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	<title>Fuori le Mura &#187; Stati Uniti</title>
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		<title>Gli Stati Uniti puntano il dito contro l&#8217;Iran</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;amministrazione americana è convinta che l&#8217;Iran è disposto ad aumentare il proprio sostegno al terrorismo internazionale e gli attacchi sul suolo americano. Ad oltre dieci anni dall’11 settembre che sconvolse la politica estera della nazione più potente al mondo, arriva dunque un nuovo allarme che riveste un significato particolare nello scacchiere geopolitico. Secondo le dichiarazioni di James Clapper, direttore dei servizi segreti, c’è un piano per assassinare l&#8217;ambasciatore saudita negli Stati Uniti: “Alcuni alti funzionari iraniani, tra cui probabilmente il leader supremo Ali Khamenei, hanno modificato i loro calcoli strategici di politica estera ed ora sono più determinati ad attaccare il suolo americano in risposta alle nostre azioni reali o  di sospetta minaccia per il regime &#8220;, ha detto Clapper. Il direttore ha fatto queste dichiarazioni nel contesto della relazione annuale sulla minaccia di un attacco iraniano, la prima dopo l&#8217;esecuzione di Osama Bin Laden dello scorso maggio, spiegando che la morte del leader di Al Qaeda e di altri capi militari in diversi attacchi statunitensi, hanno indebolito l&#8217;organizzazione terroristica, la quale ha però cellule particolarmente attive, e che dunque rappresentano una seria minaccia, in Yemen, Somalia e paesi del Nord Africa. Il capo dell&#8217;intelligence ha aggiunto che per quanto [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;azzardo persiano</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Iran è alla disperata ricerca di una nuova identità regionale. Se i venti della primavera araba hanno soffiato debolmente sulla terra degli ayatollah, i semi gettati sul resto della regione hanno finito col scombinare il mazzo di carte a loro disposizione. Primo fra tutti l’asso dell’alleato regime siriano, la cui dura lotta per la sopravvivenza rischia di compromettere l’integrità stessa del paese e attirare con sé nel baratro la carta irachena. Altrettanto inefficace è stato il tentativo di calare una figura di stampo religioso per raccogliere attorno a sé dei movimenti di natura essenzialmente laica, dove probabilmente è la Turchia di Erdogan ad avere maggiori possibilità di ripulire il banco. Neanche la puntata sulle sollevazioni in Bahrain è servita a molto, poiché l’Arabia Saudita ha anticipato le mosse del rivale scoprendo un punteggio decisamente superiore. Le ultime mani insomma non hanno arriso granché al fiero leone persiano. Quando il giocatore è in difficoltà allora ha due sole alternative: arrendersi o rilanciare nella speranza di riguadagnare il terreno perduto. Ed è quello che sta facendo Teheran nelle ultime settimane nel duello che sta combattendo, o meglio inscenando, con gli Stati Uniti. Motivo della contesa: la minaccia iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz, [...]]]></description>
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		<title>Gli Stati Uniti celebrano la fine della guerra irachena</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esercito degli Stati Uniti ha ufficialmente dichiarato la fine della sua missione in Iraq giovedì 15 dicembre, anche se la violenza continua ad affliggere il Paese ed il mondo musulmano rimane diffidente nei confronti della potenza americana. In un cortile fortificato presso l&#8217;aeroporto di Baghdad, il segretario alla Difesa Leon Panetta ha ringraziato i componenti del servizio americano (oltre un milione) che hanno lavorato in Iraq per i notevoli progressi compiuti negli ultimi nove anni, pur riconoscendo le sfide che attendono a livello planetario diverse democrazie, tra le quali quella irachena. &#8220;Voglio essere chiaro: l&#8217;Iraq sarà testato nei giorni a venire dal terrorismo e da coloro che cercano di dividerlo, da questioni economiche e sociali, dalle esigenze della democrazia stessa&#8221;, ha detto Panetta. &#8220;Le sfide restano, ma gli Stati Uniti saranno presenti a sostenere il popolo iracheno per costruire una nazione forte e più prospera&#8221;. La cerimonia si è svolta in sordina (con una durata di poco più di mezz’ora), in netto contrasto con l&#8217;inizio della guerra nel 2003, quando una nazione terrorizzata dagli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 inviò colonne di carri armati a nord dal Kuwait per rovesciare Saddam Hussein. Da quel giorno la guerra in Iraq rivendica 4487 [...]]]></description>
