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	<title>Fuori le Mura &#187; obama</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Papa-Imam, quel bacio che fa discutere</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Palazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un bacio in bocca tra il Papa e l’Imam del Cairo. È una delle controverse immagini della nuova campagna pubblicitaria &#8220;UnHate&#8221; di Benetton. Accanto al fotomontaggio Ratzinger e Mohamed el-Tayeb, il gruppo trevigiano ha preso di mira altre coppie in contrapposizione: Merkel e Sarkozy, Obama con Hu Jintao e Chavez, Abbas e Netanyahu, Kim Jong-il e Myung-bak. Mercoledì 16 novembre c’è stato il lancio dell’iniziativa promozionale in diverse città del mondo. A Roma di prima mattina è stato srotolato sul Ponte dell&#8217;Angelo, a pochi passi da San Pietro, il manifesto che unisce il più alto rappresentante della chiesa cattolica alla massima autorità della moschea di Al-Azhar. È immediatamente divampata la polemica con le reazioni stizzite dei cattolici, così forti da costringere in serata Benetton a ritirare la composizione da ogni pubblicazione. Per il Cirano di Bergerac di Rostand il bacio era “un apostrofo rosa tra le parole ti amo”, in questo caso è stato la causa di un’autentica insurrezione delle associazioni vicine al Vaticano. “La religione non può essere offesa in questo modo” sono state le parole di Antonio Satta, segretario dell&#8217;Unione Popolare Cristiana. Il boicottaggio dei prodotti dell’azienda di Ponzano Veneto è stata la trovata proposta dai Papaboys e [...]]]></description>
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		<title>Che fine ha fatto Obama?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certi momenti storici invece di verificarsi in maniera inaspettata, sembrano completare un percorso  che si potrebbe definire naturale, com’è avvenuto il 4 novembre 2008 con l’elezione di Barack Obama a 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Dovendosi confrontare con un candidato che scontava i disastrosi fallimenti dell’amministrazione di George W. Bush, la sua vittoria era difatti considerata dalla maggior parte dell’opinione pubblica più che certa, in particolar modo al sopraggiungere pochi mesi prima del voto della tremenda crisi finanziaria, la cui portata aveva consacrato definitivamente un candidato considerato fino a poco tempo prima nient’altro che un ingenuo visionario. Osservando la festosità e la gioia che hanno immediatamente accolto la vittoria di Obama, si poteva facilmente intuire quanto le aspettative verso il nuovo presidente fossero grandi, per non dire enormi. Gli americani e il mondo in generale vedevano in lui una netta discontinuità rispetto al nefasto e contraddittorio avventurismo dei repubblicani e, anche mettendo da parte gli eccessivi entusiasmi, le prime mosse di Obama facevano ben sperare in questo senso. Il suo mandato era iniziato con una significativa apertura verso il mondo arabo e in politica interna il governo si era dato subito da fare per risanare l’economia in affanno. Tre [...]]]></description>
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		<title>La scienza celebra i suoi gioielli: dai Nobel ortodossi a quelli &#8220;alternativi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Di energia oscura e accelerazione dell&#8217;universo di C. Spinelli Supernovae ed energia oscura, cristalli disordinati e maggiore comprensione del sistema immunitario: basterebbero queste poche parole per descrivere le scoperte dei vincitori dei Nobel 2011 in campo scientifico, rispettivamente per la Fisica, per la Chimica e per Medicina e Fisiologia. Due equipe concorrenti di astrofisici, nel 1998, sono giunte allo stesso sorprendente risultato che ha contraddetto, proprio come nel caso dell&#8217;esperimento sui neutrini (e del tunnel dove sguazzano fino al Gran Sasso in compagnia dei telubbies), tutte le previsioni degli scienziati. Infatti da una parte la squadra di Saul Perlmutter, del Lawrence Berkeley Laboratory dell&#8217; Università della California, dall&#8217;altra quella di Brian P. Schmidt della Australian National University e di ad Adam G. Riess della Johns Hopkins University, hanno riscontrato lo stesso straordinario fenomeno: la velocità d&#8217;espansione dell&#8217;Universo è in continuo aumento. E la cosa, vi assicuro, si è rivelata alquanto scioccante. Basta pensarci un secondo: la gravità del contenuto dell&#8217;Universo dovrebbe diminuire costantemente la velocità d&#8217;espansione del cosmo stesso. Questa era fino al 1998 la teoria dominante. Tutto è cambiato tramite lo studio delle Supernovae di tipo 1a: queste infatti sono fonti di luce di cui si conosce [...]]]></description>
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		<title>È iniziata la corsa verso Marte</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 22:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Spinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La NASA ha annunciato i dettagli dello Space Launch System, che sarà in buona sostanza &#8211; pensiamo anche iconograficamente, vista la grande somiglianza &#8211; l&#8217;erede del programma Shuttle, mandato in pensione di recente dopo circa quarant&#8217;anni di onorata attività. L&#8217;SLS è, per caratteristiche costruttive, più simile ai razzi Saturn V (quelli, per intenderci, che fecero da vettori alle missioni Apollo) che allo Shuttle, ma le caratteristiche di carico del nuovo vettore sono stupefacenti e decisamente superiori a qualcisasi altro mezzo progettato precedentemente dall&#8217;agenzia statunitense. A pieno regime, lo Space Launch System, sarà in grado di sostenere circa 143 tonnellate di carico alla volta e sarà in grado di fare da &#8220;trasportatore&#8221; per la capsula Orion MPCV (Multi-Purpose Crew Vehicle) che avrà il compito di accompagnare gli astronauti fino addirittura a Marte, orientativamente intorno al 2030. Le missioni previste, ad oggi sono, infatti: avvicinamento e studio di asteroidi vicini (2020), orbita e atterraggio su Marte (2030 circa), ripartizione di satelliti in orbita geostazionaria (a 36.000 km dalla Terra) o nei punti di Lagrange, a circa 1,6 milioni di chilometri dalla Terra. L&#8217;annuncio della NASA arriva dopo una serie di revisioni del budget delle missione, che ha avuto vita piuttosto travagliata soprattutto [...]]]></description>
