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	<title>Fuori le Mura &#187; olocausto</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>Torna il Mein Kampf di Hitler, il manifesto nazista</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla seconda guerra mondiale il Mein Kampf non era mai stato ripubblicato in Germania. La recente decisione dell’editore britannico Peter McGee, di proporre in ristampa dal 26 gennaio il manifesto hitleriano, in versione commentata e ridotta, ha suscitato non poche polemiche. C’è disapprovazione anzitutto perché il 27 gennaio è la ‘Giornata della Memoria’, in cui si commemorano le vittime dell’olocausto. Vari storici e studiosi hanno definito inopportuna l&#8217;iniziativa dell&#8217;editore britannico, che sarebbe mosso da interessi economici piuttosto che da motivazioni di sensibilizzazione e riflessione culturale, come invece quest&#8217;ultimo ha recentemente dichiarato. “Vogliamo chiarire che non c’è nulla di ‘altruistico’ nella pubblicazione di questo editore, ma solo scopi riconducibili a fini lucrativi”, ha dichiarato Elan Steinberg, vicepresidente dell’associazione American Gathering of Holocaust Survivors, che rappresenta i sopravvissuti all’olocausto e le loro famiglie. I diritti d&#8217;autore del Mein Kampf appartengono allo Stato federale tedesco della Baviera, che dal secondo dopoguerra detiene l&#8217;esclusività editoriale dell&#8217;opera fino al 2015. Da parte sua, il governo bavarese ha minacciato di ricorrere a vie legali per impedire la pubblicazione, che secondo McGee sarebbe assolutamente lecita, giacché pubblicata in forma ridotta e commentata. Nonostante l&#8217;iniziale opposizione governativa e intellettuale, l&#8217;inserto sul Mein Kampf sarà comunque in edicola nel [...]]]></description>
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		<title>Una serata dedicata a La chiave di Sara</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinema</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa sera alle 20.30 presso la Technicolor in Via Urbana (Roma)  si terrà una proiezione speciale del film La chiave di Sara che uscirà nelle sale italiane venerdì 13 gennaio. All&#8217;evento parteciperanno alcuni rappresentanti della comunità ebraica romana. Il film si ispira all’omonimo best seller mondiale scritto da Tatiana de Rosnay che ci racconta un capitolo buio della storia francese  quello del rastrellamento del Velodromo d’Inverno di Parigi, avvenuto il 16 luglio 1942. Una vera e propria operazione militare eseguita dallo stesso Governo di Vichy che portò all’arresto di 12.884 ebrei: 4051 bambini, 5802 donne e 3031 uomini, che vennero poi deportati nei campi di Dracy e Beaune-la-Rolande e, successivamente, in Germania. Su 12.884 persone, soltanto 811 fecero ritorno. Il film è diretto da Gilles Paquet Brenner e interpretato da Kristin Scott-Thomas, che per questa sua prova ho ottenuto una candidatura ai premi César, gli Oscar francesi. La storia prende piede a Parigi, ai giorni nostri. Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da 20 anni, sta facendo un’inchiesta sui dolorosi fatti del Velodromo D’inverno, il luogo in cui vennero concentrati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento. Lavorando alla ricostruzione degli avvenimenti si [...]]]></description>
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		<title>La chiave di Sara</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Arseni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La chiave di Sara è l’ultimo film di Gilles Paquet-Brenner, in uscita nei cinema italiani dal 13 gennaio 2012,  ispirato all’omonimo romanzo di Tatiana De Rosnay. Il tema non è certo nuovo: la deportazione degli ebrei nel corso della seconda guerra mondiale. Nuova, però, è la prospettiva attraverso la quale il tema viene analizzato. Da un lato, infatti, vengono rappresentati per la prima volta i fatti dolorosi del Vél’ d’Hiv, o Vélodrome d’Hiver, il luogo in cui, nel 1942, vennero concentrati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento. È dunque la storia del collaborazionismo francese con il governo nazional-socialista