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	<title>Fuori le Mura &#187; USA</title>
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	<description>Il primo settimanale online di Roma</description>
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		<title>L&#8217;arte di vincere le candidature agli Oscar</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I film sugli sport americani in Italia non vendono, o così immaginano i distributori nostrani che negli ultimi anni non hanno fatto arrivare al cinema una pellicola come The Blind Side – lungometraggio candidato all’Oscar come Miglior film e dove Sandra Bullock ha vinto il premio come Miglior attrice protagonista – che è stato mandato in onda su Mediaset Premium e poi editato in dvd. Quindi è una grande e piacevole sorpresa scovare L’arte di vincere distribuito nella maggior parte dei cinema italiani, ma se non fosse uscito un film che ha ottenuto ben 6 candidature agli Oscar più 4 ai Golden Globes,  che figura avremmo fatto? L&#8217;arte di vincere racconta la storia di un ragazzo, Billy Beane, che, iniziato al baseball professionistico ancora giovanissimo, non è riuscito a mantenere le alte aspettative e quindi si è ritirato dopo poche stagioni per passare a un altro aspetto del gioco, quello di general manager, e lo ha fatto per gli Oakland. Dopo una stagione in cui la squadra era riuscita sia a qualificarsi ai playoff che ad arrivare a un passo dal titolo, Billy ha visto perdere i suoi migliori giocatori per squadre con budget enormi come quello degli Yankees. In [...]]]></description>
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		<title>Rsf, la libertà di stampa nel 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Palazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come se la passa la libertà di stampa al giorno d’oggi. È questa l’analisi che periodicamente l&#8217;organismo internazionale Reporter senza Frontiere realizza su scala planetaria, in 179 paesi nel mondo. La scorsa settimana sono stati pubblicati i dati relativi al 2011 con risultati che oscillano tra ennesime conferme e piacevoli sorprese. Il rapporto sottolinea l’eccezionalità dell’anno appena trascorso, chiaro riferimento alla cosiddetta primavera araba in cui “molti mezzi d’informazione hanno pagato a caro prezzo la loro copertura mediatica delle aspirazioni democratiche o dei movimenti di opposizione”. “La parola-chiave del 2011 è stata repressione – prosegue il Report Generale &#8211;  La libertà d’informazione non è mai stata così tanto associata alla democrazia. I giornalisti, con le loro cronache, non hanno mai infastidito così tanto i nemici della libertà”. Violazioni della libertà di stampa, grado di libertà di giornalisti e mezzi di informazione, utilizzo di Internet, misure messe in atto dai governi, censura, pressioni economiche sono alcuni dei 44 criteri utilizzati per la stesura della classifica. Ai primi posti si trovano sempre, ex aequo, Finlandia e Norvegia. La Scandinavia rimane un esempio ideale che collega solide democrazie ad un giornalismo efficace e indipendente. A seguire ci sono Estonia, Olanda, Austria, Islanda, Lussemburgo [...]]]></description>
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		<title>I giovani palestinesi: “Basta all’ipocrisia delle istituzioni internazionali”</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Unesco ha riconosciuto la Palestina come Stato membro ed è subito caos. A parte la perenne astensione italiana al voto sulle questioni palestinesi, è l’arrogante reazione di Usa e Israele che suscita particolare ed ulteriore indignazione. Washington, definendo “inaccettabile” l’ammissione della Palestina nell’agenzia culturale delle Nazioni Unite, ha bloccato i fondi destinati all’organizzazione, pari a 60 milioni di dollari. Dal canto suo, Israele ha stabilito di accellerare l’incessante progetto di colonizzazione, che prevede la costruzione di 2000 nuove abitazioni, tra Gerusalemme ed il sud di Betlemme, prima città che sarà proposta all’Unesco per essere riconosciuta “patrimonio dell’umanità”. Netanyahu, oltre che tagliare anch’egli i fondi destinati all’Unesco, ha sospeso il trasferimento di fondi derivanti da tasse e dazi per circa 100 milioni di dollari destinati ai Territori Palestinesi, com’è successo già in primavera, in occasione dell’accordo di riconciliazione Fatah-Hamas. I  siti che beneficeranno del riconoscimento Unesco potranno essere tutelati e mantenuti finanziariamente dall’agenzia internazionale. In altre parole, Israele non potrà più bombardare e distruggere alla cieca, almeno alcuni luoghi saranno “protetti” dall’Unesco. Si continuerà a bombardare villaggi, demolire abitazioni, uccidere indistintamente uomini, donne, bambini, distruggere reti elettriche, idriche e fognarie per destabilizzare la quotidianità del popolo arabo, impedire gli spostamenti di Palestinesi. Tutto [...]]]></description>