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		<title>Come procede la raccolta fondi di Barack Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Spinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 14 Luglio l&#8217;affidabile rilevazione dell&#8217;istituto Gallup, ha pubblicato un sondaggio in cui la maggioranza degli americani si esprimeva favorevolmente nei confronti di un generico candidato repubblicano contro il presidente in carica. Come sappiamo, qualsiasi valutazione è evidentemente prematura -l&#8217;elettorato americano è notoriamente molto mobile e influenzabile da  moltissimi fattori che possono variare in un lasso di tempo brevissimo- principalmente perché sappiamo che la campagna vera e propria non è assolutamente cominciata, soprattutto considerando che il volto del candidato sfidante di Obama avrà un peso fondamentale. Evidentemente per lo staff di Obama questo dato va comunque tenuto in considerazione, come non va sottovalutato l&#8216;andamento della raccolta fondi dei candidati presidenziali. E qui per Obama le notizie sono decisamente migliori. Il campaign manager di Obama, Jim Messina ha, con il giusto tono di soddisfazione, infatti  annunciato le cifre raccolte dal presidente fino ad ora nella sua raccolta fondi. Si tratta di un record senza precedenti, 87 milioni di dollari, molto più dei 60 milioni che il suo team per la rielezione si era prefissato come obiettivo, ma soprattutto più del doppio della somma di tutti -tutti- gli sfidanti che militano nel partito dell&#8217;elefante. Conosciamo bene le incredibili capacità di fundraiser di [...]]]></description>
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		<title>Come si cerca di limitare internet all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Come internet ci manipola di M. Lupo Delibera AGCOM, come la politica vuole controllare la rete di M. Lupo &#160; Ha fatto discutere anche all&#8217;estero l&#8217;approvazione della delibera n.398/11/CONS che dà pieni poteri all&#8217;AGCOM sulla cancellazione o sull&#8217;oscuramento in rete dei contenuti protetti da diritto d&#8217;autore. Come al solito le due opinioni contrastanti provengono dai poteri forti che sono in combutta con le lobby delle case detentrici dei diritti d&#8217;autore e quelle degli internauti che vorrebbero maggiori libertà del web. Gli USA, che hanno inserito tramite il loro Office of the United States Trade Representative l&#8217;Italia anche quest&#8217;anno nella watch list degli Stati con più alto rischio di pirateria, vede con favore questa delibera. Quest&#8217;ufficio, le cui posizioni sono condivise dall&#8217;amministrazione Obama, è critico però circa i mezzi usati in Italia: ritiene infatti necessario il monitoraggio delle comunicazioni peer to peer degli utenti, che viola la privacy – infatti per far ciò bisogna raccogliere moltissimi dati sensibili &#8211; ma controlla così ogni eventuale violazione del copyright. Gli USA infatti utilizzano questo controllo che permette di identificare e bloccare chi scarica illegalmente. Chi viene colto ad effettuare download illegali potrà ricevere sei diversi avvertimenti, che cominciano con una mail [...]]]></description>
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		<title>Cara Amélie Nothomb&#8230; Sinceramente, &#8220;Una forma di vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 22:17:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualcuno dovrebbe svelare ad Amélie Nothomb il veloce e pratico mistero delle email. Anzi no, nessuno dovrebbe azzardarsi. Perché Una forma di vita (Voland), suo ultimo romanzo, è un incantevole insieme di epistole vecchia maniera intrattenuto, tra realtà e finzione, con un certo Melvin Mapple, soldato del contingente americano di stanza a Baghdad. Fan dell&#8217;autrice, Melvin scrive inizialmente solo per comunciare stima e affetto, ma viene subito riconosciuto dall&#8217;eccentrica Nothomb come qualcuno che ha più di qualcosa da dire. E infatti: il soldato è storie in potenza, che svela, prima con una certa prudenza, poi con la forza di una confessione commossa, prima alla carta e poi alla famosa corrispondente. La sua vita non è stata certo rose e fiori: l&#8217;esercito è solo un ripiego per un&#8217;esistenza naufragata e fattasi pesante e vuota, entrambe le cose, nello stesso tempo, senza sapere come. La guerra, però, non può essere salvezza e Melvin a Baghdad ha conosciuto l&#8217;orrore e l&#8217;ha curato con il cibo diventando solo uno dei tantissimi obesi dell&#8217;esercito americano. Da tentativo di sabotaggio del Governo che ha dichiarato la più celebre delle guerre di interesse del nuovo millennio, l&#8217;impresa assumi-carboidrati di Melvin, diventa presto prima volontà di morte e [...]]]></description>
