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	<title>Fuori le Mura &#187; oscar</title>
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		<title>Nomination Oscar 2012: subito le prime polemiche</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Maglietta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa è uscita la lista delle nomination agli oscar 2012 creando non poche polemiche.  L&#8217;Academy ha deciso di escludere da tutte le categorie J. Edgar di Clint Eastwood, lo stesso Leonardo Di Caprio, Ryan Gosling per Le idi di marzo o Drive, Michael Fassbender per Shame e Albert Brooks per Drive. Proprio quest&#8217;ultimo, uno dei più delusi per l&#8217;esclusione.  Clamorosa inoltre l&#8217;assenza per il miglior film d&#8217;animazione de Le avventure di Tintin &#8211; Il segreto dell&#8217;unicorno di Steven Spielberg. Secondo gli addetti ai lavori americani, che basano le vittorie sui numeri e sulle scommesse, per la vittoria all&#8217;Oscar come miglior film dovrebbe spuntarla la rivelazione di Cannes The Artist, il quale ha fatto incetta di premi ai Golden Globe, dato a 1,25, in netto vantaggio su Paradiso amaro e Hugo Cabret di Scorsese dato a 11.00. Segue War Horse di Steven Spielberg a 13.00. Per la categoria miglior attore dovrebbe spuntarla la solita mediocre prova attoriale di George Clooney con il film Paradiso amaro che, dopo la premiazione ai Golden Globe, è favorito a 1,35.  Segue lo splendido Jean Dujardin, protagonista di The Artist, dato a 2,80. La vittoria di Brad Pitt per l&#8217;indecente interpretazione nel film Moneyball &#8211; L&#8217;arte [...]]]></description>
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		<title>The Help</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Campione d’incassi, apprezzato dalla critica e dal circuito dei premi, già pronto a fare incetta di nomination agli Oscar, arriva finalmente in Italia il tanto atteso The Help, secondo lungometraggio dell&#8217;attore Tate Taylor, tratto dall’omonimo romanzo bestseller omonimo di Kathryn Stockett (pubblicato da Mondadori), che scandaglia i diritti civili nell’arretrato Mississippi degli anni Sessanta dal punto di vista delle donne afro-americane. La storia prende piede con il ritorno a Jackson della neolaureata Skeeter Phelan, giovane di buona famiglia con il desiderio di diventare scrittrice e giornalista. Ma lì vi trova tutte le sue coetanee sposate, con prole e un mondo fatto di razzismo e atavici silenzi. Al suo ritorno la domestica che l&#8217;ha cresciuta e le ha voluto bene come una vera figlia non c&#8217;è più perché si è trasferita a Chicago dalla figlia, ma un mistero si nasconde dietro questo repentino avvenimento. Così, Skeeter, che pur inesperta nel campo cura una rubrica di economia domestica cerca l’aiuto di Aibileen, la fedele e dolce domestica dell’amica Elizabeth. Pian piano le due donne cominciano a conoscersi e a fare amicizia e ben presto nasce in Skeeter l’idea di raccontare la storie vere di tutte le donne come Aibileen… Siamo all’inizio degli anni [...]]]></description>
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		<title>Il regista di The Artist ci svela qualche retroscena</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la proiezione in anteprima di The Artist al cinema Quattro Fontane, è entrato in sala il regista, Michel Hazanavicius, per una breve conferenza stampa in un&#8217;atmosfera buia, quasi in bianco e nero come il film (ma per fortuna l&#8217;audio c&#8217;era) e abbiamo avuto modo di porre alcune domande. Quali sono state le reazione dei produttori a cui ha proposto il film? Qualcuno ci ha pensato, ma la maggiorparte, prima o dopo, si sono dileguati. Thomas Langman invece ha accettato la proposta fino all&#8217;estremo, andando persino a investire del denaro personale, cosa assolutamente non frequente nel mondo del cinema. Lui mi ha dato fiducia e ha dato fiducia a un&#8217;idea che non era neanche la sua. Gli sono estremamente grato. Come ha lavorato con gli attori? Ho chiesto ai miei attori di lavorare in modo molto naturale, e ovviamente ho fatto vedere loro un sacco di film dell&#8217;epoca. Ho utilizzato la telecamere da 22 immagini al secondo, che conferiscono al film l&#8217;aspetto tipico di quelli di fine anni 20. Ho fatto recitare gli attori al suon della musica e il risultato è stato ottimo. The Artist sta avendo un enorme successo di critica. La candidatura all&#8217;Oscar non me l&#8217;aspettavo, io [...]]]></description>