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		<title>John F. Kennedy, io ti dichiaro&#8230;colpevole!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condannato. Questo il verdetto emesso nel corso del Grande Processo alla Politica Estera di John F. Kennedy, evento svoltosi nel capoluogo toscano alle 10 di ieri, all&#8217;interno della sezione fiorentina del Festival della Diplomazia. Davanti ad una platea numerosa, nella biblioteca del Middlebury College a due passi dal Duomo, il professor Antonio Varsori (rappresentante dell’accusa) e il suo collega Massimo Teodori (che ha preso invece le parti della difesa) si sono dati battaglia a suon di rievocazioni storiche ricreando un vero e proprio tribunale dove veniva messa alla berlina la politica estera del presidente americano. L’obiettivo? Convincere una giuria di studenti di scienze politiche dell&#8217;Università di Firenze sulla bontà o meno dell’operato di Kennedy. A far da giudice al processo Massimiliano Guderzo, professore di scienze politiche di stanza a Firenze. Dopo una breve introduzione di quest’ultimo, che ha spiegato in maniera imparziale e completa la vita dell’uomo Kennedy, la parola è passata all’accusa. Varsori, in abito scuro e magliore rosso, ha cominciato il suo attacco enunciando, con relativa sicurezza e in maniera quasi maniacale, le diverse situazioni in cui Kennedy aveva compiuto errori grossolani in politica estera. Primo fra tutti il celebre episodio della Baia dei Porci, con 1500 esuli cubani mandati [...]]]></description>
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		<title>Hanna irrompe nei cinema!</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si aprano i sipari: una ragazza addestrata ad uccidere e scuoiare animali come se fosse la cosa più semplice del mondo sta per arrivare nei cinema nostrani. Lei è pronta, addestrata alle arti marziali e alla sopravvivenza in una terra gelida come quella finlandese. Hanna, come dice la locandina, è giovane, dolce, innocente e letale, però lei non lo sa. L&#8217;unico mondo che conosce è la foresta innevata in cui vive. Della città e del mondo esterno ne ha solo sentito parlare: ogni tanto un racconto del padre, un libro dei fratelli Grimm o un&#8217;enciclopedia grazie alla quale prova a capire il significato di &#8220;musica&#8221;, una cosa che proprio non le è mai capitato di ascoltare. Tutto tranquillo sino al giorno in cui il padre, interpretato da Eric Bana, decide che Hanna (Saoirse Ronan) può fare quella scelta che le sconvolgerà la vita: andarsene dalla foresta. Così Hanna schiaccerà il pulsante di una trasmittente, il padre fuggirà, e lei si ritroverà circondata da agenti della CIA che la cattureranno portandola in un luogo sconosciuto. Hanna è un film emozionante che, come ha ricordato Eric Bana in un&#8217;intervista, non ricorda nulla di già visto, è una storia unica nel suo genere. [...]]]></description>
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		<title>Come si cerca di limitare internet all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: Come internet ci manipola di M. Lupo Delibera AGCOM, come la politica vuole controllare la rete di M. Lupo &#160; Ha fatto discutere anche all&#8217;estero l&#8217;approvazione della delibera n.398/11/CONS che dà pieni poteri all&#8217;AGCOM sulla cancellazione o sull&#8217;oscuramento in rete dei contenuti protetti da diritto d&#8217;autore. Come al solito le due opinioni contrastanti provengono dai poteri forti che sono in combutta con le lobby delle case detentrici dei diritti d&#8217;autore e quelle degli internauti che vorrebbero maggiori libertà del web. Gli USA, che hanno inserito tramite il loro Office of the United States Trade Representative l&#8217;Italia anche quest&#8217;anno nella watch list degli Stati con più alto rischio di pirateria, vede con favore questa delibera. Quest&#8217;ufficio, le cui posizioni sono condivise dall&#8217;amministrazione Obama, è critico però circa i mezzi usati in Italia: ritiene infatti necessario il monitoraggio delle comunicazioni peer to peer degli utenti, che viola la privacy – infatti per far ciò bisogna raccogliere moltissimi dati sensibili &#8211; ma controlla così ogni eventuale violazione del copyright. Gli USA infatti utilizzano questo controllo che permette di identificare e bloccare chi scarica illegalmente. Chi viene colto ad effettuare download illegali potrà ricevere sei diversi avvertimenti, che cominciano con una mail [...]]]></description>
