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	<title>Fuori le Mura &#187; New York</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Il giorno in più</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Fabio Volo dicet: “Non chiamateci bamboccioni!” (Conferenza stampa) di A. Vivona A volte nella vita ci sono giorni che appaiono così tremendamente uguali, ma poi ne basta solo uno, uno in più a fare la differenza. E decidere se qualcosa può cambiare, perdersi o ritrovarsi, partire o restare, dando un senso a tutti gli altri giorni della propria esistenza. A 4 anni dalla pubblicazione dell&#8217;omonimo e più celebre romanzo di Fabio Volo, arriva nelle sale Il giorno in più diretto Massimo Venier con Fabio Volo e Isabella Ragonese. La pellicola spera di bissare il successo del libro, che con un milione di copie vendute ne ha fatto uno dei maggiori best seller della letteratura contemporanea. Giacomo è un over trentenne single completamente incapace di amare, donna o animale che sia. Allergico a ogni tipo di rapporto che possa richiedere pazienza, cura, dedizione, viene lasciato dalla sua ragazza proprio perché completamente anaffettivo. La sua apatia lo porta ad abbandonare il cane al parco, a non saper leggere negli occhi innamorati della sua migliore amica e a &#8220;far le scarpe&#8221; ai suoi colleghi. Qualcosa inizia a cambiare quando sul tram che prende ogni mattina per andare a lavoro, incontra una [...]]]></description>
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		<title>Fabio Volo dicet: &#8220;Non chiamateci bamboccioni!&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Vivona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Il giorno in più (Recensione) di G. Genovese E&#8217; uscito il 2 Dicembre il primo film tratto da un libro di Fabio Volo, Il giorno in più, che lo vede interprete insieme ad Isabella Ragonese, diretti da Massimo Venier. E’ la storia di un trentenne che incontra dopo anni di relazioni instabili la donna della sua vita, su di un tram a Milano. Il problema è che si inventa una relazione con lei, che racconta ad amici e colleghi, senza realmente mai avere proferito parola con la ragazza, che decide di chiamare Agnese. Alla fine i due si conoscono, dando vita ad una storia d&#8217;amore che ha anche come sfondo la sempre unica città di New York. Il film esce in più di 400 copie ed è stato presentato anche all’appena terminato Festival del cinema di Torino. A fine proezione stampa, il regista e il cast si sono fermati per rispondere alle domande dei giornalisti. Quanto siete stati fedeli nell’adattamento del libro per lo schermo, quanto invece avete sacrificato? Fabio Volo: Era la prima volta che affrontavo un adattamento, quindi mi sono ritrovato a lavorare con Massimo Venier, il regista,  e l’altro sceneggiatore, Massimo Pellegrini, e dopo un [...]]]></description>
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		<title>“America America”: storia di un lungo viaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Cristina Costanza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il grande tema dell’immigrazione ha sempre distinto le opere registiche di Elia Kazan. Questo perché Elias Kazanjoglou – questo il suo nome originale – visse egli stesso, insieme alla sua famiglia, il lungo viaggio dalla Turchia anatolica fino al cuore pulsante degli USA, New York City. Nonostante il grande successo, che gli valse numerosi premi, fra i quali ultimo quello del 99 alla carriera, resta nell’artista quasi costantemente il richiamo a quel gran viaggio e al desiderio di realizzazione che è tipico dei popoli più sofferenti. All’urlo di “America  America”, Kazan mette la sua storia all’interno della vicenda di Stavros Topouzoglou, protagonista della vicenda intitolata appunto America America (Mattioli 1885). Il filo narrativo, che divenne poi film nel 1963, prende vita nelle lande sconfinate della Turchia anatolica, dove il protagonista vive sulla sua pelle e nel suo quotidiano, all’età di 20 anni, il conflitto interno, quello già vivo alla fine dell’ottocento, fra i turchi e le minoranze armena e greca. Perché la famiglia Topouzoglou (padre, madre, quattro fratelli e tre sorelle, più tre zii in casa) è di origine greca e, come minoranza, subisce il potere dei comandanti turchi e pure condividono le vessazioni che colpiscono le minoranze in genere. [...]]]></description>