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		<title>11 settembre: attentato alle libertà? I diritti umani dopo le Torri Gemelle</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Cincinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[11 settembre: attentato alle libertà?, pubblicato da Edizioni dell&#8217;Asino, è il primo studio organico su un tema molto delicato e complesso, in quanto, dopo la caduta delle Torri Gemelle, in nome della “lotta al terrorrismo” sono stati introdotti, negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi occidentali come l&#8217;Italia, dei provvedimenti antidemocratici che mirano a criminalizzare gravemente “gli altri”, il diverso: immigrati, islamici e dissenzienti, in nome di una “democrazia securitaria”. L&#8217;autrice, Federica Resta, avvocato e dottore di ricerca in diritto penale, con alle spalle varie stesure sui temi delle garanzie, delle libertà civili e dello stato di diritto, viene introdotta entusiasticamente da Luigi Manconi, saggista e scrittore. Resta spiega che dietro alla caccia al delinquente si nasconde una deformalizzazione del diritto penale, che diventa pretesto per garantire ai cittadini la sicurezza come diritto fondamentale, che stride spesso con la libertà e le spettanze di coloro che vengono identificati come &#8220;nemici pubblici&#8221; che non meritano di essere trattati come persone. Tutto questo ha portato la polizia statunitense addirittura all&#8217;uso del racial profiling. Dietro a questo, tra le altre cose, riaffiorano le semplicistiche ragioni deterministiche del crimine del positivismo criminologico. Portando tutto ciò all&#8217;agghiacciante tesi che la deviazione sociale e la [...]]]></description>
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		<title>Da monaco tibetano a seguace di Eminem: la terza vita di Gomo Tulku</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 22:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora Religioni strambe? In questa edizione trovi anche La psicotecnica di Scientology di M. Lupo C’è grossa Grisi: le religioni più strambe da leggere su FLM! Cambiano i tempi, mutano le mode e, forse, si snaturano anche i percorsi che portano alla purificazione spirituale dell’individuo. E’ la sola spiegazione plausibile per comprendere il controverso percorso trascendentale intrapreso dal monaco tibetano Gomo Tulku, diventato Lama a soli sette anni e oggi folgorato dalla passione per la musica di Eminem e di 50 Cent. Gomo Tulku ha preso i voti nel 1995, presso il monastero buddista di Pomaia, a Pisa. L’evento fu seguito dai media con grande attenzione, soprattutto perché, come garantì il Dalai Lama, la più alta autorità del Buddhismo tibetano, quel bambino era la ventitreesima reincarnazione del Lama Gomo Rinpoche. Quale infinita saggezza dunque, avrebbe potuto dispensare una così prestigiosa  carica, per di più nel corpo di un giovanissimo essere umano. Che potesse essere poi la vera e propria rinascita monaco tibetano, Gomo Tulku sembrò confermarlo dalla straordinaria rapidità con cui conseguì ben 252 voti spirituali, con i quali rinunciava ad una serie di malefiche tentazioni materiali, tra cui l’attività sessuale. Poi però la crescita, la conoscenza di nuovi mondi e, soprattutto, l’avvento [...]]]></description>
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		<title>Come si cerca di limitare internet all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Come internet ci manipola di M. Lupo Delibera AGCOM, come la politica vuole controllare la rete di M. Lupo &#160; Ha fatto discutere anche all&#8217;estero l&#8217;approvazione della delibera n.398/11/CONS che dà pieni poteri all&#8217;AGCOM sulla cancellazione o sull&#8217;oscuramento in rete dei contenuti protetti da diritto d&#8217;autore. Come al solito le due opinioni contrastanti provengono dai poteri forti che sono in combutta con le lobby delle case detentrici dei diritti d&#8217;autore e quelle degli internauti che vorrebbero maggiori libertà del web. Gli USA, che hanno inserito tramite il loro Office of the United States Trade Representative l&#8217;Italia anche quest&#8217;anno nella watch list degli Stati con più alto rischio di pirateria, vede con favore questa delibera. Quest&#8217;ufficio, le cui posizioni sono condivise dall&#8217;amministrazione Obama, è critico però circa i mezzi usati in Italia: ritiene infatti necessario il monitoraggio delle comunicazioni peer to peer degli utenti, che viola la privacy – infatti per far ciò bisogna raccogliere moltissimi dati sensibili &#8211; ma controlla così ogni eventuale violazione del copyright. Gli USA infatti utilizzano questo controllo che permette di identificare e bloccare chi scarica illegalmente. Chi viene colto ad effettuare download illegali potrà ricevere sei diversi avvertimenti, che cominciano con una mail [...]]]></description>