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		<title>Scetticismo e libertà: ricetta socio-politica</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Dellavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Epstein non è italiano. È nato e insegna a New York, dove vive. È docente di diritto, ed è “uno dei maggiori studiosi del rapporto tra diritto ed economia e degli effetti che l’eccesso di regolamentazione legislativa e la restrizione dell’autonomia negoziale dei privati determinano nella vita dell’individuo e della comunità”. Se non bastassero queste informazioni, che apprendiamo dalla quarta di copertina, l’autore ci stupisce ulteriormente in questo viaggio verso la riscoperta del liberalismo classico, intento che dichiara da subito, toccando però punto per punto pareri e teorie, favorevoli e contrarie, mettendo in luce i pro e i contro di ognuna. Capitolo dopo capitolo sviluppa – com’è doveroso in un trattato – i campi ai quali questa teoria libertaria andrebbe applicata, per arrivare a una società da cui Stato e persone possano trarre più vantaggi possibili. Epstein non è italiano, appunto, eppure sembra dare risposte a domande che non abbiamo saputo porci, e che speriamo non sia tardi per fare. Sa come dire quelle stesse cose che per pigrizia – o semplice incapacità (d’altronde egli per primo dà il giusto valore alla distribuzione dei compiti in base ai talenti di ciascun individuo) – non diciamo, e che pure sono ovvie. [...]]]></description>
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		<title>Bin Laden: morto l&#8217;uomo, morta l&#8217;icona?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Poladas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggi anche: La biometria come strumento di identificazione del corpo di Bin Laden di C. Spinelli Continua il dibattito su Guantanamo e i sistemi di tortura di C. Spinelli Osama Bin Laden è morto. E’ stato ucciso in Pakistan, a 70 km da Islamabad, con un colpo alla testa infertogli dai Navy Seals, il corpo speciale americano. Il blitz, durato meno di 45 minuti, è stato seguito dal presidente USA Barack Obama e dal suo staff, direttamente dalla Casa Bianca. Era già diverso tempo che non si avevano notizie del patriarca del terrorismo islamico mondiale, sempre più rari i suoi comunicati, sempre più sfocata la sua immagine. Eppure la reazione degli americani è stata entusiastica e pubblicamente esibita. Dopo 10 lunghi anni dall’attentato del 11 settembre 2001, dopo due guerre in parte non ancora concluse, il popolo statunitense ha festeggiato “l’esecuzione” come la fine di un’epoca e l’inizio di una possibile nuova Era. Nonostante fosse notte fonda, sono scesi per le strade, nelle piazze, sventolando bandiere, cantando, urlando, piangendo, partecipando ad un vero e proprio rito collettivo di liberazione. E’ pur vero che intorno all’uccisione aleggiano diversi enigmi: la mancanza di una foto del cadavere, la misteriosa e frettolosa sepoltura [...]]]></description>
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		<title>Eminem: Lettera aperta a Detroit, colpita dalla crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapper americano racconta la sua città, non con una canzone o un film, ma con una lettera che fotografa emozioni e problemi della città del Wayne County. “Se lo vuoi, non saremo sconfitti, perché non siamo mai stati sconfitti” si rivolge a Detroit  la leggenda del rap.

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		<title>Le 127 ore di Aron Ralston</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 23:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel nuovo film del premio Oscar Danny Boyle troviamo la vera storia di Aron Ralston (interpretato da James Franco), che cade in un canyon durante un escursione in solitaria e si ritrova col braccio intrappolato da un masso. Dovrà lottare con tutte le sue forze se vorrà sopravvivere...]]></description>
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		<title>Nato in Urss. In memoria di un paese scomparso</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 23:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andreas Marcopoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nato in Urss, libro di Vasile Ernu, offre un quadro su come si viveva la quotidianità nell'Unione Sovietica: cosa si mangiava, dove si lavorava, cosa si faceva nel mondo, ormai scomparso, di una delle due superpotenze mondiali ai tempi della Guerra Fredda.]]></description>
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		<title>Street Art: dal 1° gennaio nasce Writinglobe – Graffiti Art Network, un portale internazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 23:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pochi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Eleonora Pochi
L'arte dell'underground si è evoluta nel tempo, prendendo forme sempre più affascinanti. Sono quasi cinquant'anni che dall'America è stata diffusa  in tutto il mondo la pratica del Writing, quale movimento sociale e artistico, e pensare che c'è ancora chi crede sia solo vandalismo.