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		<title>Il diavolo alle calcagna</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Di Giulio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fabrizio Garrone ha 55 anni e non riesce più a dormire. Un profondo abisso lo scuote tutte le notti, un terrore cieco, imponderabile. Sua moglie Daniela è morta da un bel po’. Hanno vissuto un amore appassionato, discreto, meraviglioso. Fa lo scrittore da sempre (anche se per campare è meglio integrare ancora con le traduzioni), ha un fumettista per amico, mutilato nel corpo dal diabete e dall’incuria e un Murphy Bed che lo aspetta affezionato nel mini appartamento newyorkese. Una bestia senza nome però lo colpisce con violenza consegnandolo a infinite nottate senza sonno, all’alcolismo, al digiuno “perché non si è mai abbastanza magri” e il passo dal letto al divano Ektorp made in Ikea, è davvero breve. Esperto di parole come di brugole e trapani elettrici, adesso Garrone tiene sù i pantaloni con le bretelle, perché la cinta non basta più. La maglia dei ricordi lo stringe forte e lo soffoca. La quotidianità milanese, estati in Versilia passate a fare l’amore e a parlare di politica, il fervore intellettuale. La vita adulta lo ha sopraffatto. Un fantasma di morte e oblio dal passo inarrestabile aggredisce la sua integrità e Garrone deve correre veloce, non ha più tempo da perdere. [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Arte di Cavarsela &#8211; Provaci ancora, Gavin!</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gavin Wiesen ci racconta la storia (autobiografica?) di un adolescente prossimo al diploma &#8211; se solo si impegnasse &#8211; che però all’improvviso trova tutto fatalmente privo di senso: &#8220;tanto alla fine muori&#8221;. Che, in sintesi, è un po’ lo spoiler della vita di ognuno &#8211; non essendo nati immortali. George ha tutte le potenzialità per farcela dignitosamente a scuola (dove anzi la sua sensibilità artistica non viene mai messa in dubbio), e più ancora nella vita. Eppure viene colto da un pessimismo che non riesce a controllare, e gli impedisce di provare interesse per qualunque cosa. Non cerca scuse, dichiara sinceramente la sua impotenza di fronte all’esprimersi, specie nella pittura. Questo però non gli impedisce – anzi – di attirare l’attenzione di una compagna di liceo semplice e bella, che a sua volta gli presenterà altri amici. Inoltre riuscirà a fare conoscenza con un ex-studente della sua stessa scuola che ora fa il pittore. Altro è meglio non dire, perché è il caso di sconsigliarlo. Andate pure a vederlo, non è un brutto film. Certo, chissà se la monotonia dei personaggi potrà tenervi vigili e attenti, ma non è un brutto film. Chissà poi se  – nel caso in cui foste coetanei [...]]]></description>
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		<title>B-Generation</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 22:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l’ottimo risultato ottenuto al Teatro Vascello, ritorna in scena, dal 26 aprile al 1° maggio al Teatro San Genesio, via Podgora 1, il musical B-Generation. La magia degli anni &#8217;60 fa da cornice alla storia di un gruppo di ragazzi che nel Village di New York vive gli umori, i colori, la mentalità, i sogni e le utopie di una società alle prese con la rivoluzione culturale. L&#8217;amore giovanile, l&#8217;amicizia, la guerra del Vietnam ed i conflitti sociali del tempo sono scanditi dalle indimenticabili canzoni dei Beatles che fanno da colonna sonora alla storia. Un musical che racconta una generazione che ha lottato per la pace, l’integrazione e l’amore cantando e suonando sulle note dei Fab Four. Gli anni ’60 hanno costituito un momento di svolta nella storia contemporanea e per questo B-Generation parla di un passato che è ancora fortemente presente e di un presente che sente la necessità di volgere indietro lo sguardo verso ciò che di più straordinario ha influenzato il nostro modo di essere e di pensare. L’opera è stata realizzata in collaborazione artistica con la &#8216;Diverbia et Cantica&#8217; e con il patrocinio ed il sostegno dello Sprar e della coop. Sociale Dadaa Ghezo. Lo [...]]]></description>
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		<title>Robert Barry: l’arte totale scritta sui muri</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dite la verità: quando eravate piccoli, senza pensieri né problemi, anche voi avete provato l’ebbrezza di scrivere sui muri della vostra casa. Pensieri, disegni, semplici scritte che devono essersi ammassate sulle pareti delle abitazioni, causando puntualmente le sgridate energiche dei genitori. Non sentitevi soli: c’è chi lo fa anche da adulto. È lo strano caso di Robert Barry, artista newyorkese nato nel 1936, che presenta a Roma la mostra Golden Words, un’installazione visibile fino al 30 di Aprile alla galleria Giacomo Guidi &#38; MG Art, a due passi da San Pietro. L’esposizione è infatti costruita mediante il posizionamento di “parole dorate” sulle pareti della galleria. Queste sono tratte da una lista di 200 vocaboli, senza collegamento apparente tra di loro, che l’artista utilizza di continuo, e si stagliano in maniera forte contrastando il bianco della sala con l’oro delle lettere adesive di cui sono formate. Tutto questo fa emergere nitidamente l&#8217;idea principe dei lavori di Barry, uno dei massimi esponenti dell’arte concettuale: l’oggetto artistico deve smaterializzarsi fino al punto di diventare puro concetto, così come la fisicità deve perdersi fino a divenire semplice parola che si relaziona con lo spazio circostante. È quindi forte l’impatto che subisce il visitatore all’interno della mostra: [...]]]></description>
