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	<title>Fuori le Mura &#187; mafia</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Giovanni Tizian, giornalista contro la mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Pasqualini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roberto Saviano è diventato famoso negli ultimi anni per i suoi libri di inchiesta sulla mafia. In particolare il libro “Gomorra”, da cui è stato tratto il film omonimo, seguito da nuove produzioni e da alcuni interventi in programmi televisivi, lo hanno reso uno dei più famosi scrittori italiani attuali. Sotto scorta ormai da anni, obbligato a muoversi sempre con rigide misure di sicurezza, è stato più volte minacciato di morte dalla Camorra, ma l&#8217;enorme popolarità da lui raggiunta gli da una protezione in più. Per fortuna, in Italia di Saviano non ce n&#8217;è solo uno. L&#8217;Italia è piena di uomini e donne che si battono contro le mafie scrivendo, denunciando, facendo inchieste. Molti restano sconosciuti ai più, non vengono pubblicati da grandi case editrici e non vanno in televisione, e vivono ogni giorno sottoposti a mille rischi, fra intimidazioni e minacce, senza scorta. Molti di loro sono giovani e precari, pagati due soldi (o non pagati) per articoli ed inchieste che smascherano i lati oscuri del nostro paese. Smascherano e denunciano ogni giorno con la loro azione di investigazione i legami fra mafia e potere politico, corrono rischi di ogni tipo, e lo fanno solo per passione e per ferma [...]]]></description>
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		<title>Roma e il Lazio sotto lo scacco della Quinta Mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Sebbene il termine mafia, e con esso lemmi affini, sia solitamente associato ad attività illecite svolte e organizzate nelle regioni del sud Italia, tale prospettiva, oggi più che mai, è da ritenersi quantomeno limitata. L’azione malavitosa cresce, non a parole ma con i fatti, e allarga i propri interessi non solo verso molteplici attività, ma anche verso nuove aree geografiche. Tra queste, la regione del Lazio e la città di Roma sono divenute mete tra le più ambite per gli affari della malavita. A rivelarlo è Libera. Associazione nomi e numeri contro le mafie,  l’organizzazione presieduta da don Luigi Ciotti che ha tenuto, nella giornata di mercoledì, un seminario sul crimine organizzato nel Lazio presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza. Dallo studio presentato si denuncia la presenza sul suolo laziale di una cosca ribattezzata Quinta Mafia, che seppur autonoma e guidata da boss regionali, detiene stretti contatti con le più note organizzazioni malavitose, sia nostrane quali Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, che straniere come quelle cinesi e russe. Alle prime la Quinta Mafia garantisce il riciclaggio di denaro sporco derivante principalmente  dallo spaccio degli stupefacenti e offre agganci per consentire a Cosa Nostra di mettere le mani sul [...]]]></description>
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		<title>Mozzarella Stories</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tania Marrazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha il sapore della sua terra d’origine il primo lungometraggio di Edoardo De Angelis, regista porticese che dopo aver ricevuto il Premio della critica al Kustendorf Film Festival per il suo cortometraggio Mistero e passione di Gino Pacino, si è guadagnato l’appoggio del suo direttore Emir Kusturica. Mozzarella stories prende spunto da quel lucido e pungente reportage sulla realtà casertana che è La città distratta di Antonio Pascale, libro che ispirò anche Gomorra di Roberto Saviano, e nel quale l’autore spiega come la mozzarella  per la sua struttura porosa si presti benissimo a descrivere il carattere degli abitanti di Caserta, una città in continuo divenire. Una pellicola che però nasce anche da un’immagine, quella che mostra un corpo immobile imprigionato da un pesante corpo morto, allo stesso modo è immobile il motore narrativo della storia che vede i suoi personaggi affaccendarsi inutilmente per risolvere problemi apparentemente insolubili. Mozzarella stories racconta le vicende di una famiglia che tenta a tutti i costi di difendere il prodotto che ama, la mozzarella di bufala campana ovvero il cosiddetto “oro bianco”, dalla bramosia lucrativa della mafia e della concorrenza cinese. Dopo anni in cui l’azienda casearia di Ciccio DOP (Giampaolo Fabrizio) ha avuto il [...]]]></description>