]]></description>
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		<title>L&#8217;Onu approva la terza risoluzione sulla moratoria della pena di morte</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 23:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata di Martedì, presso il Palazzo di Vetro di New York, gli Stati membri dell’Onu hanno votato la loro terza moratoria della pena di morte, ottenendo dal suffragio risultati significativi.]]></description>
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		<title>La battaglia Sky-Mediaset diventa un caso diplomatico</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 23:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ambasciatore Usa a Roma David Thorne ha contestato il ddl Romani perché garantirebbe a Mediaset una posizione di vantaggio su Sky nel mercato nazionale della pay tv. Thorne ha reso note le sue preoccupazioni a Washington denunciando l’anomalia del caso italiano.]]></description>
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		<title>Impostore negozia accordi segreti con gli USA</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dalle anticipazioni di Wikileaks che avrebbe in mano materiale imbarazzante sull&#8217; amministrazione USA, un altro scandalo si abbatte sulla missione di pace in Afghanistan. A partecipare alle trattative segrete tra USA, Nato e Afghanistan ci sarebbe stato anche un impostore nei panni dell&#8217;emissario del mullah Omar, padre spirituale dei Talebani. Gli USA non si sarebbero mossi in tempo per identificare tutti i componenti del tavolo rotondo e solamente al terzo incontro dei negoziati, casualmente, hanno scoperto l&#8217;inghippo. Questo è quanto riportato dal New York Times che è stato il primo a divulgare questo retroscena che getta ombre sulla risoluzione delle trattative di pace. Nei primi due vertici, svolti nel palazzo presidenziale di Karzai a Kabul, nessuno aveva messo in dubbio l&#8217;identità degli astanti che dovevano essere tutti o ministri del nuovo governo afghano, o rappresentanti del Movimento degli studenti coranici. Per organizzare questo summit la Nato non aveva badato a spese: aveva inviato degli aerei militari in Pakistan per prelevare in gran segreto gli interessati che ricevevano pure un compenso per sedere al tavolo dei negoziati. Così l&#8217;uomo che si spacciava per il mullah Akthtar Muhammad Mansour, braccio destro del mullah Omar era riuscito ad intavolare una [...]]]></description>
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		<title>Ahmadinejad torna al Palazzo di Vetro. Mette in discussione il diritto di veto e “apre” agli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Supino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ durato trenta minuti il discorso di Mahmud Ahmadinejad al Palazzo di Vetro davanti all’Assemblea Generale dell’ONU. La tematica delle giornate 23 e 24 settembre è stato il disarmo e la non proliferazione nucleare, ma il Presidente della Repubblica di Iran non si è limitato solo alla questione armamenti e ha sferrato un colpo all’intera struttura dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Dopo sessantacinque anni di esistenza delle Nazioni Unite, Ahmadinejad, uno degli outsiders della politica internazionale, solleva una questione di principio riguardo il diritto di veto dei cinque componenti permanenti del Consiglio di Sicurezza (USA, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina). A sentire il discorso c’è da sgranare gli occhi, sembra un Ahmadinejad in versione Robespierre islamico che vorrebbe riformare la struttura dell’Assemblea Generale democratizzandola. A suo parere sembra ingiusto che il quintetto di nazioni sia il solo ad essere investito del diritto di veto, nonché giudice e accusatore. Per questo pone una domanda all’Assemblea: “Come potrebbe qualcuno aspettarsi competenza mentre sia il giudice che l’accusa sono coinvolti nella controversia?”. L’ esempio che lui stesso pone è l’11 settembre e la complicità di alcuni membri governativi statunitensi, invocando una commissione d’inchiesta imparziale. A stupire ancora di più sono le pacate dichiarazioni in [...]]]></description>
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		<title>California, a novembre referendum per legalizzare la marijuana</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 22:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lupo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il prossimo 2 novembre i cittadini della California saranno chiamati alle urne per decidere se legalizzare la cannabis per uso personale. Anche il governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger aveva approvato in precedenza la mozione sul referendum. Infatti qui le ideologie non c’entrano, alla base di questa consultazione elettorale c’è la necessità di salvare le casse dello Stato, messe a dura prova dalla crisi globale che ha portato ad un deficit di oltre 20 miliardi e la possibilità reale di una prossima bancarotta. Nel 2005 l&#8217;economista Jeffrey Miron di Harvard aveva effettuato uno studio sui benefici che una legalizzazione avrebbe potuto portare e aveva mostrato come lo sfruttamento della cannabis potrebbe ridurre la spesa pubblica degli USA di 7,7 miliardi di dollari l&#8217;anno, producendo inoltre un gettito fiscale di 2,4 miliardi di dollari l&#8217;anno, se venisse tassata come tutte le altre merci, e di 6,2 miliardi se venisse adottata l&#8217;aliquota che viene già applicata su alcol e tabacco. Un gruppo di 500 economisti aveva esposto questo studio all’allora presidente G.W. Bush che però non lo aveva preso in considerazione. Così, con la spinta data dal bilancio statale in rosso, l’anno scorso è iniziata la campagna per la raccolta delle firme necessaria per [...]]]