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		<title>Un riccio nel Medio Oriente</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono tempi difficili per lo Stato d’Israele. Un paese che in passato ha dovuto lottare strenuamente per sopravvivere come tale e, una volta passate in secondo piano le minacce militari, negli ultimi anni soffre sopratutto nella psicologia. Una sindrome d’accerchiamento che colpisce un popolo intero. La percezione di trovarsi su di un’isola lambita da una marea ostile ed imprevedibile. Una paura che neppure l’attuale equilibrio costruito da ripetuti accordi bilaterali e prove di forza, nonché la protezione a senso unico del gigante a stelle e strisce sono riuscite a guarire del tutto. E adesso che persino queste essenziali garanzie iniziano ad essere messe in seria discussione, la terra di Davide osserva sbigottita il cambiamento in atto. Nel suo discorso al mondo arabo del 19 maggio, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva cercato di definire una soluzione per la questione palestinese che soddisfacesse entrambe le parti. Evocando come basi di un futuro compromesso i confini del 1967 e il riconoscimento da parte di Hamas dello stato israeliano. Se Gaza non ha espresso grande entusiasmo per il piano avanzato da Obama, Israele non è rimasta meno insoddisfatta. Parlando al Congresso americano, il primo ministro israeliano Netanyahu ha sostenuto che ritornare [...]]]></description>
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		<title>Bin Laden: morto l&#8217;uomo, morta l&#8217;icona?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Poladas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: La biometria come strumento di identificazione del corpo di Bin Laden di C. Spinelli Continua il dibattito su Guantanamo e i sistemi di tortura di C. Spinelli Osama Bin Laden è morto. E’ stato ucciso in Pakistan, a 70 km da Islamabad, con un colpo alla testa infertogli dai Navy Seals, il corpo speciale americano. Il blitz, durato meno di 45 minuti, è stato seguito dal presidente USA Barack Obama e dal suo staff, direttamente dalla Casa Bianca. Era già diverso tempo che non si avevano notizie del patriarca del terrorismo islamico mondiale, sempre più rari i suoi comunicati, sempre più sfocata la sua immagine. Eppure la reazione degli americani è stata entusiastica e pubblicamente esibita. Dopo 10 lunghi anni dall’attentato del 11 settembre 2001, dopo due guerre in parte non ancora concluse, il popolo statunitense ha festeggiato “l’esecuzione” come la fine di un’epoca e l’inizio di una possibile nuova Era. Nonostante fosse notte fonda, sono scesi per le strade, nelle piazze, sventolando bandiere, cantando, urlando, piangendo, partecipando ad un vero e proprio rito collettivo di liberazione. E’ pur vero che intorno all’uccisione aleggiano diversi enigmi: la mancanza di una foto del cadavere, la misteriosa e frettolosa sepoltura [...]]]></description>
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		<title>Un uomo a pezzi, il suo nome è Michael Thomas</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 23:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un uomo a pezzi è l'esordio letterario di Michael Thomas. Una storia sul razzismo e sull'America dei nostri giorni, sulle speranze e sulla perdita.]]></description>
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		<title>Muccino Jr: l&#8217;altra faccia del cinepanettone</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 23:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna D&#39;Aliesio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi la recensione ad Un altro mondo Arriva la Muccinata tra capo e collo e pandoro. Il più giovane della famiglia Muccino abbandonata zeppola e famiglia si dedica a tempo pieno ai suoi drammi esistenziali da eterno adolescente; questa volta fungono da lubrificante un incantevole bambino di colore e il Kenya. Ma non basta il leit motiv sociale ad assicurare ad Un altro mondo un buon incasso, serve il periodo giusto per l’uscita del film: Natale! La magia del Natale è facilmente traducibile in soldoni. Per rientrare in uno stereotipo frutto di secoli di tradizione cattolica in questo periodo accantoniamo il buon vecchio cinismo e, zelanti, lasciamo respirare il nostro bianco candore diventando come Clark Kent quando si strappava la camicia in un lampo lasciando intravedere la “S” di Superman. Tranne che per il fatto che noi siamo un pelino più veloci. A Natale diamo fondo a tutti i nostri sentimenti più buoni: la capacità di dimostrare amore agli altri aumenta, come aumenta il bisogno di non essere soli; è statisticamente provato che durante le festività natalizie aumentano i casi di suicidio. Questo perché le persone si sentono più sole. A Natale abbiamo bisogno di stare con i nostri cari, [...]]]></description>
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		<title>Le bombe di Wikileaks: il re è nudo!</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 23:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Probabilmente avrete già letto delle documentazioni pubblicate da Wikileaks, su chissà quanti giornali. Probabilmente sapevate già tutto prima ancora che i direttori di quei giornali decidessero se pubblicare o meno quei discussi documenti. Probabilmente, anzi sicuramente, quel che c&#8217;è scritto nei files pubblicati dell&#8217;entourage di Assange vi era già noto, soprattutto se siete dei tipi svegli. Perchè quello che ha fatto Wikileaks, oggi, è stato semplicemente togliere parte del velo e lasciarci spiare per un attimo la nudità del potere. Per quanto possa essere sconvolgente pensarci anche il Re ha il pisello. Non solo, tutti ne conosciamo le dimensioni esatte, ce lo siamo figurato mille volte in testa, ma vederlo così, sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali, fa sempre il suo effetto. Cosa è uscito fuori effettivamente da quei documenti così riservati? Berlusconi pensa più ai festini che al suo paese, mentre si fa portavoce di Putin stringendo con lui patti preferenziali per la fornitura di gas; Medvedev è il Robin dello stesso Putin che sarebbe Batman (a questo il nostro premier chi è, il fedele maggiordomo?), che pare abbia portato la mafia russa ai più alti vertici di potere; la Merkel è poco creativa; Sarkozy è&#8230; un [...]]]></description>