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		<title>Libero Grassi, il coraggio di dire No</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 22:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Poladas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante siano trascorsi vent’anni dalla sua morte, Libero Grassi è e probabilmente rimarrà una delle figure emblematiche della lotta alla mafia. Il 29 agosto si sono celebrate le commemorazioni della sua uccisione avvenuta per mano di sicari di Cosa Nostra, come conseguenza al suo rifiuto di piegarsi al sistema estorsivo mafioso. Libero Grassi nasce a Catania ma si trasferisce presto a Palermo con la sua famiglia. I genitori lo chiamano così in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti: Libero cresce in un ambiente antifascista, arrivando presto a comprendere e far suoi i valori di democrazia e libertà. Malgrado la laurea in legge, l’uomo decide di seguire le orme paterne e si lancia nel commercio. Si trasferisce nel Nord Italia, a Gallarate, ed inizia a frequentare l’imprenditoria locale. Ritorna a Palermo e fonda la MIMA (Manifattura Maglieria ed Affini), la quale produrrà per tutti gli anni 50 biancheria da donna, arrivando ad impiegare circa 250 operai. Nel‘79 i vecchi locali della SIGMA vengono venduti dalla proprietà (un’immobiliare milanese) ad un costruttore palermitano. Libero è costretto a lasciare quella sede, per cercarne un&#8217;altra. Ne trova una di 2000 metri quadrati in Via Thaon di Revel. Ma questo trasferimento segnerà l’inizio di una [...]]]></description>
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		<title>Il pentito Mannoia tenta il suicidio</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pagano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Usati, adulati, sfruttati e dopo dimenticati. Questa è la fine che non di rado spetta ai collaboratori di giustizia, i quali, dopo aver svolto un ruolo il più delle volte fondamentale nella lotta contro la mafia, vengono abbandonati dalle istituzioni e lasciati soli al loro destino. Proprio pochi giorni fa Francesco Marino Mannoia, il super pentito che collaborò negli anni novanta con il giudice Giovanni Falcone, ha tentato il suicidio ingerendo un cocktail di farmaci. Il motivo che l’avrebbe spinto a compiere un simile gesto sta nello stato di solitudine e di disperazione in cui versa dopo che lo Stato, a suo avviso, lo ha praticamente abbandonato. Non è la prima volta che l’ex mafioso tenta di farla finita, ci aveva già provato soltanto un mese fa. In quell’occasione fece scalpore la dichiarazione che pochi giorni dopo rilasciò al procuratore Antonio Ingroia: “Sono deluso, amareggiato, dopo quello che ho fatto per la lotta alla mafia dal 1989”. Mannoia fu un personaggio molto importante per l’organizzazione per via delle sue conoscenze nel campo della chimica, che gli permisero di elaborare un avanzato sistema per la raffinazione dell’eroina. Tuttavia nel 1989 decise di cambiare vita e di collaborare con la giustizia. Le [...]]]></description>
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		<title>Cinque</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo a Quarticciolo, Roma Est. Manolo, Gianni, Luigi, Fabrizio ed Emiliano, sono cinque ragazzi della periferia che  si conoscono all’interno di un riformatorio nel quale risiedono dalla più tenera età,  ciascuno per piccoli reati. Lì  stringono un’intensa amicizia, che si solidifica quando il giovane Emiliano subisce una terribile violenza prontamente vendicata dai suoi compagni. Una volta usciti dal riformatorio, i cinque ragazzi, legati da un patto di sangue fatto anni prima, crescono in mezzo alla strada, fra droga, sesso, alcool e gioco. Un giorno, in pieno delirio di onnipotenza  e con l&#8217;adrenalina a mille, decidono di tentare il “grande colpo”: rapinare un portavalori. Agiscono da professionisti, illusi dal sogno di una bella vita, quando in realtà non sono che degli sbandati presi solo dal facile guadagno e dalle donne.  Sarà infatti facile per loro entrare in una spirale di odio e vendetta. E il mondo che si ritroveranno davanti sarà ancora più agguerrito, più malvagio e più spietato di loro. Il regista Francesco Maria Dominedò esordisce davanti alla macchina da presa con un film tratto liberamente da una storia vera. Il titolo del film oltre a riferirsi al numero dei protagonisti, non può che riportarci oltre alle dita della mano [...]]]></description>