></description>
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		<title>Kosovo indipendente, l’Onu è favorevole</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attendevano in tanti il verdetto del tribunale dell’Onu: l’Europa, la Serbia, gli Stati Uniti, la Russia e naturalmente, con particolare ansia, la città del nord del Kosovo divisa dal fiume Ibar in un settore albanese e uno serbo: Kosovska Mitrovica, simbolo della contrapposizione fra le due anime del paese. E la decisione, seppur priva di valore vincolante, è arrivata: &#8220;la legge generale internazionale non contiene proibizioni all&#8217;indipendenza&#8221;, che il Kosovo dichiarò unilateralmente dalla Serbia il 17 febbraio del 2008. Un passaggio fondamentale per il pieno riconoscimento di quello che è il paese più giovane del mondo, con un’età media di 26 anni, e purtroppo tra i più poveri (40% di disoccupazione). La capitale Pristina festeggia, ma la battaglia non è ancora finita. Il ministro degli Esteri, Skender Hyseni, ha dichiarato la disponibilità a trattare con i serbi ma &#8220;da stato sovrano&#8221;. Da Belgrado invece continuano a ribadire furiosi che non riconosceranno lo status indipendente del Kosovo. Infatti, per il Capo di Stato serbo Boris Tadic i giochi non sono conclusi perché &#8220;la questione è politica&#8221; e ora &#8220;la parola passa all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu&#8221;, a settembre. Il giudizio della Corte di giustizia era stato richiesto proprio dalla Serbia, che sperava di [...]]]></description>
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		<title>Serie Televisive Americane</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Del Croce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa non funziona oggi nella riproposizione delle serie remake degli anni ‘80? In un clima culturale e sociale, che rispetto a trent’anni fa corre più velocemente e &#8220;consuma&#8221; ogni sorta di valore e di spettacolo in un tempo infinitamente più breve, la scarsezza di pubblico interessato ad esempio al nuovo A-Team o al ritorno di Khingt Rider (Supercar) non può che far notizia. Senza imbattersi nel mistero riguardante serie contemporanee (Lost e Heros ad esempio), le uniche che dopo quegl&#8217; anni hanno saputo far riemergere un po’ dello spirito &#8220;ottantesco&#8221; risultano essere, numeri alla mano, ER:medici in prima linea e X-files. Chi vi scrive è rimasto molto deluso dalle ultime rivisitazioni e dagli ultimi remake sia dal punto di vista tecnico (diegesi filmica, musiche ed atmosfere scaturite dalla coesione del racconto fornito) sia dal punto di vista squisitamente commerciale: risultano troppo &#8220;consumabili&#8221;, troppo scontate e condannate ad esser dimenticate in fretta. Ed in fretta infatti spesso vengono cancellate, dopo poche stagioni, come accaduto a Terminator: The Sarah Connor Chronicles (2008-2009) non arrivata nemmeno alla terza. Nella speranza che il taglio ideologico Hollywoodiano cambi in favore di qualcosa di più originale e meno fintamente nostalgico le anticipazioni proveninti dagli Usa riguardano l’ imminente uscita della [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;ennesima esecuzione in USA</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 22:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pagano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’ennesima esecuzione legale è avvenuta negli Stati Uniti: Ronnie Lee Gardner è stato giustiziato appena scoccata la mezzanotte del 18 giugno ’10, ore 8,20 italiane. Il tutto è avvenuto nel carcere statale di Draper, situato nella periferia di Salt Like City, capoluogo dello Utah. La “ piccola viziosa canaglia “, come si autodefiniva il condannato, aveva 49 anni; 25 dei quali trascorsi nel braccio della morte in attesa del giorno fatale. Era stato condannato per due omicidi commessi nell’85. Ovviamente in sede legale a suo tempo non è stata concessa alcun tipo di attenuante, né tantomeno il giudice ha considerato la difficile infanzia trascorsa da Gardner, tra droga e violenze sessuali subite durante il periodo trascorso in un istituto. Martedì sera ha consumato il suo ultimo pasto, poi è stato trasferito nella cella d’attesa in cui ha ricevuto le ultime visite e i conforti religiosi. Una singolarità dello Utah è la possibilità che viene data ai condannati a morte di poter scegliere il tipo di esecuzione, e Gardner non ha optato né per l’iniezione letale né per la sedia elettrica ma ha preferito essere fucilato. Dopo che l’ennesimo ricorso è stato respinto dalla corte suprema, giunti in prossimità della mezzanotte [...]]]></description>