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		<title>Il terrorismo è come il prezzemolo</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 22:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le elezioni di mid-term in America sono alle porte e come di consueto, all&#8217;interno delle ultime campagne elettorali, spunta fuori un tentativo di &#8220;attentato terroristico&#8221; al Presidente degli Stati Uniti. La coincidenza è impressionante se si pensa a due fattori: l&#8217;ascesa dei repubblicani dovuta al malcontento per l&#8217;operato del governo Obama e il fatto che egli si trovasse nella &#8220;sua&#8221; Chicago a tenere un comizio, proprio in quel momento. La cronaca del presunto tentativo di attentato è storia già sconosciuta. Chi è stato? Ovviamente Al-Qaeda. Ha utilizzato un martire, dei pacchi bomba o degli aerei? La seconda che hai detto. Per fortuna però, i servizi segreti arabi &#8211; sicuramente più affidabili della Cia, basti pensare al recente passato &#8211; hanno bloccato i pacchi prima che arrivassero a destinazione . Negli States la situazione per i democratici è precipitata negli ultimi tempi. Molto probabilmente perderanno la maggioranza alla Camera, quanto al Senato invece, resta in bilico, anche se sembra improbabile un ribaltone dei repubblicani. Mentre la prima, infatti, si rinnova integralmente alla scadenza del  biennio di governo, il secondo rimette in discussione soltanto 37 seggi su 100. Tra le premonizioni apocalittiche per il Governo degli Stati Uniti, è fiorita però la [...]]]></description>
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		<title>Ahmadinejad torna al Palazzo di Vetro. Mette in discussione il diritto di veto e “apre” agli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ durato trenta minuti il discorso di Mahmud Ahmadinejad al Palazzo di Vetro davanti all’Assemblea Generale dell’ONU. La tematica delle giornate 23 e 24 settembre è stato il disarmo e la non proliferazione nucleare, ma il Presidente della Repubblica di Iran non si è limitato solo alla questione armamenti e ha sferrato un colpo all’intera struttura dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Dopo sessantacinque anni di esistenza delle Nazioni Unite, Ahmadinejad, uno degli outsiders della politica internazionale, solleva una questione di principio riguardo il diritto di veto dei cinque componenti permanenti del Consiglio di Sicurezza (USA, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina). A sentire il discorso c’è da sgranare gli occhi, sembra un Ahmadinejad in versione Robespierre islamico che vorrebbe riformare la struttura dell’Assemblea Generale democratizzandola. A suo parere sembra ingiusto che il quintetto di nazioni sia il solo ad essere investito del diritto di veto, nonché giudice e accusatore. Per questo pone una domanda all’Assemblea: “Come potrebbe qualcuno aspettarsi competenza mentre sia il giudice che l’accusa sono coinvolti nella controversia?”. L’ esempio che lui stesso pone è l’11 settembre e la complicità di alcuni membri governativi statunitensi, invocando una commissione d’inchiesta imparziale. A stupire ancora di più sono le pacate dichiarazioni in [...]]]></description>
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		<title>Una nuova Road Map per la pace nel Vicino Oriente</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprende il processo di pace tra ANP e Israele. L’ultimo incontro risale al 27 Novembre del 2007 ad Annapolis. Alcuni protagonisti erano diversi come il Primo Ministro israeliano, il centrista del Kadima, Ehud Olmert e, soprattutto, il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Il processo di pace si interruppe ancor prima di partire. Il contestato trattato sottoscritto non puntualizzava problematiche come il ritorno dei profughi palestinesi, interruzione della costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, Gerusalemme come capitale dei due Stati. Olmert fu colpito da scandali interni, Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non sembrava avere il pieno appoggio da parte della comunità palestinese. Infine La conferenza di Annapolis con ben 49 invitati sembrò più una festa di addio all’uscente Bush, che mirava a salvare quanto meno la faccia del Partito Republlicano. La ripresa del processo era stata annunciata lo scorso 6 luglio da Obama nell’incontro con Netanyahu a Washington. Appuntamento ufficializzato poi per il 2 settembre alla Casa Bianca, presenti il Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas, il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu e il Segretario di Stato USA Hillary Clinton, con il coinvolgimento del Presidente Egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdullah come garanti della sicurezza dei confini. Netanyahu ha [...]]]></description>