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		<title>Mafia, a Roma &#8220;C&#8217;è posto per tutti&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 22:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Palazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Mafia nella Capitale e dintorni. Un fenomeno più radicato di quanto si possa immaginare, come illustrato qualche giorno fa durante la seduta della commissione Sicurezza e criminalità della Regione Lazio. &#8220;Roma è il centro degli interessi economici &#8211; ha spiegato il sostituto procuratore antimafia Diana De Martino &#8211; un mercato ideale per investire capitali illeciti per il semplice motivo che c&#8217;è posto per tutti, ovvero non esiste interesse da parte dei diversi clan a contendersi il territorio&#8221;. Parole che hanno riacceso i riflettori sul quadro delle infiltrazioni malavitose nella Città Eterna. Dichiarazioni che vogliono ammonire quanti (troppi) ancora vedono la criminalità organizzata legata esclusivamente ai confini del Meridione, magari con coppola e lupara. Tanti ricorderanno quando, qualche tempo fa, nel corso della trasmissione Vieni via con me Roberto Saviano parlò della longa manus mafiosa nel ricco Nord Italia e seguirono le reazioni stizzite di esponenti leghisti che gridarono allo scandalo. Se per genuina ignoranza o per ragioni di convenienza elettorale non è dato di saperlo. Sta di fatto che le dichiarazioni rilasciate dalla De Martino rilanciano i ragionamenti su quella che da anni l’Associazione &#8220;Libera informazione&#8221;, denuncia come la “Quinta mafia” dopo Mafia canonica, Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona [...]]]></description>
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		<title>In memoria di Peppino Impastato</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Cristina Costanza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rinnovare la memoria di Peppino Impastato, ucciso per esecuzione più di 30 anni fa, significa rinnovare il suo messaggio di legalità, utile più che mai nell'Italia di oggi. ]]></description>
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		<title>Giudizio e pregiudizio. Angelo Cavallo racconta Giosuè Rizzi</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 23:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Tridico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Mario Puzo scrisse Il Padrino, nessuno si sarebbe mai aspettato che dopo 40 anni avrebbe potuto temere la concorrenza. L&#8217;Italia, oltre alla pizza, è conosciuta in tutto il mondo per la mafia; dato che una sola saga sulla mafia italiana, risalente per giunta agli anni 60 ormai è cosa superata, gli scrittori italiani, forte di questo patrimonio culturale, hanno iniziato a mettere nero su bianco tutti  i retroscena delle associazioni a delinquere. C&#8217;è chi lo ha fatto risparmiandoci il solito romanzo non fiction come l&#8217;acclamato Gomorra di Roberto Saviano, chi con un titolo ad effetto come La mafia ha vinto di Buscetta, chi usando la storia di un bambino brutalmente disciolto nell&#8217;acido come Pino Nazio ne Il bambino che sognava i cavalli. Analizzare e popolarizzare la realtà mafiosa in questo paese sembra quasi una corsa affannosa per definire meglio la linea di demarcazione tra legalità è illegalità, per imporre la riflessione su un fenomeno che viene percepito come fiction, ma che finzione non è e che continua a porre le fondamenta per fenomeni e tormentoni senza freno. Giudizio e pregiudizio (Gruppo Perdisa Pop) è la storia vera di Giosuè Rizzi, scritta a quattro mani con il protagonista: l’uomo accusato di aver ideato [...]]]></description>
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		<title>Torna il nome di Berlusconi nella trattativa Stato – mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 23:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza ha indicato nel premier Silvio Berlusconi il nome con cui Cosa nostra si garantì il controllo politico dell’Italia, in seguito alle presunte trattative Stato – mafia del biennio ’92-93.]]></description>