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		<title>Roma Film Fest VI – Diario di Viaggio: Day 6</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 22:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma! Leggi le altre giornate del Diario di viaggio day by day! Con la collaborazione di Erminio Fischetti Anche la sesta giornata del festival capitolino è sfumata tra film europei, pellicole italiane e una visione asiatica. Si sa ormai, a Roma il mercato e a Venezia il cinema e non solo. Ci sono altri festival nella Penisola che pur non esibendo passerelle propongono un altissimo livello di proposte cinematografiche come il Torino Film Festival. Certamente in un contesto come quello del prima kermesse romana è necessario scavare ed andare in fondo, cercare ed approfondire con l&#8217;atteggiamento del cacciatore di tesori perché il prodotto in serie per palati grossolani è sempre in agguato. Durante questa giornata una chicca c&#8217;è stata: il notevole dramma adolescenziale gay  Noordzee, Texas del belga Bavo Defurne al suo folgorante esordio. Non esalta eccessivamente, invece, Page Eight di David Hare che comunque ha il pregio di essere un thriller di spionaggio classico alla John Le Carré ma ambientato ai giorni nostri, preciso e ben recitato. Delude le aspettative My Week With Marilyn di Simon Curtis, con una grande performance di Michelle Williams che ricalca perfettamente  [...]]]></description>
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		<title>Le notti di Chicago</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Espressionismo visivo per eccellenza. La pellicola di Von Sternberg (alla quale collaborò anche Howard Hawks), Le notti di Chicago è quel che gli addetti ai lavori definirebbero cinema allo stato puro. Antesignano del genere gangsteristico, la pellicola uscì in origine con il titolo Il castigo e trovò già in quel 1927 nell’anno della sua uscita notevoli consensi, tanto da vincere l’Oscar per la migliore sceneggiatura  nell’anno della prima edizione del prestigioso e discusso premio statunitense. Come ogni cult che si rispetti nessuno credeva nel progetto tanto che Ben Hecht voleva essere eliminato dai crediti come sceneggiatore del film, che all’inizio fu proiettato in una sola sala a New York. In brevissimo tempo, invece, Le notti di Chicago ebbe un notevole apprezzamento da pubblico e critica. Questo perché la pellicola di Von Sternberg è un gioiello prezioso e straordinario sia dal punto di vista narrativo che visuale. Infatti, l’opera del regista tedesco, che sostituì dietro la macchina da presa Arthur Rosson, possiede al suo interno tutti gli schemi del genere. Anzi fu proprio la diegesi di quello script a crearlo il genere in sé del gangster movie con parecchi dei suoi elementi: il malavitoso dalle caratteristiche psicologiche ambigue, che sotto la [...]]]></description>
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		<title>Gli Oscar 2011 incoronano Colin Firth ed eleggono Il discorso del re</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 23:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tania Marrazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Academy Awards 2011 eleggono Il discorso del re miglior film dell'anno.]]></description>
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		<title>Un gelido inverno</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 23:25:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un gelido inverno, tratto dall'omonimo romanzo di Daniel Woodrell, meraviglia per equilibrio e intensità, riesce a veicolare emozioni con i pochi strumenti di una regia che sceglie una vena stilistica versata al naturalismo, alla semplicità. L'impianto scenico non mira a scandalizzare, a colpire lo spettatore ma lo avvolge completamente in un'esperienza emotiva completa.]]></description>
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		<title>Il classicismo contemporaneo de Il Grinta</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 23:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La quattordicenne Mattie Ross chiede aiuto allo sceriffo Rooster Cogburn, detto Il Grinta, e al Texas Ranger La Beouf per vendicare la morte del padre brutalmente ucciso da Tom Chaney.]]></description>