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		<title>Usa, riesplode il moonshining: la moda del whisky fatto in casa</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOOD + WINE]]></category>
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		<description><![CDATA[Era dal 1933, anno in cui Roosvelt sancì la fine del Proibizionismo, che in America non si contavano così tanti “moonshiners”: distillatori di whisky di frodo. Si chiamano così perché, all&#8217;epoca in cui l’alcol era bandito, i produttori clandestini di liquori li commerciavano di nascosto, &#8220;alla luce della luna&#8221;, lontani da sguardi indiscreti. Recentemente, in tutto il Paese è cresciuto  il numero delle microdistillerie: oltre 200 negli ultimi due anni. L’arte di produrre bourbon dai tuberi e dal grano, il cosiddetto &#8220;american hooch&#8221;, si è fatto strada anche tra gli studenti della Berkeley University e della Columbia, gli Hipster di New York e San Francisco e, addirittura, tra i ragazzini delle scuole medie. Non a caso la polizia è dovuta intervenire al BonDeCroft, un istituto medio inferiore di Sparta, in Tennessee, dove era stato scoperto un network di produttori e consumatori, il più grande dei quali non superava i 14 anni. Per celare la provenienza del liquore i giovani lo trasportavano in bottigliette d&#8217;acqua; il liquore dei moonshiners, meglio conosciuto come &#8220;white dog&#8221;, infatti, è trasparente perchè non invecchia nel legno e, quindi, non assume il tradizionale colore paglierino del bourbon stagionato nelle botti di quercia. Più simile all&#8217;acquavite che al [...]]]></description>
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		<title>Rivoluzione in Kirghizistan: quale ruolo per Stati Uniti e Russia?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio mentre il presidente americano Obama e quello russo Medvedev firmavano il nuovo e storico trattato per il disarmo nucleare, in Kirghizistan è scoppiata una massiccia  rivolta popolare che ha gettato il Paese nel caos rischiando di scombinare piani ed interessi che Mosca, Washington e la Nato hanno nella ex Repubblica sovietica dell&#8217;Asia Centrale. Martedì scorso il Movimento Popolare Unito aveva chiamato a manifestare in tutto il Paese contro il presidente Kurmanbek Bakijev, accusato di tacitare la stampa indipendente e di aver fatto lievitare, per colpa del suo governo corrotto, il prezzo della benzina. Fin da subito, però, le manifestazioni sono deteriorate in una furente sollevazione popolare. A nulla è servito la proclamazione dello stato d’emergenza: i più importanti edifici governativi, la residenza del presidente e il palazzo della televisione sono stati presi d’assalto e gli scontri cruenti con la polizia e con l’esercito hanno provocato 79 morti e centinaia di feriti. L’escalation di violenza è arrivata fino alla città di Naryn e a Talas &#8211; 50 km dalla capitale Bishkek &#8211; dove erano avvenuti i primi disordini e dove era stato preso in ostaggio il ministro dell’Interno Kogantiev, la cui sorte è ancora incerta: inizialmente dato per morto per [...]]]></description>
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		<title>Usa e Russia trovano l’accordo sulle armi nucleari</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 23:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei principali obiettivi politici avanzati da  Barack Obama sin dal suo insediamento alla Casa Bianca è stato quello di proporre un mondo denuclearizzato, con l’auspicio di coinvolgere in questo ambizioso progetto tutte le più importanti superpotenze planetarie. L’accordo tra U.S.A. e Russia sulla limitazione agli armamenti nucleari, raggiunto il 26 marzo, può essere considerato come il primo importante passo verso il sentiero tracciato dal Presidente americano. Washington e Mosca hanno infatti trovato un’intesa per ridurre la rincorsa ai rifornimenti atomici delle due nazioni, che insieme dispongono di circa il 90% delle armi di distruzione di massa presenti sul globo. Il trattato, ufficialmente rinominato Start 2, prevede per ambo i paesi una diminuzione del 74% delle testate nucleari detenibili, passando dalle 6000 consentite dal concordato Start, scaduto nel dicembre 2009, alle 1550 del nuovo patto. Inoltre i vettori, ossia armi quali missili, sottomarini e bombardieri in grado di trasportare le testate sull’obiettivo, non potranno essere, per entrambe, superiori alle 800 unità. La firma del documento avverrà a Praga il prossimo 8 Aprile, città da cui Obama aveva dato vita al suo primo discorso di una terra priva di armi nucleari esattamente un anno fa e servirà a distendere i rapporti [...]]]></description>