tedesco, una pagina scura della storia francese. Questi eventi, inoltre, vengono  ricostruiti seguendo la storia e l’intreccio narrativo delineato da Tatiana de Rosnay. Nel corso di un’inchiesta portata avanti da Julia Jarmond, una giornalista americana che vive in Francia da vent’anni, emerge la storia di una famiglia deportata nel 1942, le cui vicende sembrano  avere  a che fare con la vita presente della giornalista, in apparenza tanto lontana dai fatti che sconvolsero il paese sessant’anni addietro, studiati su carte e documenti ingialliti. Emerge dalle immagini e dalla sovrapposizione dei periodi storici, un contrasto evidente  tra la [...]]]></description>
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		<title>Roma, presto arriverà il Museo della Shoah</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pagano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Museo della Shoah sarà pronto nel 2014, Alemanno stavolta sembra fare sul serio. Il primo cittadino, in occasione della visita effettuata assieme agli studenti romani al campo di concentramento di Auschwitz la scorsa settimana, ha annunciato di voler far partire la gara per la costruzione dell’opera entro il 27 gennaio, giorno della Memoria. “La sfida è realizzare in fretta il museo”- ha dichiarato lo stesso Alemanno- “Per noi è molto importante perché vorremmo inaugurarlo insieme agli ultimi sopravvissuti, in modo tale che il percorso della Memoria abbia continuità tra i testimoni diretti ed una grande istituzione culturale come il Museo della Shoah”. Il progetto, realizzato dagli architetti Luca Zevi e Giorgio Tamburini, prevede la costruzione di un grande edificio a forma di parallelepipedo, alto otto piani e grande ventunomila metri cubi, al cui interno saranno presenti archivi, biblioteche, uffici, sale conferenza, bookshop e un’area ristorazione. Fonti di varia origine come filmati dell’epoca, documenti e oggetti originali, grafici e plastici aiuteranno i visitatori a farsi un’idea di ciò che per molti versi ha rappresentato la massima incarnazione storica del male assoluto. La sede scelta per la realizzazione della struttura, sul cui muro saranno incisi i nomi di tutti gli italiani [...]]]></description>
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		<title>Sono soltanto animali</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 22:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autogestito, una rassegna di Teatro indipendente Giovane Curioso Civile giunta alla sua seconda edizione al Teatro Quirino, ha portato in scena il 29 maggio la prima nazionale di Sono soltanto animali,  spettacolo in un unico atto dalla durata di un&#8217;ora e mezza che ha visto in scena il poliedrico Antonio Tintis. Sono soltanto animali si divide in 24 frammenti raccontati da sei voci diverse. Lo spettacolo, ribattezzato Una polifonia per voce sola, dagli autori Luciano Colavero  e Federico Olivetti, ha come scopo quello di indagare l’uomo davanti alle responsabilità delle proprie azioni,  farlo entrare in collisione con le proprie idee e generare nuovi sensi. Come dichiarato dagli autori, il titolo dello spettacolo  riprende volutamente una celebre frase del filosofo tedesco Theodor Adorno, e mira ad andare  oltre i concetti tradizionalmente legati alla Shoah, come l’eccezionalità di Auschwitz o il diritto di parlare di cose che non abbiamo vissuto. Supera il rapporto tra obbedienza e responsabilità per cercare, attraverso un linguaggio di riflessione e di confronto, qualcosa che parli direttamente a noi. Dobbiamo fare della memoria storica uno strumento di orientamento concreto per indirizzare al meglio le azioni del nostro presente. Rivivere nella mente  quei momenti così dolorosi affinchè non tornino più. [...]]]></description>
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		<title>27 Gennaio: Giornata della Memoria</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 23:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 2001, la legge 211 ha istituito la “Giornata della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, delle leggi razziali e di tutte le altre vittime dell'olocausto. 