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		<title>La Letteratura è un cortile</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco un libro. Il libro. Un libro che è troppo prezioso per un banale articolo indeterminativo, che andrebbe affiancato ai libri di testo dell’ultimo anno delle scuole superiori. Un libro che non è solo un libro anche perché parla di una letteratura che non è solo letteratura. Laddove ormai, da almeno vent’anni, i professori lamentano un’impossibilità a soddisfare i programmi ministeriali, qui non solo abbiamo i protagonisti di quel Novecento che sappiamo essere pregno di suggestioni, accadimenti e soprattutto persone, ma vediamo altresì questi autori, questi protagonisti, vivere, incontrarsi, stringere amicizie oppure incappare in inimicizie che sfociano in rissa, quasi da far pensare che la letteratura, più che un cortile, sia un vero e proprio saloon. Walter Mauro, “Critico, scrittore, musicista jazz, appassionato di calcio, professore eccentrico e memorabile”, di per sé si limita a raccontare, aneddoto su aneddoto, un Novecento non intrappolato nelle pagine, ma vivo, e più ancora vivido. Per mezzo di una scrittura sapiente e scorrevole sembra porsi anche lui insieme a noi quale spettatore – più che lettore – sornione, di quel che racconta. Ma in realtà sono i personaggi di cui parla a trascinarci dentro un turbine di vicende appassionate e appassionanti, commoventi, che dando [...]]]></description>
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		<title>Terapia di gruppo</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'importante è guardarsi dentro, ma osservandosi da fuori. Farlo sorridendo è ancora meglio. Lacommedia proposta al Teatro Trastevere fa di questo pensiero il punto cardine della vita di coppia.]]></description>
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		<title>Weegee di Weegee. L’autobiografia dell’artista attraverso le sue parole e i suoi scatti</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'autobiografia di Weegee, il grande foto-giornalista che immortalò la crudezza di New York nel periodo d'oro della sua arte e creò un genere.]]></description>
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		<title>4/5 Febbraio: N.O.R.E., rapper newyorkese dalla East-coast, live in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 23:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la data  del tour per la promozione di “Channel 10” nel 2009, eccolo di nuovo approdare in Italia. Solo due le date, Napoli e Bologna, 4 e 5 febbraio.]]></description>
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		<title>Vaccino anti-cocaina: tra vere e false speranze</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 23:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Veronica Salemi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuove speranze per l'immunizzazione dalla cocaina arrivano da un gruppo di ricercatori americani, i quali hanno dato vita a un vaccino anti-cocaina che sembra essere in grado di bloccare gli effetti della droga prima che questa arrivi al cervello.]]></description>
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		<title>Homicide &#8211; l&#8217;oscura New York di David Mamet</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 23:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un uomo solitario, un omicidio per ragioni raziali, un gruppo di estremisti: il cinema da camera di David Mamet racconta le contraddizioni di una New York cupa e desolata, intensa e sotterranea.]]></description>
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		<title>Omicidi, jazz e black power</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 23:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brooklyn, 1967. Le premesse sembrano banali e usuali, invece lo spettacolo è tutto tranne che qualcosa di già visto. Sul palco si alternano molte più figure dei due attori protagonisti. C’è uno schermo, per esempio, sul quale appaiono scritte e filmati contro il razzismo e che inneggiano alla libertà e ai diritti civili (dato il periodo storico in cui si inserisce il racconto) e c’è anche una terza attrice, una donna, che non compare mai in carne e ossa e che racconta la sua esperienza esclusivamente attraverso il video. C’è molta musica jazz in sottofondo; ci sono sedie, ci sono telefoni, ci sono microfoni e ci sono personaggi principali che non si vedono mai, ma che si ascoltano solamente. I due attori di classico non hanno niente se non l’impostazione teatrale e la dizione perfetta. Si muovono con un’abilità unica che permette loro di cadere a terra senza farsi male e di correre sul posto dando l’impressione di essere Forrest Gump. A deliziare, in contorno, un mix perfetto di italiano, americano e uno spagnolo poco europeo e molto sudamericano (Hector, il personaggio principale è infatti domenicano). A interessare è anche la storia. I due personaggi, in realtà, sono un personaggio [...]]]></description>