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		<title>Agenti Fbi in incognito su Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sicuri che il tizio che vi chiede l’amicizia su Facebook sia un vecchio compagno delle medie? Controllate meglio perché dietro quel volto potrebbe celarsi nientemeno che l’Fbi. I federali sono infatti sbarcati su Facebook, Twitter, LinkedIn e MySpace. E non per divertirsi. E&#8217; quanto prova un documento riservato del Dipartimento di Giustizia Usa pubblicato dall&#8217;Electronic Frontier Foundation, associazione che si occupa della difesa delle libertà digitali e della tutela della privacy su Internet. L’Fbi, infatti, fornisce ai propri agenti un manuale per operare sotto copertura, attraverso false identità e falsi profili, sui principali social network, in particolare Facebook. L’obiettivo è quello di farsi “accettare” come amici da individui sospetti o imputati per conoscere il loro tessuto di contatti e amicizie e l’attuale residenza, per verificare un’alibi o, addirittura, per scovare tra le foto immagini di armi o della refurtiva proveniente da una rapina. In fondo l’idea di stanare criminali in questo modo non è tanto campata in aria: lo scorso ottobre Maxi Sopo, pregiudicato camerunense che stava scappando dalla giustizia Usa in Messico, è stato scoperto e arrestato proprio grazie a un aggiornamento del suo status su Facebook. E anche in Italia non è andata meglio a Pasquale Manfredi detto [...]]]></description>
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		<title>Stephen Shore: paesaggista contemporaneo</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 23:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Angelis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla seconda metà del secolo scorso in poi furono moltissimi gli “artisti erranti” che fecero del viaggio il motore e la fonte d’ispirazione del proprio slancio creativo, intraprendendo avventure sulle orme tracciate da Kerouac. Artisti nomadi pronti ad ascoltare le vibrazioni e le emozioni suscitate da paesaggi urbani o lande desolate, percorrendo strade e lasciandosi, da queste, guidare in un rapporto di intime suggestioni, nella speranza di poter raggiungere un contatto diretto con la natura che ospita l’uomo, per poter così comprendere la vera natura umana, che è, da sempre, oggetto di studio degli artisti. La fotografia è, senza dubbio, la tecnica artistica che meglio si è prestata per questo tipo di indagine. Sono numerosissimi i fotografi che, con la macchina fotografica al collo e l’automobile, sono partiti senza una meta precisa. Le strade statunitensi sono le più raccontate, dalle pagine di “On the Road” sino alle centinaia di reportage fotografici, come lo studio di John Margolies incentrato sulla lenta scomparsa, dagli anni ’50 in poi, delle singolari architetture popolari. Le strade americane possono vantare, tra gli altri, un ospite d’eccellenza, Stephen Shore, fotografo statunitense formatosi nella Factory di Andy Warhol che ha raggiunto un’indiscussa fama in patria e nel [...]]]></description>
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		<title>Usa, obesi in rivolta</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Sportelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ciccioni, è ora di reagire&#8220;. Con questo appello, lanciato sulle pagine del Daily News, Paul Campos e Marilyn Wann, leader ideologici dell’associazione Fat! So? (Grasso! E allora?), denunciano la crescente discriminazione nei confronti degli obesi. Temono che la campagna contro l’obesità, che il presidente Barack Obama ha definito “uno dei problemi più urgenti per la salute” degli Stati Uniti, si trasformi in una nuova caccia alle streghe. Per molti americani, infatti, questa battaglia non ha la faccia sorridente della first lady Michelle che tira due calci a un pallone per promuovere l’iniziativa contro la sedentarietà &#8220;Let&#8217;s Move”. Piuttosto quella di Jon Corzine, governatore del New Jersey che, nell’ultima campagna elettorale, ha apertamente deriso il suo avversario per via del peso o quella del regista Kevin Smith che viene fatto scendere da un volo della Southwest Airlines perché giudicato troppo grasso. La compagnia aerea, infatti, così come la United Airlines e la Delta Airlines aderisce al poco politically correct “sei grasso, paghi per due”. Ma di esempi ce ne sono altri: lo Stato del North Carolina che fa pagare una sovrattassa per l&#8217;assicurazione sanitaria ai dipendenti pubblici troppo grassi o l&#8217;università Lincoln in Pennsylvania che seleziona gli studenti anche in base [...]]]></description>