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		<title>La violenta corporeità del Cigno Nero di Aronofsky</title>
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		<title>12 nomination per Il discorso del re, inizia la corsa per gli Oscar 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 23:08:05 +0000</pubDate>
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		<title>Il discorso del re, un ritratto privato di re Giorgio VI</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 23:07:45 +0000</pubDate>
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		<title>Hereafter: l&#8217;aldilà secondo Clint Eastwood</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 23:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna D&#39;Aliesio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grandissima è l’attesa per l’ultimo lavoro di Clint Eastwood, Hereafter, una pellicola difficile in cui le storie di tre esistenze si intrecceranno sul filo che separa la vita e la morte. Il film uscirà martedì 5 gennaio nelle sale italiane. Eastwood, da poco spente le ottanta candeline, non ci pensa proprio a mettere un punto alla propria carriera e ne ha ben donde. L’ultimo lavoro è una conferma della sua mano registica elegante ed equilibrata, sapiente e discreta che richiama l’appartenenza al cinema classico hollywoodiano di cui pochi mantengono lo spirito. Ma d’altra parte se l’attesa e la fama consolidata del regista hanno contribuito alle aspettative guardando la pellicola viene il dubbio che si debba parlare di ultima fatica. Hereafter racconta le storie di tre persone che vengono toccate dalla morte in modi diversi. Marie è una giornalista francese di successo. E’ in vacanza alle Hawaii quando viene travolta dall’onda di uno tsunami (cliccando, un interessante documentario). Miracolosamente sopravvive, torna alla sua vita, al suo lavoro ma non è più la stessa. Una giornalista abituata a lavorare su fatti concreti è costretta a confrontarsi con l’ignoto, con un mondo possibile, non dimostrabile. L’esperienza cha ha vissuto sulla propria pelle mette [...]]]></description>
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		<title>La vita da eroe di Henry Smart: narra Roddy Doyle</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 23:01:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'ultimo capitolo della trilogia di Henry Smart, nato dalla penna di Roddy Doyle, cavalca la seconda parte del secolo scorso della grande terra d'Irlanda e racconta tra finzione e realtà e con grande asciuttezza narrativa il tramonto di quegli uomini che hanno fatto la Storia e il proprio Paese, ma queste due si sono dimenticate di rendergli grazie.]]></description>
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		<title>Precious</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 23:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[2 premi Oscar, 1 premio ai Golden Globe, 3 premi al Sundance Film Festival, 5 premi agli Indipendendent Spirit Awards e oltre 60 premi in 38 festival internazionali hanno fatto di modo che, negli USA, Precious fosse uno dei film rimasti più a lungo nelle sale, ben 19 settimane! Dopo una sfilata di premi così imponente è difficile andare al cinema senza sperare in qualcosa di significativo, e se poi si scopre che non è quel capolavoro che ci si aspettava la delusione può essere grossa. Resta il fatto che si tratta comunque di un buon film: le persone sensibili piangeranno, gli amanti dei sentimentalismi pedagogici troveranno pane per i loro denti e le famiglie cercheranno di capire perché queste tragedie esistono e come provare a fermarle. Precious (Gabourey Sidibe) è una diciassettenne, ragazza madre, obesa e nera, che vive a Harlem, New York, negli anni &#8217;90, con la madre Mary (Mo&#8217;nique). Quest&#8217;ultima non rispetta la figlia, la odia e le dice: «Ti scopi il mio uomo!», ma non è così, Precious non si &#8220;scopa&#8221; suo padre, è lui che la stupra ed è di lui che è rimasta incinta. Precious non sa leggere, scrive a malapena e capisce solo la matematica, per questo le [...]]]></description>