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		<title>Busta Rhymes in concerto a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 23:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 4 dicembre Roma ospiterà uno dei pesi massimi del rap internazionale. Busta Rhymes, rapper a stelle e strisce si fa  conoscere inizialmente nel  gruppo Leaders of the new school, formato con alcuni compagni della Uniondale High School, fino al 1993, anno in cui il gruppo si scioglie ed inizia l&#8217;impennata al successo da solista. Esordisce nei primi anni novanta con i singoli “Whoo ha!” e “Got you all in check” e poi un&#8217;ondata inarrestabile di fortunata discografia tra cui  When Disaster Strikes(1997), Extincion Level Event(1998) da cui sono estratte le  hit “What&#8217;s gonna be?!” in  feat. con Janet Jackson e “Gimme some more”. Dopo i dischi “Anarchy” e “Genesis”(2000/2001), Busta si piazza nel podio delle rap charts con il gettonatissimo singolo “I know what you want” in duetto con Mariah Carey contenuto nel disco “It ain&#8217;t safe no more” (2002) dal quale viene estratto anche “Make it clap” remixato da Sean Paul. Seguirà nel 2006 il disco più fortunato della sua carriera “The Big Bang” con ben 209mila copie vendute in una settimana e poi altri due dischi fino a l&#8217;ultimo  “Extinction Level Event 2” da poco uscito. Busta Rhymes si esibirà quindi a Roma, unica data italiana, proponendo [...]]]></description>
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		<title>I ruggenti anni &#8217;60 e &#8217;70 di Edmund White</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 22:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’occhio di uno scrittore vissuto nel caleidoscopio newyorkese degli anni Sessanta e Settanta rivive nelle pagine autobiografiche di Ragazzo di città. Prima di conoscere la fama, Edmund White ha conosciuto la fame, la sofferenza, il marciume, il degrado, la violenza, commisurata allo stesso tempo con i movimenti culturali, la libertà sessuale e soprattutto la cultura omosessuale e la sua liberalizzazione. Antesignano tra più raffinati della letteratura gay di rottura, White racconta nel suo ultimo libro (pubblicato da Playground) un tragico e mitico apologo della Grande Mela, un “manuale” sulla sua vita di quegli anni, sull’editoria, sul suo mestiere di critico e di scrittore. Le sue pagine sono una ricca espressione di quell’ambiente, che racconta la sua vita di intellettuale e bohémien, a contatto con scrittori e artisti della sua generazione, non risparmiando dettagli e situazioni delle sue amicizie e frequentazioni con Jasper Johns, Robert Mapplethorpe, Richard Howard, David Kalstone, Joseph Brodsky, Peggy Guggenheim, William Burroughs e, soprattutto, Susan Sontag. Questo architetto delle parole riesce a costruire, con grande dovizia di particolari, il carattere, le contraddizioni, le meschinità e la generosità di questi personaggi decostruendo, nell’immaginario collettivo, la loro immagine all’interno del mondo artistico da lui conosciuto. Quelle icone intellettuali diventano [...]]]></description>
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		<title>Da arbitro corrotto a spacciatore internazionale: la fine ingloriosa di Byron Moreno</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio di sola andata dall’aeroporto ecuadoriano di Guayaquil a quello americano di New York, città in cui permarrà forzatamente per almeno i prossimi dieci anni, causa arresto per possesso di eroina. E’ l’ultimo misfatto targato Byron Moreno, arbitro calcistico di discutibile levatura morale, ora alle prese con guai giudiziari. La carcerazione è avvenuta lo scorso mercoledì quando, atterrato al John Fitzgerald Kennedy, l’ex direttore di gara è stato fermato alla dogana dall’agente speciale Carlos Soto che gli ha trovato indosso sei chili di droga. Un carico di eroina di buona qualità, l’ha definita il capo dell’antinarcotici ecuadoriana Marcelo Tolbar, per un valore di 400.000 dollari. Dal rapporto realizzato dall’agente Soto emerge come questi abbia agito a colpo sicuro perché prima di procedere al fermo aveva ricevuto un&#8217;informazione confidenziale. Una spifferata insomma, che è costata l’immediato arresto al malcapitato Moreno, a cui ora resta la sola possibilità di collaborare con la giustizia se vorrà vedersi ridotta la condanna che lo vede accusato di spaccio internazionale. Ma chi può aver incastrato l’ecuadoriano? Se si guardasse al suo passato sportivo, di antipatie l’arbitro di Quito se ne è guadagnate parecchie con direzioni non certo al di sopra di ogni sospetto. Nessuno in [...]]]></description>