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		<title>Un tuffo nel passato</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppina Genovese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli over quarantenni Adam, Nick e Lou, un tempo grandi amici, si ritrovano quando Lou finisce in ospedale dopo aver tentato il suicidio inalando i gas di scarico della sua auto. L&#8217;amico aveva deciso di porre fine a una vita del tutto insoddisfacente, come d&#8217;altronde lo è anche quella degli altri due. Adam, infatti,  è perennemente single e vive col nipote Jacob che gliene combina di tutti i colori, Nick è continuamente tradito dalla moglie Courtney, anche se non riesce mai a concludere la relazione, mentre lo stesso Lou è un ubriacone. I tre capiscono che è arrivato il momento di dare una svolta alle proprie vite e di farlo ritornando indietro nel tempo, rivivendo uno dei più bei momenti che i tre abbiano mai vissuto insieme. Decidono di partire per il Kodak Valley Ski Resort, dove nel 1986 passarono le più belle vacanze invernali della loro giovinezza e dove a ciascuno di loro accadde qualcosa di straordinario. Arrivati all&#8217;hotel, vengono accolti dallo scorbutico cameriere, senza un braccio, Phil, che li porta nella camera dove soggiornarono anni prima. Gli amici, accompagnati da Jacob, decidono di  provare l&#8217;idromassaggio, però una lattina di Chernobly si rovescia sui comandi della vasca, trasformandola in una [...]]]></description>
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		<title>Un riccio nel Medio Oriente</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 22:00:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono tempi difficili per lo Stato d’Israele. Un paese che in passato ha dovuto lottare strenuamente per sopravvivere come tale e, una volta passate in secondo piano le minacce militari, negli ultimi anni soffre sopratutto nella psicologia. Una sindrome d’accerchiamento che colpisce un popolo intero. La percezione di trovarsi su di un’isola lambita da una marea ostile ed imprevedibile. Una paura che neppure l’attuale equilibrio costruito da ripetuti accordi bilaterali e prove di forza, nonché la protezione a senso unico del gigante a stelle e strisce sono riuscite a guarire del tutto. E adesso che persino queste essenziali garanzie iniziano ad essere messe in seria discussione, la terra di Davide osserva sbigottita il cambiamento in atto. Nel suo discorso al mondo arabo del 19 maggio, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva cercato di definire una soluzione per la questione palestinese che soddisfacesse entrambe le parti. Evocando come basi di un futuro compromesso i confini del 1967 e il riconoscimento da parte di Hamas dello stato israeliano. Se Gaza non ha espresso grande entusiasmo per il piano avanzato da Obama, Israele non è rimasta meno insoddisfatta. Parlando al Congresso americano, il primo ministro israeliano Netanyahu ha sostenuto che ritornare [...]]]></description>
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		<title>Scetticismo e libertà: ricetta socio-politica</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Epstein non è italiano. È nato e insegna a New York, dove vive. È docente di diritto, ed è “uno dei maggiori studiosi del rapporto tra diritto ed economia e degli effetti che l’eccesso di regolamentazione legislativa e la restrizione dell’autonomia negoziale dei privati determinano nella vita dell’individuo e della comunità”. Se non bastassero queste informazioni, che apprendiamo dalla quarta di copertina, l’autore ci stupisce ulteriormente in questo viaggio verso la riscoperta del liberalismo classico, intento che dichiara da subito, toccando però punto per punto pareri e teorie, favorevoli e contrarie, mettendo in luce i pro e i contro di ognuna. Capitolo dopo capitolo sviluppa – com’è doveroso in un trattato – i campi ai quali questa teoria libertaria andrebbe applicata, per arrivare a una società da cui Stato e persone possano trarre più vantaggi possibili. Epstein non è italiano, appunto, eppure sembra dare risposte a domande che non abbiamo saputo porci, e che speriamo non sia tardi per fare. Sa come dire quelle stesse cose che per pigrizia – o semplice incapacità (d’altronde egli per primo dà il giusto valore alla distribuzione dei compiti in base ai talenti di ciascun individuo) – non diciamo, e che pure sono ovvie. [...]]]></description>