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		<title>Il bambino che sognava i cavalli.  799 giorni ostaggio dei corleonesi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 23:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Tridico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#124; Speciale FLM &#124; Leggi tutti gli articoli &#124; Più libri più liberi. 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria &#8220;Non ho voluto perdonare perché è giusto non perdonare. Uno che arriva a questo fatto così orrendo non può esistere il perdono. Il bambino ha fatto un calvario peggio di Gesù. Io queste persone non le perdono. Non c&#8217;è nessun perdono. Se avevi qualcosa contro di me venivi a cercare me e te la sbrigavi con me: che ti può fare un bambino di undici anni? Non so quante persone hanno concorso per questo bambino, tutte condannate all&#8217;ergastolo. Il bambino ha fatto più danni da morto che da vivo. Io ho provato con mani e piedi a salvarlo, ci sono arrivato a 300 metri per salvarlo e non ci sono riuscito. Glie lo dico tutti i giorni che mi dispiace, lo cercavo e non l&#8217;ho liberato. Era destino che il bambino doveva morire e distruggere la mafia. Ha distrutto i Corleonesi&#8221;. (Dichiarazione di Santino Di Matteo durante la presentazione del libro) La Sovera Edizioni ha pubblicato Il bambino che sognava i cavalli. L’autore, Pino Nazio, sociologo e giornalista, ha svolto un lavoro di alto livello che ha portato alla stesura di [...]]]></description>
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		<title>Nomi, cognomi e infami raccontati da Giulio Cavalli</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Tridico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Più Libri Più Liberi 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[&#124; Speciale FLM &#124; Leggi tutti gli articoli &#124; Più libri più liberi. 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Giulio Cavalli, l’attore sotto scorta per aver denunciato i traffici della mafia nel Nord Italia, arriva a Più libri più liberi per raccontare la sua storia: “La mafia non è sconfitta dalle parole ma dalle coscienze. Ognuno può combatterla con il proprio lavoro, anzi,  personalmente vorrei meno scrittori ed attori ‘civili’ e più funzionari, commercianti, cittadini ‘civili’. Manifestazioni come questa Fiera, che sono rivolte proprio alla maggioranza del pubblico, possono avere un ruolo importante. Oggi su alcuni temi sono proprio il teatro e i libri a riempire i vuoti donati dall’informazione”. Come arma della sua personale lotta alla mafia e ai mafiosi, ha scelto di parlare, ma non una semplice parola sussurrata ma una parola urlata senza paura delle conseguenze. Urla la mafia e lo fa con una risata. Un’arma eccezionale, che gli ha permesso di essere ascoltato da migliaia di persone, anche da chi non vuole ascoltare. Da due anni vive sotto scorta e i carabinieri lo accompagnano ovunque vada, dal Nord al Sud d&#8217;Italia, in una vita che ricorda sempre di più una continua tournèe teatrale che [...]]]></description>
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		<title>Fratelli di sangue: l&#8217;efferata pervasività della &#8216;ndrangheta, la mafia più potente al mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 22:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fratelli di sangue (2009) è il miglior libro in circolazione che tratta della &#8216;ndrangheta. Un testo che deve la sua esistenza alla perseveranza di Walter Pellegrini, l&#8217;editore che ha pubblicato le prime undici edizioni del prezioso volume. La prima era stata stampata nel 2006, in seguito Massimo Turchetta, direttore generale della Mondadori, ha ripubblicato il libro in una versione aggiornata e riveduta, nella collana Strade blu diretta da Edoardo Brugnatelli. La &#8216;ndrangheta calabrese è  basata sull&#8217;omertà che fin dai tempi antichi garantisce la sicurezza ed evita tradimenti da parte degli affiliati. Dalle origini “&#8217;ndrangheta” significa “atteggiarsi a uomo valente”, temuto e rispettato. Negli ultimi tempi questa è tornata alla ribalta a livello mediatico e la sua schizofrenia le ha permesso di adattarsi ad ogni esigenza del mercato. Sviluppatasi in sordina, oggi la &#8216;ndrangheta è la più potente organizzazione che incute e genera paura, cresciuta in bilico fra tradizione ed innovazione. Da sempre considerata la versione homemade e ragged della mafia siciliana, in realtà &#8220;la &#8216;ndrangheta è l&#8217; “azienda” criminale più ricca, più aggressiva, più invasiva, quella che meglio è riuscita ad infiltrarsi nell&#8217;economia e nelle istituzioni, ma anche l&#8217;unica veramente globalizzata, con filiali in tutte le regioni d&#8217;Italia e ramificazioni [...]]]></description>