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		<title>Obama – Netanyahu. Una pura formalità</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 22:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benjamin Netanyahu e Barack Obama (credits: ANSA) Dopo l’incontro dello scorso marzo tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu si era creduto che i rapporti tra Stati Uniti e Israele avessero raggiunto il punto più basso di un sodalizio che dura da 62 anni. L’incontro si concluse con il primo ministro israeliano che abbandonava la Casa Bianca addirittura da un’uscita secondaria e il giornale “Ha’aretz” che all’indomani definiva Netanyahu “umiliato, isolato e più indebolito dal suo arrivo negli Stati Uniti”. BarackObama chiese “gesti” concreti nei confronti dei palestinesi, proprio mentre il Comune di Gerusalemme approvava la costruzione di 20 nuove case di 100 nelquartiere di Sheikh Jarrah (Gerusalemme Est). Il 6 luglio nella Studio Ovale della Casa Bianca, Barack Obama ha ospitato nuovamente Netanyahu. L’incontro s’è svolto in un clima completamente diverso dal precedente. Un colloquio a porte aperte che ha visto parlare inizialmente un rilassato e sorridente Obama, poi un bendisposto Netanyahu, il tutto alla presenza di giornalisti e fotografi. Obama ha invitato Netanyahu a riaprire i rapporti con l’ANP entro la fine della moratoria dei nuovi insediamenti in Cisgiordania, prima in modo indiretto per poi approdare ad un faccia a faccia. Ha aggiunto, inoltre, che Israele si è sempre dimostrato [...]]]></description>
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		<title>Piattaforma petrolifera affonda nel Golfo del Messico</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A settanta chilometri dalle coste  della Lousiana è esplosa la piattaforma petrolifera «Deepwater Horizon», trascinando in mare con se circa 700 mila galloni di greggio, cioè 2,5 milioni di litri. L’esplosione, avvenuta lo scorso martedì, ha coinvolto 126 operai al lavoro sulla struttura e potrebbe causare una catastrofe ambientale nel Golfo del Messico. Le cause dell’incendio non sono ancora note e le indagini procedono a rilento. Questo perché l’arresto delle fiamme ha richiesto tempo e attuazioni di manovre di soccorso particolarmente complesse da parte della Guardia Costiera. Inoltre va aggiunto che degli addetti ai lavori operanti sulla piattaforma, undici mancano all’appello e la loro ricerca sta assumendo priorità assoluta. Col passare dei giorni le speranze di ritrovare vivi i corpi dei dispersi si riducono sensibilmente e la sola possibilità che resta riguarda l’eventualità che siano saliti su un battello di emergenza, poi trascinato lontano dalla piattaforma dalle correnti. Oltre ai mancanti all’appello c’è inoltre il problema della fuoriuscita del petrolio in mare. A causa infatti delle alte temperature raggiunte con l’incendio, la «Deepwater Horizon» si è inclinata e rischia di cadere in acqua, con il pericolo di causare ingenti danni ecologici. Su questo aspetto sono contrastanti le posizioni. David Rainey, [...]]]></description>
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		<title>START 2, Usa e Russia riprendono il disarmo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[8 Aprile 2010, un giorno da ricordare nella storia delle relazioni internazionali. È il giorno in cui il Presidente americano, Barack Obama, e quello russo, Dmitri Medvedev, si sono incontrati nella sala spagnola del castello di Praga per firmare il trattato START2 (Strategic Arms Reduction Treaty), che rinnova l&#8217;accordo precedente, scaduto in dicembre. &#160; La firma dei due Presidenti rappresenta un punto di svolta sotto molteplici punti di vista. Il testo del trattato prevede la limitazione delle testate atomiche a 1550, una riduzione, quindi del 30%, e impone il limite di 800 vettori di lancio, vale a dire i mezzi in grado di portare a bersaglio le armi atomiche. Di questi, 700 saranno attivi, mentre 100 verranno utilizzati come riserva. Inoltre sono stabilite misure di verifica per le installazioni nucleari prima inesistenti. &#160; Allontanandoci dalla mera analisi testuale dell&#8217;accordo, la vera svolta sembra essere il nuovo clima di distensione e dialogo tra Mosca e Washington. Forse l&#8217;intesa tra i due Stati protagonisti e antagonisti del secolo scorso è la più rassicurante forma di disarmo. Sembra essersi chiusa così la diatriba derivante dalla guerra in Georgia, dove le ingerenze americane avevano causato forti risentimenti da parte russa. &#160; I due leader, [...]]]></description>
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		<title>Rivoluzione in Kirghizistan: quale ruolo per Stati Uniti e Russia?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio mentre il presidente americano Obama e quello russo Medvedev firmavano il nuovo e storico trattato per il disarmo nucleare, in Kirghizistan è scoppiata una massiccia  rivolta popolare che ha gettato il Paese nel caos rischiando di scombinare piani ed interessi che Mosca, Washington e la Nato hanno nella ex Repubblica sovietica dell&#8217;Asia Centrale. Martedì scorso il Movimento Popolare Unito aveva chiamato a manifestare in tutto il Paese contro il presidente Kurmanbek Bakijev, accusato di tacitare la stampa indipendente e di aver fatto lievitare, per colpa del suo governo corrotto, il prezzo della benzina. Fin da subito, però, le manifestazioni sono deteriorate in una furente sollevazione popolare. A nulla è servito la proclamazione dello stato d’emergenza: i più importanti edifici governativi, la residenza del presidente e il palazzo della televisione sono stati presi d’assalto e gli scontri cruenti con la polizia e con l’esercito hanno provocato 79 morti e centinaia di feriti. L’escalation di violenza è arrivata fino alla città di Naryn e a Talas &#8211; 50 km dalla capitale Bishkek &#8211; dove erano avvenuti i primi disordini e dove era stato preso in ostaggio il ministro dell’Interno Kogantiev, la cui sorte è ancora incerta: inizialmente dato per morto per [...]]]></description>