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		<title>La leggendaria storia del whiskey (o whisky?)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcholic History X: leggi le origini degli alcolici e le leggende che la danno a bere! C&#8217;è una bevanda che raccoglie in sè storia e leggenda, per cui sono state fatte guerre e sono stati scritti trattati, dove l&#8217;incertezza e le radici mitiche cominciano già dal nome. Dobbiamo chiamarla whiskey, o whisky? La produzione di alcool risale alla notte dei tempi. Già un migliaio d&#8217;anni prima di Cristo i popoli della Mesopotamia, gli Egizi e i Cinesi sapevano come distillare alcool da grano, orzo, malto, frutta e molti altri alimenti, tramite l&#8217;alambicco. Lo utilizzavano però, per produrre profumi ed essenze, per questo le origini mitiche del whiskey sono rimandate perlomeno di 1500 anni. Si narra che nel V secolo dopo Cristo San Patrizio in persona, dopo numerosi viaggi nel continente, insegnò ai monaci irlandesi il metodo di lavorazione dei cereali maltati tramite cui si produce a tutt&#8217;oggi l&#8217;Irish Whiskey, che a differenza dello Scotch, viene passato tre volte nell&#8217;alambicco anzichè due, da che ne risulta un sapore più fruttato, più dolce. Questa bevanda, chiamata inizialmente aqua vitae in latino, passò in Scozia con il nome uisge-beatha e in Irlanda invece con quello di uisce-beatha, dalle cui pronunce deriva probabilmente la [...]]]></description>
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		<title>La Letteratura è un cortile</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 22:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco un libro. Il libro. Un libro che è troppo prezioso per un banale articolo indeterminativo, che andrebbe affiancato ai libri di testo dell’ultimo anno delle scuole superiori. Un libro che non è solo un libro anche perché parla di una letteratura che non è solo letteratura. Laddove ormai, da almeno vent’anni, i professori lamentano un’impossibilità a soddisfare i programmi ministeriali, qui non solo abbiamo i protagonisti di quel Novecento che sappiamo essere pregno di suggestioni, accadimenti e soprattutto persone, ma vediamo altresì questi autori, questi protagonisti, vivere, incontrarsi, stringere amicizie oppure incappare in inimicizie che sfociano in rissa, quasi da far pensare che la letteratura, più che un cortile, sia un vero e proprio saloon. Walter Mauro, “Critico, scrittore, musicista jazz, appassionato di calcio, professore eccentrico e memorabile”, di per sé si limita a raccontare, aneddoto su aneddoto, un Novecento non intrappolato nelle pagine, ma vivo, e più ancora vivido. Per mezzo di una scrittura sapiente e scorrevole sembra porsi anche lui insieme a noi quale spettatore – più che lettore – sornione, di quel che racconta. Ma in realtà sono i personaggi di cui parla a trascinarci dentro un turbine di vicende appassionate e appassionanti, commoventi, che dando [...]]]></description>
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		<title>Guerra in Libia. Convergenze e divergenze internazionali</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:22:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Libia: intervista ad Altayeb Abu Azoum di A. De Angelis Se il conflitto in Libia fosse scoppiato negli anni ’60 o ’70, nel pieno della guerra fredda, lo scenario delle relazioni politiche tra gli stati sarebbe palesemente chiaro: le Nazioni Unite fuori discussione per la viziata organizzazione che presenta, con USA e Russia nel Consiglio di Sicurezza permanente; gli Stati allineati secondo la loro adesione alla NATO o al Patto di Varsavia; e tutte le altre Nazioni del mondo senza voce in capitolo. Dopo il decennio dei ’90 e degli anni zero in cui gli Stati Uniti hanno fatto bello e cattivo tempo, in cui l’UE gli è stata partner fedele, e gli altri Stati hanno posto una blanda disapprovazione, sembra che la situazione internazionale stia presentando nuovi schemi. Il campo di prova, e testimonianza di queste inedite posizioni, è la guerra in Libia. Proviamo a dare un ordine analitico agli atteggiamenti delle diverse organizzazioni internazionali e di alcuni singoli Stati. ONU. Il consiglio di sicurezza ha votato al palazzo di vetro la Risoluzione 1973, con 10 voti a favore e 5 contrari. La misura diplomatica adottata su proposta di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, amplia la [...]]]></description>
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		<title>Eminem: Lettera aperta a Detroit, colpita dalla crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapper americano racconta la sua città, non con una canzone o un film, ma con una lettera che fotografa emozioni e problemi della città del Wayne County. “Se lo vuoi, non saremo sconfitti, perché non siamo mai stati sconfitti” si rivolge a Detroit  la leggenda del rap.