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		<title>Anche Brusca ha il suo &#8216;tesoretto&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 22:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno degli obiettivi dichiarati della maggioranza governativa è da sempre quello di ripianare parte dei buchi statali con il recupero del denaro sporco confiscato alla malavita. Concetto ribadito anche ad inizio settimana dal ministro dell’Interno Maroni, il quale ha dichiarato di puntare a raggiungere quota 2 miliardi e mezzo di euro entro la fine del 2010. Ad ‘aiutare’ il Governo nel perseguimento di questo ambizioso traguardo potrà aggiungersi a breve un personaggio d’eccezione, qualora le accuse a suo carico, avanzate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Palermo, si rivelassero fondate: il pentito Giovanni Brusca. In carcere dal 1996, accusato di aver commesso più di cento omicidi tra cui quello che ha tolto la vita al giudice Falcone, il “boia di Capaci” è ora indagato per i reati di fittizia intestazione di beni a prestanome, tentata estorsione e riciclaggio. Illeciti che avrebbe presieduto direttamente da Rebibbia, dov’è rinchiuso, e che potrebbero avergli procurato un guadagno da 188 mila euro. L’inchiesta è nata in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche effettuate nell’ambito della cattura del latitante Domenico Raccuglia, dalle quali è emersa la disponibilità di beni non individuati in possesso della famiglia del pluriomicida. La gravità della questione risiederebbe nel fatto che Brusca è [...]]]></description>
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		<title>Nella Calabria dei giornalisti infami</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 22:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Tridico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è semplice scrivere nei giornali calabresi, occuparsi di fatti che interessano persone che vivono o sopravvivono in una terra difficile da capire. I Mpamu sono &#8211; per i mafiosi calabresi &#8211; tutti i giornalisti infami, disertori, gente di cui dubitare che &#8211; senza paura &#8211; si occupano di loro ficcando il naso in indagini, fascicoli, misfatti efferati. Negli ultimi tre anni, tanti sono i reporter calabresi che con smisurato coraggio hanno affrontato minacce e prepotenze; le loro storie narrano di una Calabria assalita da una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo. Tutte queste cronache sono state studiate e costruite con accuratezza e scrupolosità da Roberto Rossi, freelance di origini siciliane, e Roberta Mani, caporedattore centrale di News Mediaset che ci spiega meglio &#8211; attraverso questa interessante intervista &#8211; come è nato e si è sviluppato Avamposto. Oltre a parlare dell&#8217;inchiesta, riportiamo l&#8217;inquietante notizia delle minacce ricevute da Ferdinando Piccolo &#8211; corrispondente da San Luca de Il quotidiano della Calabria - a cui la stessa Roberta Mani dà voce e rilevanza all&#8217;interno stessa testata. “Oggi sono ancora più motivato, questi signori mi hanno dato una spinta in più a continuare nel mio lavoro”. Ha le idee chiare Ferdinando Piccolo, 23 anni, [...]]]></description>
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		<title>Cosa si nasconde dietro “l’affaire Saviano”?</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 22:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Arseni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo si vanta dei progressi ottenuti nella lotta contro la mafia, ma alcune leggi e atteggiamenti sembrano non andare nella stessa direzione.]]></description>
