettiva. Ecco lo sfondo “schifoso” della vita di Tiziano, che si sente imprigionato in una realtà che non gli dà respiro, fra un padre che si gioca tutti i soldi alle macchinette, una madre contraddittoria che vuole cambiare la sua situazione, ma finisce col peggiorarla, la svogliatezza scolastica e le “consegne” per Tonio, il mafiosetto locale, unica via d’uscita per raggranellare qualche spicciolo e … il sogno di andare via, non si sa bene dove, non si sa bene quando. Ma un giorno, il giovane capisce che la sua unica chance è fare il colpaccio derubando il suo “padrone” di molte migliaia di euro. Purtroppo, però, questo gli costerà caro e [...]]]></description>
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