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		<title>Le scosse del mosaico pakistano</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 23:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<title>Obama tra idealismo e pragmatismo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 23:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Spinelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi nei Paesi del Nord Africa mette in difficoltà la Casa Bianca e il Presidente Barack Obama. Difendere gli interessi statunitensi o sostenere chi lotta per la democrazia?]]></description>
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		<title>Gli Oscar 2011 incoronano Colin Firth ed eleggono Il discorso del re</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 23:03:24 +0000</pubDate>
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		<title>Il Dragone rampante</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 23:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
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		<title>Il mio nome è Khan</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 22:00:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rizwan Khan &#8211; Sha Ruhk Khan – è un bambino indiano, di religione musulmana, affetto dalla sindrome di Asperger, che vive in un piccolo villaggio con il fratello minore Zakir e la madre, la quale, con amore, si prende cura di lui aiutandolo ad affrontare un mondo per lui ancora troppo grande e spaventoso. In un contesto di odio religioso tra Islam e Induismo, è proprio attraverso lei che impara a conoscere il “Rispetto”, a distinguere il bene dal male, i buoni dai cattivi e tutto ciò che serve per diventare grande ed amare. Arrivò però il giorno in cui Rizwan dovette spiccare il volo. Alla morte della madre tenne fede alla parola datale, raggiungere il fratello in America, partito anni prima invidioso delle troppe attenzioni riservate al fratello maggiore, e costruirsi una vita felice. Lavorando come rappresentante di prodotti cosmetici, nell’azienda del fratello, è costretto a relazionarsi con i clienti, scoglio non facile da superare a causa della sua forma di autismo. Un giorno però si imbatte in Mandira –Kajol- un’affascinante parrucchiera di religione induista destinata a cambiargli la vita, realizzando a pieno il desiderio della madre. Quando tutto lascia pensare che il Sogno Americano gli abbia spalancato le [...]]]></description>
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		<title>Sventati attentati alqaedisti in Europa, ma non spaventano più nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 22:00:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Germania, Francia, Inghilterra ed anche Italia. Sono le nazioni che secondo la CIA erano nel mirino dei terroristi di al-Qaeda. Un operazione ad ampio raggio territoriale, dalla Francia al Pakistan, si è conclusa con la neutralizzazione di ogni minaccia di attentato, con la collaborazione di forze congiunte tra NATO, CIA e InterPol. Falsi allarmi. A mettere in allerta le forze di sicurezza è stata l’intercettazione di telefonate tra sei algerini britannici che discutevano riguardo un atto terroristico ai danni di Benedetto XVI in visita in Inghilterra. Arrestati e subito rilasciati dopo che Scotland Yard ha accertato la mancanza di affiliazione dei sei ad alcuna organizzazione e la veridicità della loro dichiarazione “era solo uno scherzo”. Più concreta, ma fortunatamente non efficace, è stata la minaccia di un pacco bomba a Parigi. Una telefonata anonima alla società che gestisce la Tour Eiffel ha allarmato le autorità francesi. Il tentativo è stato rivendicato da un gruppo affiliato all’Aqmi (Al Qaeda per il Maghreb Islamico), che proprio il 16 settembre scorso ha rapito nel nord del Niger dipendenti francesi delle aziende Areva e Satom, che in quella occasione avevano allertato Parigi. L’attentato scongiurato. Ben più pericoloso sarebbe stato il progetto della cellula pakistana [...]]]></description>
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		<title>California, a novembre referendum per legalizzare la marijuana</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 22:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il prossimo 2 novembre i cittadini della California saranno chiamati alle urne per decidere se legalizzare la cannabis per uso personale. Anche il governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger aveva approvato in precedenza la mozione sul referendum. Infatti qui le ideologie non c’entrano, alla base di questa consultazione elettorale c’è la necessità di salvare le casse dello Stato, messe a dura prova dalla crisi globale che ha portato ad un deficit di oltre 20 miliardi e la possibilità reale di una prossima bancarotta. Nel 2005 l&#8217;economista Jeffrey Miron di Harvard aveva effettuato uno studio sui benefici che una legalizzazione avrebbe potuto portare e aveva mostrato come lo sfruttamento della cannabis potrebbe ridurre la spesa pubblica degli USA di 7,7 miliardi di dollari l&#8217;anno, producendo inoltre un gettito fiscale di 2,4 miliardi di dollari l&#8217;anno, se venisse tassata come tutte le altre merci, e di 6,2 miliardi se venisse adottata l&#8217;aliquota che viene già applicata su alcol e tabacco. Un gruppo di 500 economisti aveva esposto questo studio all’allora presidente G.W. Bush che però non lo aveva preso in considerazione. Così, con la spinta data dal bilancio statale in rosso, l’anno scorso è iniziata la campagna per la raccolta delle firme necessaria per [...]]]></description>