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		<title>Ecomafia, il nuovo business della malavita</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 22:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre la crisi economica mette in ginocchio le borse di tutto il mondo preannunciando un possibile dissesto finanziario anche per l’Ungheria dopo il crac della Grecia, le associazioni criminali nazionali non conoscono arresti e fatturano, senza sosta, miliardi di euro. Il nuovo ambito d’interesse della delinquenza organizzata si chiama ecomafia e a farne le spese è l’ambiente, prima ancora che il cittadino perbene. Come evidenziato dal rapporto presentato da Legambiente a Roma il 4 Giugno scorso, nel 2009 gli illeciti ambientali sono stati tra i reati preferiti, nonché maggiormente redditizi, compiuti da mafia, camorra e ‘ndrangheta, in grado di generare complessivamente un volume d’affari da 20 miliardi di euro. Fatturato, se così si può chiamare, superiore di dieci volte ai profitti annuali della Fiat. Nulla sfugge a questa forma di business. Dalle infrazioni nel settore dei rifiuti, con la creazione di vere e proprie discariche non autorizzate, all’abusivismo edilizio, che include anche il mercato del cemento depotenziato con cui vengono realizzati ponti e abitazioni. Persino lo sfruttamento di animali rientra in questo giro, dalle corse clandestine dei cavalli ai combattimenti tra cani. Dal rapporto si evince come l’anno passato siano stati compiuti 28576 reati contro l’ambiente, con un aumento dell’11% [...]]]></description>
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		<title>L’attendibilità di Spatuzza riapre il processo Dell’Utri</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 19 marzo è ripresa a Palermo la requisitoria del processo a carico di Marcello Dell’Utri, senatore del Popolo della libertà. Condannato, in primo grado, a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, il braccio destro di Berlusconi è chiamato in appello a discolparsi delle accuse rivoltegli dal procuratore generale Nino Gatto. Incriminazioni che avrebbero assunto maggior consistenza dopo l’attendibilità attribuita alle dichiarazioni del pentito Gaspare Saptuzza, ex membro di Cosa Nostra, nelle deposizioni rilasciate il 4 dicembre 2009. Le rivelazioni del collaboratore di giustizia hanno denunciato un legame stretto tra i fratelli Graviano, capi della malavita siciliana, e Dell’Utri, il quale insieme a Berlusconi avrebbe dato vita ad una serie di accordi tra Stato e mafia per interrompere la stagione delle stragi del biennio ‘93-94. In particolare Spatuzza ha riferito di avere avuto un incontro a Roma con Giuseppe Graviano, nel 1994, in cui questi gli avrebbe comunicato che: “finalmente grazie a Berlusconi e Dell’Utri, la mafia aveva il paese in mano”. Frase mai confermata dal più piccolo dei boss di Cosa Nostra, ma giudicata credibile dal pg Gatto che proprio su questo assunto sta costruendo la sua requisitoria: “Alle trattative del periodo &#8217;93-&#8217;94 [...]]]></description>
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		<title>Di Girolamo entra in carcere</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pagano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nicola Di Girolamo entra in carcere; dopo che il Senato accoglie la sua richiesta di dimissioni si consegna in serata in una stazione dei carabinieri, i quali successivamente lo trasferiranno nel carcere di Rebibbia. Si conclude cosi l’ultima giornata da uomo libero dell‘ex senatore del Pdl, sulla cui persona pesano pesanti accuse sia riguardo la sua elezione nella circoscrizione estero sia per quanto riguarda i suoi presunti rapporti con la ‘ndrangheta. Ed è subito scontro tra maggioranza e opposizione dopo il suo ultimo discorso al Senato e l’approvazione della sua richiesta di dimissioni. Di Girolamo parla, si rivolge ai colleghi del Senato ringraziando tutti coloro con i quali ha diviso importanti momenti della sua vita politica e personale, ma non fa nessun nome in quanto ormai è diventato “Lucifero” e “l’untore ” e qualsiasi riferimento a persone rischierebbe di coinvolgerle. Afferma anche con forza di non essere lui ad aver portato la mafia in parlamento e di temere che queste accuse possano anche compromettere molte persone a lui care, in primis la sua famiglia. Questo discorso è seguito da un caloroso applauso di tutti i senatori del Pdl e della Lega, qualcuno si alza e lo abbraccia volendo dare il [...]]]></description>