E' importante ricordare, soprattutto per il nostro paese che molto spesso sembra avere la memoria corta.]]></description>
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		<title>Homicide &#8211; l&#8217;oscura New York di David Mamet</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 23:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un uomo solitario, un omicidio per ragioni raziali, un gruppo di estremisti: il cinema da camera di David Mamet racconta le contraddizioni di una New York cupa e desolata, intensa e sotterranea.]]></description>
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		<title>Le memorie epistolari di Edith Bruck</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 22:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una memoria privata che diventa collettiva. Una donna che deve fare i conti con la perdita dei propri cari. La tragedia della Shoah rivive nelle due lettere che la scrittrice (l’io narrante) Edith Bruck dedica, per il suo confronto personale con l’Olocausto, a due dei suoi famigliari più importanti: il fratello e la madre. Il primo rappresenta il legame con il mondo della sua infanzia, un ponte verso la fede ebraica, la fede in un dio che la donna ha rifuggito, ha rinnegato. La seconda perché rappresenta l’essenza stessa di quel mondo, il fulcro di quel passato. Lui, sopravvissuto ai campi di sterminio, è una sorta di congiunzione fra quell’esperienza di gioventù e i ricordi della maturità. Lei, la mamma, è rimasta un’immagine indelebile di quel passato perché perita fra i fili spinati di Auschwitz. La lettera al fratello Edy è stata scritta nel 2008, un mese dopo la sua scomparsa &#8211; intitolata proprio Un mese dopo &#8211; e viene pubblicata per la prima volta in Privato, mentre quella dedicata alla madre è la celebre Lettera alla madre che l’autrice pubblicò e scrisse nel 1988. Una testimonianza accorata e dolente della protagonista che fa confluire nella scrittura un senso di [...]]]></description>
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		<title>Vedi alla voce: Amore. Come parlare dell&#8217;Olocausto alle nuove generazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Tridico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colpisce sempre il modo in cui le persone trattano l&#8217;argomento dell&#8217;Olocausto; esistono tanti modi per parlarne e la più rilevante è sicuramente la via del documentario che utilizzando un lessico prettamente da manuale di storia assicura l&#8217;imparziale distacco. Molti però preferiscono ricostruirlo sotto forma di romanzo ammorbidendo per quanto possibile, la dolorosa storia per custodire la memoria senza inquietare i più sensibili. Così ha deciso di fare David Grossman, scrittore israeliano autore di Vedi alla voce: Amore considerato il suo capolovoro per eccellenza; un&#8217;opera difficile da leggere per la complicata struttura ma dalla elevata creatività retorica che attraverso personaggi particolari, viaggi chimerici, rapidi passaggi temporali, metafore, citazioni e rimandi racconta e descrive la Shoah vista dagli occhi e dall&#8217;immaginazione di un bambino figlio di sopravvissuti. Protagonista e narratore è il piccolo Momik che, figlio di deportati, sente parlare in modo oscuro e allusivo dell&#8217;Olocausto, si interroga sul mistero dei numeri tatuati sulla pelle dei genitori, crede che la belva nazista sia realmente un animale feroce,oscuro e terrificante. Ma per capire davvero dovrà crescere, diventare scrittore e seguire le tracce del nonno in Polonia; poi compiere un viaggio impossibile per mare, lasciarsi trasportare da personaggi immaginari e approdare all&#8217;ultima fantastica invenzione [...]]]></description>
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		<title>Muore Miep Gies, la donna che scoprì i diari di Anna Frank</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 12 gennaio 2010 é morta Miep Gies. La donna che aiutò, ad Amsterdam, la famiglia di Anna Frank, la ragazzina ebrea diventata uno dei simboli della Shoah, a nascondersi e custodì il suo diario  quando arrivò la Gestapo. Miep Gies è sopravvissuta all’Olocausto, ha rischiato di essere deportata a causa della coraggiosa scelta di nascondere la famiglia Frank. La donna e´ morta in una casa di riposo in Olanda alla splendida eta´ di 101 anni in seguito ad una caduta accidentale nel periodo natalizio. Miep Gies, era l´ultima superstite del gruppo che tra il luglio 1942 e l´agosto 1944, aiuto´ a nascondere Anna Frank, i genitori, la sorella e altre quattro persone nella celebre casa sul Prinsengracht, ad Amsterdam, poi diventata un museo. Dalla deportazione, da quel viaggio lungo senza ritorno, sopravvisse solo il padre di Anna, a cui Miep Gies riconsegnò il diario che aveva custodito gelosamente. Il diario di Anna Frank divenne un best seller mondiale. Una testimonianza vivida e toccante degli orrori  dell&#8217;Olocausto. La Shoah, che rimane uno degli episodi storici più drammatici del secolo scorso, si può considerare uno dei più grandi orrori perpetrati all’umanità nel mondo. Miep Gies era europea e cristiana e ha [...]]]></description>