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		<title>Compagni di viaggio. The Addiction di Abel Ferrara</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 22:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Flaminia Attanasio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Kathleen, una ragazza che da sempre si sta interrogando sull’origine del male, si sta laureando in filosofia. La sua vita scorre tranquilla fin quando non entra a far parte di un perverso gruppo di vampiri dopo esser stata morsa, e quindi infettata, da Casanova, una di loro. Da questo momento in poi l’esistenza di Kathleen sarà completamente stravolta: vivrà in un perenne stato di assoluto delirio, ansia e angoscia e sentirà sempre più forte il bisogno di succhiare sangue umano. Bisogno che la condurrà perfino a vagare di notte per le strade della città al fine di procacciarsi sangue aggredendo le sue “prede”. Ed è proprio in una di queste escursioni notturne che Kathleen conosce Peina, una vampiro di lungo corso che ben si nasconde sotto le mentite spoglie di uomo posato e distinto e che insegna a Kathleen come camuffarsi nella società controllando impulsi e dipendenze. Una volta appresa l’arte dell’autocontrollo, Kathleen consegue la laurea e organizza una festa di laurea invitando non solo la sua comitiva di vampiri, ma anche i suoi compagni di studi.La festa si tramuterà ben presto in un’orgia sanguinolenta all’insegna della distruzione reciproca e dell’uso di droghe. Infine, l’ultima scena vede Kathleen che fissa [...]]]></description>
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		<title>Né Sex né City</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta Dimaggio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’era davvero bisogno di un Sex and the city 2? La risposta, guardando il film, sembra essere proprio no. Nessuna traccia della bella vita newyorkese, nessuna chiacchiera sul sesso e soprattutto nessuna idea per una sceneggiatura che si trascina inutilmente per più di due ore. Non solo, a farla da padrone in questo sequel è la tradizione. I modelli da seguire non sono più quelli di Prada, Valentino o Armani, ma i modelli di donne che la cultura costringe a indossare da sempre, con un monito agghiacciante: “devi prendere la tradizione e abbellirla”. Che con la crisi economica l’America sia impazzita e abbia nostalgia della donnina degli anni ’50 per sentirsi rassicurata? Il film ci mette davanti situazioni piuttosto riconoscibili in donne che si avviano verso i 50 come le protagoniste, ma riserva risposte che sembrano strizzare l’occhio più al maschilismo più becero, o al romanticismo retrogrado delle donne antiche, che al gusto anticonformista che caratterizzava alcune delle protagoniste. Così troviamo Carrie Bradshaw che ha abbandonato lo sfarzoso attico del primo film, per abitarne uno più piccolo e più “vicino alla terra”, con il suo Mr Big ormai così invecchiato e stanco da preferire le serate al calduccio davanti alla [...]]]></description>
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		<title>B Generation</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 22:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Anzelmo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il teatro Vascello ha ospitato per tre serate, 28-30 Aprile, lo spettacolo “B Generation” tratto dal film di Julie Taymore “Across the Universe” con la fondamentale musica dei Beatles suonata dal vivo da una band. Uno spettacolo ricco di poliedricità, che mette insieme canto, colori e parole, un Musical che si fregia delle canzoni forse più famose del panorama musicale di tutti i tempi, che diventano in questo spettacolo più che una semplice colonna sonora. Da Don&#8217;t let be down ad Across the universe, da It wont be long ad All you need is love, le musiche dei Beatles hanno accarezzato il palcoscenico ornato da un&#8217;accattivante scenografia che si faceva ora coloratissimo village di New York, ora drammatico Vietnam, con sullo sfondo, opacizzata da una plastica, la band. Lo scenario del musical, come anche del film di cui ne è l&#8217;adattamento per lo più fedele, è la società americana degli anni 60&#8242;, tra bigottismo e rivoluzione giovanile, tra perbenismo ed esplosione creativa. L&#8217;arte in ogni sua declinazione iniziava in quegli anni a recalcitrare negli stretti gangli di una società opprimente che gridava democrazia, ma che di fatto intimava il silenzio. Un&#8217; America legata qui a doppio filo con la pop-rock Inghilterra, dal [...]]]></description>