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		<title>Usa e Russia trovano l’accordo sulle armi nucleari</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 23:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei principali obiettivi politici avanzati da  Barack Obama sin dal suo insediamento alla Casa Bianca è stato quello di proporre un mondo denuclearizzato, con l’auspicio di coinvolgere in questo ambizioso progetto tutte le più importanti superpotenze planetarie. L’accordo tra U.S.A. e Russia sulla limitazione agli armamenti nucleari, raggiunto il 26 marzo, può essere considerato come il primo importante passo verso il sentiero tracciato dal Presidente americano. Washington e Mosca hanno infatti trovato un’intesa per ridurre la rincorsa ai rifornimenti atomici delle due nazioni, che insieme dispongono di circa il 90% delle armi di distruzione di massa presenti sul globo. Il trattato, ufficialmente rinominato Start 2, prevede per ambo i paesi una diminuzione del 74% delle testate nucleari detenibili, passando dalle 6000 consentite dal concordato Start, scaduto nel dicembre 2009, alle 1550 del nuovo patto. Inoltre i vettori, ossia armi quali missili, sottomarini e bombardieri in grado di trasportare le testate sull’obiettivo, non potranno essere, per entrambe, superiori alle 800 unità. La firma del documento avverrà a Praga il prossimo 8 Aprile, città da cui Obama aveva dato vita al suo primo discorso di una terra priva di armi nucleari esattamente un anno fa e servirà a distendere i rapporti [...]]]></description>
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		<title>Usa, obesi in rivolta</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ciccioni, è ora di reagire&#8220;. Con questo appello, lanciato sulle pagine del Daily News, Paul Campos e Marilyn Wann, leader ideologici dell’associazione Fat! So? (Grasso! E allora?), denunciano la crescente discriminazione nei confronti degli obesi. Temono che la campagna contro l’obesità, che il presidente Barack Obama ha definito “uno dei problemi più urgenti per la salute” degli Stati Uniti, si trasformi in una nuova caccia alle streghe. Per molti americani, infatti, questa battaglia non ha la faccia sorridente della first lady Michelle che tira due calci a un pallone per promuovere l’iniziativa contro la sedentarietà &#8220;Let&#8217;s Move”. Piuttosto quella di Jon Corzine, governatore del New Jersey che, nell’ultima campagna elettorale, ha apertamente deriso il suo avversario per via del peso o quella del regista Kevin Smith che viene fatto scendere da un volo della Southwest Airlines perché giudicato troppo grasso. La compagnia aerea, infatti, così come la United Airlines e la Delta Airlines aderisce al poco politically correct “sei grasso, paghi per due”. Ma di esempi ce ne sono altri: lo Stato del North Carolina che fa pagare una sovrattassa per l&#8217;assicurazione sanitaria ai dipendenti pubblici troppo grassi o l&#8217;università Lincoln in Pennsylvania che seleziona gli studenti anche in base [...]]]></description>
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		<title>La guerra fredda del terzo millennio</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 1947, quando il consigliere presidenziale americano, Bernard Baruch, e il giornalista, Walter Lipmann, coniarono il termine “Guerra Fredda” per descrivere l&#8217;emergere di tensioni tra Stati Uniti e URSS. Sono passati più di sessanta anni, ma questa espressione è tornata ad essere utilizzata per indicare le tensioni diplomatiche sviluppatesi tra le due superpotenze del terzo millennio: Cina e Stati Uniti. I contrasti tra i due Paesi hanno riguardato diversi ambiti e, come spesso accade, si è sviluppata una guerra di dichiarazioni tra i rispettivi organi di governo. Le prime fratture risalgono a dicembre, durante il vertice sul clima di Copenaghen. In questa sede, il disaccordo sulle misure da adottare per far fronte al surriscaldamento globale si è concretizzato in uno scambio di “ripicche diplomatiche”, che hanno segnato il totale fallimento del summit. Dal clima, il contrasto, si è spostato su internet e sulla politica di censura attuata dal governo cinese. Ad accendere la miccia è stato l&#8217;annuncio di Google di voler cancellare la censura del governo di Pechino, permettendo ai naviganti cinesi di poter accedere a informazioni sulla strage di Tienanmen e sul Dalai Lama. La decisione dell&#8217;azienda californiana è nata come reazione al tentativo di hacker cinesi di [...]]]></description>
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		<title>Obama a capo degli USA che fanno la guerra da casa</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 23:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Nobel per la pace a Obama è stata una scelta strana, lo sappiamo tutti: mai prima d’ora era stato conferito un tale premio a un politico che per di più è a capo del più forte esercito del mondo. Scelta che finora ha portato più contraddizioni che altro, visto che gli USA sono in guerra da anni nel medio oriente. Sapevamo che la guerra al terrorismo sarebbe continuato e così è, ma non sapevamo in che modo. Ebbene ora si cerca d’individuare i capi terroristi grazie degli aerei pilotati a distanza (solitamente dei Predator) e poi si lanciano una o più bombe tramite gli stessi. Il tutto avviene grazie a joystick controllati da soldati che non necessitano d’aver preso alcun brevetto di volo. In pratica è come stare a casa propria a giocare al computer con un simulatore, e infatti questi soldati la sera sono a casa dalle famiglie. Gli unici soldati che necessitano di stare sul campo, o nei pressi, sono quelli che devono rifornire questi aerei di carburanti e di missili. Poi l’aereo è pronto per partire e può viaggiare tranquillamente per ventidue ore, scrutare il territorio da seimila metri d’altezza essendo in grado di leggere i [...]]]></description>