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		<title>La guerra fredda del terzo millennio</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 1947, quando il consigliere presidenziale americano, Bernard Baruch, e il giornalista, Walter Lipmann, coniarono il termine “Guerra Fredda” per descrivere l&#8217;emergere di tensioni tra Stati Uniti e URSS. Sono passati più di sessanta anni, ma questa espressione è tornata ad essere utilizzata per indicare le tensioni diplomatiche sviluppatesi tra le due superpotenze del terzo millennio: Cina e Stati Uniti. I contrasti tra i due Paesi hanno riguardato diversi ambiti e, come spesso accade, si è sviluppata una guerra di dichiarazioni tra i rispettivi organi di governo. Le prime fratture risalgono a dicembre, durante il vertice sul clima di Copenaghen. In questa sede, il disaccordo sulle misure da adottare per far fronte al surriscaldamento globale si è concretizzato in uno scambio di “ripicche diplomatiche”, che hanno segnato il totale fallimento del summit. Dal clima, il contrasto, si è spostato su internet e sulla politica di censura attuata dal governo cinese. Ad accendere la miccia è stato l&#8217;annuncio di Google di voler cancellare la censura del governo di Pechino, permettendo ai naviganti cinesi di poter accedere a informazioni sulla strage di Tienanmen e sul Dalai Lama. La decisione dell&#8217;azienda californiana è nata come reazione al tentativo di hacker cinesi di [...]]]></description>
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		<title>Sei minuti alla fine del mondo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 23:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Trinchera</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bomba atomica]]></category>
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		<category><![CDATA[Fine del mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Ipotizzando che la fine del mondo arrivi a mezzanotte, esiste un orologio creato dalla Bulletin of Atomic Scientists che si occupa di tenere il conto di quanti minuti mancano. L'ultimo aggiustamento di lancetta è storia recente... ]]></description>
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		<title>Lo Yemen sarà il nuovo Afghanistan?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 23:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ulivieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati solo 8 anni dall&#8217;attacco alle torri gemelle e dalla conseguente offensiva americana in Afghanistan decisa dall&#8217;allora presidente Bush. 8 anni in cui l&#8217;interesse americano nella regione si è espanso con il successivo attacco all&#8217;Iraq di Saddam. E ora? È di pochi giorni fa la notizia di un attentato fallito sull&#8217;aereo di linea della Delta diretto a Detroit. A rivendicare la paternità dell&#8217;attentato è stata l&#8217;organizzazione terroristica Al Qaeda. Dopo l&#8217;arresto del giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, accusato del fallito attentato, il presidente Obama si è scagliato contro il sistema di sicurezza americano affermando la necessità di dover imparare da quanto successo. Poco dopo, su tutti i network americani, è rimbalzata la notizia di una probabile prossima apertura di un nuovo fronte per l&#8217;esercito a stelle e strisce nello stato dello Yemen. La motivazione ufficiale è che si ipotizza che il terrorista nigeriano abbia legami stretti con lo Stato asiatico e che si sia preparato all&#8217;attacco proprio lì. &#160; È uno scenario che sembra ripetersi. Uno stato in difficoltà, un attacco, o presunto tale, e gli Usa sono pronti ad intervenire in nome della lotta al terrorismo o addirittura, come ai tempi di Bush, per diffondere la democrazia. Per chi [...]]]></description>
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		<title>L’emergenza clima non spaventa abbastanza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 23:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sabatini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due settimane di dibattiti e di discussioni per ottenere come risultato un accordo senza vincoli. Questo è l’esito della undici giorni di Copenaghen, nel vertice che ha riunito dal 7 al 18 Dicembre, nella capitale danese, gli esponenti politici delle più potenti nazioni del mondo. I Paesi partecipanti alla conferenza hanno raggiunto un’intesa, basata sulla “parola d’impegno”, riguardante l’aumento massimo raggiungibile dalla temperatura globale, fissata a un limite di due gradi centigradi, senza però chiarire le scadenze temporali di questo accordo. Resta invariato poi il taglio delle emissioni nocive, stabilito al 17 per cento entro il 2020, e a oltre l&#8217;80 per cento entro il 2050, ma nulla di nuovo è stato aggiunto a riguardo. In sostanza quindi tutto come prima o quasi, con tanti dubbi sul futuro climatico del pianeta e poche certezze su come affrontare il problema. Un dato di fatto, per quanto magra consolazione, esiste e cioè che i governi di tutto il mondo non mettono in discussione la complessa questione ambientale, come dimostrato dal comunicato d’apertura del vertice: «Noi sottolineiamo che il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide del nostro tempo». Manca però una legge internazionale che possa mettere nero su bianco le buone intenzioni [...]]]></description>
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