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		<title>Spatuzza depone al processo Dell&#8217;Utri</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Felici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le parole del super pentito di mafia Gaspare Spatuzza piombano sul Governo come un macigno. Il collaboratore di giustizia, infatti, ha confermato in aula le dichiarazioni che già aveva rilasciato nei giorni scorsi alla stampa. Durante il processo d’appello contro Marcello Dell’Utri, l’ex affiliato alla cosca dei fratelli Graviano, ha confessato davanti al giudice che Dell’Utri e Berusconi, chiamato “quello di Canale 5”, erano in contatto con la famiglia in cui lui prestava servizio, nel periodo delle stragi di mafia del 93’. Al centro della deposizione di Spatuzza c’è un episodio avvenuto a Roma, a Via Veneto nel 94’. Spatuzza racconta che in questa occasione, Giuseppe Graviano, il boss della cosca mafiosa a capo del quartiere Brancaccio, a Palermo, gli avrebbe detto che finalmente avevano ottenuto quello che volevano. Non come avvenne con i socialisti nell’88, che prima si fecero votare e poi gli scatenarono contro la guerra. Con Dell’Utri e Berlusconi avevano il mondo in mano. Importante sottolineare che i fratelli Graviano, tutt’ora in carcere, sono stati condannati, con il massimo della pena, per le stragi compiute dalla mafia all’inizio degli anni  Novanta. Dell’Utri e Berlusconi hanno subito reagito alle accuse del pentito e si sono detti totalmente estranei [...]]]></description>
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		<title>La terra dei cachi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brutto periodo per quelli dell’altra sponda eh. Brunetta dalla sua poltrona – porta due cuscini sotto il culo per arrivare al microfono, come i bambini dal barbiere – accusa Tremonti di non aver studiato abbastanza. Tremonti risponde che in matematica era il più bravo di tutta la classe e che forse all’alba della finanziaria si potrebbe privatizzare pure l’aria che respiriamo, perché c’è troppa gente che respira troppo e tutta quest’aria mica la può pagare lo stato, infondo nell’aria ormai c’è un sacco di cocaina e gli spacciatori quella la fanno pagare cara. Berlusconi è imbarazzato, a quanto dicono i giornali. Secondo un articolo di Repubblica, ha detto al povero Angelino che “ il Ministro della giustizia al suo posto lo può fare chiunque”. Beh calcolando che prima di lui lo faceva Mastella e prima ancora Castelli… Comunque, pare il candidato più accreditato sia Topo Gigio, dopo il grande successo della sua pubblicità anti-suina. Sempre Berlusconi pare che sarà processato per mafia. Le stanno pensando tutte, tra lodi e processi brevi e a quanto pare non riescono a venirne a capo. Idioti! Ma la soluzione ce l’ho io… &#8230;Legalizziamo la mafia! Non ci avevate pensato eh?! Io stamattina, ero talmente [...]]]></description>
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		<title>Nessun avviso di garanzia per il Premier</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non esiste un’inchiesta a carico di Berlusconi per concorso esterno sulle stragi del ’92 (Falcone e Borsellino) e gli attentati del ’93 (a Roma, Firenze e Milano). Lo rivela il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi, che smentisce così la notizia riportata su alcuni organi di informazione. Il Giornale e Libero, due quotidiani nazionali, avevano infatti scritto, nei giorni scorsi, come il Cavaliere fosse ormai prossimo a ricevere un avviso di garanzia per le dichiarazioni rilasciate dal pentito Gaspare Spatuzza ai magistrati della procura fiorentina. Secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia, Berlusconi, insieme a Dell’Utri, fu scelto dal boss di Cosa Nostra Giuseppe Graviano, nel 1994, come controparte politica ideale per sanare i rapporti Mafia-Stato e interrompere così la stagione delle stragi. Per questo motivo il cartaceo di Feltri ipotizzava una nuova indagine tesa a coinvolgere il Presidente del Consiglio. Invece il pm Quatrocchi ha chiarito immediatamente la posizione del Premier, spiegando come il nome noto verso il quale è stato avviato un procedimento riguarda uno dei presunti esecutori materiali dell’atto terroristico in Via dei Georgofili. Il leader del Pdl dunque non rischia coinvolgimenti in nuovi processi difendendo così la Presidenza del Consiglio, anche se a riguardo forti rassicurazioni erano [...]]]></description>