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		<title>Nel mondo migliore di Susanne Bier</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Viene presentata alla quinta edizione del festival di Roma l’ultima pellicola di Susanne Bier, In a Better World, che ha avuto un grosso successo al Festival di Toronto, oltre ad essere meritatamente il rappresentante danese agli Oscar 2011. L’opera segna il ritorno in patria della regista danese dopo la parentesi hollywoodiana poco felice con Noi due sconosciuti nel 2007 con Halle Berry e Benicio Del Toro e narra di una coppia di medici in crisi matrimoniale (lui lavora in Africa come volontario) e del loro figlio, vittima del bullismo, la cui unica persona capace di difenderlo è un coetaneo che ha appena perso la madre a causa del cancro e ha un padre distratto e poco presente. Il cinema nordico dimostra come di consueto una sensibilità molto spiccata quando racconta storie sull’animo umano e in particolare Susanne Bier tesse un’analisi sulla disarmonia e la violenza interiore e fisica, a cui purtroppo la società si è silenziosamente abituata. Una disarmonia che diventa morale, etica, che si confonde sempre di più nell’indifferenza di una rabbia causata della sofferenza, in questo caso di Christian, un ragazzino dodicenne che ha dovuto vedere la mamma morire sotto i suoi occhi giorno dopo giorno. Bier sottolinea la presa che [...]]]></description>
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		<title>The last station</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Premessa d&#8217;obbligo: non è necessario aver letto i libri di Tolstoj se si vuole andare a vedere un film che parla dell&#8217;ultimo tratto della sua vita, ma, se lo si ha fatto, allora è possibile trovare numero citazioni, cosa che crea piacere indipendentemente dalla godibilità o meno della pellicola. Ora andiamo con ordine, partiamo dalla trama: nel 1908 Lev Tolstoj è il romanziere più famoso  d&#8217;Europa e ha un cospicuo numero di seguaci che, dopo aver letto i suoi romanzi, hanno creato la dottrina dei tolstoniani, i cui punti principali sono l&#8217;austerità e il pacifismo, regolata dall&#8217;unica cosa che tutte le religioni hanno in comune: l&#8217;amore. A capo di questo culto c&#8217;è l&#8217;intellettuale Vladimir Chertkov che, costretto agli arresti domiciliari, affida a un fedele giovane, Valentin Bulgakov, il compito di assistere personalmente Tolstoj e di spiare sua moglie, la contessa Sofja. Proprio da qui nasce la splendida idea del regista Michael Hoffman &#8211; che alla fiera di Francoforte ha vinto anche il premio per la miglior sceneggiatura  -, e cioè di incentrare un film sulla vita di Tolstoj su un personaggio che si potrebbe ritenere marginale e poco interessante come Valentin che, durante tutto il lungometraggio, è costretto a combattere sé [...]]]></description>
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		<title>Departures, l’amore che passa per un rituale di cura</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 22:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Departures (2008) è il bellissimo, delicato e struggente film di Yojiro Takita, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero. Storia particolarissima, dall’alto valore poetico, scritta dallo stesso attore protagonista, Motoki Masahiro. Departures narra le vicende di un violoncellista costretto a cambiare l’amata professione in seguito allo scioglimento della sua orchestra. Per sbarcare il lunario trova un lavoro alquanto inusuale: preparare i cadaveri, lavarli, vestirli, truccarli e profumarli per una ditta di pompe funebri. Il protagonista fino all’ultimo cerca di nascondere alla moglie la sua occupazione che gli procurerà non pochi problemi a livello sociale. La preparazione dei cadaveri si snoda in un affascinante rituale di rara grazia, una cerimonia fatta di piccoli gesti, e di movimenti leggiadri, che ci restituiranno il fascino ma anche il mistero del culto dei defunti giapponese più antico e profondo. I funerali giapponesi sono una realtà che gli occidentali raramente sperimentano nella loro vita, dove ha un ruolo centrale la figura del nokanshi, il maestro di deposizione nella bara, un professionista che lava e riveste la salma. Non si tratta di un semplice lavoro di pulitura, ma di un compito dal rituale raffinato, eseguito con gesti sapienti ed eleganti, che comunica compassione per il [...]]]></description>