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		<title>T-Mac, ritratto di una stella in declino</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi non lo sapesse, Tracy McGrady è uno dei giocatori più talentuosi dell’NBA, purtroppo però è anche uno dei più sfortunati. Il suo talento offensivo è paragonabile a quello di Kobe Bryant, in difesa invece è nella media, ma il basket è un gioco dove vince chi segna più punti. Lui iniziò la sua carriera con i Toronto Raptors assieme al cugino Vince Carter e dopo tre stagioni, di cui la terza a 15.4 punti di media, venne considerato la seconda opzione della squadra e quindi firmò con gli Orlando Magic divenendo una stella della lega con almeno 26 punti a gara per tutte e quattro le stagioni giocate. In quegli anni i Magic firmarono con un massimale anche un altro giocatore molto promettente, Grant Hill, per provare ad ambire al titolo NBA. L’idea era quella quella di formare un duo composto da una guardia e un’ala intercambiabili in grado di segnare in qualsiasi tipo di situazione. La combo non funzionò perché Grant passò quegli anni sotto i ferri subendo un numero notevole di operazioni alle caviglie al punto tale che dovettero esportargli della pelle dal braccio per finire un’operazione, e Tracy, nonostante la facilità di tiro e molto [...]]]></description>
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		<title>Mary Poppins, the musical</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 05:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scenografia lascia a bocca aperta grandi e piccoli. La protagonista che a fine musical vola verso il pubblico fa restare di sasso anche chi un effetto sorpresa se lo aspetta. Uno spazzacamino che corre lungo le pareti del palcoscenico fa ridere tutto il pubblico in sala. Affascinano la zona notte dell’appartamento che si cala dall’alto, mentre il soggiorno di casa Banks scivola all’indietro; le statue del parco che volteggiano coinvolgendo nella danza e nel canto anche Jane e Michael; Mary Poppins che fallisce nel suo compito, fare dei discoli bambini due persone perfette come lei, e a metà musical va via per poi tornare verso la fine. Piace la scelta di cambiare una delle due governanti con un maggiordomo comicamente comandato dall’altra governante e anche quella di inserire un personaggio, la donna più vecchia del mondo, che rivela ai ragazzini di aver conosciuto il loro severo padre quando era ancora piccolo e sensibile. Il musical Mary Poppins, in scena al New Amsterdam Theatre d i Broadway rasenta la perfezione “sotto ogni aspetto” che caratterizza la protagonista. Le differenze con il film Disney non annoiano e non stancano il pubblico, che anzi segue le scene aggiuntive con maggiore interesse proprio [...]]]></description>
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		<title>Tanto burro e una buona dose di speranza: “Julie &amp; Julia” di Julie Powell</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa fareste se la vostra vita fosse ad un punto morto e vi divideste fra i piaceri della vita coniugale e un noiosissimo lavoro di segretaria malpagata presso un’agenzia governativa impegnata nella “ricomposizione” di Ground Zero, nei mesi successivi al crollo delle Torri Gemelle? E non dimenticate che è gestita da un covo di repubblicani dell’era George W. Bush! Beh, per Julie Powell, rubare alla mamma Imparare l’arte della cucina francese del suo mito Julia Child (la donna che ha cambiato, negli anni Cinquanta e Sessanta, l’approccio alimentare per le famiglie suburbane “senza servitù”) e ripromettersi di realizzare tutte le 524 ricette proposte nel prontuario, appare come l’unica alternativa per non scivolare nella disperazione più totale e soprattutto una sfida il solo cimentarsi in un’impresa dall’apparenza folle! Julia Child, un donnone di un metro e ottantotto centimetri, una sana e “bisteccona” americana, trova in Julie la sua inarrestabile discepola e diventa un deus ex machina, un mentore, una guida spirituale e invisibile (le due donne non si incontreranno mai nella realtà), oltre che la protagonista invisibile e la vera anima motrice della storia di questo libro. Julie Powell racconta questa straordinaria esperienza autobiografica, realizzata grazie all’aiuto del marito Eric, che [...]]]></description>
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		<title>How to be a good italian daughter</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come essere una brava figlia italiana è una commedia divertente che disegna il rapporto delicato tra madri e figlie. La storia è basata sul classico scontro che esiste nel rapporto tra una madre italiana emigrata in America e la figlia che nel nuovo continente è nata e cresciuta e che di italiano ha solo le radici. Uno spettacolo vivace e che fa sorridere perché affronta in maniera leggera argomenti delicati e molto attuali nell&#8217;America di oggi. Il raporto tra madre e figlia, molto delicato e spesso scontroso nel periodi dell&#8217;adolescenza, viene reso ancora più difficile dal non capirsi reciproco. Una madre che ricorda forse troppo poco quando era ragazza e che paragona l&#8217;Italia della sua giovinezza all&#8217;America di oggi senza trovarne analogie. Una figlia che racconta il suo essere nata in America e cresciuta nella società americana, che dell&#8217;Italia sa solo quel poco che ha studiato a scuola e che non comprende appieno certi pensieri della madre. How to be a good daughter (in spite of myself) Cherry Lane Studio Theatre 38, Commerce Street &#8211; New York Di e con Antoinette La Vecchia Diretto da Ted Sod]]></description>