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		<title>Il bambino con il pigiama a righe: fenomeno di costume di un libro e di un film sull&#8217;Olocausto</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raccontare l’Olocausto attraverso storie di finzione è ormai fenomeno di costume convenzionale nel cinema e nella letteratura moderna, elemento che inevitabilmente si intreccia in un andirivieni di adattamenti e mescolamenti. Negli ultimi anni in particolare, su questa onda, il numero di romanzi e film è accresciuto fortemente, tanto da diventare una vera e propria moda quella di raccontare il momento più buio e conosciuto della storia del Novecento attraverso vicende e intrecci narrativi di finzione. La tragedia di quei momenti viene portata alla luce tramite punti di vista originali, nonostante la vasta e immensa produzione dell’argomento. È, proprio per questo motivo, sempre necessario trovare uno spunto interessante per catturare l’immaginario e la mente del lettore e/o dello spettatore. Il bambino con il pigiama a righe (uscito recentemente, tramite Bur-Rizzoli, in un delizioso cofanetto che contiene il romanzo e il dvd del film) è, così, perfetto esempio di questo meccanismo. Esso è, infatti, un romanzo del giovane irlandese John Boyne, divenuto in brevissimo tempo un bestseller e un adattamento cinematografico piuttosto apprezzato dagli addetti ai lavori. La forza della sua storia è tutta rappresentata dal finale del libro e ancor di più dal potere del silenzio nel quale cade l’immagine filmica [...]]]></description>
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		<title>I &#8220;Bastardi&#8221; di Quentin</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
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		<description><![CDATA[“Questo è il mio capolavoro” è la battuta finale del film Bastardi Senza Gloria, ultimo lavoro di Quentin Tarantino. Frase che insinua un sospetto: si riferisce all’ennesima svastica disegnata sulla fronte di un nazista dal tenente Aldo Raine &#8211; al secolo Brad Pitt &#8211; o forse è riferito a un livello metastorico, cioè al film stesso, che il regista americano considera come il proprio, definitivo capolavoro? Quel che è sicuro è che un film che ha fatto, sta facendo e farà discutere. Come al solito la più spiccata abilità del regista americano è quella di spaccare in due la critica e il pubblico, di far parlare di sé e dei suoi film, nel bene e nel male. Non è facile per tutti accettare quello che si vede sullo schermo. Anticipiamo subito che il tutto rimanda a un interrogativo che non è da poco conto: può un film ridisegnare la storia? Perché la vicenda tratta di un fatto noto a tutti nel mondo, la Seconda Guerra Mondiale. Nella Francia occupata dalle truppe naziste diverse storie s’intrecciano. C’è quella del Colonnello Landa, il cacciatore di ebrei, “un falco che sa pensare come un ratto”, come lui stesso si definisce, uomo dall’intelletto fine [...]]]></description>
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		<title>Il bambino senza nome</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Debora Bora</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mark Kurzem]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il bambino senza nome” è il romanzo autobiografico di Mark Kurzem. Tratto da una storia vera, racconta le vicende di un bambino ebreo, “salvato” da un&#8217; unità lettone filonazista e allevato come un soldato per farne la mascotte del Reich durante la seconda guerra mondiale. Un titolo suadente, una storia commovente, protagonista un’infanzia bruciata dalla violenza: tutto ciò ha il sapore dei migliori romanzi di Khaled Hosseini, ma dello scrittore afghano, questo romanzo non ha né la potenza introspettiva, né l’ abilità narrativa. Semmai il risultato è un’ abile simulazione. La storia ha come personaggi principali un padre, schiacciato dal peso di un passato oscuro e pieno di rimorsi, e un figlio che lo aiuta a riscoprire le sue origini.  Mark ha da poco iniziato la sua vita da ricercatore a Oxford quando un giorno suo padre Alex bussa alla porta con un angoscioso segreto da confessare. I brandelli di quel segreto sono rinchiusi in una logora valigia che custodisce i ricordi evanescenti e ossessionanti che per quasi settant&#8217;anni suo padre ha cercato di seppellire nell&#8217;oblio. Tocca a Mark ora aiutare il padre a ricostruire la sua storia, l&#8217;epopea di un bambino bielorusso ebreo di cinque anni che è scampato [...]]]></description>
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