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		<title>… e nomination agli Oscar siano</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche quest’anno ci avviciniamo ad una nuova edizione degli Oscar, l’ottantaduesima, nella quale le nomination annunciante oltre un mese prima sanciscono il definitivo conto alla rovescia della cerimonia, che quest’anno avverrà domenica 7 marzo nella consueta Los Angeles. Come sempre addetti ai lavori non hanno visto tradire i propri pronostici e così grosse sorprese non se ne sono avute durante l’annuncio delle nomination dello scorso martedì dal presidente dell’Academy e dalla bella quanto assonnata Anne Hathaway. L’unica vera e importante novità, annunciata però già dallo scorso marzo, era stata l’allargamento del numero dei candidati da cinque a dieci per quanto riguarda la categoria del miglior film. Lo scopo di questa manovra è di permettere anche ad altre tipologie di opere come quelle d’animazione, commedie e i cosiddetti film di genere di avere una maggiore possibilità di poter rientrare fra i titoli “dell’anno”. In questo modo, così, viene ripresa una tradizione antica dell’Academy che vedeva appunto dieci candidati per quanto riguardava il miglior film nei lontani anni Trenta e all’inizio degli anni Quaranta (fino all’annata del 1943 per la precisione) e permette così anche ad altri titoli di poter usufruire dei vantaggi pubblicitari ottenuti attraverso le nomination agli Oscar consentendo loro [...]]]></description>
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		<title>Qualcuno volò sul nido del cuculo</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 23:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, diretto da Miloš Forman nel 1975, merita senza nessun dubbio un tributo e un approfondimento essendo un’importante testimonianza di come il cinema possa essere grande spendendo pochissimo. Trampolino di lancio verso una piena popolarità per molti attori del calibro di Jack Nicholson, Danny DeVito e Christopher Lloyd la pellicola dichiara in modo crudo, ma efficace, le violenze subite all’ interno degli ospedali psichiatrici di quell’ epoca e la repressione esercitata dal “sistema” verso  tutti coloro considerati diversi. Il tema al centro di tutto è in realtà una grande metafora del mondo in cui viviamo: è pazzo lo squilibrato stesso o lo è chiunque la pensa differentemente da noi? La libertà e il suo fascino, quando non sono inseriti in un criterio di produzione “sociale”possono essere considerati follia? Queste gli interrogativi più interessanti su cui il film fa riflettere. Importante e significativa è inoltre la figura del Capo Indiano Bromden: fingendo la sordità si estranea da un mondo che non comprende fino in fondo e in un contesto diegetico esso rappresenta lo spettatore che non interagisce mai e che può solo interrogarsi e osservare minuziosamente gli eventi. In un [...]]]></description>
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		<title>La necrofilia culturale e artistica di Nine</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 23:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ad Hollywood non riescono più a fare un musical come si deve, probabilmente la crisi del cinema è proprio reale! Nine, l’ultima pellicola di Rob Marshall, vuole essere un omaggio a Fellini e al suo capolavoro più complesso e articolato quale è 8 ½, anche se l’idea originale è quella del musical omonimo di Broadway, scritto da Arthur Kopin e musicato da Maury Yeston, un successone della stagione teatrale del 1982. Una rielaborazione, quindi, di differenti mezzi culturali e artistici, che sulla carta sembra un tripudio e un omaggio perfetto di quel mondo ad uno dei massimi artefici della settima arte. Una costruzione complessa, articolata, un mescolamento di medium come quelli del cinema, del teatro e della musica che si dovrebbero incontrare per ricreare una magia vacua e inafferrabile e allo stesso tempo solida come l’acciaio più resistente. Sulla carta. Nella realtà, il film di Rob Marshall diventa un baraccone kitsch e sgradevole dove vengono ad incontrarsi e mescolarsi non i medium artistici, che hanno reso grande le arti fra le più rappresentative del Novecento, bensì i cliché più ridicoli e pacchiani che hanno contribuito ad affossarli nei loro momenti di crisi. A cominciare dai siparietti delle pellicole da [...]]]></description>