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		<title>Mediterraneo avvelenato?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È un problema di vecchia data quello dello smaltimento dei rifiuti. Gomorra di Roberto Saviano ci ha mostrato come la Camorra si affidasse metodi sempre più “creativi” per seppellire quelli ordinari. Immaginate se invece si fosse trattato di scorie tossiche. Si tratta di un caso complicato. Ci sono delle indagini in corso. Ci sono voci che girano. Alcuni giornali ne parlano, altri tacciono la notizia. È sempre meglio dunque, per correttezza di cronaca e per non influenzare le indagini stesse, attenersi ai fatti e lasciar da parte le dicerie. Nel lontano aprile 2006, un membro del pool antimafia di Milano, raccoglie la deposizione del collaboratore di giustizia ex ‘Ndrangheta Francesco Fonti. Per quanto riguarda l’associazione mafiosa calabrese di nascita, ma europea per vocazione, secondo quanto affermato da Nicola Grattieri – Procuratore Aggiunto della Repubblica a Reggio Calabria – ieri sera al programma televisivo “Che Tempo che fa”,  la magistratura ha a disposizione circa cinquanta pentiti. È una cifra irrisoria se si pensa ai circa mille della Camorra e ai circa duemila della Mafia. Secondo quanto affermato da Fonti nel 1993 la ‘Ndrangheta aveva « bisogno di affondare delle navi che ci erano state commis­sionate ed erano al largo di Cetra­ro [...]]]></description>
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		<title>Il papello di Ciancimino jr. accusa il reparto dei Ros</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, ha inviato via fax  il 14 ottobre scorso una fotocopia del famoso papello alla procura di Palermo. Con papello si intende il foglio di carta realizzato nel 1992 da Riina, ex capo di Cosa Nostra, in cui sono elencate le richieste avanzate dalla mafia allo Stato per interrompere la stagione delle stragi, che portò all’assassinio dei magistrati Falcone e Borsellino. Il documento è articolato in dodici punti e tra le pretese rivendicate spicca al primo posto la revisione della sentenza riguardante il maxi-processo del ’92 che aveva indagato e condannato più di 400 persone, per crimini legati alla criminalità organizzata. Sul manoscritto viene poi dichiarato necessario l’annullamento del decreto 41 bis, che prevede il carcere duro per i mafiosi, così come il riesame sulla legge Rognoni-La Torre, che confisca alla mafia i suoi beni per rimpinguare le casse dello Stato. Infine, tra i tratti salienti, spunta l’avance assurda di poter arrestare malavitosi solo se colti in flagranza di reato, come se i boss possano godere di una parziale immunità annullabile esclusivamente qualora venissero colti con le mani nel sacco. Oltre al documento, il cui formato originale sarà consegnato solo nei prossimi [...]]]></description>
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		<title>In direzione ostinata e contraria: le Nuvole</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le Nuvole (i sofisti, n.d.r), per l&#8217;aristocratico Aristofane, erano quei cattivi consiglieri, che, secondo lui, insegnavano ai giovani a contestare (in un dibattito pubblico n.d.r.)[...]le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perche&#8217; il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. Nella seconda parte dell&#8217;album, si muove il popolo, che quelle Nuvole subisce senza dare peraltro nessun evidente segno di protesta.&#8221; Non credo ci sia molto da aggiungere alla parole con cui Fabrizio De André, descriveva le sue nuvole in un&#8217;intervista datata 1990. Lo stato di attualità perenne in cui questo disco vive, è miracoloso dal punto di vista poetico, è scandaloso invece se inserito in un quadro generale politico. Le Nuvole - De Andrè scelse le due donne che recitano il primo brano del disco attraverso dei provini popolari a Cagliari. Le loro voci, rappresentano nient&#8217;altro che la Terra, che vede passare sopra di sé miriadi di nuvole, che oscurano l&#8217;azzurro limpido del cielo. È una metafora di quelle entità politiche, sociali ed economiche, che, al di sopra di noi, decidono della nostra vita. Passano, sono effimere, sono [...]]]></description>
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