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		<title>Se arriva lo &#8220;straniero&#8221; sarà Jihad</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Prevenire è meglio che curare” e “Uomo avvisato mezzo salvato”. No, non è una rassegna sui proverbi italiani più utilizzati, né un prontuario di consigli su come affrontare l&#8217;inizio dell&#8217;anno. Questi due proverbi però hanno il pregio di riassumere quello che è successo negli ultimi giorni sulla rotta Yemen-Usa. Dopo la reazione, forse affrettata e spavalda, di Obama, che, di fronte al fallito attentato di Natale, si era detto pronto all&#8217;azione militare, il governo Usa sembra essersi preso una pausa per riflettere sul da farsi. Chi invece la pausa ha preferito evitarla sono stati gli Ulema (teologi islamici) yemeniti. Pochi giorni fa, infatti, riuniti in gran consiglio, hanno lanciato un messaggio verso Washington che ha risuonato forte e chiaro nelle stanze della Casa Bianca. I teologi hanno optato per la prevenzione, affermando chiaramente di non voler alcun tipo di intervento straniero nel territorio dello Yemen. Se ci dovesse essere una decisione in tal senso da parte americana, gli Ulema hanno già dichiarato di essere pronti alla Jihad. Il loro portavoce, Zindani, che ha presieduto il consiglio si è già detto «fermamente contrario a qualsiasi intervento militare di forze straniere in Yemen, che verrebbe considerato come un&#8217;occupazione ostile». E lo stesso [...]]]></description>
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		<title>Lo Yemen sarà il nuovo Afghanistan?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 23:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati solo 8 anni dall&#8217;attacco alle torri gemelle e dalla conseguente offensiva americana in Afghanistan decisa dall&#8217;allora presidente Bush. 8 anni in cui l&#8217;interesse americano nella regione si è espanso con il successivo attacco all&#8217;Iraq di Saddam. E ora? È di pochi giorni fa la notizia di un attentato fallito sull&#8217;aereo di linea della Delta diretto a Detroit. A rivendicare la paternità dell&#8217;attentato è stata l&#8217;organizzazione terroristica Al Qaeda. Dopo l&#8217;arresto del giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, accusato del fallito attentato, il presidente Obama si è scagliato contro il sistema di sicurezza americano affermando la necessità di dover imparare da quanto successo. Poco dopo, su tutti i network americani, è rimbalzata la notizia di una probabile prossima apertura di un nuovo fronte per l&#8217;esercito a stelle e strisce nello stato dello Yemen. La motivazione ufficiale è che si ipotizza che il terrorista nigeriano abbia legami stretti con lo Stato asiatico e che si sia preparato all&#8217;attacco proprio lì. &#160; È uno scenario che sembra ripetersi. Uno stato in difficoltà, un attacco, o presunto tale, e gli Usa sono pronti ad intervenire in nome della lotta al terrorismo o addirittura, come ai tempi di Bush, per diffondere la democrazia. Per chi [...]]]></description>
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		<title>Eppi Niu Iar</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 23:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tadà: ecco a voi il 2010! -2 alla fine del mondo insomma. Quest’anno mi voglio vestire da Nostradamus, ne sento proprio la necessità. Eh sì, perché io vedo il futuro e so già come andranno le cose il prossimo anno: Zio Berlusca resusciterà Moana Pozzi, visto che ha trovato finalmente una corrente ideologica per il suo partito. Il partito dell’amore, sì proprio quello proposto della buon’anima della pornostar e dalla sempreverde amica Ilona. È questo il tanto atteso retroterra culturale di un movimento politico che i maligni hanno definito “un’accozzaglia di gente che si fa i cazzacci suoi, parenti di Berlusconi, amici, congiunti, commercialisti, avvocati. E il panettiere, forse”. Le riforme si faranno, grazie allo “Scudo Anale” nuovo provvedimento estemporaneamente inventato da quello intelligente con gli occhiali, per mettere a riparo le divine chiappe amorose del premier. Il PD troverà in Bersani una forte leadership. Questa fa ridere senza bisogno che ci aggiungo niente no? Obama moltiplicherà i pani e i pesci, camminerà sull’acqua e invece di trasformarla in vino la trasformerà in diet coke, perché lui non beve, non fuma e non gli piace fare niente di cattivo a quanto pare. Per fortuna che qui c’è Berlusconi, sai che [...]]]></description>