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		<title>Una nuova Road Map per la pace nel Vicino Oriente</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprende il processo di pace tra ANP e Israele. L’ultimo incontro risale al 27 Novembre del 2007 ad Annapolis. Alcuni protagonisti erano diversi come il Primo Ministro israeliano, il centrista del Kadima, Ehud Olmert e, soprattutto, il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Il processo di pace si interruppe ancor prima di partire. Il contestato trattato sottoscritto non puntualizzava problematiche come il ritorno dei profughi palestinesi, interruzione della costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, Gerusalemme come capitale dei due Stati. Olmert fu colpito da scandali interni, Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non sembrava avere il pieno appoggio da parte della comunità palestinese. Infine La conferenza di Annapolis con ben 49 invitati sembrò più una festa di addio all’uscente Bush, che mirava a salvare quanto meno la faccia del Partito Republlicano. La ripresa del processo era stata annunciata lo scorso 6 luglio da Obama nell’incontro con Netanyahu a Washington. Appuntamento ufficializzato poi per il 2 settembre alla Casa Bianca, presenti il Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas, il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu e il Segretario di Stato USA Hillary Clinton, con il coinvolgimento del Presidente Egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdullah come garanti della sicurezza dei confini. Netanyahu ha [...]]]></description>
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		<title>Maledetta abitudine</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 28 luglio sono morti due soldati italiani in Afghanistan, rispettivamente la ventiseiesima e la ventisettesima vittima dal 2004 ad oggi. L&#8217;Italia è in guerra, lo scopre anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che dichiara: &#8220;Ci attendono giorni molto difficili&#8221;. Appena tre giorni prima un altro militare italiano si era suicidato a Kabul, ma mai come in questa occasione la notizia è stata così poco trattata dai mass media nazionali. In un momento nero per il nostro Paese, in cui l&#8217;economia annaspa, la classe dirigente è colpita da scandali legati alla corruzione (ormai innegabili) e da legami con la mafia (seppur ancora smentiti), la scuola e l&#8217;editoria sono alle prese con difficoltà senza precedenti, che a tratti appaiono insormontabili, il principale problema per il governo sembra quello di far fuori politicamente la terza carica dello Stato, Gianfranco Fini. Il motivo? L&#8217;aver dichiarato illegale una legge fatta per imbavagliare la stampa e rendere più difficili le indagini contro le associazioni segrete, criminali e mafiose. Le stesse associazioni, centri di potere che si sono definite nei giorni scorsi P3, le cui gesta hanno già fatto il giro del mondo: in paesi quali la Francia e la Spagna la notizia è [...]]]></description>
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		<title>AWD, Diario della Guerra in Afghanistan. La difficoltà di delineare la Storia.</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 22:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano i problemi per l’amministrazione Obama con la missione in Afghanistan. Dopo il cambio McCrystal-Petraeus a comando dell’ISAF (International Security Assistance Force), è stata una fuga di notizie dal Pentagono a dare nuovi grattacapi alla Casa Bianca. Il 25 giugno scorso Wikileaks annuncia che è in possesso di oltre 91000 documenti riguardanti la guerra in Afghanistan, ma che per motivi di sicurezza e segretezza ne avrebbe pubblicati solo 75000. I primi a dare la notizia e a ricevere queste informazioni sono i quotidiani Der Spiegel, Guardian e New York Times. Cos’è Wikileaks? Nasce ufficialmente nel 2007 da un’idea di Julian Assange, con l’obiettivo di veicolare e catalogare documenti governativi e militari segreti, mantenendo l’anonimato del fornitore. Assange si autodefinisce editore capo più che fondatore o direttore, a lui spettano però le decisioni finali e il grado di segretezza delle informazioni. L’AWD non è la prima maxi “fuga di notizie” (trad. di ‘leaks’), nel 2009 era stato svelato lo scandalo della banca sudafricana, prima ancora i metodi di detenzione di Guantanamo e il giro di vite in Kenya. Quest’ultimo è valso ad Assange il premio “Amnesty international Media Award” nel 2009. AWD, Afghan War Diary. I documenti pubblicati su Wikileaks sono [...]]]></description>