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		<title>Pino Daniele a New York</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà colpa dei 54 anni, o sarà colpa dei by-pass, ma Pino Daniele a New York non è stato il Pino Daniele che qualsiasi italiano si sarebbe aspettato. Avranno influito anche i problemi legati al diabete e alla vista che continua a diminuire, ma il tutto esaurito di Pino Daniele all&#8217;Apollo Theatre di Manhattan il 1° ottobre ha un po&#8217; deluso gli italiani presenti. La prima volta di Pino nel nord America non si è fermata negli States, ma si è duplicata il 4 ottobre a Toronto. Il concerto è stato organizzato in maniera straordinaria, un giorno intero per organizzare il palco, le luci e le attrezzature varie. Il pubblico americano ha cantato &#8220;Yes, I know my way&#8221;, ma ha accompagnato anche le note di &#8220;Napule è&#8221;, &#8220;Nun me scuccià&#8221;, &#8220;O Scarrafone&#8221; e &#8220;Quando&#8221;, suoi classici intramontabili. Lo stesso pubblico si è invece dimostrato poco vivo quando il cantautore partenopeo ha interpretato le canzoni del suo nuovo album, Electic Jam, uscito a marzo. E dire che era proprio questo l&#8217;album che ha dato a Pino Daniele l&#8217;input per la due tappe americana. Dopo un&#8217;estate in giro per l&#8217;Italia con il tour 2009, Stati Uniti e Canada concludono gli appuntamenti estivi [...]]]></description>
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		<title>Love, loss, and what I wore</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amore, perdita, e ciò che indossavo è il titolo di questa commedia che ha esordito il 21 settembre a New York, nel cuore di Manhattan. Una commedia che interroga velatamente e in maniera impalpabile la mente femminile. &#8220;Sono sempre stata contenta di non aver mai portato dietro con me il mio borsellino&#8221;, dichiara una protagonista, a manifestare la brama che spesso porta le donne a fare shopping. Questo spettacolo parla infatti di problemi di cuore e di problemi di&#8230;armadio. Di quanto, cioè, certe storie possano andare male a causa dell&#8217;abbigliamento e della sensazione (tutta femminile) di non avere niente da indossare per il primo appuntamento o per il 25esimo anniversario. Perché l&#8217;abbigliamento, è inutile negarlo, è strettamente connesso alla sfera sentimentale. Per non parlare degli odori! Le sorelle Ephron sostengono addirittura che gli uomini trovino ammaliante un vestito che odora di popcorn, odore che invece per la donna è disgustoso. Presenti nella commedia anche il caos e il disordine, tanto palesati negli spazi, quanto vivi dentro a ciascun personaggio. &#8220;Qualche volta compro qualcosa che non è nero; lo indosso, ma poi mi sento in colpa&#8221;, è l&#8217;emblema di questa confusione che regna sovrana. Da non dimenticare la donna ribelle, il [...]]]></description>
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		<title>Burn the floor</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 22:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brucia la pista da ballo del Longacre Theater di Broadway, nel centro di Manhattan, a New York, al suono del ritmo latino americano di questo spettacolo. Valtzer, tango.jive, cha-cha-cha, rumba e salsa sono impreziositi dalla musica dal vivo. La rappresentazione è divisa in quattro fasi: &#8220;Inspirations&#8221;, &#8220;Things That Swing&#8221;, &#8220;The Latin Quarter&#8221; e &#8220;Contemporary&#8221;. Ciò che arriva al pubblico è una performance così aggressivamente atletica e così competitivamente energica che assomiglia di più a un evento sportivo che a una rappresentazione teatrale. Il trasporto che le varie performance riescono a trasmettere è carico di intensità emotiva. L&#8217;amore, la coppia e il tradimento sono gli elementi rappresentati. Una rumba particolarmente piccante infatti rappresenta un triangolo amoroso. Particolarmente pesante è la coreografia di un tango, in cui oltre alla coppia sono presenti quattro uomini. Tutti gli uomini indossano dei jeans, invece la donna porta solo la biancheria intima. A mancare, sono gli elementi di danza contemporanea, come l&#8217;hip-hop. Burn the floor Direzione e coreografia di Jason Gilkison fino al 18 ottobre Longacre Theatre 220 West, 48th Street, New York]]></description>