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		<title>Regalo di Natale per Obama, il Senato approva la riforma sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 23:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata una vigilia di Natale davvero particolare per la politica americana. Il 24 dicembre alle 7.16 il Senato americano in seduta plenaria ha approvato, con 60 voti favorevoli e 39 contrari, la riforma della sanità voluta dal presidente Obama. È stato un voto sofferto. I senatori Repubblicani hanno richiesto la lettura dell&#8217;intero testo della riforma e la discussione in Aula ha portato a una corposa modifica dei provvedimenti approvati dalla Camera. Il via libera definitivo è ancora lontano però; adesso dovrà iniziare il lavoro di riconciliazione dei testi passati nelle due Camere e in questo l&#8217;intervento in prima persona di Obama sarà fondamentale. Per la firma finale, con ogni probabilità, bisognerà attendere la fine di gennaio, giusto in tempo per l&#8217;inizio della campagna elettorale di metà mandato. Come era logico attendersi, il presidente si è detto entusiasta del risultato ottenuto e ha parlato di una conquista storica, di &#8220;un voto che permetterà al governo americano di far passare finalmente una vera, significativa riforma sanitaria”. La sanità americana è da tempo nell&#8217;occhio del ciclone e una riforma strutturale era senza alcun dubbio necessaria. Fino ad oggi circa 50 milioni di americani non hanno possibilità di accesso a cure mediche; il [...]]]></description>
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		<title>La Babele ambientale di Copenhagen</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Copenhagen ci sono anzitutto i Dolori del Giovane Barak, che sarà pure bello, abbronzato e Premio Nobel, ma sembra che in questo periodo non se la passi bene. Numero uno, perché s’è visto costretto a inviare un contingente di 30000 soldati in Afghanistan proprio nel giorno in cui ha ricevuto l’ambita onorificenza internazionale per la Pace. Numero due, perché in quel della ridente capitale danese, non sta facendo proprio una bella figura. La proposta statunitense di abbassare le emissioni di gas del 17% entro il 2050, ha incontrato il veto della Cina. Troppo poco, secondo Zhenhua Xie, rappresentante del paese del sol levante a Copenhagen che promette di abbassare l’intensità energetica del 40/45% e non lesina critiche neanche alla proposta di offrire 10 mld di euro ai paesi più poveri per ridurre le emissioni. Un fatto che tra l’altro è stato commentato ironicamente dal presidente sudanese Di-Aping in questo modo: «Non bastano neppure a comprare una bara per i cittadini dei nostri paesi». Magari basterebbero i soldi stanziati per salvare le istituzioni finanziarie, è l’ultima frecciata che Di-Aping lancia ai potenti del mondo, in particolare agli Stati Uniti. Perché il ruolo dell’orco, nella brutta favola dei cambiamenti climatici non [...]]]></description>
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		<title>Obama cambia rotta in Afghanistan, l&#8217;Italia è con lui</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nuovo piano per “distruggere, smantellare e sconfiggere Al-Qaeda”. Le parole del Presidente Obama risuonano chiare ed esprimono la forte convinzione di non abbandonare la missione in Afghanistan iniziata nel 2001. Dopo il rapporto presentato al Pentagono dal Generale statunitense McChrystal, Obama ha programmato un cambiamento radicale della politica americana a Kabul. Il testo del Generale descrive uno scenario tutt&#8217;altro che positivo e ammette il fallimento della missione Isaf e del governo afgano, che stanno perdendo la fiducia della popolazione. Dopo 8 anni di guerra, infatti, le milizie talebane mantengono una grande influenza sul territorio grazie all&#8217;instaurazione di “governi ombra” in molte regioni e continuano, in questo modo, ad arruolare combattenti, innalzandosi a protettori del popolo. Di fronte a un tale scenario, Obama non ha esitato a soddisfare le richieste di McChrystal, promettendo l&#8217;invio di 30000 militari americani e chiedendo il supporto di 10000 uomini forniti, dalle potenze Nato. Tra le Nazioni impegnate in Afghanistan, nella missione Isaf, l&#8217;Italia è stata la prima a rispondere positivamente all&#8217;appello di Obama e della Nato, prevedendo l&#8217;invio di 1000 militari a partire dal prossimo anno. Il contingente italiano è il sesto per numero di uomini, con 2795 unità a capo del Comando Regionale Ovest, che [...]]]></description>
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		<title>Strage a Fort Hood. L’America è nuovamente in lutto</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 5 Novembre 2009 sarà una data che difficilmente dimenticheranno i militari della base americana di Fort Hood, in Texas. Tredici soldati sono rimasti uccisi e altri trenta feriti dalla furia omicida di Nidal Malik Hasan, ufficiale medico statunitense con origini palestinesi. Il maggiore, prima di far fuoco all’impazzata sui suoi commilitoni, avrebbe gridato “Allah è grande” per poi essere ferito gravemente da quattro proiettili sparatigli contro dalla poliziotta Kimberley Munley, divenuta per questo eroina nazionale. Hasan è attualmente in coma e le sue condizioni cliniche sono disperate, così come disperata era la sua vita prima del folle gesto. Piuttosto che per questioni di matrice religiosa infatti, a dispetto di quanto potrebbe far intendere la frase pronunciata prima della sparatoria, il medico avrebbe compiuto la sequenza di omicidi perché depresso e bisognoso d’aiuto. Sono i suoi familiari a renderlo noto, aggiungendo come il loro caro fosse angosciato dal lavoro che svolgeva e che lo obbligava quotidianamente a stare a contatto con i soldati di ritorno dal fronte Iracheno e Afghano. Molti di questi militari presentavano forti disturbi psichici e l’idea di trovarsi un giorno nella medesima condizione lo angosciava. Preoccupazione resa più forte dalla partenza che l’Esercito gli aveva programmato [...]]]></description>
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