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		<title>Obama – Netanyahu. Una pura formalità</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 22:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benjamin Netanyahu e Barack Obama (credits: ANSA) Dopo l’incontro dello scorso marzo tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu si era creduto che i rapporti tra Stati Uniti e Israele avessero raggiunto il punto più basso di un sodalizio che dura da 62 anni. L’incontro si concluse con il primo ministro israeliano che abbandonava la Casa Bianca addirittura da un’uscita secondaria e il giornale “Ha’aretz” che all’indomani definiva Netanyahu “umiliato, isolato e più indebolito dal suo arrivo negli Stati Uniti”. BarackObama chiese “gesti” concreti nei confronti dei palestinesi, proprio mentre il Comune di Gerusalemme approvava la costruzione di 20 nuove case di 100 nelquartiere di Sheikh Jarrah (Gerusalemme Est). Il 6 luglio nella Studio Ovale della Casa Bianca, Barack Obama ha ospitato nuovamente Netanyahu. L’incontro s’è svolto in un clima completamente diverso dal precedente. Un colloquio a porte aperte che ha visto parlare inizialmente un rilassato e sorridente Obama, poi un bendisposto Netanyahu, il tutto alla presenza di giornalisti e fotografi. Obama ha invitato Netanyahu a riaprire i rapporti con l’ANP entro la fine della moratoria dei nuovi insediamenti in Cisgiordania, prima in modo indiretto per poi approdare ad un faccia a faccia. Ha aggiunto, inoltre, che Israele si è sempre dimostrato [...]]]></description>
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		<title>Rivoluzione in Kirghizistan: quale ruolo per Stati Uniti e Russia?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio mentre il presidente americano Obama e quello russo Medvedev firmavano il nuovo e storico trattato per il disarmo nucleare, in Kirghizistan è scoppiata una massiccia  rivolta popolare che ha gettato il Paese nel caos rischiando di scombinare piani ed interessi che Mosca, Washington e la Nato hanno nella ex Repubblica sovietica dell&#8217;Asia Centrale. Martedì scorso il Movimento Popolare Unito aveva chiamato a manifestare in tutto il Paese contro il presidente Kurmanbek Bakijev, accusato di tacitare la stampa indipendente e di aver fatto lievitare, per colpa del suo governo corrotto, il prezzo della benzina. Fin da subito, però, le manifestazioni sono deteriorate in una furente sollevazione popolare. A nulla è servito la proclamazione dello stato d’emergenza: i più importanti edifici governativi, la residenza del presidente e il palazzo della televisione sono stati presi d’assalto e gli scontri cruenti con la polizia e con l’esercito hanno provocato 79 morti e centinaia di feriti. L’escalation di violenza è arrivata fino alla città di Naryn e a Talas &#8211; 50 km dalla capitale Bishkek &#8211; dove erano avvenuti i primi disordini e dove era stato preso in ostaggio il ministro dell’Interno Kogantiev, la cui sorte è ancora incerta: inizialmente dato per morto per [...]]]></description>
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		<title>Riforma sanità: traguardo quasi raggiunto per Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 22:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pagano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barack Obama può prepararsi a entrare nella storia; martedì 23 marzo  il Presidente pone la sua firma sulla legge che riformerà la sanità degli Stati Uniti. Tra gli applausi di tutti i presenti in sala si porta finalmente a compimento un iter legislativo durato svariati mesi, in cui abbiamo visto l`alternarsi di momenti in cui la proposta di legge sembrava conclusa a momenti in cui sembrava tornare bruscamente indietro. Ma alla fine la proposta è passata; la Camera dei Rappresentanti ha adottato il modello che era stato approvato dal Senato lo scorso 24 dicembre, con 219 voti favorevoli e 212 contrari (tutti i repubblicani a cui si sono aggiunti 30 democratici). È un evento storico di immensa portata, anzi una vera e propria rivoluzione nella tradizione della società americana. Senza dubbio è un importantissimo successo per Obama, che aveva fatto di questa riforma uno dei punti chiave della sua linea politica. E la sanità in America doveva essere cambiata; non poteva più restare in vigore un sistema nel quale milioni di persone non avevano accesso alle cure mediche. Durante la cerimonia di approvazione, alla Casa Bianca, erano, infatti presenti numerosi malati, affetti da gravi patologie che non riuscivano a curarsi [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;Europa chiede il disarmo atomico</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della prossima conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, che si terrà in Maggio a New York, cinque Stati del vecchio continente avanzeranno richiesta agli Stati Uniti di rimuovere dal suolo europeo le armi nucleari che gli americani posizionarono in basi strategiche, ai tempi della guerra fredda. La proposta è stata avanzata da due ex capi di governo belga, il cristiano democratico Jean-Luc Dehaene e il liberale Guy Verhosafdt, e da due ex Ministri degli esteri, il liberale Louis Michel e il socialista Willy Claes,  per poi essere immediatamente accolta dall’attuale Primo ministro del Belgio Yves Leterme, che ha dato avvio alla procedura ufficiale di richiesta di rimozione. Azione che ha trovato immediato appoggio politico dalla Norvegia, dai Paesi Bassi, dal Lussemburgo e dalla Germania, nazione quest’ultima particolarmente attiva nella battaglia al disarmo nucleare, visto che la cancelliera tedesca Merkel ha posto tale obiettivo nel suo programma elettorale. Le armi da rimuovere sarebbero circa duecento, dislocate in Germania, Belgio, Turchia e Italia, con il nostro paese che conserva circa novanta bombe, di cui cinquanta nella base di Aviano, in Friuli e quaranta a Ghedi Torre, in provincia di Brescia. I quattro promotori dell’iniziativa hanno spiegato come [...]]]></description>