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		<title>Happy Birthday, Luise Rainer!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luise Rainer compie 100 anni. A molti questo nome, probabilmente, non dirà nulla. Altri la ricorderanno solamente perché è stata la prima e la più giovane attrice ad aver vinto due Oscar consecutivi nei lontanissimi 1937 e 1938 con le produzioni faraoniche MGM de Il paradiso delle fanciulle di Robert Z. Leonard, nel quale l’attrice tedesca veste i panni di Anna Held, la prima compagna di Florenz Zigfield, il noto impresario che per primo sviluppò la struttura del musical, e La buona terra di Sidney Franklin, dal romanzo del premio Nobel per la letteratura Pearl S. Buck, nel quale interpreta, al fianco di Paul Muni, una contadina cinese, la cui improbabile aderenza fisica al ruolo non le impedì, però, di regalarci una prova straordinariamente intensa. Regale e di una bellezza raffinata, tipicamente europea, Luise Rainer fu, nella seconda metà degli anni Trenta, diva dalla carriera lampo e dal declino ancora più veloce. “Sono arrivata a Hollywood troppo presto, credo. Adesso gli attori sono liberi di accettare soltanto i ruoli che li soddisfano, ma allora si era sotto contratto e bisognava prendere qualunque ruolo, ti piacesse o no. Io lottai e mi feci la fama di avere un cattivo carattere. Nel [...]]]></description>
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		<title>Valentino- The Last Emperor: presentato a Roma il documentario sullo stilista italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È sicuramente un evento l’arrivo, a lungo atteso, in Italia, grazie alla distribuzione di Medusa, del documentario Valentino: The Last Emperor, incentrato sullo stilista italiano Valentino Garavani. La pellicola, presentata al Festival di Venezia nel 2008, ha fatto impazzire gli americani alla sua uscita nelle sale la scorsa primavera, ed è entrata nei giorni scorsi nella shortlist dei prossimi Academy Award nella categoria “miglior documentario”. Valentino può essere davvero definito l’ultimo imperatore di quel mondo della moda come viene immaginato da noi non addetti al settore. Un mondo che non esiste più, così trascinato nella industrializzazione e commercializzazione, che ha perso la sua antica magia. Valentino è stato creatore di abiti di alta moda, ha vestito le donne più belle, popolari e potenti della storia del cinema, della politica, dello spettacolo, a cominciare dalla First Lady americana Jacqueline Kennedy, entrata nel mito anche per merito della straordinaria eleganza con la quale si mostrava in pubblico. Muse ed ispiratrici dello stilista furono i lamé indossati al cinema da Lana Turner ed Hedy Lamarr. Matt Tyrnauer, giornalista di Vanity Fair, lo ha seguito per due anni con la sua macchina da presa, fra le sue case di Roma, Parigi, New York, Londra, [...]]]></description>
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		<title>Cinema e Vino. Due volti di un solo piacere</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erminio Fischetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Orietta Gianjorio &#38; Erminio Fischetti I sottili piaceri della vita sono pochi, soprattutto in quest’epoca di restrizioni economiche, ci dobbiamo accontentare di godere in modo modesto, a buon mercato. Al gusto del palato, però, non si rinuncia mai, ad alcuni sapori della vita non si cessa mai di bramare, ai godimenti culturali e d’intrattenimento non si può  abdicare. Al cinema classico e a un buon bicchiere di vino non possiamo, né vogliamo, declinare. Magari ci accontentiamo del divano di casa, invece delle sale cinematografiche, ormai comunque sterili nella loro perseveranza verso il portentoso futuro e lontane dal nostalgico passato. Nella narrazione cinematografica i personaggi del racconto, nel proporsi al pubblico, si definiscono, si disegnano, si tratteggiano, si consegnano allo spettatore con una personalità, un modo di essere. Il loro temperamento, la natura soggettiva, l’indole che li caratterizza si scolpiscono per sempre nel nostro immaginario. Il cinema e i suoi personaggi simili al vino, con il suo carattere, la sua natura, la sua essenza, la sua inclinazione naturale e peculiare. Gli uomini e le donne raccontati dal cinema,  analoghi agli uvaggi di bacco, così delineati, tratteggiati, insiti. Parte dell’immaginario, ma anche del mondo reale che costruiscono, pennellano, tratto dopo tratto, [...]]]></description>
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