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		<title>New York Minute</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Putano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una parte di New York si trasferisce a Roma fino al 1 novembre. Per la prima volta 60 artisti newyorkesi interpretano il loro tempo. L&#8217;espressione che dà il titolo all&#8217;esposizione è appunto sinonimo di come gli abitanti della Grande Mela reagiscono gli stimoli, al tempo; grande ingenuità, impazienza e prontezza. Basta immaginare New York chiudendo gli occhi: un misto di luci e un&#8217;immensa metropoli in movimento. Gli artisti rappresentano la generazione aristica contemporanea e riferiscono una risposta ingegnosa al panorama culturale in cui si trovano, con un misto di vissuto, arte e quotidianità senza mai essere uguali tra loro. Una sorta di viaggio di un&#8217;ora, 60 minuti appunto, dove ogni minuto/artista dà il meglio o il peggio di sè. Troviamo diversi approcci all&#8217;arte; dallo &#8220;street punk&#8221; dove, attraverso collages, performances e musica vengono prese le energie oscure della strada e incanalate in progetti sinceri e provocatori, agli artisti della &#8220;wilde figuration&#8221; che prediligono manufatti, sculture composte di oggetti trovati per caso e usano un metodo comunicativo molto vicino al fumetto e al mondo della grafica in un immaginario pop di cultura &#8220;bassa&#8221;, fino alla &#8220;new abstraction&#8221; che lungi dall&#8217;essere celebrali, questi artisti comunicano prima di tutto l&#8217;immediatezza e l&#8217;urgenza del [...]]]></description>
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		<title>Essere Charlie Kaufman: la mente che non mente &#8211; Seconda parte</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 22:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vai alla Prima Parte (A)mor(t)e Arriviamo così al 2004, l&#8217;anno del gioiello Eternal Sunshine of the spotless mind (letteralmente: “l&#8217;eterno splendore della mente immacolata” e non il commercialissimo, banale e deprecabile “Se mi lasci ti cancello” italiano – regia e co-sceneggiatura di Michel Gondry) con cui guadagnò il premio Oscar. L&#8217;umanità di Kaufman acquisisce consapevolezza e si scontra prepotentemente con l&#8217;Amore, con quella forza che ci costringe a vivere credendoci solo &#8211; o piuttosto addirittura &#8211; delle metà condannate. L&#8217;Amore qui descritto non è quello istintivo e lacerante di EJM, né quello traballante di HN e ancor meno la devozione-adorazione de ILDO: divenuto vero protagonista, svela le magagne della mente e si rende&#8230;dimenticabile. È ciò che professa l&#8217;anti-romantica Lacuna inc., che per qualche dollaro cancella dalla tua memoria le persone che hai amato e che ti hanno fatto soffrire. Durante il processo però la mente di Joel (perfetto Jim Carrey) si ribella e cerca di portare in salvo gli ultimi ricordi dell&#8217;adorata Clementine (splendida Kate Winslet). Cosa ci rimane di fronte all&#8217;evidenza che la necessità di una mezza mela che ci completi risulta una pura convinzione psicologica, una speranza fattasi inconsciamente obbligo? Se – e il se è d&#8217;obbligo &#8211; [...]]]></description>
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		<title>Essere Charlie Kaufman: la mente che non mente &#8211; Prima parte</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 22:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Camilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Troppo spesso il merito per la riuscita – o la disfatta – di un film viene attribuito unicamente al regista. È lui la figura cardine, il coordinatore e il demiurgo, colui che trasforma il set in vita, la realtà in finzione (o viceversa). Troppo spesso ci si dimentica che, se è sacrosanto il motto per cui “è più importante il come del che cosa si racconta”, è anche vero che se non si ha nulla da dire, non si sa neanche come poterlo dire. In sintesi, troppo spesso ci si dimentica degli sceneggiatori. Questo confuso ventunesimo secolo, tuttavia, grazie anche al proliferare di telefilms di successo – dove la gerarchia regista/sceneggiatore è invertita – ha visto l&#8217;attenzione spostarsi anche sugli scribacchini dietro la telecamera. Credo fortemente che sia grazie a scrittori come Charles (Charlie) Kaufman che questo è stato possibile. Una sua famosa dichiarazione lo identifica sicuramente più di quanto farà questo articoletto: “L&#8217;abitudine per uno scrittore è di consegnare una sceneggiatura e poi scomparire. Questo non fa per me. Io voglio essere coinvolto dall&#8217;inizio alla fine”. Credo sia per questo che i film diretti dai suoi registi-feticcio (se così possiamo chiamarli, i talentuosi Michel Gondry e Spike Jonze) sono [...]]]></description>
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