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		<title>La Babele ambientale di Copenhagen</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scutellà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Copenhagen ci sono anzitutto i Dolori del Giovane Barak, che sarà pure bello, abbronzato e Premio Nobel, ma sembra che in questo periodo non se la passi bene. Numero uno, perché s’è visto costretto a inviare un contingente di 30000 soldati in Afghanistan proprio nel giorno in cui ha ricevuto l’ambita onorificenza internazionale per la Pace. Numero due, perché in quel della ridente capitale danese, non sta facendo proprio una bella figura. La proposta statunitense di abbassare le emissioni di gas del 17% entro il 2050, ha incontrato il veto della Cina. Troppo poco, secondo Zhenhua Xie, rappresentante del paese del sol levante a Copenhagen che promette di abbassare l’intensità energetica del 40/45% e non lesina critiche neanche alla proposta di offrire 10 mld di euro ai paesi più poveri per ridurre le emissioni. Un fatto che tra l’altro è stato commentato ironicamente dal presidente sudanese Di-Aping in questo modo: «Non bastano neppure a comprare una bara per i cittadini dei nostri paesi». Magari basterebbero i soldi stanziati per salvare le istituzioni finanziarie, è l’ultima frecciata che Di-Aping lancia ai potenti del mondo, in particolare agli Stati Uniti. Perché il ruolo dell’orco, nella brutta favola dei cambiamenti climatici non [...]]]></description>
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		<title>Mary Poppins, the musical</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 05:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scenografia lascia a bocca aperta grandi e piccoli. La protagonista che a fine musical vola verso il pubblico fa restare di sasso anche chi un effetto sorpresa se lo aspetta. Uno spazzacamino che corre lungo le pareti del palcoscenico fa ridere tutto il pubblico in sala. Affascinano la zona notte dell’appartamento che si cala dall’alto, mentre il soggiorno di casa Banks scivola all’indietro; le statue del parco che volteggiano coinvolgendo nella danza e nel canto anche Jane e Michael; Mary Poppins che fallisce nel suo compito, fare dei discoli bambini due persone perfette come lei, e a metà musical va via per poi tornare verso la fine. Piace la scelta di cambiare una delle due governanti con un maggiordomo comicamente comandato dall’altra governante e anche quella di inserire un personaggio, la donna più vecchia del mondo, che rivela ai ragazzini di aver conosciuto il loro severo padre quando era ancora piccolo e sensibile. Il musical Mary Poppins, in scena al New Amsterdam Theatre d i Broadway rasenta la perfezione “sotto ogni aspetto” che caratterizza la protagonista. Le differenze con il film Disney non annoiano e non stancano il pubblico, che anzi segue le scene aggiuntive con maggiore interesse proprio [...]]]></description>
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		<title>Pino Daniele a New York</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura La Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà colpa dei 54 anni, o sarà colpa dei by-pass, ma Pino Daniele a New York non è stato il Pino Daniele che qualsiasi italiano si sarebbe aspettato. Avranno influito anche i problemi legati al diabete e alla vista che continua a diminuire, ma il tutto esaurito di Pino Daniele all&#8217;Apollo Theatre di Manhattan il 1° ottobre ha un po&#8217; deluso gli italiani presenti. La prima volta di Pino nel nord America non si è fermata negli States, ma si è duplicata il 4 ottobre a Toronto. Il concerto è stato organizzato in maniera straordinaria, un giorno intero per organizzare il palco, le luci e le attrezzature varie. Il pubblico americano ha cantato &#8220;Yes, I know my way&#8221;, ma ha accompagnato anche le note di &#8220;Napule è&#8221;, &#8220;Nun me scuccià&#8221;, &#8220;O Scarrafone&#8221; e &#8220;Quando&#8221;, suoi classici intramontabili. Lo stesso pubblico si è invece dimostrato poco vivo quando il cantautore partenopeo ha interpretato le canzoni del suo nuovo album, Electic Jam, uscito a marzo. E dire che era proprio questo l&#8217;album che ha dato a Pino Daniele l&#8217;input per la due tappe americana. Dopo un&#8217;estate in giro per l&#8217;Italia con il tour 2009, Stati Uniti e Canada concludono gli appuntamenti estivi [...]]]></description>
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